Ciclovie: ritardo inaccettabile della Puglia. Rischio danno economico

Poco dopo il nostro approdo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo confermato lo stanziamento di 361,78 milioni di euro per la nascita del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT), ritenendo strategico, per il destino economico di tante aree del Paese, lo sviluppo di queste infrastrutture e della mobilità dolce.
Con stupore, tra le 10 ciclovie, quella dell’acquedotto che vede la Puglia capofila (insieme a Basilicata e Campania), per la progettazione e la realizzazione, pur avendo ricevuto i primi finanziamenti da parte del Ministero per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica, latitano nella trasmissione dei progetti, nonostante numerosi solleciti inviatigli dalla competente Direzione generale del Mit, dimostrando scarsa collaborazione e profondo disinteresse per opere utili allo sviluppo della mobilità sostenibile. Opere che, per altro, porteranno certamente posti di lavoro e opportunità economiche per i territori attraversati dalle ciclovie.

I ritardi, imputabili unicamente alla Regione, potrebbero determinare importanti rilievi della Corte dei Conti, costringendo il Ministero a chiedere indietro i fondi già erogati, con il rischio di un importante danno economico per i territori interessati dalle ciclovie e questo è inaccettabile!
A dicembre 2015, per la legge di Bilancio 2016, un fronte ampio e trasversale, con un lavoro intenso del “coordinamento dal basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese” e il supporto mio e di altri colleghi parlamentari, riusci a smuovere il Governo di allora per far rientrare questa infrastruttura tra i finanziamenti delle prime 4 ciclovie (insieme a quelle del VenTo, del Sole e Grab).
Dopo oltre 3 anni (nel frattempo le ciclovie del SNCT sono diventate 10) ancora non si è riusciti a passare alla progettazione definitiva, come invece accaduto per il Grab.

Ciclovia Acquedotto Pugliese: Regione Puglia e Aqp recitano una farsa!

Sulla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese interviene il deputato pugliese del M5S Diego De Lorenzis, vicepresidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazione alla Camera.

La ciclovia dell’acquedotto Pugliese è stata finanziata a dicembre 2015 grazie alle pressioni del Coordinamento dal Basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese, che ne ha promosso l’inserimento in legge di Bilancio e poter quindi beneficiare dei 91 milioni di euro stanziati per finanziare inizialmente solo le ciclovie Venezia Torino, Verona-Firenze, Grande raccordo delle biciclette a Roma

Gli annunci e i proclami di Acquedotto Pugliese e della Regione Puglia si scontrano nei fatti con la loro inerzia sul tema che dura da 2 anni: tali dichiarazioni hanno il sapore di slogan vuoti per il turismo e per la mobilità sostenibile perché privi di reale volontà politica e della visione di dare a questo progetto l’attenzione che merita”

Infatti, recentemente con una nota la società, ha negato il permesso per lo svolgimento della cicloesplorazione promossa dal Coordinamento dal Basso per la Ciclovia, un insieme di 66 associazioni e 26 imprese e migliaia di cittadini che promuovono il progetto, prevista per Settembre: un tour di alcuni giorni organizzato per percorrere la ciclovia nella sua interezza dalla fonte a Caposele in provincia di Avellino fino al capo di Santa Maria di Leuca, con lo scopo di documentare gli interventi per renderla fruibile e promuoverne la diffusione tra turisti e cicloamatori.
Anzi all’inerzia si aggiunge l’assurda ed evidente manifestazione della Società Acquedotto pugliese e della Regione Puglia di voler ostacolare nei fatti questo progetto: citare un regio decreto del 1904 per impedire l’unica iniziativa di promozione, tra l’altro a costo zero per le casse pubbliche, svolta da soggetti non istituzionali è un grave errore di miopia politica. Gli assessori Giannini e Capone non hanno compreso il valore di questa arteria che non è un percorso di 5 km per le domeniche fuori porta, ma un volano economico straordinario sinergico a tutte le iniziative di promozione turistica e alla reale destagionalizzazione del turismo del Sud Italia.

E mentre qualcuno si adopera per mettere i <<bastoni tra le ruote>> al progetto dopo aver siglato con il Ministero un accordo per la ripartizione di quelle risorse, le altre Regioni che credono davvero in queste iniziative e vogliono investire anche proprie risorse nel turismo sostenibile perché ne riconoscono l’enorme potenziale, si sono adoperate per accedere a quei fondi, ottenendo di ripartire quelle risorse anche per altre ciclovie di interesse nazionale.

Perdere due anni di vantaggio rispetto ad altre Regioni é demotivante ma é ancor più assurdo dover spiegare a questa giunta e ai vertici di Aqp che c’è una legge dello Stato che non chiede di realizzare una nuova infrastruttura, tantomeno di lastricare o cementificare una lingua di terra, ma finanzia la messa in sicurezza e la fruibilità di un’opera che esiste già, immersa nella natura, che attraversa località meravigliose, paesaggi naturali incontaminati, e attraversa perle turistiche piene di storia e di cultura.

Valorizzare e dare impulso al meritorio impegno al Coordinamento dal Basso delle associazioni per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese non solo è un obbligo di responsabilità sociale dell’azienda ma un atto doveroso dato che la Cicloesplorazione del 2016, la pubblicazione recente del libro e delle tracce gps, stanno incrementando esponenzialmente l’uso di questa ciclovia.

L’Acquedotto pugliese ha negato la propria collaborazione, contrariamente a quanto avvenuto nel 2016, fornendo la disponibilità al passaggio solo per qualche chilometro e per una sola giornata.
Già un anno fa sotto il coordinamento degli uffici tecnici di AQP ed a seguito di sopralluoghi congiunti, il percorso autorizzato comprendeva lunghi tratti accessibili e percorribili in sicurezza.

Alla nuova richiesta di eventi come la Cicloesporazione, distintasi per successo di pubblico ed operatori, c’è stato un diniego assurdo. Non vi è alcuna motivazione reale in ordine alla sicurezza della integrità della infrastruttura e dei ciclisti, atteso che la ciclovia è percorsa quotidianamente da un numero crescente di persone per turismo, a piedi, in bici e a cavallo che non possono arrecare pregiudizio di alcun tipo ai luoghi interessati. Nè sussistono situazioni di pericolo ed al massimo sarà sufficiente segnalare il pericolo o adoperarsi per porre in sicurezza quei pochi punti di intersezione con le strade ad alto flusso veicolare.
Invece, di porre assurdi divieti di transito e veti pretestuosi, Regione e Acquedotto dovrebbero adoperarsi per rimuovere gli ostacoli alla fruizione dell’intero percorso!

La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese può divenire una incantevole “via verde” con i suoi straordinari paesaggi naturali che non hanno bisogno di alcun intervento. Esorto pertanto l’Acquedotto pugliese, la più grande azienda idrica d’Europa, custode di un patrimonio infrastrutturale, storico e culturale che appartiene all’Italia tutta ed al Mezzogiorno in particolare, a consentire la fruizione della Ciclovia anche grazie agli eventi promossi dal Coordinamento e dalle comunità locali, dando seguito alle richieste cariche di enormi aspettative che giungono da ogni parte d’Italia e dall’estero.” – conclude il deputato – “Questa è la via per garantire immediatamente un’economia sostenibile con ricadute economiche sui territori: abbiamo un tesoro ed è irragionevole tenerlo chiuso in un forziere!”.

Emiliano e De Vincenti su TAP e Acquedotto: ridicoli per giustificare il TAP.

Non c’è limite delle bugie di Emiliano per giustificare TAP. Dopo quelle sulla “decarbonizzazione” di Ilva e Cerano, smentite ripetutamente dalle aziende e dallo stesso Governo PD, ora lancia un’assurdità ancora più vergognosa: tratta l’acqua, un diritto umano universale, come una merce di scambio.

La finalità di quest’ultima colossale castroneria, rivela il doppio obiettivo di Emiliano: appoggiare TAP e favorire l’ingresso di privati nel capitale dell’Acquedotto Pugliese. Pensavamo non si potesse amministrare peggio di Vendola e Fitto, ma ci sbagliavamo: sull’Italia pendono ancora procedure d’infrazione per gli impianti di depurazione che certificano l’incapacità di gestire un bene comune fondamentale e preziosissimo.

Non abbiamo bisogno del gas di TAP tanto meno di acqua da altri Paesi. Inoltre è sconsiderato renderci dipendenti da nazioni straniere come l’Albania, l’Azerbaijan e la Turchia. Abbiamo avanzato proposte per risolvere i problemi con il servizio idrico e l’approvvigionamento energetico ma sono rimaste inascoltate e a farne le spese sono sempre gli italiani.

Crisi idrica: silenzio e complicità da Roma e Bari.

Per scongiurare le crisi idriche occorre ammodernare le reti di distribuzione che perdono troppa acqua, attivare subito altri invasi finanziati e completati come quello “Pappadai”, potenziare i depuratori e riutilizzare le acque reflue per scopi irrigui e industriali, incentivare i privati a recuperare l’acqua piovana invece di attingere dai pozzi: queste sono le vere priorità. Tuttavia i Governi finora si sono concentrati sull’acquisto dei cacciabombardieri  F-35, sul salvataggio delle banche private con denari pubblici e sulle faraoniche opere inutili come l’alta velocità tra Torino e Lione che la Francia ha sospeso.

Dalle dichiarazioni del PD si apprende che la Galleria Pavoncelli bis è in fase di completamento ma non ancora funzionante.

Dopo molti anni di commissariamento nonostante le dichiarazioni di completamento la Galleria Pavoncelli bis non è in funzione. Quindi, la realtà è che al di là degli annunci, i cittadini non hanno ancora alcun beneficio effettivo. La storia delle grandi opere incompiute ci insegna a diffidare degli slogan da campagna elettorale. Al contrario, ci preoccupa il silenzio assordante e l’immobilismo dei Governi, centrali e regionali, sull’invaso “Pappadai”, interamente costruito con oltre 200 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Nel 2015 lo stabilimento Ilva di Taranto ha consumato 22 milioni di metri cubi di acqua potabile provenienti dal Sinni e dal Tara. Queste crisi idriche potrebbero in parte essere risolte se gli impianti come l’Ilva non consumassero milioni di metri cubi ogni anno di acqua potabile che potrebbe essere meglio impiegata per agricoltura e usi civili! Il centrodestra e il centrosinistra hanno difeso con provvedimenti speciali l’Ilva a discapito della salute, delle alternative economiche e dell’ambiente, avendo preso finanziamenti enormi dalla famiglia Riva! Nonostante sia previsto dalle varie autorizzazioni che il siderurgico debba riutilizzare l’acqua dei reflui dei depuratori tarantini per non gravare sulle limitate e contese risorse idriche, nessuno ha mai avuto il coraggio di contrastare davvero gli interessi della grande lobby dell’acciaio per garantire i diritti ai pugliesi!

Acqua: A Lecce tagliata alle case popolari

Numerose volte l’Acquedotto Pugliese ha tagliato l’acqua per morosità in tutta la Puglia.

Ancora una volta il diritto all’accesso all’acqua potabile non è rispettato. Questa volta tocca purtroppo ad alcune famiglie leccesi. L’acqua è un diritto, toglierla equivale ad un delitto! Questa situazione è inaccettabile perchè l’acqua è fondamentale sia per vivere sia per salvaguardare l’igiene pubblica!

Insopportabile e vergognoso è l’atteggiamento disumano e privatistico dell’Acquedotto Pugliese. Non a caso è una società per azioni che punta a fare utili a fine anno dove, quindi, la logica  economica prevale rispetto al diritto di accesso all’acqua potabile!

La ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese è l’unica garanzia per rispettare il diritto di accesso all’acqua. Il M5S propone da anni la ripubblicizzazione del servizio idrico in tutta Italia. Anche in Puglia il M5S, non solo ha proposto ad Emiliano la ripubblicizzazione dell’Acquedotto, ma lo ha fatto proponendo anche l’istituzione di un tavolo tecnico con il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune al fine di garantire la partecipazione popolare. Seppur la proposta del M5S sia stata approvata dalla Regione Puglia, Emiliano non ha ancora istituito il tavolo con i cittadini ed esperti per ripubblicizzare l’Acquedotto più grande d’Europa, che già da tempo fa gola a molte multinazionali! L’atteggiamento vergognoso del PD ci fa comprendere che non c’è alcuna reale volontà di ripubblicizzazione! Questo vuol dire che solo quando il M5S andrà al Governo potremo garantire i servizi idrici e tutelare tutti attraverso il diritto all’acqua potabile!

Torre Guaceto: il governo certifica l’illegalità della Regione

Torre Guaceto 2Oggi in risposta ad una delle interrogazioni presentate per fare chiarezza sulla situazione drammatica di Torre Guaceto, il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, l’On. Velo, ha fornito risposte inutili impiegando il 90% del suo intervento per riproporre l’iter autorizzativo. Tuttavia, ha confermato che il provvedimento adottato per il “temporaneo” scarico dei reflui nella meravigliosa oasi naturalistica è illegale perché in contrasto con la legge istitutiva del parco e priva di documenti importantissimi per l’iter per il rilascio dell’autorizzazione amministrativa: quindi la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese hanno commesso un illecito e il Ministero ne è consapevole e sta a guardare!

I Ministri del Governo Renzi continuano a lavarsi colpevolmente le mani dei problemi che riguardano direttamente i Pugliesi ignorando proprio un Decreto Ministeriale che sancisce che la qualità dell’acqua dell’Area Marina non dovrebbe esser alterata in nessuna maniera e per alcun motivo.

Nel merito della risposta rimane ancor più deludente scoprire che il Ministero è consapevole che giorno dopo giorno la materia ambiente alla quale sono legate la salute e le attività economiche come il turismo e la pesca, viene posta in secondo piano rispetto alle scelte orribili che compiono le amministrazioni come la Regione Puglia che dimostra ancora una volta come i partiti e questi governi siano legati a un’idea di sviluppo letale tanto da ritenere che un gioiello come Torre Guaceto possa esser sacrificato.

Qui il video della vergognosa risposta!

Ci chiediamo se Emiliano nuovamente dissentirà dal suo partito e dal modo di gestire questa Regione guidata dal centro sinistra in modo vergognoso da oltre 10 anni, che con le proprie scelte, come quella su Torre Guaceto, ha dimostrato la sua totale incompetenza e la malafede nel tutelare il territorio e il mare pugliese.

AQP: assunzioni in campagna elettorale!

campagna-referendum-acqua Le procedure di selezione, avviate proprio con l’avvicinarsi della tornata elettorale e senza alcuna trasparenza, rientrano nella logica ipocrita della Giunta Vendola di gestire in maniera privatistica un ente che, secondo il referendum del 2011, dovrebbe essere pubblico

L’Acquedotto Pugliese il 31 ottobre ha pubblicato, sul proprio sito web, l’inserzione che prevede l’avvio delle selezioni per il reclutamento di alcuni profili professionali. L’ente, sebbene a totale capitale pubblico della regione Puglia, adotta modalità di assunzione come ente giuridico di diritto privato, essendo una società per azioni: come tale, le sue procedure di assunzione non hanno natura di concorso pubblico tanto che la selezione non comporta necessariamente l’assunzione, che quindi ha un carattere estremamente discrezionale. Infatti, si legge nel documento che definisce le modalità per la gestione dei processi di reperimento, selezione, assunzione del personale di Acquedotto Pugliese, emanato giusto ad ottobre, che “la pubblicazione dell’avviso di selezione, la successiva selezione dei candidati, nonché la pubblicazione dell’elenco degli idonei non comportano in alcun modo un obbligo di assunzione da parte dell’Azienda, riservandosi quest’ultima in ogni momento ampia discrezionalità senza che i candidati possano vantare alcun diritto”.

01acquedotto-puglieseIn prossimità della campagna elettorale la società Acquedotto Pugliese S.p.A., che SEL e PD spacciano agli elettori per pubblica, rivela ampiamente la sua natura privatistica sotto l’influenza della politica, prendendo quindi i difetti di entrambi. La logica del privato non si mostra esclusivamente nella gestione economica con finalità di generare dei profitti (contrariamente all’esito del referendum del 2011), ma anche nella selezione del personale con modalità assolutamente opposte ad un pubblico concorso, meritocratico e trasparente, per titoli ed esami. Infatti, a parte l’evidenza delle figure ricercate, tutto il resto è opaco, come conviene alla politica dei partiti: gli avvisi pubblicati sul sito di AQP specificano che le procedure, affidate ad società di selezione esterna, hanno valore meramente ‘esplorativo’ e gli esiti non comportano obblighi di assunzione. Per questo motivo sorge anche il dubbio che le aspettative dei partecipanti siano ripagate in relazione al loro comportamento durante la prossima campagna elettorale o nell’urna del seggio elettorale. Noi crediamo che non siano assolutamente queste le modalità di selezione congeniali al più grande acquedotto d’Europa. Si tratta di ciò che vogliono tutti i partiti, SEL in primis, assumendo di fatto dipendenti di un ente parastatale senza concorso. Un po’ come è già avvenuto in Regione con i cosiddetti ‘precari’ divenuti a tempo indeterminato e pagati dalle tasche di tutti i pugliesi quando, in precedenza, il loro ingresso è avvenuto per segnalazione politica nei minilistini dei diversi assessorati. Una vicenda su cui meglio stendere un velo pietoso e che non si ripeterà una volta che il M5S sarà finalmente tra i banchi del consiglio regionale. Vendola e la sua Giunta si dimostrano nuovamente ipocriti ed incoerenti. AQP deve tornare ad essere davvero ente pubblico, prevedendo meccanismi di partecipazione e controllo delle comunità di cittadini e lavoratori. Anche per questo il Movimento 5 Stelle si candiderà in Regione con dei cittadini liberi e incensurati che risponderanno solo ad un programma condiviso e non a logiche di poltrona.