Alcune precisazioni sulla SS 275

  1. il primo lotto (maglie-tricase) è funzionalmente separato dal secondo (tricase-gagliano), pertanto si può realizzare l’uno in attesa di verificare l’effettiva utilità del secondo;
  2. non sono resi pubblici i dati aggiornati e le altre evidenze (che pure anas e ferrovie del sud est detengono) sull’uso delle infrastrutture viarie per scegliere se il secondo lotto sia da realizzare o meno. Perché Anas non li rende disponibili online sul sito web come prevede la legge dello Stato Italiano “codice dell’amministrazione digitale”?;
  3. tra le opzioni c’è (come ha confermato Anas a Roma) e deve esserci anche quella di mantenere l’esistente senza ulteriori tracciati ma che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente;
  4. la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere incoerente con la visione trasportistica a breve-medio termine della Regione e dello Stato relativamente agli investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità ferroviaria, intermodalità,…oltre a quelli di altri soggetti come Ferrovie del Sud Est;
  5. il primo lotto assorbe già ora praticamente tutto il finanziamento perché è stimato essere di 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (equiripartito tra regione e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), ergo per il secondo lotto non sono previsti attualmente stanziamenti;
  6. mancano risorse (centinaia di milioni di euro) per tanti interventi necessari e indifferibili: elettrificazione dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione dei passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Maglie, Casarano,…);
  7. le bonifiche delle discariche accertate devono essere realizzate a prescindere dalla eventuale realizzazione del nuovo asse viario.

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Collegatevi e condividete! Ho qualcosa da dirvi sulla strada statale 275….1-il primo lotto (maglie-tricase) è funzionalmente separato dal secondo (tricase-gagliano), pertanto si può realizzare l’uno in attesa di verificare l’effettiva utilità del secondo.2-non sono resi pubblici i dati aggiornati e le altre evidenze (che pure anas e ferrovie del sud est detengono) sull’uso delle infrastrutture viarie per scegliere se il secondo lotto sia da realizzare o meno. Perché Anas non li rende disponibili online sul sito web come prevede la legge dello Stato Italiano “codice dell’amministrazione digitale”?3-tra le opzioni c’è (come ha confermato Anas a Roma) e deve esserci anche quella di mantenere l’esistente senza ulteriori tracciati ma che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente4-la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere incoerente con la visione trasportistica a breve-medio termine della Regione e dello Stato relativamente agli investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità ferroviaria, intermodalità,…oltre a quelli di altri soggetti come Ferrovie del Sud Est5-il primo lotto assorbe già ora praticamente tutto il finanziamento perché è stimato essere di 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (equiripartito tra regione e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), ergo per il secondo lotto non sono previsti attualmente stanziamenti 6-mancano risorse (centinaia di milioni di euro) per tanti interventi necessari e indifferibili: elettrificazione dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione dei passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Maglie, Casarano,…)7-le bonifiche delle discariche accertate devono essere realizzate a prescindere dalla eventuale realizzazione del nuovo asse viario

Publiée par Diego De Lorenzis sur Jeudi 11 octobre 2018

FSE, Metropolitana e Alta Velocità: alcuni chiarimenti!

FSE E METROPOLITANA

Da mesi, contro il catastrofismo generale, ho rilanciato gli sforzi profusi dalla società del gruppo FSI per rilanciare il trasporto nel sud della Puglia e finalmente risultano evidenti anche all’opinione pubblica i cambiamenti che l’azienda delle FSE sta intraprendendo per raggiungere i livelli di servizio che si addicono ad un paese civile ed europeo, con il supporto di Regione e Governo per il rinnovo dei mezzi e gli interventi infrastrutturali.
Gli anni passati in questo periodo venivamo subissati da familiari di studenti arrabbiati per l’assenza o la carenza di servizio mentre oggi la situazione è nettamente diversa grazie ad un potenziamento delle attività attuali e di quelle pianificate.
Queste novità evidenziano altresì il disinteresse della politica ad ogni livello finora sul trasporto pubblico, che ha messo l’Italia sul podio tra i Paesi Europei con i mezzi più vetusti e inquinanti e altissima propensione dei cittadini a usare l’auto privata. Speriamo che la Regione e le aziende portino avanti tali politiche, costantemente anche nei prossimi anni, perché è evidente che non è sufficiente abbassare i valori medi: circolano ancora troppi mezzi obsoleti, rumorosi e malandati e vanno sostituiti regolarmente ogni anno quando arrivano alla fine del loro ciclo di vita.
Inoltre, per non ingenerare false aspettative, dobbiamo dire che, nonostante tale dicitura sia riportata in documenti ministeriali, non si potrà avere affatto la metropolitana di superficie in provincia di Lecce: l’elettrificazione delle linee (da cui rimane esclusa la zona di Casarano e Gallipoli), la loro velocizzazione con la soppressione e l’automazione dei passaggi a livello, l’aumento degli standard di sicurezza attraverso l’adozione dei sistemi in uso sulla rete ferroviaria nazionale, non sono condizioni sufficienti per avere un servizio metropolitano reale, dato che sarà infrastrutturalmente impossibile avere più di due treni ogni ora, senza raddoppi di binari (almeno parziali, al momento non previsti). Quindi un servizio di trasporto ferroviario regionale rapido, capillare, intermodale, interoperabile ma certamente senza treni ogni 10-15 o 20 minuti come ci si attende da una metro o un tram.

VELOCITÀ ALTA e non ALTA VELOCITÀ

La velocizzazione della linea adriatica, che non è l’alta velocità dato che i treni non viaggeranno oltre i 200 km/h, con interventi tecnologici, soppressione dei passaggi a livello, raddoppio dei binari tra Termoli e Lesina è già prevista nel contratto di programma 2017-2021 tra Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana (la società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiano che si occupa dell’infrastruttura), proprio in questi giorni all’attenzione delle Commissione Parlamentare di cui sono Vicepresidente, e prevede investimento pluriennale per la realizzazione dell’opera finalmente deliberata anche con il consenso della Regione Molise che ne aveva chiesto una variante.
Assicuro pertanto che il progetto andrà avanti celermente attraverso la redazione del progetto definitivo di Italfer (la società di ingegneria del gruppo FSI) e poi del bando di gara per l’esecuzione con conseguente appalto e realizzazione nei tempi previsti per legge.

Allo stesso modo la linea veloce (che non è l’alta velocità con treni a 300 km/h) Napoli-Bari/Taranto, ha tutti gli stanziamenti necessari ed RFI sta proseguendo la realizzazione dell’infrastruttura con grande impegno e slancio per superare il deficit infrastrutturale del sud del Paese.
L’assessore Regionale invece dovrebbe occuparsi di chiedere a RFI un nuovo tracciato per il nodo Nord di Bari, magari con un tracciato che passi dall’aeroporto di Bari, stanziare risorse economiche per aiutare le amministrazioni locali a realizzare sovrappassi e sottopassi che consentano di chiudere i passaggi a livello e stanziare risorse per la riqualificazione delle ferrovie regionali! Su questi temi che sono di visione a 10-20 anni e delineano il miglioramento della qualità del servizio sul medio-lungo periodo non c’è alcun segnale. Evidentemente sarà il M5S alla guida della Regione Puglia a breve a programmare questi fondamentali interventi per i cittadini

TRENO SOPPRESSO

I lavori lungo la linea adriatica sono necessari per adeguare la linea a standard di maggior velocità e per il trasporto merci dai porti del sud, tuttavia non è accettabile che proprio per via della loro prevedibilità con ampio anticipo, l’utenza di centinaia di persone si trovi ad affrontare disagi incomprensibili a causa di assenza totale di comunicazione di Trenitalia.

In un’epoca in cui mandare sms, email e notificare eventi in tempo reale, non costa alcunché e si può raggiungere la cittadinanza in tanti modi è surreale la superficialità con cui non sia stata gestita la situazione tanto da paragonare gli effetti a quelli di una emergenza.

 

TAP tra fantasia e amnesie

Fantasiose le ricostruzioni del manager di TAP, dott. Scheppati, secondo cui non vi è alcun impatto ambientale. Non potendo ignorare l’inquinamento di falda che la sua società ha causato avvelenando l’acqua del sottosuolo con metalli pesanti e sostanze tossiche come nichel, cromo, arsenico, vanadio e manganese, le sue affermazioni devono essere frutto di pura fantasia o amnesia profonda.

O forse è un problema di scarsa conoscenza della lingua italiana se “minimizzare l’impatto” o “annullarlo” per lui vuol dire non aver svolto forse adeguate indagini geomorfologiche e dell’ambiente marino e dover quindi affrontare due varianti al progetto: hanno costruito il pozzo di spinta in una palude e l’accesso al mare in un habitat marino da preservare.
Parla ancora di necessità per l’Italia del gas, evidentemente dimenticando colpevolmente che il nostro Paese ha una capacità di importazione doppia rispetto agli attuali consumi (130 miliardi di metri cubi): potremmo spegnere oggi tutte le centrali a carbone e a olio combustibile senza dover importare la punta di uno spillo di ulteriore gas.

I loro standard di sicurezza sono cosi alti che hanno progettato la centrale di decompressione, un impianto che brucerà gas con ulteriori emissioni in atmosfera, con gravissimo pericolo in caso di esplosione per chi abita nelle abitazioni prossime alla stessa, a poche centinaia di metri dai centri abitati di Melendugno, Vernole e Castrì.

Altra grave amnesia o cosciente elusione della realtà: il gasdotto è pagato per svariate centinaia di milioni di euro anche con soldi pubblici, cioè soldi dei contribuenti europei, pertanto pure italiani che non avranno alcuna riduzione del costo delle loro bollette.

Se si raccontasse agli italiani la verità invece di ripetere continue mistificazioni certamente rimarrebbe solo lui a favore di questa infrastruttura.

Una risposta a Salvini su Tap.

Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.

Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Una risposta a Salvini su Tap…Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Publiée par Diego De Lorenzis sur Samedi 15 septembre 2018

L’autostrada del Salento solo un atto di propaganda

La mozione votata in consiglio regionale è un atto di “propaganda” che non serve ai pugliesi, tantomeno ai turisti. Come sempre, non siamo pregiudizialmente contrari a ulteriore infrastrutturazione e i colleghi in regione hanno voluto dimostrare posizione non ideologica di apertura per il bene dei pugliesi. Le stesse premesse della mozione approvata sono discutibili e per questo serve un ampio e serio approfondimento relativo ai flussi e ai problemi di sicurezza, poiché i dati di Arem e Anas sono scarsi e lacunosi e scandalosamente ancora non sono resi pubblici, nonostante le disposizioni di legge del codice dell’amministrazione digitale.

Le proposte avanzate sono la cura conseguente ad una diagnosi errata. È come sperare di spegnere un incendio gettando secchi di benzina. La prospettiva è assolutamente da capovolgere: la eventuale saturazione delle arterie stradali sono il sintomo di un eccesso di autovetture, non di una scarsità di infrastrutture. La creazione di strade e parcheggi attira solo più auto e congestione, non crea occasioni di mobilità alternativa come dimostrano gli ultimi 50 anni di storia del Paese con più alto tasso di motorizzazione europeo. Senza una necessaria analisi degli scenari alternativi ogni atto sulla mobilità è assurdo credere che maggiore cementificazione risolva il problema di congestione e di sicurezza.
Bisogna certamente investire nella messa in sicurezza dell’esistente e a tal punto esortiamo Anas e Arem ad indicare pubblicamente i punti neri (a maggior rischio) delle infrastrutture. La regione dovrebbe prevedere di recuperare risorse da investire nel rafforzamento del trasporto regionale ferroviario, collettivo e condiviso (car sharing, car pooling, tpl,…) sostenibile e intermodale che includa prioritariamente le bici nell’area metropolitana e urbana di bari: questo potrebbe anche più che dimezzare il flusso esistente tra bari sud e bari nord come dimostrano le iniziative in tal senso nelle tante esperienze europee e anche recentemente le iniziative adottate a Genova dopo l’interruzione del ponte. Con il ministro Toninelli abbiamo già ribadito che l’epoca in cui vengono realizzate grandi opere inutili e dannose per salute e ambiente, che sottraggono terreno fertile, spazio pubblico e risorse finanziarie ai cittadini per rimandarne o aggravarne i problemi, è finita.

Siamo sicuri che il turismo in Salento non decolla a causa dell’isolamento infrastrutturale?

Siamo proprio sicuri che il problema principale del turismo nel Salento sia l’isolamento dovuto a scarsità di infrastrutture e servizi di trasporto?
Questa è la situazione a Lido Conchiglie (Gallipoli) ma altrove ovviamente non è dissimile.
Le dune sono ogni anno più arretrate e martoriate, senza alcuna tutela (altro che piano coste dei Comuni che poi si lamentano quando del mancato ripascimento quando la spiaggia si riduce!), dai bagnanti che nelle spiagge libere (come accade a volte anche negli stabilimenti) con il loro incessante calpestio, appropriandosi di ogni angolo anche coperto da vegetazione con tende e asciugamani e sdraio corrodono e distruggono l’equilibrio ultracentenario di questi habitat delicatissimi che permettono di godere del paesaggio costiero…È facile indignarsi per il taglio degli ulivi secolari e non rendersi conto di quanto in prima persona saccheggiamo e distruggiamo l’ambiente circostante.

E nonostante già nel 2012 per legge tutti i Comuni avessero l’obbligo di raggiungere il 65% di differenziata, la migliore cartolina che lasciamo ai turisti è il tanfo nauseabondo di rifiuti indifferenziati che si ammassano in cassonetti stradali al sole da giorni, manifestando in superficie la stessa inadeguatezza che nel sottosuolo interessa gli scarichi fognari privi di adeguata depurazione e recupero delle acque.
E se tra qualche anno avremo un servizio di trasporto regionale delle fse efficiente, frequente e confortevole, integrato e intermodale, e non avessimo più le dune e le spiagge, avessimo ancora scarichi a mare senza depurazione e amministrazioni comunali fuorilegge senza alcuna propensione al riciclo dei rifiuti, a chi potremmo imputare la responsabilità di questo indicibile sperpero di occasioni di rilancio economico e occupazionale?

Alcuni chiarimenti in merito alla visita dell’azienda Tundo

In merito alla visita dell’azienda Tundo di cui ho scritto ieri sera, in meno di 24 ore ho ricevuto decine di messaggi di persone che mi segnalano contenziosi con l’azienda in diverse città di Italia per ritardo nel pagamento di 3,4 o 5 mensilità, di tfr e che tale comportamento sia frequente e ripetuto negli ultimi due anni.
Ovviamente, non potevo essere al corrente nel dettaglio di queste situazioni. Non ho motivi di dubitare che quanto riportato sia veritiero e mi auguro che i lavoratori abbiano presto quanto dovuto.

Certamente non è questo tipo di comportamenti che il m5s elogia o auspica, pur essendo consapevole dei problemi che gli imprenditori italiani attraversano.

Allo stesso tempo ribadisco che non siamo giudici, avvocati o sindacalisti ed è ovvio che aver visitato questa azienda, come tante altre, serve proprio per far emergere le criticità del nostro sistema economico.
La nostra azione in Parlamento e al Governo è sempre stata guidata nel metodo dal rispetto della legalità, dall’ascolto di tutte le parti e nel merito dal superamento della contrapposizione antistorica tra lavoratori e imprenditori, e orientata a favorire la difesa dei diritti dei lavoratori e per altro verso mettere in condizione gli imprenditori di non essere ostacolati dallo Stato con uno sbilanciamento eccessivo di adempimenti, burocrazia e controlli.

Il senso della visita e del post è evidentemente quello di auspicare che tutte le aziende possano rimanere in italia, competere senza scorrette discriminazioni e vantaggi, rispettando senza eccezioni lavoratori, le loro famiglie e i loro diritti.
La recente approvazione del decreto dignità va esattamente in questa direzione.

Chiarimento su incontro M5S con Coldiretti Lecce

In merito all’incontro tenuto ieri da alcuni parlamentari del M5S con la delegazione di Coldiretti Lecce, tengo a precisare che l’argomento di discussione è il documento riportato di seguito nelle foto.
In particolare, abbiamo convenuto della necessità di finanziare ulteriormente la ricerca e dare gli strumenti normativi, a livello nazionale, necessari a superare la crisi attuale e quella dei prossimi anni guardando ad un Salento che valorizzi le proprie peculiarità, il turismo, la tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Abbiamo convenuto l’utilità di un “contenitore” ordinario, la cui forma e il cui contenuto andranno stabiliti nelle sedi istituzionali preposte, dai colleghi delle commissioni competenti nel corso della legislatura, a seguito di un confronto istituzionale con tutti gli attori interessati all’argomento.
Il movimento 5 stelle è postideologico e per il ruolo istituzionale che rivestiamo, in quanto portavoce, siamo tenuti a dialogare con tutti.
Provare a etichettare questo confronto sulla base di opinioni personali o per le posizioni reciproche pregresse o ancora sulla base di altri argomenti che non siano nel merito del documento, sono inutili speculazioni dato che, ribadisco, non abbiamo discusso di trattamenti fitosanitari, del decreto Martina, di eradicazioni o altro.

Questa mattina visita alla azienda Tundo Vincenzo Spa: un esempio di buona impresa dal Sud.

Al termine dei lavori in aula parlamentare il tema del lavoro resta in cima agli intenti della classe dirigente. In qualità di vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, rientrato in Puglia nei giorni scorsi, ho approfittato della pausa estiva per fare visita insieme al collega Leonardo Donno alla Tundo Vincenzo Spa, l’azienda leader in Italia nel trasporto atipico. Una lunga chiacchierata negli uffici della sede centrale dell’azienda a Zollino, per discutere di impresa, obiettivi, investimenti e digitalizzazione. Un dialogo aperto che ci ha visto al tavolo con il proprietario dell’azienda Enrico Tundo e la moglie General Manager Maria Palma del Sole e tutto lo staff che opera nella macchina amministrativa di uno dei colossi italiani del trasporto su gomma di persone.
Gli imprenditori vogliono essere lasciati liberi di fare impresa e di competere con altre aziende ad armi pari: Tundo è uno di quelli che si è rimboccato le maniche ed ha raggiunto il successo dimostrando di essere capacità e competenza. Una testimonianza di buona impresa partita da sud, un’eccellenza verrebbe da dire, ma mi piace pensare che ce ne possano essere tante altre.
Un incontro, quello di questa mattina, pensato nell’ottica di un confronto reale e concreto e quanto mai raro, tra istituzione e imprenditore, l’uno davanti all’altro, al solo fine di discutere di impresa dentro l’impresa stessa. Un’occasione per toccare con mano la realtà aziendale e prendere coscienza delle reali problematiche con cui gli imprenditori in Italia si trovano a fare i conti tutti giorni. Split payment e burocratizzazione non sono sfuggiti al dialogo, anzi l’amministratore ha sottolineato che ha sostenuto negli ultimi anni grossi investimenti che ci hanno tenuto con il fiato corto a causa del nuovo regime di Iva che ha penalizzato le aziende in materia di liquidità, facendo riferimento allo Split Payment, introdotto dalla Legge 190/2014 (Stabilità 2015). Ci ha raccontato che a pagarne le spese sono in primis i lavoratori, ben 1200 quelli in carico alla Tundo Spa, che hanno patito qualche giorno di ritardo nell’erogazione degli stipendi. Situazione incresciosa anche dal punto di vista imprenditoriale fronteggiare i malumori di cui non sono responsabili ma che subiscono come conseguenza di scelte politiche che non fanno fronte alle nostre esigenze. Hanno fatto fatica a smaltire i contraccolpi di questa manovra fiscale e per fortuna sono ancora in piedi!

Lo abbiamo sostenuto prima ancora di andare al Governo e oggi ne abbiamo quanto mai prova che l’impegno messo in campo con il Decreto Dignità si muove nella giusta direzione: abbiamo abolito lo split payment, lo spesometro e redditometro. Aspettiamo la legge di bilancio per dare anche risposte attraverso risorse economiche. L’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi: ci sono aziende come questa che hanno la capacità di internazionalizzarsi e non delocalizzarsi. Dobbiamo sostenerle e metterle nelle condizioni di competere con lealtà.

La Tundo Vincenzo Spa, che in questi anni ha visto crescere in modo significativo le proprie attività, diffondendosi in maniera capillare sul territorio nazionale, nel 2016 ha mosso i primi passi anche all’estero, dov’è presente con la sua sede a York. Ma i progetti per il futuro sono tanti soprattutto in materia di innovazione tecnologica. L’azienda, che è in procinto di mettere su una branch per la ricerca e lo sviluppo, ha già investito in una piattaforma tecnologica di monitoraggio della flotta aziendale, sperimentando un sistema di tracciabilità del veicolo che migliora il livello di sicurezza degli utenti.

TAP. Spostamento ulivi autorizzato dall’Osservatorio regionale e dalla Procura. Preservare gli ulivi, non il gasdotto!

Lo spostamento degli ulivi in Contrada Le Paesane che sta avvenendo oggi è stato autorizzato dall’Osservatorio Fitosanitario Regionale e (trattandosi di un’area sotto sequestro grazie ad un esposto del sottoscritto e di altri colleghi del M5s) dalla Procura di Lecce.

Questo trasporto, richiesto a inizio giugno dal curatore dell’area di sequestro, è pertanto accordato dagli organi giudiziari, sul il Governo non ha alcuna responsabilità o strumento di intervento diretto.
Sarebbe finalizzato, a quanto apprendiamo, a consentire la salvaguardia degli ulivi che, a causa della calura estiva e della loro condizione nei vasi, rischierebbe di essere compromessa. Resta il nostro timore, tuttavia, è che al netto delle motivazioni contingenti, questa operazione finisca per agevolare i lavori di TAP qualora l’area venisse dissequestrata in futuro (non ci sarebbe più la necessità di attrezzare un’area permanente per il ricovero delle piante giacché esse sono già state spostate).

Quando sono stato informato della situazione, ho voluto comprendere immediatamente le ragioni di questo spostamento attraverso numerosi contatti con il Prefetto che ringrazio personalmente per la disponibilità dimostrata.

Infine, al di là del sequestro, TAP avrebbe dovuto prima avere pronta area adiacente al cantiere attrezzata al ricovero degli ulivi (per cui ci dovrebbe essere variante al progetto e autorizzazione al Comune, dato che si tratta di zona sottoposta a vincolo paesaggistico). Invece, ha espiantato, invasato e accantonato alberi perché l’importante è accelerare (parallelizzare attività) anche sconvolgendo ordine di interventi che dovrebbero essere temporalmente e logicamente sequenziali!
Qualcuno di voi ha mai fatto un trasloco mettendo i mobili per strada?

È la gestione emergenziale di qualcosa che invece dovrebbe essere diligentemente pianificato, programmato, comunicato e condiviso che mostra i suoi limiti.

Ps: La disposizione di spostare gli alberi non è del ministero degli interni (che viene solo allertato come da regolamenti e prassi in situazioni di questo tipo).

Gli alberi non sono sottoposti a sequestro, sono tutti in salute (tranne 3 affetti da xylella) e tutti nei vasi.

Al momento pare che l’area dove verranno trasferiti, pur essendo “capiente” secondo le informazioni date dalle autorità, non sia formalmente autorizzata ad ospitare questi oltre 400 ulivi, ma solo quelli già tolti dalla zona di cantiere del pozzo di spinta (quella che tutti hanno visto in tv l’anno scorso). Su questo come su ogni altro abuso, deve essere la magistratura ad accertare eventuali illeciti.