ZES e petrolio: dubbi sul provvedimento approvato al Senato.

Approvato al Senato il decreto 91/2017 che agli articoli 4 e 5 disciplina le Zone Economiche Speciali in meridione. In base a quanto previsto dal nuovo decreto, la ZES può essere costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale e comprendano almeno un’area portuale. Inoltre, vi è la possibilità di realizzare una ZES interregionale: pertanto, aeree della Basilicata potrebbero agganciarsi a città come Taranto, che, tuttavia, nel relativo gruppo di lavoro proprio sulle ZES, vede la presenza del Prof. Aldo Berlinguer (ex assessore all’Ambiente della Basilicata ed ex cda della gestione crediti di MPS e Banca Antonveneta) che ha sviluppato alcuni studi sulle zone franche e sulla fiscalità differenziata sui prodotti energetici in Basilicata trattando proprio di petrolio.

Rimangono dubbi sulle ZES soprattutto perchè si prospetta un inquietante intreccio con il petrolio lucano visto che il decreto impone un “nesso funzionale” come condizione per estendere la ZES anche in aree non adiacenti che tra la Basilicata e il porto di Taranto, è proprio il petrolio. Pertanto, le agevolazioni fiscali potrebbero avvantaggiare le multinazionali petrolifere che in questo periodo stanno passando un brutto momento.

Inoltre i criteri per l’istituzione della ZES saranno stabiliti da un decreto ministeriale del Governo PD che fino ad oggi ha sempre agevolato le multinazionali petrolifere. Si tratta di un indirizzo politico ben lontano dal volere dei cittadini che sia in Basilicata che in Puglia hanno dimostrato una forte opposizione ad una politica energetica basata sullo sfruttamento dei fossili.

Le occasioni perse si sprecano: si poteva discutere nel merito e con i territori di che tipo di modello produttivo ed economico si volesse agevolare. Non a caso in Senato è stato respinto l’emendamento del M5S che proponeva di inserire tra i criteri dell’istituzione della ZES anche quello della riconversione economica delle aree. Questo significa che vogliono continuare ad agevolare gli attuali assetti produttivi inquinanti. Ancora una volta il Governo utilizza i fondi di Coesione per imporre al sud una politica industriale vecchia fatta di idrocarburi e attività ottocentesche.

Nuovo incidente all’ENI di Taranto

Nella notte tra il 31 marzo e il 1° di aprile si è verificato un incidente alla raffineria ENI di Taranto. L’incendio che ne è scaturito ha distrutto tre mezzi dei vigili del fuoco e danneggiato seriamente la torre “topping”. L’Arpa ha segnalato alla Procura che ENI non rispetta la prescrizione AIA che obbliga il gestore a contattare immediatamente l’Agenzia regionale in caso di incidenti. 

Assurdo, ennesimo incidente presso uno stabilimento dell’ENI. Ancora una volta è evidente che la raffineria di Taranto non è un impianto sicuro: esistono sempre dei rischi che non possono mai essere eliminati completamente!

I danni limitati non ci devono impedire di trarre le ovvie conseguenze: è stato solo casuale che l’episodio non abbia procurato danni molto maggiori e irreparabili. Non possiamo indignarci solo quando c’è da piangere le vittime.

La gravità dell’accaduto è pure peggiorata dalla considerazione che ENI ha violato la legge, ignorando l’obbligo di contattare immediatamente l’ARPA. In attesa che la Magistratura faccia presto chiarezza, il Governo non può e non deve minimizzare!

Questo disastro è l’ennesimo motivo per opporsi al progetto “Tempa Rossa”. Purtroppo il Governo PD, come quelli precedenti, continua ad insistere con questo obsoleto e insensato modello energetico, che mette a rischio la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente. La Politica deve pianificare la sostituzione delle fonti fossili: per questo il  M5S nel suo programma prevede al 2020 di non usare più il carbone e al 2040 di non usare più il petrolio. Vogliamo un’Italia autosufficiente energeticamente e indipendente dai grandi speculatori e dai Paesi non democratici, le cui fonti di energia siano esclusivamente rinnovabile da produzione distribuita!

Scandalo Tempa Rossa e dimissioni Guidi: avevamo denunciato tutto!

 tempa-rossa1Il M5S si conferma l’unica vera opposizione! La vergognosa vicenda che vede coinvolta la ministra Guidi nelle intercettazioni con il suo compagno Gemelli, con interessi nel progetto Tempa Rossa e lo stretto legame del Governo con i petrolieri, non è assolutamente una notizia di questi giorni. E’ triste ricordarlo ma noi lo avevamo detto a gran voce in tempi non sospetti.

depliant-coloriIn ben due distinte occasioni denunciammo questo emendamento vergogna. La prima ad ottobre 2014 durante la discussione del decreto Sblocca Italia dove in Commissione Ambiente alla Camera, una manina a tarda notte aveva inserito questo emendamento vergognoso che fu respinto solo grazie alla pronta reazione del M5S. Successivamente, in Legge di Stabilità a Dicembre 2014 denunciammo subito l’emendamento riproposto che coinvolge direttamente la Basilicata e soprattutto Taranto con le sue infrastrutture portuali a ridosso della raffineria ENI, l’ennesimo schiaffo al territorio già martoriato dall’inquinamento e schiacciato dagli interessi delle lobby. Renzi ci ignorò e la legge passò con il voto di fiducia al Senato!

Le dimissioni della Guidi sono insufficienti perché rappresentano un’ammissione di colpa per tutto il Governo a cominciare dalla Ministra Boschi, nominata proprio dalla Guidi in merito all’approvazione dell’emendamento, e soprattutto per il Presidente del Consiglio Renzi che ogni giorno dimostra di essere legato alle lobby del petrolio attraverso continui provvedimenti a favore dei combustibili fossili e delle energie non rinnovabili!

stop-tempa-rossa-rosso (1)Giova ricordare che su Tempa Rossa a Taranto, grava ancora la delicatissima questione legata al rischio di incidenti rilevanti, che il M5S ha più volte portato all’attenzione dei Ministri Galletti e Guidi, un rischio con effetto devastante in un’area che coinvolge più di 200 mila abitanti. Probabilmente la Guidi non ha mai risposto, perché occupata al telefono con il fidanzato! Abbiamo chiesto di ritirare la Valutazione di Impatto Ambientale, e di ripeterla includendo gli altri impianti per una valutazione complessiva come prescritto per legge, e viene da chiedersi se anche Galletti sia momentaneamente occupato al telefono con qualche amico in attesa di favori.

E’ evidente che il PD e il centro sinistra siano solo etichette finte, in quanto non c’è nulla di democratico in quello che impone al Paese e tanto meno c’è alcuna differenza con il PDL e i partiti di centro destra che hanno governato con Berlusconi. Tutti in questi 20 anni si sono spartiti poltrone e potere facendo regali a familiari, finanziatori e amici!

Il M5S dimostra di essere libero dai legami lobbistici, da finanziamenti occulti e da interessi particolari, per questo ha la possibilità di denunciare tutte queste nefandezze e di portare nelle istituzioni esclusivamente gli interessi dei cittadini italiani!

Qui riporto il comunicato stampa inviato il 17 Dicembre 2015 quando il Governo, per la seconda volta, ha provato (in questa occasione riuscendoci) a far passare il progetto Tempa Rossa come strategico (estrazione del petrolio in Basilicata da parte di ENI e Total e sua esportazione dal porto di Taranto): in questo modo hanno aggirato le necessarie autorizzazioni degli enti locali.

Stabilità: Renzi impone Tempa Rossa a Taranto, ulteriore regalo alle lobby del petrolio!

tempa-rossa1L’emendamento del Governo, presentato il 13 dicembre alla Legge di Stabilità 2015, manifesta la volontà del premier Renzi e della partitocrazia di procedere, senza intoppi, alla realizzazione del progetto Tempa Rossa. Aspra denuncia del M5S

Con l’emendamento presentato sabato scorso, il Governo vuole che il regime di “autorizzazione unica” di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico varrà anche per “le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione di idrocarburi”. In sostanza, si tratta del progetto Tempa Rossa per Taranto. L’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio, rilasciata dalla stessa amministrazione, comprende la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi nonché la variazione degli strumenti urbanistici e dei piani di gestione e tutela del territorio comunque denominati.

L’autorizzazione, inoltre, sostituisce, anche ai fini urbanistici ed edilizi nonché paesaggistici, ogni altra autorizzazione, concessione, approvazione, parere, atto di assenso e nulla osta comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire e ad esercire tutte le opere e tutte le attività previste nel progetto approvato, fatti salvi gli adempimenti previsti dalle norme di sicurezza vigenti. Infine, l’autorizzazione produrrà gli stessi effetti previsti per le concessioni di coltivazione e ricerca di idrocarburi previsti dal decreto Sblocca Italia, rivestendo carattere di interesse strategico e di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili. Le disposizioni si applicano, su istanza del proponente, solo alle opere rispetto alle quali sia già stato adottato un decreto di compatibilità ambientale. Quindi, per Tempa Rossa a Taranto, si tratta della VIA già rilasciata ad ottobre 2011 con Decreto del Ministero dell’Ambiente dov’era assente il parere della Regione Puglia guidata da Nichi Vendola (SEL). Un parere favorevole giunto un mese dopo, assieme ai pareri sempre favorevoli di Provincia e Comune di Taranto, tutti a guida PD.

Sarà, poi, il Presidente del Consiglio, in caso di mancata ‘intesa’ con le regioni e gli enti territoriali, l’unico a poter decidere, concentrando una serie di prerogative autoritarie che ricordano tempi bui, che speravamo ormai passati. Con un altro emendamento, si tappa la bocca agli enti locali che vogliono fermare questa deriva autocratica perché ci sarà anche la possibilità che le Regioni possano raggiungere il pareggio di bilancio con le royalties, anziché usarle per le opere di compensazione. Un regalo che consentirà di recuperare una parte dei tagli a scapito del territorio. Con questa disciplina contabile, saranno scoraggiate quelle Regioni che avevano intenzione di impugnare il decreto Sblocca Italia. Renzi pensa ancora ad avvelenare Taranto, l’Italia e l’ambiente. Infatti, nel testo dell’emendamento manca solamente la dicitura ‘Tempa Rossa’ per formalizzare esplicitamente la volontà dei partiti e delle multinazionali che sfruttano i combustibili fossili di penalizzare ancora il sud Italia. Un emendamento ‘ad aziendam’ disumano, viste le criticità ambientali in cui versa Taranto a causa delle industrie presenti, ed allo stesso tempo incomprensibile, visto che il greggio Tempa Rossa, estratto in Basilicata, è di pessima qualità, tanto che dovrà esser portato altrove per la sua lavorazione. Il Governo, per giunta, accelera le autorizzazioni, nonostante manchi ancora il ‘Rapporto definitivo di Sicurezza’ su Tempa Rossa. L’emendamento non sembra scritto da tecnici dello Stato Italiano ma da tecnici di Eni, Total e Shell in quanto, anche nella relazione illustrativa, l’approccio è il medesimo che si legge nella propaganda di queste multinazionali del petrolio che tentano di convincere le popolazioni meridionali che questa nefandezza porti dei vantaggi.

Ancora una volta Renzi viene utilizzato come un burattino nelle mani delle multinazionali che cercano un modo per una veloce realizzazione del progetto Tempa Rossa sorvolando sulla sempre maggiore opposizione delle popolazioni locali. Un progetto che umilia i cittadini di Puglia e Basilicata, uniti nella sventura di aver eletto amministrazioni a guida PD incapaci di proteggere i beni comuni e colpevoli della svendita del territorio al miglior offerente. Il M5S si pone accanto a chi combatte da anni la realizzazione di questi progetti che ancorano l’Italia al Medioevo, mentre il Governo ignora ogni proposta di reale innovazione con il miglioramento dell’attuale modello economico. Per questi motivi voteremo contrariamente all’emendamento del Governo e non daremo mai la fiducia ai partiti.

Per denunciare queste manovre invitiamo tutti i simpatizzanti, gli attivisti del M5S a partecipare senza simboli e bandiere, alla manifestazione a Taranto convocata dagli studenti venerdì 19 dicembre.

Tempa Rossa: crescono i dubbi sulla sicurezza del progetto!

tromba-daria-taranto-300x248Le istanze del Comitato tarantino Legamjonici all’attenzione del ministro dell’Ambiente Galletti con una interrogazione parlamentare che pone in luce diversi aspetti relativi al “Rapporto preliminare di Sicurezza”

Con la sottoposizione a valutazione del “Rapporto preliminare di Sicurezza” da parte del Comitato Tecnico Regionale (CTR), in applicazione della legge 334/1999 e successive modifiche che recepisce la Direttiva Seveso su prevenzione e controllo dei rischi di incidenti rilevanti, il comitato tarantino “Legamjonici” ha divulgato informazioni relative alla presentazione di osservazioni sulla sicurezza legata al progetto “Tempa Rossa” a Taranto. In una prima fase, il CTR ha dato parere positivo al rilascio del “nulla osta di fattibilità”, con pesanti prescrizioni che pongono seri dubbi sulla sicurezza degli impianti previsti per il progetto. 

tromba-d-aria.ilva_.danni_A Taranto si sono già verificati tornado e trombe d’aria nel 2012. Cosa potrebbe succedere se questi si abbattessero sui serbatoi della raffineria di Taranto? Il Comitato Legamjonici ha giustamente fatto riferimento a queste situazioni nelle osservazioni presentate al CTR ed ai rischi di incidente rilevante che potrebbero verificarsi in seguito a forti eventi metereologici. Infatti, non è garantita la resistenza degli impianti ad una potenza del vento superiore ai 97,2 km/h. Basta pensare che una tromba d’aria di grado F2 è pari alla potenza di 180/250 km/h. E, dunque, in un territorio che ha già molti impianti soggetti a rischio di incidente rilevante dobbiamo aspettare che sia ancora il ‘destino avverso’ a determinare un incidente rilevante oppure già da oggi la politica può impedire che queste disgrazie possano accadere. Renzi ed Emiliano cosa dicono in proposito? Continuare a far finta di nulla, nonostante le evidenze, portando avanti il progetto Tempa Rossa ed aumentando i serbatoi di idrocarburi sul territorio rappresenta una incoscienza, una responsabilità fuori da ogni limite ma soprattutto un rischio preso sulla pelle dei tarantini.

Nell’interrogazione parlamentare si chiede al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti se sia a conoscenza dei fatti esposti e se possa riferire in che fase si trova la stesura del Rapporto definitivo di Sicurezza sul progetto “Tempa Rossa”. Inoltre, i 5 Stelle chiedono quali siano i tempi utili e definiti per legge per la presentazione agli organi competenti dello stesso rapporto, affinché si possa avviare la costruzione degli impianti e l’esercizio dell’attività.

danni-della-tromba-daria-allilva-di-tarantoBisogna far chiarezza su questo Rapporto definitivo di Sicurezza sui tempi e sulle modalità di approvazione. Se i rischi evidenziati sono reali, e non abbiamo dubbi che lo siano, non si può procedere con alcun ampliamento di attività legate alla raffinazione e allo stoccaggio di idrocarburi o al potenziamento produttivo dell’ENI a Taranto. Si tratta di una questione di buon senso oltre che di norme legate alla sicurezza: quella di tutti i tarantini ma, soprattutto, quella dei lavoratori. Non possiamo attendere che capiti un incidente annunciato. I partiti, ed in particolare il PD alla guida di questo Paese, ne saranno responsabili!

Tempa Rossa: il Ministro dell’Ambiente annulli le autorizzazioni VIA già rilasciate

stop-tempa-rossa-rossoIl progetto Tempa Rossa a Taranto è stato oggetto di una prima valutazione ambientale terminata nel 2011 e di un secondo provvedimento in merito all’assoggettabilità a VIA, terminato nel 2014. La normativa nazionale e alcune sentenze del TAR hanno ribadito che per un unico progetto imprenditoriale, occorre svolgere una Valutazione Ambientale, unica e complessiva degli impatti ambientali e questo non è avvenuto per il progetto Tempa Rossa alla raffineria ENI di Taranto.

La normativa sulla movimentazione e il riutilizzo delle terre e rocce da scavo, è alquanto confusionaria e in continuo cambiamento da parte del Governo centrale, tanto che anche nel famigerato “sblocca-Italia”, giustamente anche per questo ribattezzato <<sfascia-Italia>>, è nuovamente oggetto di cambiamento in quanto riguarda all’art.8 la disciplina semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto e la disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto.

stop-tempa-rossaSe poi si considera che i dati di caratterizzazione della contaminazione dei terreni nel perimetro della raffineria ENI, avvenuti in periodi differenti hanno evidenziato un incremento dei quantitativi di terreno contaminato inizialmente previsti, da 650 m3 a 30.000 m3 e pertanto, tali volumi rientrano nel computo totale delle terre da movimentare nell’ambito del progetto Tempa Rossa, possiamo arrivare a due deduzioni logiche: in primis, che l’inquinamento è aumentato nel sito di Taranto e, in secondo luogo, che la valutazione ambientale è stata rilasciata in presenza di dati non aggiornati e quindi non corrispondenti alla realtà dello stato di contaminazione.

A fronte di ciò, attraverso l’interrogazione si chiede di annullare e ripetere l’intera procedura di VIA tenendo presente tutti i fattori aggiornati. La città di Taranto dovrebbe essere bonificata dai veleni, invece il Governo Renzi, che persegue la politica legata ai fossili e addirittura di qualità scadente, continua ad agevolare e ad autorizzare impianti industriali che hanno impatti sull’ambiente circostante ormai saturo di inquinamento. Questo è ormai chiaro a tutti tranne che alla maggioranza di Governo. Invitiamo Renzi e i ministri, durante le prossima visite a Taranto, a rimanere ed interloquire con la cittadinanza informata, invece di scappare e offenderla come sono soliti fare con chi, legittimamente, contesta le politiche perseguite: senz’altro i cittadini avranno modo di illustrare l’assurdità di un progetto che condanna per l’ennesima volta, Taranto e i tarantini.