ZES: non si ragiona sui criteri.

Anche gli addetti ai lavori considerano prioritario capire il modello economico da perseguire con le ZES: i criteri che le disciplinano sono fondamentali, è mancata e continua ad essere assente una seria discussione su quale idea di futuro si voglia in Puglia. Pertanto, pensare che avere una ZES equivalga automaticamente a dare prosperità al territorio, è una mera illusione! Occorre pianificare come la ZES possa servire il territorio e non il contrario: i più grossi poli industriali pugliesi continuano tutt’oggi a sfruttare i territori, producendo inquinamento e disoccupazione: questo modello deve essere definitivamente abbandonato.

Appare evidentemente campanilistica la discussione dei partiti su quali comuni debbano rientrare nelle ZES: vogliono che continui l’attuale, ormai obsoleto, modello economico, che spartisce potere e incentivi agli imprenditori amici che finanziano campagne elettorali e promettono assunzioni per mantenere il consenso. A loro non interessano le alternative economiche basate su innovazione e sostenibilità che sono anche quelle a maggiore tasso di occupazione, professionalità più qualificate e stipendi più elevati.

Nel Decreto del Governo verranno individuati i criteri attraverso i quali si svilupperanno le ZES. Purtroppo sono passati quasi due mesi dalla scadenza dei termini dell’emanazione del decreto del Governo e i molti annunci sono stato puntualmente smentiti. È importante che vengano escluse dagli incentivi le industrie inquinanti, quelle deturpano il territorio e quelle che possano mettere in crisi le nostre produzioni eccellenti che contraddistinguono il made in Italy.

ZES in Salento: per Surbo serve serio piano di rilancio.

Lo avevamo detto mesi fa: le ZES svantaggiano le aziende che rimangono all’esternoOggi i politici salentini ne prendono atto e chiedono, con oltre 4 mesi di ritardo, di includere lo scalo ferroviario di Surbo all’interno di una ZES: non hanno mai avviato un rilancio concreto e pensano che con proposte confuse e senza alcuna pianificazione, si possa rilanciarlo.

La discussione sulle ZES si è trasformata in una guerra campanilistica a causa della Regione: Emiliano e l’assessore Mazzarano promettono senza dire come sia possibile realizzare un sistema sinergico che avantaggi tutti. Queste promesse presto si  scontreranno con i pochi fondi disponibili per tutto il mezzogiorno: ogni atteso beneficio sarà ridimensionato e saranno solo le aziende amiche o le multinazionali a beneficiarne.

Non si è mai discusso dei criteri di accesso e di quali tipi di aziende beneficeranno degli incentivi; si sta perdendo un’altra occasione per fare chiarezza e dare un chiaro indirizzo politico, nonostante il forte ritardo del Governo con l’emanazione del decreto che li specifica: non esiste un dibattito pubblico sul tipo di economia che si vuole realizzare in Puglia attraverso le ZES.

E’ paradossale che nonostante gli impegni presi dall’allora candidata sindaco Loredana Capone durante la campagna elettorale per le elezioni comunali amministrative per Lecce del 2012, la Regione dove lei ha l’incarico di assessore, non abbia mai agito per rilanciare lo scalo di Surbo. E’ poco credibile rispolverarlo solo per la questione ZES: serve un piano di rilancio, a prescindere dagli incentivi per le zone speciali, che possa dare respiro al comparto della logistica. Ho presentato diverse interrogazioni per chiedere al Governo di incentivare le attività legate allo scalo merci di Surbo e la mia è stata l’unica voce contro il silenzio degli amministratori.

ZES: Ritardi e opacità inaccettabili.

Il Decreto Mezzogiorno, convertito in Legge il 3 agosto 2017, stabilisce che le modalità per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i relativi criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area nonché i criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali nonché il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo, devono essere stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno,  di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti e con il  Ministro  dello  sviluppo economico, sentita la Conferenza  unificata,  entro  sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione. I 60 giorni sono scaduti.

Il Governo non rispetta quanto stabilito dalla legge: il lungo iter per la creazione delle ZES diventa ancora un’agonia senza fine a causa di ministri incapaci solo bravi negli annunci.

Inoltre continuano a preoccuparci i criteri che disciplinano l’accesso alle ZES. Pretendiamo chiarezza dal Governo: non devono avere accesso ai benefici le aziende inquinanti che appestano l’ambiente e non garantiscono la salute pubblica. Infine deve essere scongiurato il rischio che i prodotti delle aziende locali che possano subire la concorrenza sleale dalle eventuali multinazionali che si insedierebbero nelle ZES.

In questi mesi abbiamo visto guerre di campanile sulle ZES ma nessun dibattito sul progresso atteso nel meridione. Tutto il nostro Paese dovrebbe puntare sull’economia delle eccellenze delle nostre piccole e medie imprese e non diventare terra di speculazione. Purtroppo, i provvedimenti adottati da questi Governi, come lo Sblocca Italia o i Salva-Ilva, continuano ad favorire i colossi industriali e a danneggiare le PMI.

Zes Taranto: la Regione escluda le industrie inquinanti dagli incentivi.

Continuano i lavori per l’istituzione della ZES a Taranto a cui si affianca la proposta della Regione Basilicata di realizzare una ZES interregionale. Come avevamo previsto e denunciato il PD lavora ad una sinergia tra Basilicata e Puglia per agevolare l’estrazione di petrolio di ENI e Total e le altre industrie inquinanti nelle due regioni, permettendo loro di ottenere benefici fiscali ad discapito delle altre attività innovative, sostenibili e ad alto tasso di occupazione!

Nella delibera di giunta regionale lucana con cui si promuove la ZES con Taranto si scopre che l’accorpamento non è con Matera bensì con la piastra logistica di Ferrandina.

Sul lato lucano c’è anche il sospetto che tali benefici siano stati pensati per farne beneficiare al polo logistico funzionale alle attività altamente impattanti per la salute e l’ambiente, di Tecnoparco in tema di rifiuti.

Pertanto il PD e la Regione Puglia e  la Regione Basilicata, ancora una volta, stanno ammettendo chiaramente ai cittadini di essere asserviti agli interessi particolari delle grandi industrie inquinanti senza alcuna idea di futuro e alcuna intenzione di una reale riconversione economica dell’arco ionico.

Porto di Taranto: inaugurazione al Polisettoriale

Il Governo continua a fare passerelle a Taranto, ma la situazione rimane bloccata! Anche nell’occasione dell’inaugurazione della pista logistica a dicembre del 2015 abbiamo sentito toni trionfalistici da parte del Governo eppure a quasi due anni di distanza è completamente inutilizzata.

Taranto sta già pagando il pesante fardello di una colonizzazione di grandi industrie inquinanti scollegate dal contesto territoriale, non si deve commettere lo stesso errore di 60 anni fa! Il porto deve essere al servizio della città e non il contrario!

Il futuro del porto e della città di Taranto non è diventare una propaggine della Cina e delle multinazionali, senza alcuna visione di rilancio delle eccellenze e delle aziende italiane.

Manca la discontinuità con il passato: gli ultimi provvedimenti del Governo PD, ad esempio l’istituzione delle ZES, rischiano di essere funzionali ad agevolare le industrie dannose come ENI, ILVA e il progetto Tempa Rossa. Se così non fosse, per quale motivo in commissione al Senato sono state bocciate le proposte del M5S che puntavano alla riconversione economica?

Se si fosse realizzata solo un’unica Autorità di Sistema Portuale si sarebbe ottenuto un giusto coordinamento tra i porti pugliesi e a beneficiare sarebbe stata tutta la Puglia. Tuttavia, il campanilismo e la brama di distribuire poltrone ha prodotto due autorità con il risultato di avere la competizione tra i porti invece di un loro maggiore coordinamento con politiche utili alla Puglia e al Paese.

ZES e petrolio: dubbi sul provvedimento approvato al Senato.

Approvato al Senato il decreto 91/2017 che agli articoli 4 e 5 disciplina le Zone Economiche Speciali in meridione. In base a quanto previsto dal nuovo decreto, la ZES può essere costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale e comprendano almeno un’area portuale. Inoltre, vi è la possibilità di realizzare una ZES interregionale: pertanto, aeree della Basilicata potrebbero agganciarsi a città come Taranto, che, tuttavia, nel relativo gruppo di lavoro proprio sulle ZES, vede la presenza del Prof. Aldo Berlinguer (ex assessore all’Ambiente della Basilicata ed ex cda della gestione crediti di MPS e Banca Antonveneta) che ha sviluppato alcuni studi sulle zone franche e sulla fiscalità differenziata sui prodotti energetici in Basilicata trattando proprio di petrolio.

Rimangono dubbi sulle ZES soprattutto perchè si prospetta un inquietante intreccio con il petrolio lucano visto che il decreto impone un “nesso funzionale” come condizione per estendere la ZES anche in aree non adiacenti che tra la Basilicata e il porto di Taranto, è proprio il petrolio. Pertanto, le agevolazioni fiscali potrebbero avvantaggiare le multinazionali petrolifere che in questo periodo stanno passando un brutto momento.

Inoltre i criteri per l’istituzione della ZES saranno stabiliti da un decreto ministeriale del Governo PD che fino ad oggi ha sempre agevolato le multinazionali petrolifere. Si tratta di un indirizzo politico ben lontano dal volere dei cittadini che sia in Basilicata che in Puglia hanno dimostrato una forte opposizione ad una politica energetica basata sullo sfruttamento dei fossili.

Le occasioni perse si sprecano: si poteva discutere nel merito e con i territori di che tipo di modello produttivo ed economico si volesse agevolare. Non a caso in Senato è stato respinto l’emendamento del M5S che proponeva di inserire tra i criteri dell’istituzione della ZES anche quello della riconversione economica delle aree. Questo significa che vogliono continuare ad agevolare gli attuali assetti produttivi inquinanti. Ancora una volta il Governo utilizza i fondi di Coesione per imporre al sud una politica industriale vecchia fatta di idrocarburi e attività ottocentesche.

ZES: serve dibattito serio!

Le ZES (Zone Economiche Speciali) sono oggetto del decreto 91/2017 in discussione in Parlamento e verranno individuate nelle regioni meridionali. Il PD e il Presidente Emiliano sono colpevoli della guerra campanilistica che si sta sviluppando sulle Zone Economiche Speciali (ZES) in Puglia. Per accontentare gli amici degli amici, ha ottenuto due distinte Autorità di Sistema portuale anziché un’unica, come previsto originariamente, ed ora le due autorità, con i politici dei rispettivi territori, si fanno la guerra a chi deve ottenere la ZES. Vergognoso!

Sulle ZES manca un dibattito serio per far comprendere ai cittadini quali vantaggi e svantaggi si possano ottenere. La ZES non è la panacea di tutti i mali e soprattutto non si attuerà in tempi brevi. Inoltre se non vi è una pianificazione curata nei dettagli e soprattutto una pertinenza dei programmi di sviluppo duraturi nel tempo e collegati al contesto socio-economico locale, la ZES può rappresentare un fallimento. Ci sono rischi legati alla colonizzazione delle multinazionali che possono rendere il territorio soggetto al ricatto occupazionale. Ci sono rischi legati all’impossibilità, per le piccole e medie imprese che sono fuori la ZES, di competere con le multinazionali che sono all’interno, visto i differenti regimi fiscali. Ad esempio, se una multinazionale che commercializza o lavora olio di oliva, mandarini, uva di provenienza estera – giunta attraverso il porto franco di Taranto – si instaurasse nella ZES, avrebbe vantaggi che spazzerebbero la concorrenza delle eccellenze pugliesi del settore. Bisogna fare molta attenzione e non trattare con superficialità un tema così importante che può determinare il futuro del territorio.

Il decreto prevede che possano beneficiare delle agevolazioni economiche anche le aziende che già risiedono nel territorio dove verrà individuata la ZES. Se la ZES di Taranto comprendesse le aree dove sono situate la raffineria, il cementificio, il siderurgico, le discariche e le centrali elettriche già esistenti, queste aziende potrebbero continuare a inquinare il territorio e per giunta con soldi pubblici! Il M5S non è contrario alle aree dove vi sono detassazioni se si creano nuove economie sostenibili. Ad esempio da anni per Taranto proponiamo regimi fiscali agevolati per quelle aziende che sono disposte a investire nella ricerca e nelle energie rinnovabili purché si assumano l’onere di bonificare il territorio inquinato. Purtroppo il PD ha sempre bocciato queste nostre proposte di buon senso per una riconversione economica!