Treno-Aeroporto Brindisi: subito progetto per recupare ritardi e omissioni

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Oggi su Quotidiano di Puglia il mio editoriale sul progetto di collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi

Il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi è un’idea ottima e di buon senso, a patto che poi vengano stanziati anche i fondi necessari per il servizio, cioè per pagare, in parte con contributo pubblico all’interno del contratto di servizio della Regione, le corse dei treni in modo da renderle convenienti rispetto all’auto privata o all’autobus, che hanno esternalità negative su ambiente, salute, congestione, incidentalità e benessere. L’ipotesi di un progetto simile rientrava già nel Piano Regionale dei Trasporti (2009-2013) ma mai perseguito convintamente. La richiesta per tale progetto era già stata avanzata nel 2012 anche da Confindustria Lecce, che in un incontro, con gli allora candidati sindaci, chiedeva il loro interessamento a questa piccola ma utilissima infrastruttura. Tutti hanno sottoscritto quel documento con l’impegno di adoperarsi in tal senso, poi rivelatasi propaganda da campagna elettorale. Perrone è stato eletto sindaco ma non si interessò al progetto.

Loredana Capone, all’epoca già assessore regionale alle attività produttive e vicepresidente della Regione, è stata eletta consigliere comunale ma non ha mai manifestato interesse per l’argomento, né in Comune né in giunta regionale. Solo il m5s si interessò alla questione: nel 2014 chiesi un incontro a Roma con Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e la società mi confermò di non aver mai ricevuto alcuna richiesta per redigere uno studio di fattibilità o un progetto preliminare. Né dal Comune di Lecce né dalla Regione Puglia. A distanza di un anno, i politici sbandierano la grande idea, che vede concordi, con una delibera Cipe del 2011, il Comune di Brindisi (a guida Pd mascherato da lista civica) e Aeroporti di Puglia (società al 99% della Regione a trazione Sel e Pd). Il progetto prevede un collegamento tramite autobus fino alla stazione centrale di Brindisi per un costo di 40 milioni di euro, da destinare anche per realizzare una stazione all’ospedale Perrino. Con tali scenari, avanzo formalmente la richiesta per avere risposte chiare in Parlamento; quindi il 27 novembre 2015 presento un’interrogazione che riceve risposta il 17 maggio 2016: si sta procedendo a un bando di gara per realizzare il collegamento via gomma con l’aeroporto. A questo punto, fermiamoci e ricapitoliamo un attimo: la Regione Puglia redige e adotta il piano regionale dei trasporti che prevede la possibilità di un collegamento ferroviario con l’aeroporto.

La stessa lo disattende già nel 2011, perché in sede ministeriale, all’interno del Comitato per la programmazione economica, prevede in accordo col Comune di Brindisi un collegamento con autobus. Nel 2012 l’assessore regionale, nonché vicepresidente della Regione, Capone firma un impegno, in qualità di candidato sindaco di Lecce, che prevede collegamento ferroviario, ignorando quindi la delibera Cipe del 2011. Passano 2 anni e nessuno chiede a Rfi uno straccio di progetto per il collegamento ferroviario. Nel 2016 arriva, tramite il ministero, la risposta della Regione che ribadisce la volontà del collegamento con bus.

E allora chi e perché ha proposto lo stanziamento di 60 milioni di euro di fondi statali per il collegamento ferroviario? La verità è che l’unico soggetto a poterlo fare è la stessa società Rfi. Per questa serie di ragioni l’esultanza di Emiliano, dell’assessore Capone e di parte del Pd nazionale è del tutto fuori luogo, anzi serve a coprire una miopia che ha bloccato il progetto, ritardandolo almeno di 10 anni, con spreco di 40 milioni di euro di soldi pubblici (perché è ovvio che un treno da Lecce o da Taranto che arrivi in aeroporto potrebbe raccogliere anche i passeggeri alla stazione di Brindisi). Nel 2023-2025 dovremmo avere questi 2 km di ferrovia che dovrebbero permettere a tanti pugliesi e turisti di non andare in auto in aeroporto. Forse. Perché ad oggi ancora non esiste neanche un progetto preliminare.

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