Piano FSI e futuro FSE

Leggo delle critiche sul piano industriale del prossimo quinquennio di Ferrovie dello Stato Italiano e credo che sia importante spiegare meglio quella che reputo una svolta epocale.
Il più grande gruppo industriale italiano pubblico ha intenzione di aumentare del 75% le risorse impegnate in investimenti e alla luce delle preoccupazioni emerse è doveroso che la Politica si assuma responsabilità di spiegare il cambiamento in atto.

Il piano prende le mosse da alcuni fattori emergenti in maniera esponenziale e la loro diffusione rapidissima in modo capillare che costituiscono fattori di contesto da cui non è possibile prescindere, come solo per citare alcuni esempi l’affermazione delle reti telematiche ad altissima velocità, il comportamento degli utenti sempre più orientato al digitale e alla connessione permanente, la propensione a pensare la mobilità come servizio e ad usare mezzi condivisi, l’esplosione a livello mondiale del turismo e della concentrazione in ambito urbano della popolazione e l’elevata sensibilità nei confronti dei temi della tutela ambientale.

A questi mutamenti radicali che caratterizzano la nostra società e che ne caratterizzeranno sempre di più l’evoluzione, la principale società responsabile della mobilità, della logistica e del trasporto in Italia, reagisce con un massiccio piano di investimenti sulle infrastrutture, sui servizi e sul personale sia per il settore ferroviario sia per quello stradale, con la chiara visione di migliorare l’accessibilità dei poli di attrazione come le aree urbane, gli aeroporti, i porti in una integrazione dei servizi, dei mezzi e della qualità degli stessi. Si legge infatti un corposo intervento volto a ampliare e rinnovare il parco mezzi (autobus e treni) con l’intento di rendere maggiormente attrattivo il servizio a discapito dell’auto privata e con una attenzione alle scelte tecnologiche più rispettose dell’ambiente.

E’ altresì evidente che il riflesso di queste scelte si riverberano sulle società del gruppo in maniera altrettanto decisa, e questo non può che essere vero anche per le Ferrovie del Sud Est. Il piano conferma l’indirizzo già preso dalla società pugliese, nella direzione opposta a quella paventata sui media in questi giorni, perché è ovvio leggendo gli indirizzi del ministero che la direzione prevista nei prossimi anni è una crescita imponente del numero di passeggeri e di merci trasportate in modo sostenibile, soprattutto del trasporto ferroviario per le persone, con un maggior numero di mezzi a partire proprio dai convogli ferroviari in ottica di intermodalità, con un età dei mezzi finalmente allineata alla media europea e una qualità del servizio elevata per puntualità, connessione, frequenza, capillarità, sostenibilità. E’ previsto un piano di assunzioni imponente per il gruppo e sono certo che in misura analoga ugualmente avverrà per la società di trasporto regionale i cui sforzi sono tutti tesi a rilanciare il trasporto su ferro soprattutto nella parte salentina, con una priorità degli interventi dettati dalla sicurezza in relazione alla situazione contingente.

Su infrastrutture al sud e Alta capacità (o alta velocità di rete) Napoli-Bari (-Taranto/Lecce)

L’aggiudicazione del bando da 608 milioni di euro per un altro lotto della nuova linea Napoli/Bari conferma, contrariamente a quanto dichiarato recentemente da alcuni esponenti politici, che c’è una grande attenzione del Governo e della maggioranza a colmare veloce il gap infrastrutturale del Mezzogiorno e alla realizzazione immediata di opere utili per i cittadini con l’apertura dei cantieri. Inoltre, vale la pena specificare che non è corretto dire che questa linea aumenti solo la capacità, cioè il numero dei treni che possono transitare in un’ora. Il progetto prevede la velocizzazione di una parte del tracciato esistente e la realizzazione ex novo dei tratti in variante per eliminare le pendenze eccessive e le curvature più strette, rendendo quindi possibile una velocità media di percorrenza che passa da 80km/h a 150km/h.

Questo è una scelta progettuale che porta ben 3 vantaggi: in primis, avere una linea che possa continuare ad essere sfruttata anche dai treni regionali, interregionali e intercity, cioè non ad uso esclusivo dei freccia, con un impiego efficiente delle risorse; in secondo luogo, si dimezzeranno i tempi di percorrenza rendendo inutile l’uso dell’aereo e dell’auto, determinando quindi un incremento delle possibilità per raggiungere la capitale a prezzi accessibili e in modo eco sostenibile e infine questi enormi vantaggi si ottengono impiegando 1/4 delle risorse necessarie ad una linea dedicata che avrebbe reso impossibile interventi per il contemporaneo miglioramento della rete esistente per il trasporto regionale senza avere prezzi inaccessibili per il servizio freccia che avrebbe dovuto sostenere la realizzazione di una linea dedicata.

Inoltre, questa nuova linea veloce sarà implementata fino a Taranto, con raddoppio binari e ammodernamento tecnologico e fino a Lecce, già in parte realizzata attraverso soppressione passaggi a livello, ammodernamento tecnologico consentendo di andare a breve a 200 km/h tra Lecce e Bari (per ora fino a Brindisi).

Proprio la buona riuscita del commissariamento della realizzazione di questa opera, sta inducendo il ministro Toninelli a pensare di operare allo stesso modo per altre infrastrutture da realizzare, per esempio in Puglia, il raddoppio della linea adriatica Termoli e Lesina (che la Cgil confonde con la Napoli-Bari!), il nodo ferroviario di Bari Nord, la bretella all’aeroporto di Brindisi e altre opere che devono passare rapidamente dalla fase di progettazione a quella di cantiere!

Sostegno a mobilità sostenibile nella legge di Bilancio

La mobilita’ sostenibile e’ una delle stelle per il MoVimento 5 Stelle, da sempre al centro delle nostre battaglie.

Non ci puo’ essere alcuna mobilita’ sostenibile senza sicurezza stradale: per questo, nella legge di bilancio prevediamo lo stanziamento di 300 milioni di euro per il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale dei prossimi 3 anni. Inoltre abbiamo stanziato 15 milioni di euro per il triennio dal 2019 al 2021, per continuare a verificare che i veicoli (autoveicoli, motocicli, ciclomotori e bici elettriche) rispettino i livelli dichiarati di emissioni inquinanti e siano conformi alle normative.

Nell’ottica di una graduale riduzione dell’inquinamento delle nostre citta’ abbiamo anche previsto incentivi per chi acquista un’auto elettrica e da’ in rottamazione il proprio veicolo diesel o benzina.

Vogliamo premiare anche chi non riacquista nessuna autovettura e contribuisce a ridurre il numero di autovetture circolanti: abbiamo previsto un buono mobilita’ di 500 euro da spendere per l’acquisto di biciclette e per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale, oppure fino a 3.000 euro di credito da spendere utilizzando il car sharing.

Abbiamo poi stanziato 50 milioni all’anno per il rinnovo del parco veicolare per le merci e previsto l’esenzione dal pagamento per le tasse di occupazione di aree pubbliche per le zone con colonnine di ricarica elettrica.

Per il trasporto intermodale delle merci di lunga percorrenza abbiamo proposto 80 milioni di euro all’anno, per incrementare la quota delle merci che viaggiano su ferrovia e via mare invece che su tir e furgoni. Ancora, ci sono 1,5 miliardi di euro aggiuntivi per il piano strategico della mobilita’ sostenibile, i percorsi ciclo turistici di valenza nazionale e altri 800 milioni in 3 anni per il trasporto pubblico locale.

Audizione di RFI: si investa nei trasporti al Sud

Alle ore 12.00 la Commissione Trasporti ha svolto l’audizione dell’ad di Rete ferroviaria italiana Spa, Maurizio Gentile, nell’ambito dell’esame dello schema di contratto di programma 2017-2021 – Parte investimenti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete ferroviaria italiana Spa.

Per visualizzare l’audizione completa, CLICCA QUI

L’audizione oggi di RFI evidenzia che i passati Governi non hanno inteso riequilibrare la disparità di risorse.
Ereditiamo un programma di interventi sbilanciato e con molte misure di dubbia utilità. Oggi per il benessere di tutto il Paese, analogamente a quanto accaduto in Germania dopo la caduta del muro, serve risolvere le inaccettabili sperequazioni tra il nord e il sud negli investimenti previsti.
Nei prossimi anni devono essere rivolte energie a favore della velocizzazione dell’esistente tramite la soppressione degli oltre 4.000 passaggi a livello, la velocizzazione delle linee esistenti, la loro messa in sicurezza ed elettrificazione, l’intermodalità di merci e persone gomma-ferro nelle stazioni ferroviarie, ferro-mare nei porti e ferro-aereo negli scali aeroportuali.
La qualità della vita degli italiani si deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale potenziando il trasporto regionale, il comfort delle stazioni, per attuare finalmente la dieta del traffico che permette di togliere dalla circolazione l’eccesso di automobili per spostamenti che i cittadini possono effettuare con alternative sostenibili, altrettanto rapide e comode.

 

Ferrovie Appulo Lucane, finalmente la guida è affidata ad una persona preparata, di specchiata moralità e indipendente dalla partitocrazia

Finalmente alle FAL arriva una persona preparata, di specchiata moralità e indipendente dalla partitocrazia: l’avv. Rosario Almiento!

Una persona che con autonomia dalla politica, esperienza giuridica e grande volontà di tutelare l’interesse pubblico generale è riuscita a rimettere in sesto il bilancio di una azienda di trasporto pubblico (solitamente carrozzoni inefficienti, come era Stp Brindisi nei 40 anni precedenti la sua nomina), migliorare la qualità del servizio e portare armonia nel rapporto con i dipendenti.

Benissimo ha fatto il ministro Danilo Toninelli, con questa nomina, a dare il segno di discontinuità e rinnovamento che premia il merito, la capacità e la competenza.
Qualità e caratteristiche evidenti se si guardano i risultati (riportati in foto) che il presidente di “Stp Brindisi” (società 66,6 della Provincia di Brindisi e 33,4 del Comune di Brindisi) ha realizzato nel suo mandato di amministratore pubblico.

Ridicole appaiono le rimostranze sindacali di alcune sigle e di altri operatori del settore su impossibili “invasioni di campo” dei vettori automobilistici su quelli ferroviari soltanto perché le Fal non sono in Consorzio Cotrap cui appartiene invece Stp Brindisi, nascondendo ai cittadini che i km sostitutivi (le corse ferroviarie effettuate con autobus) appartengono a bacini differenti e che eventualmente messi a gara dalla Regione, sono regolati da contratti di servizio con la stessa Regione!

Ancor più risibili emergono le questioni di bottega, rappresentate da coloro che credono che l’organo di amministrazione sia una spartizione di poltrone. Di conseguenza propagandando l’idea che la provenienza geografica dei consiglieri nel cda sia garanzia della tutela di quei territori, che quindi sono considerati in competizione in una visione assolutamente miope delle funzioni attribuite ad un Cda, a maggior ragione se di una azienda pubblica che eroga servizi essenziali.

Poi addirittura l’assessore Giannini che farneticava di disastri potenziali nei cantieri per il cambio di presidente (con tale logica non si potrebbe eleggere alcun sindaco e nemmeno rinnovare vertici di nessuna azienda pubblica dalle municipalizzate a quelle di Stato), mentre ammetteva che ancora nel 2013, al suo arrivo dopo ben 5 anni di gestione Colamussi, le Fal erano tutt’altro che efficienti e contestualmente dimenticava il grave vulnus di avere un organo di indirizzo e controllo (presidente/cda) saldamente fuso all’organo di gestione (direttore generale).
Per chi lamentava un aggravio di costi, ricordo che queste nomine ristabiliscono il principio di legalità sancito dalle ultime normative in materia.

Ma la figura peggiore l’ha fatta il presidente Michele Emiliano che ha mostrato ancora la sua immensa “goffagine” istituzionale, intrisa di presunzione: ha pubblicamente attaccato il ministro senza fondamento, ben sapendo che non vi era alcuna richiesta formale dato che l’incontro era concordato per le vie brevi proprio con il fine di rendere più rapida l’interlocuzione (sempre lealmente auspicata dal ministro, che ha esercitato le sue prerogative previste per legge). Ha reso evidente che andava a Roma per sponsorizzare un nome, forte (?) della sua carica, e usava la preoccupazione della continuità dei cantieri solo come alibi per tale becero fine, arrivando anche a strumentalizzare le parole del Ministro Barbara Lezzi.

In questi giorni di sterili polemiche, di attacchi infimi e pressioni inutili, ho maturato con ancor più convincimento l’idea che la nomina dell’avv. Almiento è la scelta migliore semplicemente perché giusta per i pugliesi e i lucani.

Il tempo ovviamente dimostrerà agli scettici che il cambiamento non è lo spoil system o la difesa di interessi di campanile, ma liberare le migliori energie del Paese e metterle a servizio dei cittadini per migliorare la qualità della vita degli italiani.

DEF e infrastrutture di trasporto

La Puglia non è certamente isolata dal punto di vista infrastrutturale ma certamente tutto il Sud Italia resta fortemente penalizzato dalle scelte miopi dei Governi che si sono succeduti finora.

Intanto, c’è un problema di allocazione di risorse che per decenni sono state dirottate al Nord per grandi opere inutili, semplicemente per spendere soldi in grandi appalti che finivano nelle tasche delle soliti “prenditori” e troppo spesso in corruzione.

Si continua a dire che al Sud arriverà l’alta velocità ma nessun treno arriverà a oltre 250 km/h nelle nostre regioni e questa concezione sposta il dibattito pubblico su un falso problema giacché il diritto alla mobilità non viene certo garantito con l’arrivo del frecciarossa a Lecce a 100 km/h.
Semmai le risorse di cui il Sud è stato privato avrebbero consentito di avere già realizzate almeno da 10 anni reti tranviarie e metropolitane nelle città, una maggiore offerta di servizio di trasporto pubblico urbano, extraurbano e regionale, una elettrificazione delle linee ferroviarie e un loro ammodernamento in sicurezza con conseguente aumento della velocità, la chiusura dei passaggi a livello e il raddoppio delle tratte ferroviarie, non solo locali come quella sulla linea adriatica ancora a binario unico.

Comunicato stampa in risposta alle dichiarazioni del Prefetto

 Le riflessioni sul benessere socioeconomico del territorio esposte ieri dal Prefetto Palomba in occasione del convegno organizzato dalla UIL sono decisamente difficili da accettare proprio per la funzione di grande responsabilità nel sistema istituzionale e per la grande esperienza nel ricoprire tale ruolo.
Certamente, è indubbio e ampiamente condivisibile che ciascun cittadino rivesta un ruolo fondamentale e imprescindibile per tutelare e diffondere la legalità e che tutti i soggetti debbano essere uniti per combattere le illegalità e difendere il territorio. Ma è proprio in questa ottica che la storia ha dimostrato che i “treni si perdono” proprio quando le infrastrutture si realizzano in condizioni di rischio di illegalità. La tesi secondo cui vengono perse preziose occasioni quando i cantieri di certe opere restano ferme non è accettabile, semmai è esattamente il contrario: centinaia di miliardi spesi in corruzione e malaffare sono soldi delle tasse degli italiani sottratti per l’arricchimento di pochi che viziano la leale concorrenza, la sicurezza dei lavoratori, la serenità degli utenti, le casse pubbliche.

Rifarsi poi all’alta velocità, che in realtà è altra velocità, rispolverando l’idea del frecciarossa come idea di modernità e di efficienza, vuol dire ignorare, non solo che sia un servizio a mercato, ma dimenticare il disastroso servizio pubblico regionale e intercity che finanziamo con quattrini pubblici, e soprattutto trascurare le priorità dei cittadini che usano quotidianamente linee ferroviarie obsolete e poco sicure col paradosso di dover pure mantenere 2-3 auto a famiglia.

La situazione drammatica di estrema difficoltà di tante, troppe, famiglie pugliesi è l’effetto di una politica spesso incapace, quando non addirittura collusa, che ha usato talvolta proprio questa leva per giustificare ogni nefandezza di certa imprenditoria. La vicenda della ss 275 ha dimostrato, e continua a dimostrare tuttora, da una parte la poca lungimiranza della classe politica per cui la parola “sviluppo” passa soltanto per cementificazione selvaggia che travolge qualsiasi regola e controllo e dall’altra il ruolo della cittadinanza attiva come presidio di legalità: proprio questa esperienza di sentinelle per la salvaguardia dei beni comuni rappresenta una esperienza dalla quale trarre profondo insegnamento e cui ispirarsi. Invece, continuiamo ad assistere ad opere inutili, se non addirittura dannose, come TAP, imposte dall’alto, decise in qualche segreta stanza, la cui strategicità non è mai spiegata pubblicamente semplicemente perché inesistente.
Il benessere socioeconomico può essere duraturo solo se è il frutto di scelte condivise, investimenti capillari in opere utili e diffuse, che diano ai cittadini servizi essenziali e accessibili e quando la politica crea condizioni lungimiranti di programmazione dell’assetto del territorio consentendo a ciascun cittadino di essere informato, libero da condizionamenti e pertanto non ricattabile.
La politica ha pertanto il compito urgente di ridefinire un quadro normativo certo e durevole dove il rischio di illegalità sia minimizzato e le energie imprenditoriali liberate da eccessivi e insensati controlli burocratici, ma allo stesso tempo che in presenza di condotte scorrette, puniscano severamente e celermente coloro che hanno danneggiato la società.
Le istituzioni tutte oggi più che mai, ispirandosi alla nostra carta costituzionale, hanno il dovere ineludibile e improcrastinabile di dare concretezza a quei principi e a quei valori che sono il fondamento del nostro vivere insieme.

Treno-Aeroporto Brindisi: subito progetto per recupare ritardi e omissioni

Oggi su Quotidiano di Puglia il mio editoriale sul progetto di collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi

Il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi è un’idea ottima e di buon senso, a patto che poi vengano stanziati anche i fondi necessari per il servizio, cioè per pagare, in parte con contributo pubblico all’interno del contratto di servizio della Regione, le corse dei treni in modo da renderle convenienti rispetto all’auto privata o all’autobus, che hanno esternalità negative su ambiente, salute, congestione, incidentalità e benessere. L’ipotesi di un progetto simile rientrava già nel Piano Regionale dei Trasporti (2009-2013) ma mai perseguito convintamente. La richiesta per tale progetto era già stata avanzata nel 2012 anche da Confindustria Lecce, che in un incontro, con gli allora candidati sindaci, chiedeva il loro interessamento a questa piccola ma utilissima infrastruttura. Tutti hanno sottoscritto quel documento con l’impegno di adoperarsi in tal senso, poi rivelatasi propaganda da campagna elettorale. Perrone è stato eletto sindaco ma non si interessò al progetto.

Loredana Capone, all’epoca già assessore regionale alle attività produttive e vicepresidente della Regione, è stata eletta consigliere comunale ma non ha mai manifestato interesse per l’argomento, né in Comune né in giunta regionale. Solo il m5s si interessò alla questione: nel 2014 chiesi un incontro a Roma con Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e la società mi confermò di non aver mai ricevuto alcuna richiesta per redigere uno studio di fattibilità o un progetto preliminare. Né dal Comune di Lecce né dalla Regione Puglia. A distanza di un anno, i politici sbandierano la grande idea, che vede concordi, con una delibera Cipe del 2011, il Comune di Brindisi (a guida Pd mascherato da lista civica) e Aeroporti di Puglia (società al 99% della Regione a trazione Sel e Pd). Il progetto prevede un collegamento tramite autobus fino alla stazione centrale di Brindisi per un costo di 40 milioni di euro, da destinare anche per realizzare una stazione all’ospedale Perrino. Con tali scenari, avanzo formalmente la richiesta per avere risposte chiare in Parlamento; quindi il 27 novembre 2015 presento un’interrogazione che riceve risposta il 17 maggio 2016: si sta procedendo a un bando di gara per realizzare il collegamento via gomma con l’aeroporto. A questo punto, fermiamoci e ricapitoliamo un attimo: la Regione Puglia redige e adotta il piano regionale dei trasporti che prevede la possibilità di un collegamento ferroviario con l’aeroporto.

La stessa lo disattende già nel 2011, perché in sede ministeriale, all’interno del Comitato per la programmazione economica, prevede in accordo col Comune di Brindisi un collegamento con autobus. Nel 2012 l’assessore regionale, nonché vicepresidente della Regione, Capone firma un impegno, in qualità di candidato sindaco di Lecce, che prevede collegamento ferroviario, ignorando quindi la delibera Cipe del 2011. Passano 2 anni e nessuno chiede a Rfi uno straccio di progetto per il collegamento ferroviario. Nel 2016 arriva, tramite il ministero, la risposta della Regione che ribadisce la volontà del collegamento con bus.

E allora chi e perché ha proposto lo stanziamento di 60 milioni di euro di fondi statali per il collegamento ferroviario? La verità è che l’unico soggetto a poterlo fare è la stessa società Rfi. Per questa serie di ragioni l’esultanza di Emiliano, dell’assessore Capone e di parte del Pd nazionale è del tutto fuori luogo, anzi serve a coprire una miopia che ha bloccato il progetto, ritardandolo almeno di 10 anni, con spreco di 40 milioni di euro di soldi pubblici (perché è ovvio che un treno da Lecce o da Taranto che arrivi in aeroporto potrebbe raccogliere anche i passeggeri alla stazione di Brindisi). Nel 2023-2025 dovremmo avere questi 2 km di ferrovia che dovrebbero permettere a tanti pugliesi e turisti di non andare in auto in aeroporto. Forse. Perché ad oggi ancora non esiste neanche un progetto preliminare.

Collegamenti con Puglia: le proposte che Emiliano ignora!

In Puglia esiste l’Agenzia per la Mobilità dove ci sono dirigenti e funzionari pagati profumatamente con soldi pubblici eppure la situazione dei trasporti in Puglia è disastrosa. Emiliano non riesce a garantire il trasporto pubblico regionale ai pugliesi. Le colpe sono dei partiti di centro-destra e centro-sinistra che da oltre 20 anni non amministrano la Regione: non esiste l’integrazione modale e tariffaria e non esiste un coordinamento. Il PD sia a livello nazionale che a livello regionale è colpevole dello sperpero del denaro delle nostre tasse

Ora Emiliano sposta l’attenzione sui servizi a mercato, i treni Freccia, ma dove può essere determinante non interviene. La Regione non ha mai fatto rispettare i contratti di servizio con le società di trasporto regionale: non ha mai contestato un solo disservizio!

I pugliesi e i turisti hanno bisogno di corse puntuali e frequenti per evitare il ricorso alle auto private. Migliorando l’offerta del trasporto regionale, e aumentando i collegamenti veloci che la regione può pagare come gli intercity, i cittadini verrebbero abituati ad utilizzare maggiormente i treni locali e di conseguenza nel tempo avremmo anche la domanda sufficiente affinché i servizi a mercato, cioè i treni Freccia, siano remunerativi per Trenitalia.

Solo per fare alcuni esempi, gli interventi importanti per i trasporti pugliesi sono il raddoppio della linea adriatica, l’adeguamento ai sistemi tecnologici automatici che garantiscono la sicurezza di tutti i convogli e l’elettrificazione delle linee ferroviarie regionali, l’integrazione modale e tariffaria, la soppressione dei passaggi a livello, l’ammodernamento del parco mezzi,  la gratuità del trasporto per studenti, disoccupati e anziani, l’adozione immediata dei sistemi di trasporto intelligente (ITS). Il M5S da oltre 4 anni propone in tutte le istituzioni queste soluzioni che vengono deliberatamente ignorate.

FSE: mancanze imperdonabili, nessuno sta pagando!

ferrovie-sud-est-696x547Politici incapaci e corresponsabili! Sono passati Ministri, Assessori e dirigenti che avevano il compito di vigilare sul buon andamento dell’azienda e dei servizi resi ma centro-destra e centro-sinistra hanno lasciato fare mentre la società crollava. Sono loro i primi responsabili del fallimento di Ferrovie Sud Est!

In merito alla compravendita dei due treni con Ferrovienord, acquistati da quest’ultima senza bando di gara e attualmente radiati dal servizio sulla Brescia-Iseo-Edolo, i partiti non hanno mai cercato la trasparenza, basti pensare all’assenza di gare. I cittadini pagano 2 volte: il prezzo spesso gonfiati e mezzi obsoleti, che si guastano più facilmente e quindi bisognosi di continue manutenzioni.

E’ necessario rimodernare e ampliare subito il parco mezzi, su gomma e su ferro, e anche intervenire sulla infrastruttura ferroviaria, elettrificandola e soprattutto dotandola dei sistemi di sicurezza ad oggi sono quasi totalmente inesistenti.”

downloadIl M5S da quando è entrato nelle istituzioni ha messo sempre il fiato sul collo delle amministrazioni competenti. Continueremo su questa strada e siamo convinti che per avere buoni servizi, oltre a manager capaci, occorre che la politica sia trasparente e libera dal clientelismo. Gli altri partiti avvicendatisi al Governo nazionale e regionale hanno fallito miseramente. Solo il M5S può garantire servizi pubblici all’altezza delle aspettative dei cittadini per dare loro i diritti che gli spettano!