Rifiuti, Regione stanzia 16 milioni: tutti gli errori di politici incapaci

Non si possono sprecare soldi pubblici con impianti completamente sbagliati. Finanziare un impianto per produrre materiale da bruciare negli inceneritori, dannosi per la salute e per l’ambiente, è pura follia. Inoltre, verrà finanziato anche un impianto definito di compostaggio anaerobico: temiamo che sia un modo per mascherare un impianto finalizzato alla produzione di gas e solo marginalmente a fertilizzante naturale di qualità.

Emiliano continua la politica di Fitto e di Vendola, tesa a favorire gli inceneritori e il gruppo Marcegaglia/Albanese, monopolista di tali impianti in Puglia. Emiliano si rivela ancora una volta in perfetta sintonia con Renzi che con il decreto “sblocca Italia” ha favorito l’incenerimento dei rifiuti!

La legge prevede questo ordine di priorità di interventi: ridurre a monte la produzione di rifiuti (eccesso di packaging), riusare i prodotti e i materiali, riciclo degli stessi attraverso la raccolta differenziata che doveva essere al 65% a fine 2012.

Bisogna intervenire urgentemente prima sulle cause che hanno reso la Puglia incapace di gestire i materiali di scarto che chiamiamo rifiuti. Come prevede la normativa europea, occorrono politiche incentrate sulla diminuzione della produzione dei rifiuti e sull’aumento della raccolta differenziata che in Puglia è ancora fuori legge! Occorre migliorare l’impiantistica del ciclo dei rifiuti favorendo in maniera diffusa sul territorio piccoli impianti aerobici e pubblici per trasformare umido in compost e finalizzare gli impianti che trattano l’indifferenziato a recuperare ulteriormente i rifiuti senza inviarli ad incenerimento, con l’obiettivo di recuperare il 100% dei material. Questa politica chiamata “strategia rifiuti zero” è applicata in tanti contesti internazionali perché rappresenta la migliore pratica (risolve in maniera definitiva e sostenibile il problema dello smaltimento creando occupazione stabile e numerosa) e da anni è presente in tutti i programmi elettorali del M5S per qualunque livello istituzionale mentre i partiti di centrodestra e centrosinistra vanno esattamente nella direzione opposta per creare emergenza e favorire gli affari di aziende che avrebbero già dovuto chiudere.

Scandalo Tempa Rossa e dimissioni Guidi: avevamo denunciato tutto!

 tempa-rossa1Il M5S si conferma l’unica vera opposizione! La vergognosa vicenda che vede coinvolta la ministra Guidi nelle intercettazioni con il suo compagno Gemelli, con interessi nel progetto Tempa Rossa e lo stretto legame del Governo con i petrolieri, non è assolutamente una notizia di questi giorni. E’ triste ricordarlo ma noi lo avevamo detto a gran voce in tempi non sospetti.

depliant-coloriIn ben due distinte occasioni denunciammo questo emendamento vergogna. La prima ad ottobre 2014 durante la discussione del decreto Sblocca Italia dove in Commissione Ambiente alla Camera, una manina a tarda notte aveva inserito questo emendamento vergognoso che fu respinto solo grazie alla pronta reazione del M5S. Successivamente, in Legge di Stabilità a Dicembre 2014 denunciammo subito l’emendamento riproposto che coinvolge direttamente la Basilicata e soprattutto Taranto con le sue infrastrutture portuali a ridosso della raffineria ENI, l’ennesimo schiaffo al territorio già martoriato dall’inquinamento e schiacciato dagli interessi delle lobby. Renzi ci ignorò e la legge passò con il voto di fiducia al Senato!

Le dimissioni della Guidi sono insufficienti perché rappresentano un’ammissione di colpa per tutto il Governo a cominciare dalla Ministra Boschi, nominata proprio dalla Guidi in merito all’approvazione dell’emendamento, e soprattutto per il Presidente del Consiglio Renzi che ogni giorno dimostra di essere legato alle lobby del petrolio attraverso continui provvedimenti a favore dei combustibili fossili e delle energie non rinnovabili!

stop-tempa-rossa-rosso (1)Giova ricordare che su Tempa Rossa a Taranto, grava ancora la delicatissima questione legata al rischio di incidenti rilevanti, che il M5S ha più volte portato all’attenzione dei Ministri Galletti e Guidi, un rischio con effetto devastante in un’area che coinvolge più di 200 mila abitanti. Probabilmente la Guidi non ha mai risposto, perché occupata al telefono con il fidanzato! Abbiamo chiesto di ritirare la Valutazione di Impatto Ambientale, e di ripeterla includendo gli altri impianti per una valutazione complessiva come prescritto per legge, e viene da chiedersi se anche Galletti sia momentaneamente occupato al telefono con qualche amico in attesa di favori.

E’ evidente che il PD e il centro sinistra siano solo etichette finte, in quanto non c’è nulla di democratico in quello che impone al Paese e tanto meno c’è alcuna differenza con il PDL e i partiti di centro destra che hanno governato con Berlusconi. Tutti in questi 20 anni si sono spartiti poltrone e potere facendo regali a familiari, finanziatori e amici!

Il M5S dimostra di essere libero dai legami lobbistici, da finanziamenti occulti e da interessi particolari, per questo ha la possibilità di denunciare tutte queste nefandezze e di portare nelle istituzioni esclusivamente gli interessi dei cittadini italiani!

Qui riporto il comunicato stampa inviato il 17 Dicembre 2015 quando il Governo, per la seconda volta, ha provato (in questa occasione riuscendoci) a far passare il progetto Tempa Rossa come strategico (estrazione del petrolio in Basilicata da parte di ENI e Total e sua esportazione dal porto di Taranto): in questo modo hanno aggirato le necessarie autorizzazioni degli enti locali.

Processo ILVA: il ministro chiarisca su nuova battuta d’arresto

20141013_121416Nuova battuta d’arresto nel processo storico “Ambiente Svenduto” a carico di tre società del gruppo Ilva e di altri 44 imputati visto che già l’udienza prevista per il giorno 21 ottobre 2015 è stata rinviata per omessa notifica e l’udienza prevista per il giorno 1 dicembre 2015, è saltata per lo sciopero degli avvocati penalisti. Tra gli imputati vi sono gli ex presidenti di provincia di Taranto e Regione Puglia, Gianni Florido e Nichi Vendola, l’avv. Francesco Manna, all’epoca dei fatti capo di gabinetto del governatore Vendola, il dirigente della Regione Puglia, l’ing. Antonello Antonicelli, il professor Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’ex presidente della commissione AIA del Ministero dell’Ambiente, Dario Ticali messo in quel ruolo dall’allora ex Ministro Prestigiacomo, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex assessore della giunta Vendola e ora consigliere regionale sempre in forza al PD, Donato Pentassuglia, il deputato di Sel ed ex assessore regionale Nicola Fratoianni, l’ex assessore all’ambiente della Provincia di Taranto di centro sinistra, Michele Conserva. A bloccare questa volta il processo facendolo ritornare alle indagini preliminari sarebbe stato un vizio di forma, una mancata apposizione sul verbale del nominativo dei legali di una decina di imputati. Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli. Il M5S chiede chiarezza al Ministro Orlando.

martelletto giudice

Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli.

Il processo “Ambiente Svenduto” è un importante procedimento non solo per i reati in tema di ambiente e salute pubblica che vengono contestati agli imputati, ma potrebbe rappresentare anche dal punto di vista dell’opinione pubblica un ripristino dello stato di legalità per i cittadini e i lavoratori, non solo di Taranto ma di tutta l’Italia, per cui sorge il rischio che questi bruschi rallentamenti del processo possano incidere sull’accertamento dei fatti e delle relative responsabilità.

Questa è la terza sospensione del processo in pochi mesi: troviamo sconcertante che su un procedimento tanto importante per la cittadinanza si possano commettere errori tanto grossolani. Vorremmo che il rispetto delle regole e delle leggi non ci sia esclusivamente quando la giustizia cerca la verità ma anche quando un’azienda causa la malattia e la morte a centinaia di italiani!

Sono oltre 800 le parti civili tra cui vi sono parenti di operai deceduti e centinaia di privati cittadini, soprattutto residenti del quartiere Tamburi, a ridosso dell’Ilva, che quotidianamente hanno respirato sostanze inquinanti. Confidiamo nel corretto svolgimento del processo ma non si può negare che queste sviste, apparentemente così di poco conto, fanno perdere fiducia alla cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Per questo motivo si chiede al Ministro Orlando se abbia intenzione di inviare gli ispettori al fine di accertare le responsabilità della presunta svista descritta e come, per quanto di propria competenza, intenda garantire, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, la regolare prosecuzione del processo. Taranto ha bisogno di giustizia che per troppo tempo è stata negata: questo processo potrebbe in parte sanare la totale mancanza di fiducia che i cittadini provano nei confronti delle istituzioni, auspichiamo che d’ora in avanti il processo vada avanti celermente!

 

FSE: treni costosi ma non in linea con gli standard UE. M5S a Vendola: è mancata trasparenza!

GDM_20150324_DeLorenzisTreniIl Ministero dei trasporti risponde ad una interrogazione, scaricando completamente sulla regione Puglia le eventuali responsabilità in merito alla commessa dei 27 treni  ATR 220 acquistati con fondi regionali da Ferrovie Sud Est (più 2 rivenduti senza bando di gara, ad un prezzo maggiorato alle ferrovie lombarde) su cui sta indagando la procura e pertanto si limita a riportare quanto l’Ufficio speciale trasporti e impianti fissi (USTIF) per la Puglia riferisce in merito.

Dalla disamina dell’USTIF risulta che i prezzi maggiorati siano dovuti al sistema di sicurezza SCMT (Sistema Controllo Marcia Treni), di cui i treni lombardi devono essere provvisti mentre quelli pugliesi sono privi. SCMT è un sistema per la sicurezza che attua la protezione della marcia del treno, controllando la velocità massima ammessa, istante per istante, tenendo conto dei vincoli relativi al segnalamento, alle caratteristiche dell’infrastruttura ed alle prestazioni del rotabile, sia in condizioni normali che di degrado, attivando la frenatura d’emergenza, in caso di superamento dei limiti di controllo. Restano i dubbi sugli alti costi di acquisto e sulla commessa alla Varsa.

ferrovie

La candidata alla Presidenza Antonella Laricchia e i portavoce pugliesi di Camera, Senato e Parlamento Europeo incalzano la gestione Vendola: “Occorreva che un cittadino entrasse nelle istituzioni come parlamentare per conoscere l’esoso costo dei treni di FSE. Questa situazione si è creata per la completa mancanza di trasparenza nella gestione di FSE e della regione Puglia. Trasparenza sempre decantata da Vendola, evidentemente di fatto mai riscontrata. Infatti, qualsiasi responsabilità in merito ai treni acquistati dalla FSE è imputabile unicamente alla Regione. L’USTIF afferma che l’acquisto dei treni sia di circa 3,5 milioni di euro cadauno e non quasi 2 milioni di euro come si è appreso dalle fonti stampa, ciò significa che il costo per 27 treni non sia di 50 milioni di euro circa, ma di ben oltre i 90 milioni di euro.  I giudici  verificheranno certamente se tali costi siano effettivamente in linea con le quotazioni di mercato o se qualcuno si sia arricchito con i soldi dei cittadini.

“Solo i 2 treni acquistati da Ferrovie Nord di Milano tramite FSE sono dotati, con un sovrapprezzo di mezzo milione di euro cadauno, del sistema SCMT per rispondere al nuovo standard europeo di interoperabilità tra le reti ferroviarie. Per le FSE, la Regione ha preferito risparmiare sulla sicurezza dei cittadini. Gli utenti delle FSE non sono degni di avere sistemi di sicurezza e controllo che sono ormai standard nella UE?”

“Risulta sorprendente”conclude la candidata governatrice Antonella Laricchia – “che, secondo l’USTIF, la clientela abbia espresso un gradimento soddisfacente sulla flotta FSE. Sul sito del gestore ferroviario e dell’agenzia regionale della mobilità, non risulta pubblicata alcuna indagine che giustifichi tale affermazione. Parlando spesso con gli studenti e i lavoratori che regolarmente utilizzano il servizio di FSE, si ha un impressione diametralmente opposta. Resta comunque il fatto che questa vicenda mostra ancora ombre su cui si auspica che presto la magistratura possa fare chiarezza. Per fortuna da Maggio in Regione, a vigilare contro lo sperpero di denaro pubblico e la cattiva gestione dei partiti nella cosa pubblica, ci saranno finalmente cittadini con le mani libere, del MoVimento 5 Stelle.”

Scandalo FSE: il MIT scarica sulla Regione le responsabilità

treno-sud-est-martina-franca Una risposta deludente ed evasiva quella del sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro all’interrogazione parlamentare sullo scandalo dei treni comprati dalle Ferrovie Sud Est, pagati venti volte il loro valore. La Procura, sul caso, sta già effettuando delle indagini in cui sono indagati diversi responsabili interni alle FSE e anche responsabili di aziende di consulenza, con ipotesi di reato quali l’abuso di ufficio, truffa e corruzione. L’azienda dalla quale le Sud Est avrebbero prima venduto vecchie carrozze per poi riacquistarle ristrutturate a prezzi esorbitanti è la Varsa, società polacca, con responsabile legale un italiano, che sarebbe priva di una struttura aziendale e creata unicamente per ottenere fondi erogati dalla Regione e dall’Unione Europea.

Il dicastero gioca allo scaricabarile e non si assume alcuna responsabilità né per l’accaduto né per i mancati controlli. Siamo al ridicolo, se non fosse che di mezzo ci sono fondi pubblici sottratti ai cittadini per un’operazione che ha tutte le caratteristiche della speculazione. Il Ministero dei Trasposti non può limitarsi a richiedere una relazione all’Amministratore unico delle Ferrovie Sud Est, che è parte coinvolta nella vicenda. Il controllore, secondo il ministero, dovrebbe controllare se stesso? Siamo, piuttosto, dinanzi ad una probabile truffa, ad un abuso di ufficio con profili che fanno pensare alla corruzione di dirigenti e politici. Perché il Ministro Lupi non avvia indagini interne? Per non si vuol far chiarezza sulla vicenda?

Nell’interrogazione parlamentare, si chiede, inoltre, quali iniziative immediate il dicastero intenda intraprendere per evitare che aziende partecipate vengano coinvolte in operazioni finanziarie che portano ad una sottrazione indebita di denaro pubblico, anche attraverso le cosiddette “scatole cinesi”. Ma la risposta del Governo Renzi indica chiaramente che questo per l’Esecutivo non è una priorità.

Le FSE rappresentano un mezzo quotidiano di trasporto fondamentale per centinaia di migliaia di pugliesi. La reazione del Governo Renzi che, invece, di fornire elementi che chiariscano l’accaduto, limitandosi ad una generica intenzione di monitorare la questione, appare scandalosa come scandalosa è la gestione non trasparente della vicenda. Alle responsabilità governative vanno sommate, poi, quelle sicuramente più pesanti della Regione Puglia, l’ente esclusivamente competente delle risorse destinate alle Ferrovie Sud Est. È ridicolo che la Regione chieda il commissariamento di FSE, piuttosto sarebbe coerente pretendere le dimissioni da parte dell’assessore ai Trasporti. Sia dell’attuale Giovanni Giannini ma, ancor di più, del suo predecessore Mario Loizzo del PD, attuale consigliere regionale, ex segretario provinciale e regionale della Cgil ed alla guida dell’assessorato dal 2005 al 2010: ambedue gravemente colpevoli dell’assenza di vigilanza sulla vicenda. La vicenda, infatti, si è verificata proprio negli anni di governo Vendola quindi, delle due l’una: o la Regione ha dormito e si è fatta soffiare sotto il naso denari senza accorgersene, oppure qualcuno in via Capruzzi ha fatto ‘bingo’ con i soldi pubblici. Chi, poi, propone una commissione di inchiesta prima che si concluda il lavoro della magistratura è in cerca di facili consensi proponendo, proprio a chi doveva vigilare, di verificare perché dormisse o fosse complice di questo affare dannoso per le casse pubbliche. Il chiaro riferimento è alle dichiarazioni a Nicola Marmo (PDL-Forza Italia).

Torre Guaceto: il governo certifica l’illegalità della Regione

Torre Guaceto 2Oggi in risposta ad una delle interrogazioni presentate per fare chiarezza sulla situazione drammatica di Torre Guaceto, il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, l’On. Velo, ha fornito risposte inutili impiegando il 90% del suo intervento per riproporre l’iter autorizzativo. Tuttavia, ha confermato che il provvedimento adottato per il “temporaneo” scarico dei reflui nella meravigliosa oasi naturalistica è illegale perché in contrasto con la legge istitutiva del parco e priva di documenti importantissimi per l’iter per il rilascio dell’autorizzazione amministrativa: quindi la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese hanno commesso un illecito e il Ministero ne è consapevole e sta a guardare!

I Ministri del Governo Renzi continuano a lavarsi colpevolmente le mani dei problemi che riguardano direttamente i Pugliesi ignorando proprio un Decreto Ministeriale che sancisce che la qualità dell’acqua dell’Area Marina non dovrebbe esser alterata in nessuna maniera e per alcun motivo.

Nel merito della risposta rimane ancor più deludente scoprire che il Ministero è consapevole che giorno dopo giorno la materia ambiente alla quale sono legate la salute e le attività economiche come il turismo e la pesca, viene posta in secondo piano rispetto alle scelte orribili che compiono le amministrazioni come la Regione Puglia che dimostra ancora una volta come i partiti e questi governi siano legati a un’idea di sviluppo letale tanto da ritenere che un gioiello come Torre Guaceto possa esser sacrificato.

Qui il video della vergognosa risposta!

Ci chiediamo se Emiliano nuovamente dissentirà dal suo partito e dal modo di gestire questa Regione guidata dal centro sinistra in modo vergognoso da oltre 10 anni, che con le proprie scelte, come quella su Torre Guaceto, ha dimostrato la sua totale incompetenza e la malafede nel tutelare il territorio e il mare pugliese.

TAP: la giunta Vendola continua la farsa


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Per i parlamentari pugliesi M5S, il centrosinistra pugliese nei fatti non ha mai condotto alcuna battaglia concreta contro il gasdotto, ritenuto inutile per la Puglia e l’Italia intera, e conferma il no al TAP a prescindere dalla località d’approdo

Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal Presidente Introna a seguito della conferenza di servizi presso il Mise, la giunta regionale ribadisce il “no” all’approdo a Melendugno ma un “sì” di fatto al progetto. Reputiamo ambiguo l’atteggiamento della Giunta regionale che sulle fonti fossili ha cambiato spesso le dichiarazioni pubbliche ma che non si è MAI opposta chiaramente con atti formali e costanti nel tempo. Come 5 Stelle ribadiamo una convinta opposizione al TAP in qualunque località.

Se la Regione Puglia voleva realmente negare il progetto del gasdotto TAP poteva impugnare la legge di ratifica tra Italia e Azerbaijan nonché l’articolo 37 dello ‘Sblocca Italia’ relativo ai gasdotti  Neppure sul decreto Sblocca Italia non si hanno ancora notizie di una impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale, nonostante le diverse dichiarazioni di esponenti di spicco di PD e SEL, rilasciate nelle settimane scorse in opposizione all’art. 38 sulle trivellazioni. E comunque nulla viene detto dai rappresentanti di centro sinistra sull’articolo 37 riguardante i gasdotti. Ricordiamo che qualunque approdo del TAP aggraverebbe comunque l’impatto di emissioni e paesaggistico sul territorio pugliese e, pertanto, che sia nel leccese o nel brindisino, il gasdotto è inaccettabile. Ai rappresentanti di centro sinistra, che forse per troppo tempo sono stati e sono in Parlamento in compagnia di Berlusconi e sodali, è doveroso ricordare che l’Italia non è un’azienda e i fatti hanno già dimostrato che la gestione del Paese secondo meri parametri finanziari è un suicidio. Il centrosinistra, infatti, auspica uno sfruttamento del territorio facendo largamente uso dei combustibili fossili mentre il consumo di gas è in forte calo in Italia ed il TAP non è destinato, peraltro, a fornire gas al nostro Paese ma al resto d’Europa. L’atteggiamento del centrosinistra pugliese, al di là degli slogan, delle promesse in campagna elettorale e delle finte battaglie locali non è affatto ambiguo se invece si guardano gli atti ufficiali nei quali la Regione Puglia si è espressa a favore dell’altro gasdotto che giungerà a Otranto, il Poseidon, e le altre richieste di autorizzazione a trivellare in terraferma regolarmente rilasciate con parere favorevole. Anche per questo fanno ridere, anche se sarebbe da piangere, le dichiarazioni di Blasi in quanto il PD governa a livello nazionale, regionale e anche in diverse province e comuni ed è lo stesso partito che ha inflitto moltissime ferite alla Puglia. I cittadini pugliesi sono stanchi di subire le scelte del PD su trivelle a terra, Ilva, Cerano etc.. Se Blasi è contrario alle nefandezze di Renzi e del sottosegretario De Vincenti (entrambi esponenti PD) e delle lobby dalle quali sembrano prendere ordini, strappi la sua tessera e si dimetta dal partito, giusto per coerenza”.

Quale l’alternativa secondo i 5 Stelle dunque? Per non dipendere dal gas di Putin o di qualsiasi altro dittatore, la strategia europea, italiana e pugliese dovrebbe puntare sull’autonomia energetica attraverso fonti rinnovabili distribuite e diffuse con impianti di piccola e media taglia e la riconversione energetica degli edifici,  progetti che genererebbero molti più posti di lavoro rispetto le opere che vertono sulle fonti fossili.  In un Paese civile si dovrebbe pianificare il futuro e non correre dietro all’interesse odierno delle lobby delle fonti fossili.

emiliano_620-defaultChissà cosa ne pensa Michele Emiliano ma soprattutto cosa farà concretamente per opporsi al suo partito sulla questione.

Aeroporti di Puglia: qualcosa si muove!

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Dopo due interrogazioni, decolla una verifica da parte degli organi di controllo. E poi qualcuno dice che avere dei cittadini liberi nelle istituzioni è inutile!

Solo perché, pur stando nelle Istituzioni, ci manteniamo con le mani pulite e libere abbiamo la facoltà di fare domande senza riguardi per alcuno, chiedere conto della verità, non dover accontentare con riverenza il potente di turno, evitare di doverlo ringraziare magari ricambiandolo con qualche favore.

La prima interrogazione del 29 gennaio 2014 riguardava i compensi stratosferici dei dirigenti di Aeroporti di Puglia

La seconda interrogazione del 25 settembre 2014 invece si occupava di chiedere chiarimenti in merito alla correttezza della gestione degli aeroporti e il rispetto dell’atto di concessione che prevede non discriminazione dell’utenza e la concorrenza tra i 4 scali aeroportuali.

AQP: assunzioni in campagna elettorale!

campagna-referendum-acqua Le procedure di selezione, avviate proprio con l’avvicinarsi della tornata elettorale e senza alcuna trasparenza, rientrano nella logica ipocrita della Giunta Vendola di gestire in maniera privatistica un ente che, secondo il referendum del 2011, dovrebbe essere pubblico

L’Acquedotto Pugliese il 31 ottobre ha pubblicato, sul proprio sito web, l’inserzione che prevede l’avvio delle selezioni per il reclutamento di alcuni profili professionali. L’ente, sebbene a totale capitale pubblico della regione Puglia, adotta modalità di assunzione come ente giuridico di diritto privato, essendo una società per azioni: come tale, le sue procedure di assunzione non hanno natura di concorso pubblico tanto che la selezione non comporta necessariamente l’assunzione, che quindi ha un carattere estremamente discrezionale. Infatti, si legge nel documento che definisce le modalità per la gestione dei processi di reperimento, selezione, assunzione del personale di Acquedotto Pugliese, emanato giusto ad ottobre, che “la pubblicazione dell’avviso di selezione, la successiva selezione dei candidati, nonché la pubblicazione dell’elenco degli idonei non comportano in alcun modo un obbligo di assunzione da parte dell’Azienda, riservandosi quest’ultima in ogni momento ampia discrezionalità senza che i candidati possano vantare alcun diritto”.

01acquedotto-puglieseIn prossimità della campagna elettorale la società Acquedotto Pugliese S.p.A., che SEL e PD spacciano agli elettori per pubblica, rivela ampiamente la sua natura privatistica sotto l’influenza della politica, prendendo quindi i difetti di entrambi. La logica del privato non si mostra esclusivamente nella gestione economica con finalità di generare dei profitti (contrariamente all’esito del referendum del 2011), ma anche nella selezione del personale con modalità assolutamente opposte ad un pubblico concorso, meritocratico e trasparente, per titoli ed esami. Infatti, a parte l’evidenza delle figure ricercate, tutto il resto è opaco, come conviene alla politica dei partiti: gli avvisi pubblicati sul sito di AQP specificano che le procedure, affidate ad società di selezione esterna, hanno valore meramente ‘esplorativo’ e gli esiti non comportano obblighi di assunzione. Per questo motivo sorge anche il dubbio che le aspettative dei partecipanti siano ripagate in relazione al loro comportamento durante la prossima campagna elettorale o nell’urna del seggio elettorale. Noi crediamo che non siano assolutamente queste le modalità di selezione congeniali al più grande acquedotto d’Europa. Si tratta di ciò che vogliono tutti i partiti, SEL in primis, assumendo di fatto dipendenti di un ente parastatale senza concorso. Un po’ come è già avvenuto in Regione con i cosiddetti ‘precari’ divenuti a tempo indeterminato e pagati dalle tasche di tutti i pugliesi quando, in precedenza, il loro ingresso è avvenuto per segnalazione politica nei minilistini dei diversi assessorati. Una vicenda su cui meglio stendere un velo pietoso e che non si ripeterà una volta che il M5S sarà finalmente tra i banchi del consiglio regionale. Vendola e la sua Giunta si dimostrano nuovamente ipocriti ed incoerenti. AQP deve tornare ad essere davvero ente pubblico, prevedendo meccanismi di partecipazione e controllo delle comunità di cittadini e lavoratori. Anche per questo il Movimento 5 Stelle si candiderà in Regione con dei cittadini liberi e incensurati che risponderanno solo ad un programma condiviso e non a logiche di poltrona.

Torre Guaceto: il paradiso che Vendola rischia di cancellare

10578375_10202739334073425_1516067577_n-3 C’era una volta un paradiso naturalistico. C’è ancora, ma a causa della Regione Puglia sta rischiando di scomparire.

Parliamo di Torre Guaceto, nel brindisino. Le foto in rete restituiscono le immagini di quello che era prima il litorale con le sue bellissime spiagge prima che entrasse in funzione il depuratore di Carovigno, con i suoi scarichi che finiscono direttamente in quella che una volta era un’altra perla turistica della Puglia. Torre Guaceto è un’oasi protetta meravigliosa, ma sta morendo avvelenata da settimane con un costante flusso di scarico di liquami, nonostante per legge* l’area marina protetta vieti “l’alterazione, con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente marino, nonché la escavazione e la raccolta di materiali inerti;”

E le istituzioni? Finora hanno dormito e per recuperare il tempo perso si muovono, senza visione e programmazione, creando ulteriore danno.

La prima denuncia risale a metà settembre, e fu il Consorzio di gestione dell’area protetta che raccolse foto e testimonianze per raccontare l’epilogo della riserva naturale che soprattutto d’estate risulta un ottimo traino per il turismo.

Il 22 settembre infatti è stato attivato il nuovo depuratore dell’Acquedotto Pugliese che raccoglie le acque fognarie dei comuni di San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, delle marine in provincia di Brindisi, e presto accoglierà anche i reflui di Carovigno.

L’impianto a regime dovrebbe scaricare ogni giorno 10 mila metri cubi di acque con tasso di depurazione minimo** nel canale Reale, la cui foce è proprio nella zona a massima protezione*** della riserva naturale brindisina, la più tutelata e nella quale è perfino vietata la balneazione per non alterare l’ecosistema marino. Pensiamo, tra l’altro, che il depuratore sia sottodimensionato rispetto il carico di reflui che si potrebbe generare nei periodi estivi in cui i turisti scelgono questo incantevole territorio baciato dal sole e dal mare con caratteristiche naturalistiche straordinarie, per passare le proprie vacanze. Inoltre, ad oggi, non è dato sapere se nei comuni sopraccitati vi sia una corretta separazione della fognatura nera e bianca.

A dare il via al disastro è stata la Regione Puglia, nello specifico il Servizio risorse idriche regionale.

10735907_10205599225166457_1270561528_n-2 Noi del Movimento 5 Stelle stiamo denunciando da settimane la sistematica distruzione di questa riserva anche con diverse interrogazioni parlamentari in ambito italiano ed europeo. Insieme ad alcuni cittadini che seguono nel dettaglio la vicenda, abbiamo incontrato nei giorni scorsi il sindaco, l’assessore competente del Comune di Brindisi e anche il direttore della riserva (il presidente si è dimesso) spronandoli a non arrendersi e consigliando ulteriori azioni da intraprendere. Vogliamo che tutti i cittadini si mobilitino, e non solo i brindisini. Torre Guaceto è ancora un paradiso, ma a causa della Regione Puglia, è un paradiso in pericolo. Il territorio italiano è costantemente sotto attacco: Torre Guaceto è un pezzo della nostra ricchezza che si sta sgretolando a causa della politica scellerata.Fate un selfie con la scritta “#SaveTorreGuaceto”. Facciamo sentire tutta la nostra pressione perché la riserva non muoia e rimanga un meraviglioso gioiello naturalistico.

* Decreto interministeriale 4 dicembre 1991 –Istituzione della riserva naturale marina denominata “Torre Guaceto” (G.U. della Repubblica Italiana n. 115 del 19 maggio 1992)

** I valori devono rispettare la tabella 1 dell’allegato 5 parte III del D.lgs n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) prevede i limiti meno stringenti

***La ZONA A è del Parco Marino (di cui il decreto interministeriale del 4 dic. 1991) è la maggiormente protetta, e quindi viene chiamata “Riserva Integrale”