Chiarimento su incontro M5S con Coldiretti Lecce

In merito all’incontro tenuto ieri da alcuni parlamentari del M5S con la delegazione di Coldiretti Lecce, tengo a precisare che l’argomento di discussione è il documento riportato di seguito nelle foto.
In particolare, abbiamo convenuto della necessità di finanziare ulteriormente la ricerca e dare gli strumenti normativi, a livello nazionale, necessari a superare la crisi attuale e quella dei prossimi anni guardando ad un Salento che valorizzi le proprie peculiarità, il turismo, la tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Abbiamo convenuto l’utilità di un “contenitore” ordinario, la cui forma e il cui contenuto andranno stabiliti nelle sedi istituzionali preposte, dai colleghi delle commissioni competenti nel corso della legislatura, a seguito di un confronto istituzionale con tutti gli attori interessati all’argomento.
Il movimento 5 stelle è postideologico e per il ruolo istituzionale che rivestiamo, in quanto portavoce, siamo tenuti a dialogare con tutti.
Provare a etichettare questo confronto sulla base di opinioni personali o per le posizioni reciproche pregresse o ancora sulla base di altri argomenti che non siano nel merito del documento, sono inutili speculazioni dato che, ribadisco, non abbiamo discusso di trattamenti fitosanitari, del decreto Martina, di eradicazioni o altro.

Questa mattina visita alla azienda Tundo Vincenzo Spa: un esempio di buona impresa dal Sud.

Al termine dei lavori in aula parlamentare il tema del lavoro resta in cima agli intenti della classe dirigente. In qualità di vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, rientrato in Puglia nei giorni scorsi, ho approfittato della pausa estiva per fare visita insieme al collega Leonardo Donno alla Tundo Vincenzo Spa, l’azienda leader in Italia nel trasporto atipico. Una lunga chiacchierata negli uffici della sede centrale dell’azienda a Zollino, per discutere di impresa, obiettivi, investimenti e digitalizzazione. Un dialogo aperto che ci ha visto al tavolo con il proprietario dell’azienda Enrico Tundo e la moglie General Manager Maria Palma del Sole e tutto lo staff che opera nella macchina amministrativa di uno dei colossi italiani del trasporto su gomma di persone.
Gli imprenditori vogliono essere lasciati liberi di fare impresa e di competere con altre aziende ad armi pari: Tundo è uno di quelli che si è rimboccato le maniche ed ha raggiunto il successo dimostrando di essere capacità e competenza. Una testimonianza di buona impresa partita da sud, un’eccellenza verrebbe da dire, ma mi piace pensare che ce ne possano essere tante altre.
Un incontro, quello di questa mattina, pensato nell’ottica di un confronto reale e concreto e quanto mai raro, tra istituzione e imprenditore, l’uno davanti all’altro, al solo fine di discutere di impresa dentro l’impresa stessa. Un’occasione per toccare con mano la realtà aziendale e prendere coscienza delle reali problematiche con cui gli imprenditori in Italia si trovano a fare i conti tutti giorni. Split payment e burocratizzazione non sono sfuggiti al dialogo, anzi l’amministratore ha sottolineato che ha sostenuto negli ultimi anni grossi investimenti che ci hanno tenuto con il fiato corto a causa del nuovo regime di Iva che ha penalizzato le aziende in materia di liquidità, facendo riferimento allo Split Payment, introdotto dalla Legge 190/2014 (Stabilità 2015). Ci ha raccontato che a pagarne le spese sono in primis i lavoratori, ben 1200 quelli in carico alla Tundo Spa, che hanno patito qualche giorno di ritardo nell’erogazione degli stipendi. Situazione incresciosa anche dal punto di vista imprenditoriale fronteggiare i malumori di cui non sono responsabili ma che subiscono come conseguenza di scelte politiche che non fanno fronte alle nostre esigenze. Hanno fatto fatica a smaltire i contraccolpi di questa manovra fiscale e per fortuna sono ancora in piedi!

Lo abbiamo sostenuto prima ancora di andare al Governo e oggi ne abbiamo quanto mai prova che l’impegno messo in campo con il Decreto Dignità si muove nella giusta direzione: abbiamo abolito lo split payment, lo spesometro e redditometro. Aspettiamo la legge di bilancio per dare anche risposte attraverso risorse economiche. L’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi: ci sono aziende come questa che hanno la capacità di internazionalizzarsi e non delocalizzarsi. Dobbiamo sostenerle e metterle nelle condizioni di competere con lealtà.

La Tundo Vincenzo Spa, che in questi anni ha visto crescere in modo significativo le proprie attività, diffondendosi in maniera capillare sul territorio nazionale, nel 2016 ha mosso i primi passi anche all’estero, dov’è presente con la sua sede a York. Ma i progetti per il futuro sono tanti soprattutto in materia di innovazione tecnologica. L’azienda, che è in procinto di mettere su una branch per la ricerca e lo sviluppo, ha già investito in una piattaforma tecnologica di monitoraggio della flotta aziendale, sperimentando un sistema di tracciabilità del veicolo che migliora il livello di sicurezza degli utenti.

TAP. Spostamento ulivi autorizzato dall’Osservatorio regionale e dalla Procura. Preservare gli ulivi, non il gasdotto!

Lo spostamento degli ulivi in Contrada Le Paesane che sta avvenendo oggi è stato autorizzato dall’Osservatorio Fitosanitario Regionale e (trattandosi di un’area sotto sequestro grazie ad un esposto del sottoscritto e di altri colleghi del M5s) dalla Procura di Lecce.

Questo trasporto, richiesto a inizio giugno dal curatore dell’area di sequestro, è pertanto accordato dagli organi giudiziari, sul il Governo non ha alcuna responsabilità o strumento di intervento diretto.
Sarebbe finalizzato, a quanto apprendiamo, a consentire la salvaguardia degli ulivi che, a causa della calura estiva e della loro condizione nei vasi, rischierebbe di essere compromessa. Resta il nostro timore, tuttavia, è che al netto delle motivazioni contingenti, questa operazione finisca per agevolare i lavori di TAP qualora l’area venisse dissequestrata in futuro (non ci sarebbe più la necessità di attrezzare un’area permanente per il ricovero delle piante giacché esse sono già state spostate).

Quando sono stato informato della situazione, ho voluto comprendere immediatamente le ragioni di questo spostamento attraverso numerosi contatti con il Prefetto che ringrazio personalmente per la disponibilità dimostrata.

Infine, al di là del sequestro, TAP avrebbe dovuto prima avere pronta area adiacente al cantiere attrezzata al ricovero degli ulivi (per cui ci dovrebbe essere variante al progetto e autorizzazione al Comune, dato che si tratta di zona sottoposta a vincolo paesaggistico). Invece, ha espiantato, invasato e accantonato alberi perché l’importante è accelerare (parallelizzare attività) anche sconvolgendo ordine di interventi che dovrebbero essere temporalmente e logicamente sequenziali!
Qualcuno di voi ha mai fatto un trasloco mettendo i mobili per strada?

È la gestione emergenziale di qualcosa che invece dovrebbe essere diligentemente pianificato, programmato, comunicato e condiviso che mostra i suoi limiti.

Ps: La disposizione di spostare gli alberi non è del ministero degli interni (che viene solo allertato come da regolamenti e prassi in situazioni di questo tipo).

Gli alberi non sono sottoposti a sequestro, sono tutti in salute (tranne 3 affetti da xylella) e tutti nei vasi.

Al momento pare che l’area dove verranno trasferiti, pur essendo “capiente” secondo le informazioni date dalle autorità, non sia formalmente autorizzata ad ospitare questi oltre 400 ulivi, ma solo quelli già tolti dalla zona di cantiere del pozzo di spinta (quella che tutti hanno visto in tv l’anno scorso). Su questo come su ogni altro abuso, deve essere la magistratura ad accertare eventuali illeciti.

La strada è uno spazio pubblico: basta con Città auto-centriche

Due lati della stessa medaglia… un cartello che ricorda che la strada è uno spazio pubblico e che c’è un problema di democrazia dello spazio nella visione automobile-centrica e la prima pagina del Quotidiano di Puglia che dimostra come anche la sostituzione con autovetture elettriche di tutte quelle che oggi circolano, non sia la soluzione a tutti i problemi di mobilità, anzi l’articolo semmai conferma la distorta prospettiva di fine ‘800 con cui la politica affronta i problemi aggravandoli (il problema non è la carenza di parcheggi ma l’eccesso di automobili, quindi nuovi parcheggi attrarranno più automobili!)

Tap: serve accordo con la Lega, non è tra i punti del programma

Sul Tap è necessario un accordo con la Lega, perché non è tra i punti del programma: siamo certi di poter convincere Salvini che questa opera è inutile e dannosa.

Su questo tema la nostra posizione è nota e ci batteremo, come sempre abbiamo fatto in tutte le sedi, per difenderla!

Ne approfitto per ribadire che la strategia di Emiliano è assolutamente inaccettabile. Il gas di Tap non serve per decarbonizzare (potremmo spegnere le centrali a carbone domani senza importare un metro cubo di gas aggiuntivo): Ilva va chiusa (in ogni caso gli indiani di ArcerolMittal continueranno a usare carbone) e la centrale Federico II va chiusa immediatamente (e Enel ha smentito più volte la volontà e la convenienza di riconvertirla, anche perché esistono già centrali elettriche a gas che teniamo spente). Emiliano invece di sparare castronerie dovrebbe occuparsi di dismettere gli inceneritori e chiudere discariche con impianti di compostaggio aerobici pubblici e di prossimità (di piccola taglia) se vuole davvero decarbonizzare la Puglia. Magari, “aiutare” i pugliesi a mettersi pannelli fotovoltaici (per case e imprese) e solari-termici (per acqua calda sanitaria sopra ai tetti delle abitazioni civili).

Se Emiliano volesse decarbonizzare davvero, allora aumenterebbe i fondi per il trasporto regionale, in particolare quello ferroviario, e elettrificherebbe le tratte oggi ancora coperte da littorine Diesel, perché decarbonizzare vuol dire anche togliere auto dalle strade. Per questo potrebbe incentivare i comuni al car sharing e car pooling, al bike sharing, ad aumentare le ztl, le zone ciclopedonali e quelle a velocità ridotta (zone 10 e zone 20).
Se Emiliano avesse voluto decarbonizzare avrebbe stanziato soldi per la bretella ferroviaria con l’aeroporto di Brindisi e copierebbe le iniziative romagnole per far venire turisti in treno invece che in auto (come suggerisco da 5 anni), si preoccuperebbe di dare impulso alla ciclovia dell’acquedotto e alle ferrovie turistiche…
Ma mentre dorme continua a delirare su argomenti che non conosce o fa finta di ignorare!

Tap, De Lorenzis: “serve accordo con la Lega, non è tra i punti del programma”

Trasporti regionali: politica assente.

Nei giorni scorsi sono intervenuto più volte sulla situazione dei trasporti regionali pugliesi

30/05 : La situazione dei trasporti nel Paese, in Puglia e nel Salento, non può migliorare senza un Governo forte e ma questo non può essere un alibi per l’assenza di programmazione e sinergia istituzionale degli enti locali.
Certamente è prioritario aumentare il fondo nazionale del trasporto pubblico e chiedere conto in Parlamento delle attività delle società del gruppo FSI e d’altra parte è imprescindibile coordinare e potenziare le iniziative di trasporto pubblico messe in campo dagli enti locali, in primis Regione, ma anche Provincia e Comuni: è impensabile che siano i singoli Comuni a sostenere iniziative sporadiche e disarmoniche o che siano i privati a supplire a tali carenze.

L’assenza di navette domenicali dagli aeroporti durante le domeniche e i festivi, la loro scarsa frequenza, la mancanza di una applicazione per smartphone che dia informazioni su orari su percorsi e vettori e permetta di acquistare biglietti e le altre vistose lacune per realizzare la smart mobility prendendo ad esempio le migliori pratiche europee, sono gravi responsabilità che pesano esclusivamente sulla Regione.

Come M5S, vediamo il bicchiere mezzo pieno, pur comprendendo le preoccupazioni dei Sindaci: apprezziamo i tentativi di miglioramento continuo del servizio ad opera di Ferrovie del Sud Est. Quest’anno c’è un servizio di trasporto, che l’anno precedente era inesistente, verso Gallipoli e Otranto che per 6 giorni a settimana è su ferro e solo la domenica sarà svolto per quest’anno con autobus. Ovviamente non è l’ottimo, ma la gestione di questa transizione sta migliorando velocemente e FSE certamente ha la chiara volontà e forza per potenziare e migliorare il servizio, con convogli più rapidi, sicuri, capillari e frequenti

La Regione invece non può chiedere continui sacrifici ai cittadini e poi a fronte di carenze strutturali di servizi invocare lo scaricabarile. L’assessore Nunziante invece di puntare il dito contro altri, dica che non ha stanziato un solo euro in più nel bilancio regionale per il contratto di servizio per aggiungere nuove corse. La giunta Emiliano dica quali iniziative concrete sta adottando ora per dare certezza a turisti, pendolari, amministratori che non si verifichi più la solita inaccettabile improvvisazione figlia di mancanza di progettazione e visione politica.

25/05: Collegamenti al Capo di Leuca. Sebbene si possano comprendere le scelte di Trenitalia sui collegamenti Freccialink che penalizzano il capo di Leuca, poiché sono dettate da ragioni di mercato, restano invece incomprensibili le lamentele senza proposte dei politici i cui partiti hanno governato la Regione per decenni.

La Regione e Provincia di Lecce devono avanzare soluzioni a quelle esigenze di mobilità che non soddisfano i requisiti di copertura dei costi da tariffa e che quindi rientrano nel servizio universale di trasporto pubblico. Il recente piano della Provincia ovviamente pur essendo un tentativo necessario e per certi versi apprezzabile di fornire servizi di trasporto, illude molti salentini perché riprende lo slogan del Metrò, pur essendo un servizio che per offerta e frequenza non è paragonabile a quest’ultimo, poi si sovrappone a percorsi già espletati da FSE e infine paradossalmente dimentica i cittadini più lontani dal capoluogo e che maggiormente dovrebbero essere tutelati!

Per dare servizi di trasporto efficienti, capillari e frequenti, servono risorse economiche per aumentare le corse, comprare mezzi nuovi e confortevoli e una programmazione seria e integrata delle corse in logica intermodale e di integrazione tariffaria tra vettori e per aree geografiche, adoperando gli strumenti attuali come le app per bigliettazione e infomobilità. I cittadini e i turisti restano in attesa di avere i servizi che ormai sono il minimo inderogabile perché non sopportano più l’incapacita e l’irresponsabilità di chi non sa tutelare i loro diritti.

 

SS 275, per i Giudici legittimo l’annullamento di Anas. Ora realizzazione dell’opera secondo legalità e partecipazione.

Nessuna descrizione della foto disponibile.L’ennesima sentenza che certifica le macroscopiche illegittimità commesse nella realizzazione dell’opera così come progettata in origine, certifica ancora una volta il fallimento dei politicanti che nel corso degli anni hanno preso in giro i cittadini e resta l’inattuabilità dell’approvazione di un progetto esecutivo di un’opera non più fattibile.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Avevamo ragione noi quando abbiamo chiesto ed ottenuto da Anas, in conformità alle precedenti sentenze del Consiglio di Stato e alle determinazioni dell’Autorità nazionale anti-corruzione, che andava revocato tutto per garantire il migliore utilizzo delle risorse pubbliche, il massimo livello di trasparenza e il più ampio livello di partecipazione, abbiamo sempre sostenuto che occorreva rispondere a mutate esigenze progettuali emerse sotto il profilo della sostenibilità tecnico/economica/ambientale, garantire il più celere avvio dei lavori e il contenimento della spesa pubblica, oltre che ripristino della regolarità dell’appalto. Ed oggi anche la giustizia amministrativa ci da ragione.

Ora vietato ripercorrere la via dell’illegalità ma obbligatoria quella della messa in sicurezza della strada e la bonifica delle discariche rinvenute, ma soprattutto devono essere garantite maggiore trasparenza e partecipazione delle comunità locali nei procedimenti.

In questi anni dopo interrogazioni, denunce e risoluzioni per impegnare il Governo a spostare i fondi verso l’elettrificazione della tratta ferroviaria da Martina Franca a Gagliano, abbiamo sempre chiesto incontri per capire le modalità di proposta e interlocuzione di Anas e Regione per evitare progetti calati dall’alto. Contrariamente a quanto sta avvenendo nuovamente purtroppo, l’opera deve esser adeguata alle reali esigenze del territorio e condivisa attraverso il coinvolgimento delle popolazioni locali, altrimenti si commetteranno ennesimi sprechi di risorse pubbliche.

Sulla Tap questione di merito e di legalità

La battaglia No Tap non è mai stata una questione ideologica ma sempre di merito e di legalità. I cittadini dentro e fuori le istituzioni devono far sentire la propria voce e quella della propria comunità in maniera pacifica e non violenta.
Credo che il sequestro di oggi sia la dimostrazione più evidente della infondatezza di chi accusa il M5S di aver cambiato opinione sul gasdotto o chi lamenta la nostra presunta lontananza dal territorio.
Ringrazio gli attivisti che studiano le carte e ci danno il materiale per assolvere bene al nostro ruolo, i cittadini che ci sostengono e la magistratura che indaga, come è doveroso, senza alcun timore di una multinazionale dal potere e dai mezzi enormi.

Visita al cantiere Tap

Come avevamo preannunciato nei giorni scorsi, abbiamo portato avanti le azioni che avevamo anticipato a Melendugno.

Una nostra delegazione ha incontrato Venerdì scorso il prefetto di Lecce, dott. Palomba, per chiedere la sospensione dei lavori di Tap nelle more della formazione del nuovo Governo e dell’esito dell’incidente probatorio che deve stabilire l’applicazione della direttiva Seveso.

Ieri, invece ci siamo recati sul cantiere in località “Le Paesane” per appurare lo stato dei luoghi e verificare le attività in corso da parte della società TAP.

Da TAP a SS 275, solo il M5S ha posizioni coerenti

La mia intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi!

Onorevole De Lorenzis, con tutti questi scandali (candidati massoni e addirittura condannati, rimborsopoli), cosa sta succedendo attorno al Movimento 5 Stelle, in quest’ultimo periodo?

La parola scandalo mi sembra eccessiva, semplicemente alcuni candidati non avevano compreso l’importanza delle nostre regole di trasparenza nei confronti dei cittadini italiani, regole che ci distinguono da tutte le altre forze politiche e di cui siamo estremamente orgogliosi. Abbiamo dimostrato che si può adempiere bene al proprio ruolo istituzionale senza l’eccesso di soldi e il carrierismo politico che caratterizza invece tutte le forze politiche. Inoltre, abbiamo evidenziato l’esistenza di regole ferree. Da noi chi sbaglia paga ed è fuori, al contrario di altri partiti dove fioccano candidati indagati e condannati anche per reati gravi.

Lei non è stato neppure sfiorato dalla vicenda dei mancati versamenti al Fondo per il microcredito alle imprese. Ma cosa pensa dei suoi colleghi, compreso il senatore Buccarella, coinvolti a pieno titolo?

Personalmente le mie donazioni, pari a oltre 160.000 euro, sono state fatte con bonifici online della cui corretta esecuzione sono sempre stato certo. Questo contributo, insieme a quello di altri 120 colleghi parlamentari, è confluito nei 23 milioni di euro ottenuti dal dimezzamento dello stipendio di parlamentare e dai rimborsi non usati per l’attività politica. Chi ha sbagliato ha manifestato la propria debolezza umana ma ha anche dimostrato che sono le nostre regole a renderci migliori come forza politica.

E crede che in qualche modo le polemiche, anche interne al Movimento 5 Stelle, si possano ripercuotere sull’esito del voto del 4 marzo?

Direi di no. I cittadini sono stati finalmente informati che c’è una forza politica, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, che coerentemente con quanto afferma da 10 anni non accumula denaro ma restituisce i soldi in eccesso, al fine di aiutare le piccole e medie imprese italiane. Questo sta creando un clima di fiducia, gli elettori vedono persone credibili che dimostrano con i fatti l’efficacia del progetto in cui credono.

Come giudica il cosiddetto “Modello Puglia” di Emiliano? E, secondo lei, il presidente della Regione dovrebbe essere “super partes” in questa campagna elettorale?

Il modello Puglia di Emiliano è quello per cui quando era Sindaco pensava alla poltrona in Regione e ora che è in Regione pensa a quella in Parlamento. Quello costellato da assessori che cambiano ogni sei mesi per problemi con la giustizia. Quello in cui si fa finta di essere sempre l’opposizione interna al partito per tenere il consenso dell’elettorato, come faceva anche Renzi con Bersani. Emiliano, in due anni di governo, ha solo messo in campo la brutta copia del reddito di cittadinanza che avevamo proposto. La sanità, le scuole, la formazione, l’agricoltura, i trasporti e l’acquedotto sono al collasso. Come se non bastasse il consiglio regionale è congelato da un mese, dato che cinque consiglieri di maggioranza e cinque di opposizione sono candidati alle elezioni politiche.

Il Consiglio di Stato dice che la gara sulla Maglie-Leuca è da rifare. Qual è la sua posizione sulla 275?

Il Consiglio di Stato ha accertato quanto per anni abbiamo denunciato insieme al Comitato SOS 275, che ringrazio. La politica, insieme a una parte di imprenditoria, era solo interessata a sprecare soldi delle nostre tasse con la “vergogna delle vergogne”. Siamo favorevoli al raddoppio a quattro corsie fino a Montesano, bisogna elettrificare la linea delle Ferrovie Sud Est con la chiusura dei passaggi a livello e la velocizzazione della linea, stanziare le risorse per bonificare tutte le discariche trovate sul tracciato, mettere in sicurezza il percorso attuale, fluidificare la percorrenza sostituendo semafori con rotatorie non sovradimensionate e bypass per evitare l’attraversamento di alcuni paesi. Dopo aver fatto questi interventi, occorre uno studio rigoroso per valutare la necessità ulteriori interventi.

Su Xylella quanto è stato fatto? E cosa si poteva fare di più per arginare l’emergenza?

Per il disseccamento dei nostri ulivi è stato fatto poco e male. Intanto non si è mai presa in considerazione l’ipotesi di dover convivere con il patogeno, come richiedevano le linee guida europee. Non c’è stata trasparenza nelle analisi e nella catena di gestione del problema (il commissario agisce con poteri straordinari derogando alle norme ordinarie) e non c’è stata continuità nella strategia, infatti con il passaggio delle responsabilità alla Regione i contributi a Comuni e agricoltori per le buone pratiche agricole sono state interrotti, vanificando gli interventi del commissario. In cinque anni è stato redatto un solo piano nazionale olivicolo che ancora non è in azione. La Spagna in dieci anni ne ha redatti e applicati quattro. Ora serve un regime transitorio speciale, anche di sostegno fiscale ed economico, che per qualche anno, per tutto il territorio colpito, permetta alle aziende agricole e quelle dell’indotto di assestarsi.

Su Tap c’è un appello per cambiare l’approdo a San Foca. Secondo lei, ci sono ancora i margini per farlo?

Qui entra in gioco un punto importante: la coerenza. Tutte le forze politiche hanno bocciato la nostra proposta al parlamento europeo di non finanziare Tap con 1,5 miliardi di euro della Banca Europea degli Investimenti. Molti di quelli che oggi si dicono contrari e firmano l’appello hanno votato l’accordo di ratifica internazionale in cui era già presente l’approdo di San Foca e hanno votato il decreto Sblocca Italia, che rende strategico il gasdotto nonostante sia inutile e dannoso per gli italiani. Noi siamo stati gli unici a essere presenti sempre con una posizione univoca a ogni livello istituzionale: non abbiamo bisogno di Tap in nessun luogo, perché già oggi abbiamo il doppio del gas necessario al nostro Paese. Se saremo al Governo chiuderemo tutte le centrali a carbone nel giro di due anni senza alcun gasdotto ulteriore, rilanceremo il settore delle rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e la ricerca di base e applicata su reti intelligenti di distribuzione dell’energia (smartgrid), l’idrogeno e batterie con un rilancio dell’occupazione trenta volte superiore agli occupati nel settore dell’energia fossile.