Itinerario Bradanico Salentino: nessuna certezza sull’opera. Si eviti spreco di denaro con l’ennesima incompiuta!


L’itinerario Bradanico-Salentino unisce la Basilicata al Salento passando da Taranto. Di questo itinerario fa parte la Strada Statale 7-ter “Salentina” che è un’arteria che collega i capoluoghi di  Taranto e Lecce, attraversando il territorio della provincia di Brindisi, e rappresenta la dorsale appenninica dell’entroterra Salentino. Nel solo tratto da Manduria a San Pancrazio Salentino, si presenta a doppia carreggiata. La SS 7 invece da Taranto in direzione Matera, passa dal comune di Massafra.


L’infrastruttura della Bradanico-Salentina è stata suddivisa in diversi interventi e a loro volta suddivisi in sottointerventi ma nel complesso sono considerate  “opere strategiche” in quanto costituiscono un’importante infrastruttura per unire Matera, – prossima Capitale Europea della Cultura nel 2019 – e Lecce – importante città pugliese che presenta una rilevante presenza turistica soprattutto nei mesi estivi – al porto di Taranto facente parte della rete principale delle reti di trasporto europee TEN-T e all’aeroporto di Grottaglie classificato come aeroporto di interesse nazionale per la funzione Cargo. 

bradanicoTuttavia per quanto riguarda la SS 7-ter risultano ancora in fase di progettazione preliminare i relativi sottointerventi alla quale dovrà seguire la progettazione definitiva ed esecutiva, quindi ancora molto tempo dovrà passare per il completamento di questa arteria stradale. Dal punto di vista dell’investimento economico, pur prevedendo un impiego complessivo di quasi 210 milioni di euro, non sono stati stanziati i fondi necessari alla realizzazione. Per la SS 7, il 1° lotto Taranto/Massafra che prevede lavori di completamento dal costo stimato di oltre 56 milioni di euro si ritiene che l’opera, oggi ferma al progetto preliminare, venga realizzata oltre il 2020.

Per questo motivo con l’interrogazione al ministro Delrio si chiede se il  Ministro possa riferire lo stato attuale dei finanziamenti stanziati per gli interventi e i sottointerventi e se possa fornire informazioni in merito ai tempi previsti per la realizzazione degli stessi e dei tipi di finanziamento previsti. Queste informazioni sono utili al fine di dare con trasparenza le informazioni corrette alla cittadinanza e agli amministratori pubblici per una corretta pianificazione delle infrastrutture eventualmente necessarie per il territorio e soprattutto per non creare l’ennesima opera incompiuta con conseguente spreco di denaro pubblico in un momento storico in cui sarebbe davvero insopportabile.

Vendita speculativa dell’Ilva: il governo pensi alla bonifica!

20141013_121416La priorità è la riconversione economica del territorio, chiudere le fonti inquinanti e garantire il reddito ai lavoratori.

Dopo le perizie epidemiologiche commissionate dalla Procura di Taranto e le conferme dello stato di gravità della salute dei cittadini testimoniate dall’aggiornamento dello studio SENTIERI, dopo l’ennesimo richiamo dell’Europa con il parere motivato e i ritardi nei pagamenti delle imprese e dei lavoratori, tra le stanze del potere e le pagine dei giornali spunta l’ipotesi di vendita dell’Ilva ad altri privati. In pole position sembra esserci il duo Arcelor Mittal e Marcegaglia che avanza proposte sull’ulteriore alleggerimento delle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e l’esclusione della bonifica a proprio carico. 

Nell’interminabile odissea Ilva giunge quindi l’ipotesi della svendita al miglior offerente, però purché sia amico. Tra ritardi nei pagamenti dei fornitori e futuro sempre più incerto, l’accoppiata Arcelor Mittal e Marcegaglia annusa l’affare e avanza proposte indecenti. Nonostante la proprietà privata, il Governo Renzi sembra voler agevolare il passaggio all’amica Marcegaglia nominata da questo stesso governo presidente dell’ENI, altra industria inquinante che infesta il territorio.

La Marcegaglia detiene molto potere a Taranto visto i possedimenti industriali e le gestioni di inceneritori ed altre aziende. Mettendo le mani sull’Ilva il potere che questa famiglia detiene sul territorio potrebbe aumentare a dismisura e in una città troppo spesso soggetta al ricatto occupazionale e, anche per questo, qualunque offerta che vada in questo senso è irricevibile.

Inoltre è fuori luogo pensare ad un’altra Alitalia, questa volta in veste siderurgica, con benefici ai capitani coraggiosi amici di amici e i debiti accollati allo Stato, cioè alla collettività, privatizzando i profitti e socializzando le perdite e i danni ambientali. Risultano  stucchevoli le dichiarazioni e gli intenti di voler ridurre ancor di più le già diluite prescrizioni dell’AIA, forse a questi signori che guardano il profitto prima di ogni diritto alla salute e al lavoro, stanno pensando che a Taranto ci sia ancora la disponibilità ad abbassare la testa. Questi territori e queste persone meritano dignità, salute, un futuro finalmente rispettoso dell’ambiente e delle generazioni future.

Con l’interrogazione parlamentare si cerca di fare luce sulla vicenda. Se il Governo si vuole attivare su Ilva, pensi ad una riconversione economica dell’intero territorio, chiudendo le fonti inquinanti e garantendo il reddito ai lavoratori invece di arrecare danni con ulteriori decreti che ci rendono oggetto di infrazioni comunitarie e perdurante inquinamento.

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/attivitaproduttive/2014/12/dopo-le-perizie-epidemiologiche-commissionate.html

Tempa Rossa: il Ministro dell’Ambiente annulli le autorizzazioni VIA già rilasciate

stop-tempa-rossa-rossoIl progetto Tempa Rossa a Taranto è stato oggetto di una prima valutazione ambientale terminata nel 2011 e di un secondo provvedimento in merito all’assoggettabilità a VIA, terminato nel 2014. La normativa nazionale e alcune sentenze del TAR hanno ribadito che per un unico progetto imprenditoriale, occorre svolgere una Valutazione Ambientale, unica e complessiva degli impatti ambientali e questo non è avvenuto per il progetto Tempa Rossa alla raffineria ENI di Taranto.

La normativa sulla movimentazione e il riutilizzo delle terre e rocce da scavo, è alquanto confusionaria e in continuo cambiamento da parte del Governo centrale, tanto che anche nel famigerato “sblocca-Italia”, giustamente anche per questo ribattezzato <<sfascia-Italia>>, è nuovamente oggetto di cambiamento in quanto riguarda all’art.8 la disciplina semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto e la disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto.

stop-tempa-rossaSe poi si considera che i dati di caratterizzazione della contaminazione dei terreni nel perimetro della raffineria ENI, avvenuti in periodi differenti hanno evidenziato un incremento dei quantitativi di terreno contaminato inizialmente previsti, da 650 m3 a 30.000 m3 e pertanto, tali volumi rientrano nel computo totale delle terre da movimentare nell’ambito del progetto Tempa Rossa, possiamo arrivare a due deduzioni logiche: in primis, che l’inquinamento è aumentato nel sito di Taranto e, in secondo luogo, che la valutazione ambientale è stata rilasciata in presenza di dati non aggiornati e quindi non corrispondenti alla realtà dello stato di contaminazione.

A fronte di ciò, attraverso l’interrogazione si chiede di annullare e ripetere l’intera procedura di VIA tenendo presente tutti i fattori aggiornati. La città di Taranto dovrebbe essere bonificata dai veleni, invece il Governo Renzi, che persegue la politica legata ai fossili e addirittura di qualità scadente, continua ad agevolare e ad autorizzare impianti industriali che hanno impatti sull’ambiente circostante ormai saturo di inquinamento. Questo è ormai chiaro a tutti tranne che alla maggioranza di Governo. Invitiamo Renzi e i ministri, durante le prossima visite a Taranto, a rimanere ed interloquire con la cittadinanza informata, invece di scappare e offenderla come sono soliti fare con chi, legittimamente, contesta le politiche perseguite: senz’altro i cittadini avranno modo di illustrare l’assurdità di un progetto che condanna per l’ennesima volta, Taranto e i tarantini.

Ilva e chiusura indagini su inchiesta “Ambiente svenduto”

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ILVA: L’INCHIESTA AMBIENTE SVENDUTO È SOLO IL RISULTATO DELLE POLITICHE DEL GOVERNO DELLE “LARGHE INTESE”

Per i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle gli amministratori inquisiti, che tuttora incidono su Taranto con le loro scelte, devono fare chiarezza e spiegare il perché tutte le proposte del M5S sono state bocciate

Si sono appena concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” da parte della Procura di Taranto che ha raggiunto 53 indagati, tra cui il presidente della Regione Puglia Vendola (Sel), il Sindaco di Taranto ed ex senatore della Repubblica Stefàno (Sel), il parlamentare Fratoianni (Sel), l’Assessore all’Ambiente della Puglia Nicastro (Idv), il presidente della V commissione Ambiente della Regione Puglia Pentassuglia (Pd), il presidente della commissione IPPC del Ministero dell’Ambiente Dario Ticali e Luigi Pelaggi del consiglio di amministrazione della Sogesid. Nomi illustri, che si sommano a quelli di Florido (ex Presidente della Provincia di Taranto) e di Conserva (ex Assessore all’Ambiente), che in alcuni casi continuano ad incidere sulle scelte da compiere per risollevare il territorio tarantino dall’Ilva. Al Senato, infatti, è stato appena approvato il ddl n. 1015-B che dispone l’autorizzazione di due discariche in località Mater Gratiae per rifiuti pericolosi, senza aver consultato l’Arpa Puglia. Va anche ricordato che le discariche dell’Ilva si trovano al di sopra della falda già contaminata e in prossimità di un’altra grande discarica di rifiuti speciali con altre indagini in corso da parte della Procura, Italcave, e vicino al sito dell’Ex-Cemerad, dove da oltre un decennio, rimangono depositati migliaia di fusti di rifiuti radioattivi. Per non parlare della prossimità delle discariche con siti industriali quali la raffineria Eni, il cementificio Cementir e tre inceneritori di rifiuti. È stato approvato, inoltre, un emendamento che, in caso di sequestro preventivo di qualsiasi disponibilità di aziende che gestiscono stabilimenti di interesse nazionale, relega la figura del custode giudiziario a mero controllore dell’operato della gestione che resta nelle mani degli organi societari. Tutto ciò, nonostante il 30 ottobre si sia verificato un incidente presso l’acciaieria 1 che ha coinvolto 15 operai dell’Ilva, costretti a ricorrere al servizio dell’infermeria per intossicazione da fumo nocivo.

Ovviamente, fino a quando non ci saranno i tre gradi di giudizio, la presunzione d’innocenza è d’obbligo – dichiarano deputati e senatori pugliesi del M5S – ma è necessario assumere la responsabilità politica di questa situazione imbarazzante. Ricordiamo che i soggetti oggi indagati a diverso titolo incidono ancora sul territorio, rilasciando autorizzazioni a discariche, inceneritori, cementifici, raffinerie, centrali elettriche. Ma soprattutto hanno la possibilità di influenzare la gestione delle bonifiche dove gli insufficienti, benché “ghiotti”, 119 milioni di euro stanziati, verranno spesi senza che le fonti inquinanti siano fermate, senza alcun controllo popolare nonché con grandi zone di ombra nella determinazione delle decisioni da intraprendere. Questa classe politica, racchiusa nel topico Governo delle “larghe intese”, ha bocciato e continuerà a bocciare ogni proposta dei cittadini tarantini. Dall’esenzione del ticket sanitario per gli abitanti entro i 20 km dal polo industriale a spese dell’Ilva al piano industriale che preveda anche ipotesi impiantistiche per una chiusura dell’area a caldo temporanea o definitiva nonché tecnologie di produzione dell’acciaio alternative agli inquinanti altiforni e cokerie con minor impatto ambientale, dall’obbligo di riesaminare l’AIA in merito agli esiti della “Valutazione del danno Sanitario” al blocco degli slittamenti degli interventi rispetto ai tempi previsti dall’AIA, dal divieto di nomina a Commissario a chi è stato componente degli organi amministrativi o abbia collaborato con l’azienda alla stipula di garanzie fidejussorie a tutela dell’ambiente e dei lavoratori sino all’ordine di priorità degli interventi ovvero bonifiche, prevenzione sanitaria, pagamento sanzioni, tutela dei crediti dei lavoratori e delle forniture e poi gli istituiti di credito. Tutte queste proposte portate in Parlamento sono state respinte e rigettate dalla coalizione PD-PDL e Scelta Civica. Risulta evidente – concludono i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle – l’abbandono delle istituzioni in un territorio come Taranto dove il diritto alla salute, noto a cittadini e amministratori, è stato ignorato dagli enti di vigilanza. A questa evidenza viene finalmente data risposta: una risposta attesa da decenni e che è sempre stata nascosta o mascherata dagli stessi responsabili che si ritenevano i difensori dell’ambiente e dei cittadini”.