Internet: approvata carta dei diritti, maggioranza e governo incoerente!

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INTERVENTO IN DISCUSSIONE GENERALE

Grazie Presidente! Onorevoli colleghi,

oggi è un bella giornata per quest’aula. Dopo mesi di lavoro, riflessioni, approfondimenti, giunge in aula una mozione che impegna il Governo ad adottare, come base della propria azione politica in materia di Internet, i principi concordati nella Dichiarazione dei diritti realizzata dalla Commissione di studio extraparlamentare, mista politico-tecnica, istituita dalla Presidenza della Camera.

La dichiarazione dei diritti è la prima iniziativa di questo genere in Europa e il lavoro della Commissione che l’ha realizzata, che mi ha visto tra i componenti, è stato impegnativo e allo stesso tempo entusiasmante, sotto la sapiente guida del Prof. Rodotà, che colgo l’occasione per ringraziare per gli innumerevoli spunti di riflessione che ha voluto offrire alla nostra attenzione, nel corso dei lavori della Commissione e il quale per me, ma credo per chiunque abbia partecipato ai lavori, idealmente ha la prima firma di questa mozione.

Allo stesso modo, ringrazio tutti i partecipanti e coloro che con audizioni o in rete hanno contribuito a questo importante lavoro. Ne approfitto anche per ringraziare gli uffici, in modo particolare la dott.ssa Masera, che sapientemente hanno reso possibile in tempi celeri proseguire lo sviluppo dell’attività della commissione e la divulgazione della Carta dei diritti.

Come M5S, condividiamo lo spirito di fondo dell’attività della Commissione ed i risultati che essa ha prodotto, nonostante la necessità di giungere ad un testo condiviso non abbia consentito di intervenire su alcuni aspetti che riteniamo centrali.

Complessivamente, la dichiarazione si dimostra particolarmente avanzata nell’elaborazione di taluni principi di base nella regolamentazione di un fenomeno che, come chiarisce la stessa dichiarazione nel suo preambolo, “[…] ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le Istituzioni. Ha cancellato confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato le possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica. Ha modificato l’organizzazione del lavoro. Ha consentito lo sviluppo di una società più aperta e libera”.

Riteniamo che la rete internet come luogo di esercizio di diritti, oltre che veicolo impareggiabile di integrazione economica e politica a livello globale, abbia potuto strutturarsi ed affermarsi, nella dimensione che oggi conosciamo e sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, soltanto grazie ad una regolamentazione, di sovente nata dall’iniziativa degli stessi operatori coinvolti, di natura promozionale, non convenzionale e tendenzialmente leggera.

Laddove, infatti, la rete Internet è sottoposta a stringenti forme di regolazione, la stessa non è in grado di sviluppare al meglio le proprie potenzialità. Non mancano esempi di regolazione “pesante” della rete (dalla Turchia in tempi recenti alla Cina), a dimostrare come più intenso sia il livello di regolazione e meno ampi di conseguenza siano i corrispondenti diritti e le libertà esercitabili dai cittadini.

Allo stesso tempo, non può non convenirsi, sulla necessità di plasmare una regolazione che, seppur minima, sappia fornire precisi strumenti volti al riconoscimento e alla promozione dei diritti nella dimensione immateriale rappresentata dalla rete internet.

Le esperienze fondate in via esclusiva sull’autoregolamentazione o la totale assenza di qualsivoglia regolamentazione del fenomeno, hanno generato nel tempo storture tanto nella dimensione economica (esempio ne sono i fenomeni di integrazione e concentrazione degli OTT della rete all’attenzione delle autorità antitrust nazionali, comunitarie e internazionali) quanto rispetto al livello di libertà esercitabile e al concreto esercizio dei diritti dei cittadini coinvolti (lo scandalo Datagate ne è un esempio recente di straordinaria eloquenza).

Inoltre, è evidente, come nella dimensione globale della rete Internet appaia assolutamente anacronistico proporre forme di regolamentazione nazionale. Iniziative che si scontrerebbero con la necessità di una governance globale e multi stakeholder della rete stessa. Ancora una volta lo scandalo Datagate ha offerto un impareggiabile punto di osservazione, per esempio, sulla tutela dei diritti dei cittadini, considerando che la “fortezza Europa” è stata scalfita, e distrutta di fatto, dall’azione combinata del governo degli Stati Uniti d’America e delle società internet attraverso l’esercizio di una capillare azione di controllo delle comunicazioni che ha coinvolto milioni di cittadini europei, al di là e a prescindere dai diritti riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali, dai Trattati e dalle altre fonti legislative di matrice europea.

Diritto di accesso e net neutrality

Tra i punti qualificanti della dichiarazione vi è senz’altro l’articolo 4, che sul principio di neutralità della rete, recita Ogni persona ha il diritto che i dati trasmessi e ricevuti in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone. Il diritto ad un accesso neutrale ad Internet nella sua interezza è condizione necessaria per l’effettività dei diritti fondamentali della persona

Ebbene si tratta di una coppia di principi fondamentali: diritto di accesso alla rete come diritto qualificato in quanto non è configurabile un accesso ad una rete internet che non sia neutrale.

Infatti, il riconoscimento e l’affermazione di Internet come luogo di esercizio dei diritti, anche di rango costituzionale, porta con sé la necessità del riconoscimento, cui si è pervenuto almeno nella dimensione nazionale e europea per via interpretativa, del diritto di accesso come diritto fondamentale.

Rispetto al diritto di accesso, ricordiamo che il Senato sta discutendo una proposta di legge costituzionale, promossa dall’associazione “Articolo 34bis”, che appare particolarmente avanzata. A tal proposito l’attenzione del M5S su questo tema è dimostrata anche dal fatto che, mentre i governi non eletti del PD-PDL si avvicendavano con l’unica finalità di approvare pseudoriforme, mai presentate agli elettori, volte solo a demolire la nostra carta Costituzionale, il senatore Lucidi e il sottoscritto, hanno sottoposto ad entrambi i rami del parlamento una riforma costituzionale, presente nel nostro programma elettorale, cioè proprio l’inserimento di questo diritto, anche sulla scorta di quanto promosso negli anni precedenti da illustri esponenti della società civile, tra cui il medesimo prof. Rodotà.

Altro aspetto trattato senza indugio dalla carta è la neutralità della rete. Le sempre più diffuse pratiche di discriminazione del traffico e il dibattito scaturito a livello sovranazionale ed europeo hanno evidenziato la necessità che il diritto di accesso, per non divenire un vuoto simulacro, deve essere consentito ad una rete neutrale che quindi, in linea di principio e in via di fatto, non discrimini il traffico per tipologia, origine, mezzo di trasmissione o tecnologia utilizzata.

Come ha avuto modo di chiarire di recente Tim Berners Lee “Per garantire lo sviluppo dell’innovazione, come abbiamo fatto fino ad ora, è necessario garantire la parità delle condizioni di accesso. Consentire un internet a due velocità avvantaggia esclusivamente i soggetti dotati di una significativa quota di mercato”.

Sotto tale profilo la proposta della Commissione UE approvata la scorsa settimana dal Parlamento europeo, senza alcuna modifica sostanziale rispetto al testo presentato, appare largamente insoddisfacente a garantire i diritti dei cittadini europei. Tale proposta, nello spazio economico europeo si consentirà, infatti, agli operatori di telecomunicazioni di creare un internet a due velocità e, in maniera pilatesca, la Commissione demanda un generico compito di controllo sulle attività di discriminazione del traffico alle autorità nazionali di regolamentazione senza dettare precisi paletti.

Chi crede che questo abbia influenze solo con generici diritti, vaghe tutele delle libertà e volatili dichiarazioni di intenti, sbaglia. Quanto votato nel Parlamento Europeo, anche volendo guardare le ricadute economiche, disegna un quadro disastroso. La Commissione Europea lo scorso maggio ha annunciato la strategia per il mercato unico digitale avviando in questi mesi una serie di consultazioni pubbliche sui pilastri di questa strategia. Ebbene senza una più efficace garanzia della net neutrality, -non è solo nostra opinione ma condivisa da autorevoli commentatori- non sarà possibile raggiungere nessuno degli obiettivi della strategia, mancando uno degli elementi fondanti di un possibile nuovo sviluppo di una rete internet libera e aperta a livello europeo. Questo vuol dire quindi minori possibilità di sviluppo di nuove economie, minori investimenti in settori innovativi e in ricerca, con ricadute negative in termini economici nel medio e lungo periodo.

Privacy e data security

Un altro argomento qualificante della dichiarazione che potremmo dire ne permea la struttura sin dalle fondamenta è il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali.

La dichiarazione affronta questo tema di fondamentale importanza nel panorama attuale e ancor di più nell’internet degli oggetti che verrà, tanto nella dimensione individuale quanto in quella collettiva come diritto alla sicurezza e all’integrità dei dati. E’ una rivoluzione per certi versi già in atto, ancora latente perché sconosciuta alla maggior parte dell’opinione pubblica e dei decisori pubblici.

E’ importante in questa fase storica riconoscere la centralità di tale diritto fondamentale anche alla luce degli effetti del c.d. “Datagate”, che in ultima istanza ha condotto nelle scorse settimane la Corte di Giustizia europea ad annullare la decisione della Commissione del 2001 sul trasferimento dei dati di cittadini europei nel territorio nordamericano sulla base della considerazione che le autorità degli Stati Uniti d’America non assicurano adeguati standard di protezione delle informazioni dei cittadini europei.

Anche in questo caso l’auspicio è che la dichiarazione, ad esempio quando chiarisce che “Il consenso [al trattamento dei dati] non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento”, possa rappresentare un utile riferimento al quale rivolgersi nel ricostruire, in un’ottica di tutela sostanziale, più che meramente formale, tale diritto fondamentale anche e soprattutto nei rapporti con gli operatori d’oltreoceano.

Protezione dei diritti di proprietà intellettuale e libertà in rete

Fin qui abbiamo percorso alcuni degli elementi, a nostro avviso, più significativi della dichiarazione. Nel compromesso necessario per raggiungere un testo della Carta dei diritti che fosse il più condiviso possibile, taluni aspetti, pure centrali in questa dichiarazione di principi, non hanno trovato adeguata collocazione. Ne cito per motivi di tempo solo un paio.

Sotto il primo profilo occorre avvertire come l’iperprotezione dei diritti di proprietà intellettuale in rete, cui abbiamo assistito nella dimensione europea e anche nazionale con il regolamento sul copyright online varato da AGCOM, appare idonea a frustare le potenzialità, in termini di creatività ed elaborazione, di nuovi modelli di business offerti dalla rete. Occorre quindi, da un lato, prevedere precise garanzie per i cittadini e le imprese che a fronte di una presunta violazione di diritti di proprietà intellettuale di terzi, potranno essere soggetti passivi di richieste di rimozione o disconnessione solo per ordine di autorità dotate di potere giurisdizionale (con le garanzie ed i diritti che solo l’esercizio della giurisdizione può assicurare) e, sotto altro e concorrente profilo, appare necessario continuare quel percorso volto alla promozione di modalità alternative di protezione dei diritti di proprietà intellettuale che consentano di fruttare appieno le potenzialità offerte dallo sviluppo delle tecnologie digitali.

Quanto al secondo aspetto, occorre promuovere l’esercizio dei diritti di cittadinanza, anche nella dimensione digitale, attraverso l’utilizzo di Internet e delle tecnologie digitali intesi come strumento di organizzazione e partecipazione politica. Appare prodromico, rispetto a tale obiettivo, l’avvio di un’ampia campagna di alfabetizzazione digitale, più che informatica, che fornisca ai cittadini le condizioni per esercitare i diritti di cittadinanza in maniera consapevole ed informata. E’ necessario, quindi, vincolare i pubblici poteri, a tutti i livelli, ad avviare forme di consultazione della cittadinanza, anche attraverso Internet e le moderne tecnologie, in vista dell’adozione di decisioni strategiche predisponendo, al contempo, dei requisiti minimi in termini di partecipazione e di trasparenza delle procedure che tali consultazioni devono garantire. Solo l’elaborazione di tali standard minimi può consentire una partecipazione omogenea e intimamente democratica della cittadinanza. Occorre proseguire nel percorso di digitalizzazione dei servizi resi da pubbliche amministrazioni, dando preferenza a soluzioni open source, in grado di assicurare sicurezza dei dati trattati ed evitando forme di dipendenza tecnologica da specifici fornitori software.

LA DICHIARAZIONE DI VOTO

Grazie Presidente! Onorevoli colleghi,

Oggi è una bella giornata non solo perché la dichiarazione dei diritti è la prima iniziativa di questo genere in Europa ma anche perché è la prima occasione in questa legislatura, e pochissime ve ne sono state nelle passate, per discutere e confrontarci sul mondo della rete e sugli effetti che la rivoluzione digitale ha prodotto e produrrà sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. Le contingenze politiche quotidiane e la circostanza che gran parte della regolamentazione del fenomeno internet sia di competenza europea, non ci hanno consentito finora di avviare una riflessione in questa sede su tali temi e, dunque, certamente va riconosciuto quest’ulteriore merito alla dichiarazione dei diritti di internet.

Sulla dichiarazione condividiamo sia l’approccio che le finalità che Lei Presidente ha inteso affidare ai lavori della Commissione.

Altrettanto condivisibile appare l’intento di offrire ai lavori della Commissione un orizzonte transnazionale. Una delle ragioni per cui ho firmato questa mozione, in segno del contributo che, come gruppo parlamentare, abbiamo dato ai lavori della commissione, è che in realtà questa Carta si rivolge ad un ambito sovranazionale ed è uno dei passi con cui vogliamo dare, a livello globale, mondiale, un segnale concreto di attenzione della sfera pubblica nell’indirizzo dello sviluppo della rete.

A tal proposito vorrei citare il pensiero di una delle persone che hanno contribuito a questo gruppo di lavoro, la dott.ssa De Minico. Le sue dichiarazioni, che condividiamo pienamente, le riporto in questa aula anche in qualità di portavoce: ci piace poter fare ascoltare il pensiero di coloro che non sono deputati a esprimersi in questa sede.

La sostanza di questa Carta si coglie nella sua funzione di sintesi: una cornice regolativa mantenuta al minimo indispensabile, basata su due pilastri: i diritti e i poteri. Attenta a subordinare i secondi ai primi, perché nelle Costituzioni moderne il potere costituito esiste se e nella misura in cui riconosce le libertà individuali e attua i diritti sociali e non il contrario.

Nel contesto europeo la precisa gerarchia dei valori espressa dalla Carta si pone in alternativa ad una Corte di Giustiza paladina delle libertà economiche in danno dei diritti sociali al punto da prevedere la tutela dei secondi nei limiti di compatibilità delle prime. La Carta dei diritti di Internet afferma invece, tout court, la prevalenza del diritto di accesso a Internet a prescindere dalla capienza di bilancio. L’art. 2 comma 5 è chiaro al riguardo <<Le istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale>> così proponendo una lettura del rapporto diritti/risorse rovesciata rispetto a quella della Corte di Giustizia ma perfettamente in linea con l’art 53 della Carta dei diritti, incorporata nel trattato di Lisbona, prescrivente la protezione verso l’alto dei diritti.”

Il nostro voto favorevole dimostra, se mai ce ne fosse necessità, che non siamo noi quelli che dicono NO quando si agisce per il bene dei cittadini e che non abbiamo alcuna difficoltà a sostenere e votare favorevolmente iniziative che siano a tutela ed estensione dei diritti presenti nella Carta Costituzionale, anche qualora provengano da altre forze politiche.

Nel merito della mozione vorrei fare alcune riflessioni.

La carta dei diritti di internet, viene spesso associata al lavoro fatto in Brasile sul Marco Civil. Tuttavia, quella è una legge ordinaria e ha necessariamente una concretezza e immediatezza decisamente maggiore rispetto al lavoro proposto, che, per contro, indica una direzione, tracciando a grandi linee il percorso da seguire, ponendo oggi questo parlamento in una situazione di avanguardia, non solo rispetto a quanto avviene normalmente in quest’aula, ma soprattutto nel panorama mondiale rispetto ad altri Stati. La Politica, il legislatore e gli amministratori pubblici a tutti i livelli, hanno poi il compito di percorrere la strada tracciata in un contesto in cui tutto sta cambiando a velocità esponenziale.

A parte gli aspetti positivi appena richiamati e anche precedentemente illustrati dai colleghi, è il caso di soffermarsi su alcuni temi che pur sembrando di dettaglio non lo sono.

Per il riconoscimento del diritto di accesso, esso non può essere meramente formale, ma richiede un impegno coordinato dei pubblici poteri volto a garantirne l’effettività, assicurando livelli di copertura della rete a banda larga e ultra-larga sull’intero territorio nazionale.

Su questo aspetto il nostro voto favorevole alla mozione, non ci impedisce di denunciare i ritardi e la confusione del governo nell’attuazione dell’agenda digitale europea nel nostro paese, i rischi connessi allo strapotere degli operatori del settore, la mancata trasparenza e i pasticci conseguenti, del governo riguardo le nomine, le attività e i risultati dell’Agenzia per l’Italia digitale, la mancanza di visione per la costituzione di una società della rete che permetta gli investimenti pubblici e privati nella infrastruttura, in maniera da rendere effettivo il prerequisito del diritto di accesso alla rete, cioè la presenza reale, fisica, di quest’ultima in maniera capillare e, rispetto alle performance della stessa, omogenea su tutto il territorio nazionale.

Altro aspetto su cui oggi ci sembra che la maggioranza sia incoerente è la neutralità della rete. Il diritto di accesso deve essere garantito ad una rete neutrale. Sul principio di neutralità della rete le notizie che la settimana scorsa sono arrivate dall’Europa non sono per nulla incoraggianti, anzi sono deprimenti.

Sembra l’ennesima farsa. Per due ragioni. Da una parte, oggi qui una mozione della maggioranza impegna il suo governo a promuovere i contenuti della Carta, sperando che la promozione non siano solo slogan e bei discorsi del presidente del consiglio mai eletto, come per esempio ho già detto sul diritto d’accesso. Dall’altra appare insopportabile una formazione politica che a livello nazionale supporta una meritoria e condivisibile attività di questo tipo, mentre a livello europeo è schiava delle lobby degli operatori telefonici, e per questo boccia ai voti le proposte più stringenti per garantire la neutralità della rete.

La neutralità della rete è un tema centrale per il futuro sviluppo di internet nella dimensione europea e nazionale ed auspichiamo che la dichiarazione che oggi votiamo in quest’aula, esprimendo la posizione del Parlamento italiano sul tema, possa contribuire, in sede europea ed internazionale, ad un ripensamento dell’approccio adottato, imponendo stringenti limiti alle pratiche di discriminazione del traffico internet ed elaborando una strategia di controllo del rispetto di tali limiti che sia coordinata a livello europeo ed eviti, quindi, una ulteriore frammentazione del panorama internet a livello dell’ Unione Europea.

Su due aspetti la dichiarazione purtroppo tace, se non per minimi accenni nel preambolo.

Il primo aspetto non coperto dalla carta è la tutela del diritto di protezione della proprietà intellettuale. Non è un caso, dato che al tavolo di lavoro come nella società civile hanno partecipato persone con visioni diametralmente opposte e impossibili da conciliare.

A nostro avviso si è anche persa un’occasione per promuovere l’esercizio dei diritti di cittadinanza, anche nella dimensione digitale, attraverso l’utilizzo di Internet e delle tecnologie digitali intesi come strumento di organizzazione e partecipazione politica. Probabilmente, ed è questo il nostro auspicio, proprio questi temi centrali potrebbero costituire la linfa di una dichiarazione 2.0, nel puro spirito di internet, per un set di principi che non sia qualcosa di immutabile ma che evolve nel tempo come la tecnologia.

Oltre ai ringraziamenti esposti in discussione generale che rinnovo in primis al prof. Rodotà, a Lei, agli uffici e a tutti coloro che hanno contributo, ci tengo in questa sede a confermare il nostro voto favorevole per la valenza fondamentale dell’atto che stiamo approvando, evidentemente non affinchè gli esponenti del governo possano affannarsi a prendere meriti che non hanno -sappiamo bene che le mozioni approvate vengono spesso ignorate dal potere esecutivo- ma perché questo lavoro sia uno strumento a disposizione di tutti e che abbiamo l’onore di portare fieramente in Brasile all’Internet Governance Forum della prossima settimana, in maniera assolutamente trasversale rispetto alle formazioni politiche e alle posizioni emerse nella stesura della Carta dei Diritti.

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