Alcune riflessioni sul decreto sblocca cantieri

Le dichiarazioni di noti e stimabili professionisti, dell’ANAC e delle associazioni di categoria sul decreto sblocca cantieri inducono ad una serie di riflessioni. Intanto, va dato atto a ciascun intervento nel merito, di aver messo in luce aspetti positivi e criticità che certamente possono essere da stimolo nella discussione parlamentare del provvedimento durante le prossime settimane quando le camere affronteranno la conversione in legge del decreto.

In secondo luogo, è altrettanto evidente che il timore di possibili aspetti relativi alla corruzione e ad altri fenomeno distorsivi della concorrenza, non tiene in debita considerazione il nuovo impianto regolatorio che ha introdotto due aspetti assolutamente innovativi volti a limitare la corruzione: se per un verso, si punisce maggiormente corrotti e corruttori della PA, arrivando ad escludere ogni futura possibilità di collaborazione per chi sia riconosciuto colpevole di tali reati, dall’altro si vuole fornire ulteriori e più efficaci strumenti di indagine agli organi di polizia attraverso l’estensione della figura dell’agente sotto copertura, già previsto per altre fattispecie.

Grazie a queste novità, è stato possibile introdurre quei meccanismi di snellimento burocratico tanto attesi dagli operatori economici: tali semplificazioni porteranno inoltre l’ulteriore vantaggio di dare maggiori certezze con minori contenziosi, cioè alleggerire la giustizia amministrativa rendendo più celere la cantierizzazione delle opere.
L’intento di questo Governo è quello di semplificare realmente i procedimenti della PA e delle imprese di cui gli appalti sono parte consistente e fondamentale, riducendo molto gli adempimenti su carta ex ante, con la volontà di concentrarsi sul reale adempimento degli obblighi di legge e sulla correttezza delle procedure, con severe verifiche ex post come avviene in tanti altri Paesi. Siamo certi che gli effetti di questa rivoluzione daranno a brevissimo un impulso enorme all’economia e all’occupazione perché accelereranno i cantieri delle opere davvero utili per i cittadini.

A tale riguardo, per quanto riguarda le infrastrutture locali, occorre sottolineare che le semplificazioni introdotte produrranno grande slancio anche nella aggiudicazione e alla realizzazione del primo lotto della SS 275, che contrariamente alla narrazione di molti non è affatto bloccata: nel giro di pochi anni il Salento potrà avere un arteria sicura e scorrevole a 4 corsie fino a Tricase come da progetto unanimemente approvato.

Strada statale Bradanico-Salentina

Per questo asse viario c’è un forte interesse pubblico e del M5S: il collegamento tra i due capoluoghi di provincia, già previsto nel contratto Mit-Anas, é stato confermato da questo governo tra gli interventi prioritari e pertanto si procederà con le fasi indicate per la realizzazione del miglioramento dell’arteria.

Comprendo la frustrazione di chi ha ascoltato la politica discutere per anni, e decenni, ma ribadisco che il pregresso è ormai superato e presto i cittadini avranno la riprova che questo Paese non è affatto bloccato e che questa maggioranza conferma le opere utili ai cittadini che hanno diritto di vedere impiegati i soldi delle tasse in infrastrutture che migliorino la propria qualità della vita; per questo l’esecuzione dei lavori dell’Anas sull’importante arteria è stata sostenuta, ritenendo gli interventi da completare necessari e urgenti.

Su infrastrutture al sud e Alta capacità (o alta velocità di rete) Napoli-Bari (-Taranto/Lecce)

L’aggiudicazione del bando da 608 milioni di euro per un altro lotto della nuova linea Napoli/Bari conferma, contrariamente a quanto dichiarato recentemente da alcuni esponenti politici, che c’è una grande attenzione del Governo e della maggioranza a colmare veloce il gap infrastrutturale del Mezzogiorno e alla realizzazione immediata di opere utili per i cittadini con l’apertura dei cantieri. Inoltre, vale la pena specificare che non è corretto dire che questa linea aumenti solo la capacità, cioè il numero dei treni che possono transitare in un’ora. Il progetto prevede la velocizzazione di una parte del tracciato esistente e la realizzazione ex novo dei tratti in variante per eliminare le pendenze eccessive e le curvature più strette, rendendo quindi possibile una velocità media di percorrenza che passa da 80km/h a 150km/h.

Questo è una scelta progettuale che porta ben 3 vantaggi: in primis, avere una linea che possa continuare ad essere sfruttata anche dai treni regionali, interregionali e intercity, cioè non ad uso esclusivo dei freccia, con un impiego efficiente delle risorse; in secondo luogo, si dimezzeranno i tempi di percorrenza rendendo inutile l’uso dell’aereo e dell’auto, determinando quindi un incremento delle possibilità per raggiungere la capitale a prezzi accessibili e in modo eco sostenibile e infine questi enormi vantaggi si ottengono impiegando 1/4 delle risorse necessarie ad una linea dedicata che avrebbe reso impossibile interventi per il contemporaneo miglioramento della rete esistente per il trasporto regionale senza avere prezzi inaccessibili per il servizio freccia che avrebbe dovuto sostenere la realizzazione di una linea dedicata.

Inoltre, questa nuova linea veloce sarà implementata fino a Taranto, con raddoppio binari e ammodernamento tecnologico e fino a Lecce, già in parte realizzata attraverso soppressione passaggi a livello, ammodernamento tecnologico consentendo di andare a breve a 200 km/h tra Lecce e Bari (per ora fino a Brindisi).

Proprio la buona riuscita del commissariamento della realizzazione di questa opera, sta inducendo il ministro Toninelli a pensare di operare allo stesso modo per altre infrastrutture da realizzare, per esempio in Puglia, il raddoppio della linea adriatica Termoli e Lesina (che la Cgil confonde con la Napoli-Bari!), il nodo ferroviario di Bari Nord, la bretella all’aeroporto di Brindisi e altre opere che devono passare rapidamente dalla fase di progettazione a quella di cantiere!

Ciclovia dell’Acquedotto pugliese: ritardi colpa della Regione Puglia

Dopo oltre 3 anni di inutile attesa il presidente Emiliano e l’assessore Giannini cercano di scaricare le proprie responsabilità su altri!

La verità è che la Regione Puglia doveva avere un ruolo di guida e ad oggi, mentre altre Regioni stanno passando alla progettazione definitiva, la nostra rimane a fare sterile polemica invece di utilizzare soldi stanziati per restituire la fruibilità a cittadini e turisti di un’opera straordinaria importanza per lo sviluppo sostenibile dei nostri territori!

È dovuta intervenire la Corte dei Conti con dei rilievi formali e il Ministero dei Trasporti minaccia giustamente di revocare i fondi a causa della inerzia e incapacità di chi amministra la nostra Regione!

Ciclovie: ritardo inaccettabile della Puglia. Rischio danno economico

Poco dopo il nostro approdo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo confermato lo stanziamento di 361,78 milioni di euro per la nascita del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT), ritenendo strategico, per il destino economico di tante aree del Paese, lo sviluppo di queste infrastrutture e della mobilità dolce.
Con stupore, tra le 10 ciclovie, quella dell’acquedotto che vede la Puglia capofila (insieme a Basilicata e Campania), per la progettazione e la realizzazione, pur avendo ricevuto i primi finanziamenti da parte del Ministero per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica, latitano nella trasmissione dei progetti, nonostante numerosi solleciti inviatigli dalla competente Direzione generale del Mit, dimostrando scarsa collaborazione e profondo disinteresse per opere utili allo sviluppo della mobilità sostenibile. Opere che, per altro, porteranno certamente posti di lavoro e opportunità economiche per i territori attraversati dalle ciclovie.

I ritardi, imputabili unicamente alla Regione, potrebbero determinare importanti rilievi della Corte dei Conti, costringendo il Ministero a chiedere indietro i fondi già erogati, con il rischio di un importante danno economico per i territori interessati dalle ciclovie e questo è inaccettabile!
A dicembre 2015, per la legge di Bilancio 2016, un fronte ampio e trasversale, con un lavoro intenso del “coordinamento dal basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese” e il supporto mio e di altri colleghi parlamentari, riusci a smuovere il Governo di allora per far rientrare questa infrastruttura tra i finanziamenti delle prime 4 ciclovie (insieme a quelle del VenTo, del Sole e Grab).
Dopo oltre 3 anni (nel frattempo le ciclovie del SNCT sono diventate 10) ancora non si è riusciti a passare alla progettazione definitiva, come invece accaduto per il Grab.

Sicurezza Stradale sulla 274

Oggi si torna a parlare di sicurezza delle strade e leggere di una petizione dei Sindaci per chiedere ad Anas maggiore sicurezza attraverso un ampliamento della infrastruttura senza alcuna valutazione di merito appare abbastanza velleitario.

Vorrei sgombrare la discussione da un equivoco. L’ammodernamento infrastrutturale possono contribuire sinergicamente all’obiettivo zero vittime sulla strada, se i comportamenti alla guida sono corretti. Nessuna norma infatti può impedire collisioni tra veicoli anche sulle strade con i più recenti standard di sicurezza senza il rispetto delle regole.

Per richiedere degli interventi, quindi è imprescindibile avere elementi concreti dagli accertamenti sulla dinamica di quanto accaduto, in questo e negli altri scontri tra veicoli.

Infatti, pur comprendendo la richiesta di miglioramenti che certamente possono contribuire ad elevare i livelli di sicurezza e prescindendo dal caso specifico, credo sia opportuno una riflessione profonda sul modello culturale che tende a sottovalutare la manutenzione dei veicoli e di comportamenti rischiosi dei conducenti come l’eccesso di velocità o il mancato rispetto delle regole che inducono a imprudenza o imperizia.

Con profondo rispetto per le vittime, proprio per la delicatezza che dobbiamo ai loro parenti, credo che ogni ricetta sbrigativa e partorita sull’onda emotiva non giovi.

Le statistiche dicono che il 75% degli incidenti avviene in ambito urbano, che i pedoni abbiano un tasso di mortalità oltre 4 volte più elevato rispetto agli automobilisti e che l’errore umano sia il fattore più determinante tanto che le prime 3 cause di incidentalità sono la distrazione, la trasgressione di precedenze e l’eccessiva velocità.

Sarebbe utile quindi chiedere ad Anas, il tasso di incidentalità rispetto ai flussi per ciascun tronco dell’arteria viaria con una caratterizzazione rispetto alle cause e di questo certamente mi farò portavoce presso il Parlamento. Il Governo ha posto la massima attenzione sulla sicurezza stradale e sui fattori infrastrutturali tanto da stanziare ulteriori risorse per la messa in sicurezza delle strade ma senza lo sforzo di tutti gli attori per indurre nell’opinione pubblica un cambiamento culturale ogni intervento non sarà risolutivo. 

Il futuro della 275 impone riflessioni, non slogan politici

L'immagine può contenere: 1 persona, testoLa recente collisione tra 2 autovetture sulla ss275, certamente ci impone di riflettere sulla sicurezza stradale, come d’altronde richiedono anche le oltre 3.300 vittime del 2017 in tutta Italia. Per questo trovo sconcertante e di cattivo gusto usare tale episodio per speculazione politica: è giusto che le indagini accertino la dinamica esatta, che potrebbe non essere correlata in alcun modo alla infrastruttura stradale. Oggi è doveroso il un pensiero alle vittime, ai feriti e ai loro familiari.

Ad ogni modo, voglio rassicurare la vecchia politica che ancora sproloquia dopo averci regalato 20 anni di paralisi, che la vicenda dell’ammodernamento della strada statale è al vaglio degli organi competenti e della maggioranza di Governo: avevo già fissato un incontro con i responsabili dell’Anas per la prossima settimana, dimostrando ancora una volta che l’attenzione al territorio non è una questione di comunicati intrisi di slogan e di annunci, ma si persegue con una seria attività quotidiana spesso lontana dai riflettori.

Tra poco verranno emanato il bando per i lavori sul primo lotto, mentre continueremo a pretendere da Anas, come negli ultimi 6 anni, di procedere alla messa in sicurezza della strada statale a prescindere dal futuro di questa arteria: se in passato questa posizione fosse stata unanime, oggi i cittadini avrebbero una strada più sicura ma evidentemente anche allora era più comodo per qualcuno avere un pretesto per appoggiare un progetto sovradimensionato per la comunità solo ai fini del consenso elettorale.

ETR 700: il chiarimento da parte di Trenitalia

In riferimento all’articolo di qualche giorno fa apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno, mi sono immediatamente interessato e Trenitalia fa presente quanto segue:

“I treni ETR 700 sono stati acquistati in numero di 17 unità da Trenitalia con acquisto di opportunità a condizioni particolarmente favorevoli”.

Sul piano tecnico, il treno è perfettamente adatto a circolare sulla rete del sistema ferroviario nazionale ed è stato dotato degli apparati tecnici di sicurezza e segnalamento necessari per circolare in Italia.

Anche al fine di assicurare i migliori livelli di confort, in linea con quelli dell’ Alta Velocità, i treni sono stati completamente rinnovati, intervenendo, tra l’altro, anche sull’impianto di climatizzazione delle carrozze.

Per quanto riguarda le toilette il numero originario presente a bordo era di 5, adatto per percorsi di breve-media durata. In previsione dell’utilizzo sull’intera tratta Milano-Lecce è stata definita una modifica per estendere a 7 il numero di toilette, in linea con gli standard attuali di altri treni AV.

SS 275: ripartire da zero. Valutazione all’esame del Ministro

La strada statale 275 è un’opera che nel Salento ha creato da sempre aspettativa e sulla quale occorre fare chiarezza.

Come denunciato da Anac, la politica locale tutta e Anas sono stati in procinto di realizzare un progetto sovradimensionato, inutile e dannoso per il territorio, basato su valutazioni vecchie di 30 anni, non a caso chiamata “vergogna delle vergogne” dalla dirigente di Anas detta “la dama nera” al centro delle indagini della magistratura relativamente a fatti di corruzione.
A seguito del ritiro del vecchio progetto in autotutela, ne è stato presentato un altro, per la verità molto simile al precedente, che prevede due lotti funzionali separati: il primo, Maglie – Tricase, fino a Montesano è identico e mai contestato da nessuno, sul quale c’è sempre stato consenso unanime per la sua rapida esecuzione. È stato recentemente variato con il consenso delle amministrazioni per giungere fino a Tricase con 4 corsie.
Il secondo, Tricase – Gagliano del Capo, è stato sempre proposto come necessario e indispensabile da chi aveva interesse diretto particolare alla sua realizzazione a vario titolo, anche quando aveva 4 corsie e “tombava”, plausibilmente non a caso, due mega discariche abusive oggi poste sotto sequestro.

Le argomentazioni addotte finora circa la sicurezza stradale dell’esistente, tempi di percorrenza dell’esistente e l’impatto occupazionale, sono stati gli alibi di chi ha caparbiamente, e a volte in malafede, propagandato una idea di sviluppo e modernità dell’ ‘800, scuse facilmente e puntualmente smentite dal m5s e da comitato sos 275 in questi anni.
La separazione funzionale stabilita da Mit e Anas e avallata dal Cipe relativamente ai due lotti contraddice chi ritiene si debba decidere oggi sul secondo lotto e chi ora vorrebbe tra i sindaci ridiscutere il primo, dando torto nella logica ad entrambi.

La discussione sul secondo lotto non ha mai preso le mosse sulla riflessione della reale utilità. Reputo fondamentale non saltare un approfondimento di merito, sempre precluso in tutti i tavoli istituzionali cui ho partecipato che invece si sono concentrati esclusivamente, e troppo superficialmente, solo su due ipotesi di tracciato appiattendo anche il dibattito pubblico che, come mostrato all’incontro di Tricase, è molto più ampio e ricco. Se pertanto tecnicamente Anas durante la Valutazione di Impatto Ambientale deve analizzare tutti gli scenari, senza esclusione alcuna, includendo quindi quello che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente, perché la politica non ha mai ragionato su tale ipotesi, anche con l’ausilio dei tecnici, in nessuno degli incontri tenuti finora?

Forse qualcuno ha il timore di perdere il consenso?

Inoltre, ho anche esplicitato che nell’era dei big-data è inaccettabile per gli amministratori rinunciare a scelte consapevoli e ho ricordato che una legge dello Stato, il codice dell’amministrazione digitale, obbliga Anas a pubblicare tutti i dati di transito che raccoglie istantaneamente su ogni arteria d’Italia in sua gestione.
L’analisi dei flussi per ciascun asse viario attraverso multiple rilevazioni in più punti lungo l’infrastruttura, è fondamentale in qualunque processo tecnico e politico e decisionale, come ha plasticamente dimostrato la bocciatura del vecchio progetto, assolutamente inadeguato alle mutate esigenze del territorio: navigare a vista, sulla base di opinioni personali o di interessi particolari, non è auspicabile non solo perché si rischia di sprecare soldi dei cittadini ma perché, come dimostrano i decenni trascorsi, allunga i tempi di decisione, non supporta le scelte politiche in un confronto trasparente con l’opinione pubblica, privando la discussione di elementi inconfutabili per valutare ogni intervento. Tale analisi inoltre risulta imprescindibile nella pianificazione della mobilità della regione e degli altri di servizi di trasporto. Nell’ottica di una valutazione complessiva del sistema trasporti sicuro, rapido, economico ed efficiente, la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere disarmonica, se non addirittura totalmente incoerente, con la visione trasportistica del territorio che si sta costruendo con investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità e inter modalità.

E poi ci sono tanti interventi necessari e indifferibili forse maggiormente prioritari: elettrificazione delle ferrovie del sud est dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione di centinaia di passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle Fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Nardò, Maglie e Casarano), raddoppio dei binari perché altrimenti non potranno mai esserci più di due treni ogni ora.

Infine, merita di essere affrontata con trasparenza la questione relativa ai costi. Il primo lotto assorbe quasi tutto il finanziamento: 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (ripartito tra Regione al 40% e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) per un progetto che qualche anno fa era stimato costare 130 Milioni di euro. Ho ribadito quindi quello che tutti sanno: i ribassi d’asta sull’aggiudicazione della gara del primo lotto e i 44 milioni, probabilmente non basterebbero se si decidesse di proseguire con il secondo lotto e si dovranno stanziare ulteriori risorse senza che questo sia motivo ostativo alla scelta, ma rientrando in un ragionamento, finora assente, di efficacia degli investimenti pubblici.

Fuori dalle polemiche strumentali e dalle interpretazioni errate, un’opera così importante merita un dibattito serio e approfondito su questi aspetti. È il compito della politica. La storia della 275 ci ha dimostrato, finora, dove porta certa faciloneria. A ritardi imperdonabili ed errori gravissimi. Ed è proprio quello che vogliamo evitare.