Il futuro della 275 impone riflessioni, non slogan politici

L'immagine può contenere: 1 persona, testoLa recente collisione tra 2 autovetture sulla ss275, certamente ci impone di riflettere sulla sicurezza stradale, come d’altronde richiedono anche le oltre 3.300 vittime del 2017 in tutta Italia. Per questo trovo sconcertante e di cattivo gusto usare tale episodio per speculazione politica: è giusto che le indagini accertino la dinamica esatta, che potrebbe non essere correlata in alcun modo alla infrastruttura stradale. Oggi è doveroso il un pensiero alle vittime, ai feriti e ai loro familiari.

Ad ogni modo, voglio rassicurare la vecchia politica che ancora sproloquia dopo averci regalato 20 anni di paralisi, che la vicenda dell’ammodernamento della strada statale è al vaglio degli organi competenti e della maggioranza di Governo: avevo già fissato un incontro con i responsabili dell’Anas per la prossima settimana, dimostrando ancora una volta che l’attenzione al territorio non è una questione di comunicati intrisi di slogan e di annunci, ma si persegue con una seria attività quotidiana spesso lontana dai riflettori.

Tra poco verranno emanato il bando per i lavori sul primo lotto, mentre continueremo a pretendere da Anas, come negli ultimi 6 anni, di procedere alla messa in sicurezza della strada statale a prescindere dal futuro di questa arteria: se in passato questa posizione fosse stata unanime, oggi i cittadini avrebbero una strada più sicura ma evidentemente anche allora era più comodo per qualcuno avere un pretesto per appoggiare un progetto sovradimensionato per la comunità solo ai fini del consenso elettorale.

Intervista sul Corriere del Mezzogiorno sugli ultimi giorni di attacchi strumentali

Riporto qui l’intervista di oggi sul Corriere, relativa agli ultimi giorni di attacchi strumentali e di polemiche, sperando di aiutare a fare chiarezza.

1 – De Lorenzis, il caso Tap oramai va al di là di un semplice tubo. E sta creando malumori anche all’interno del M5S. Da esponente salentino si sente nel mirino delle critiche?

Non possiamo rimproverarci nulla. Invece è insopportabile che tutti i partiti che hanno voluto, agevolato e approvato questa infrastruttura, tornino a blaterale come degli zombies. Non hanno senso di vergogna: dovrebbero tacere per aver condannato l’Italia con le loro scelte folli, le cui conseguenze ricadono su di noi e sui cittadini.

2 – Il suo collega lucano De Bonis è intervenuto perché i salentini non hanno letto le carte. E’ cosi?

Le tifoserie non servono, tantomeno sbandierare ancora egocentrismo e ignoranza sull’opera, sull’operato dei colleghi e su penali inesistenti confondendole con risarcimenti miliardari. Abbiamo cercato in questi anni di dura opposizione anche fuori dal palazzo, accanto ai cittadini, di ostacolare la realizzazione dell’opera e stiamo lavorando ancora per fornire alla magistratura altri spunti di indagine per verificare eventuali illeciti nell’operato della società. Oggi l’unica area di cantiere sotto sequestro è quella dell’esposto alla Procura che porta la mia firma e quella dei colleghi Leonardo Donno e la senatrice Daniela Donno.

3 – Aprile 2017. Di Battista promette lo stop di Tap in due settimane con un governo pentastellato. Poteva essere più prudente?

Le sue affermazioni, senza campagna elettorale, testimoniano la coerenza, la sincerità e la libertà di sempre ribadendo che avremmo fatto il possibile per bloccare l’opera. Il contesto era molto diverso, Gentiloni era appena arrivato e le Camere potevano sciogliersi anticipatamente, l’opera ancora non aveva alcune autorizzazioni e finanziamenti e i lavori non erano nello stato di avanzamento attuale.

4 – Michele Emiliano, governatore della Puglia, dice che la soluzione è spostare l’approdo a Brindisi. E’ un bluff?

Su tali fantasie è stato smentito da Enel e tante illustri personalità tecniche: è un’arma di distrazione di massa per scaricare le colpe del suo partito. Con questo atteggiamento complice ne ha avallato le scelte, invece di richiedere l’istituzione nell’area marina di un SIC (sito di interesse comunitario) e impugnare gli atti dei Governi precedenti.

5 – Ora come pensate di riallacciare il rapporto con il vostro elettorato?

Abbiamo percorso ogni strada nelle nostre possibilità, adoperato ogni strumento e ogni cavillo burocratico a cui appigliarsi e con questo spirito abbiamo tenuto fede agli impegni assunti in tutte le sedi da 6 anni. Comprendiamo lo sfogo dei cittadini, anche con toni forti, perché per troppo tempo la politica è stata sorda ai bisogni della cittadinanza. Siamo stati eletti per realizzare la parte del programma elettorale contenuta nel contratto di Governo e rimediare agli errori dei partiti degli ultimi 30 anni.

E non bastano 4 mesi.

SS 275: ripartire da zero. Valutazione all’esame del Ministro

La strada statale 275 è un’opera che nel Salento ha creato da sempre aspettativa e sulla quale occorre fare chiarezza.

Come denunciato da Anac, la politica locale tutta e Anas sono stati in procinto di realizzare un progetto sovradimensionato, inutile e dannoso per il territorio, basato su valutazioni vecchie di 30 anni, non a caso chiamata “vergogna delle vergogne” dalla dirigente di Anas detta “la dama nera” al centro delle indagini della magistratura relativamente a fatti di corruzione.
A seguito del ritiro del vecchio progetto in autotutela, ne è stato presentato un altro, per la verità molto simile al precedente, che prevede due lotti funzionali separati: il primo, Maglie – Tricase, fino a Montesano è identico e mai contestato da nessuno, sul quale c’è sempre stato consenso unanime per la sua rapida esecuzione. È stato recentemente variato con il consenso delle amministrazioni per giungere fino a Tricase con 4 corsie.
Il secondo, Tricase – Gagliano del Capo, è stato sempre proposto come necessario e indispensabile da chi aveva interesse diretto particolare alla sua realizzazione a vario titolo, anche quando aveva 4 corsie e “tombava”, plausibilmente non a caso, due mega discariche abusive oggi poste sotto sequestro.

Le argomentazioni addotte finora circa la sicurezza stradale dell’esistente, tempi di percorrenza dell’esistente e l’impatto occupazionale, sono stati gli alibi di chi ha caparbiamente, e a volte in malafede, propagandato una idea di sviluppo e modernità dell’ ‘800, scuse facilmente e puntualmente smentite dal m5s e da comitato sos 275 in questi anni.
La separazione funzionale stabilita da Mit e Anas e avallata dal Cipe relativamente ai due lotti contraddice chi ritiene si debba decidere oggi sul secondo lotto e chi ora vorrebbe tra i sindaci ridiscutere il primo, dando torto nella logica ad entrambi.

La discussione sul secondo lotto non ha mai preso le mosse sulla riflessione della reale utilità. Reputo fondamentale non saltare un approfondimento di merito, sempre precluso in tutti i tavoli istituzionali cui ho partecipato che invece si sono concentrati esclusivamente, e troppo superficialmente, solo su due ipotesi di tracciato appiattendo anche il dibattito pubblico che, come mostrato all’incontro di Tricase, è molto più ampio e ricco. Se pertanto tecnicamente Anas durante la Valutazione di Impatto Ambientale deve analizzare tutti gli scenari, senza esclusione alcuna, includendo quindi quello che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente, perché la politica non ha mai ragionato su tale ipotesi, anche con l’ausilio dei tecnici, in nessuno degli incontri tenuti finora?

Forse qualcuno ha il timore di perdere il consenso?

Inoltre, ho anche esplicitato che nell’era dei big-data è inaccettabile per gli amministratori rinunciare a scelte consapevoli e ho ricordato che una legge dello Stato, il codice dell’amministrazione digitale, obbliga Anas a pubblicare tutti i dati di transito che raccoglie istantaneamente su ogni arteria d’Italia in sua gestione.
L’analisi dei flussi per ciascun asse viario attraverso multiple rilevazioni in più punti lungo l’infrastruttura, è fondamentale in qualunque processo tecnico e politico e decisionale, come ha plasticamente dimostrato la bocciatura del vecchio progetto, assolutamente inadeguato alle mutate esigenze del territorio: navigare a vista, sulla base di opinioni personali o di interessi particolari, non è auspicabile non solo perché si rischia di sprecare soldi dei cittadini ma perché, come dimostrano i decenni trascorsi, allunga i tempi di decisione, non supporta le scelte politiche in un confronto trasparente con l’opinione pubblica, privando la discussione di elementi inconfutabili per valutare ogni intervento. Tale analisi inoltre risulta imprescindibile nella pianificazione della mobilità della regione e degli altri di servizi di trasporto. Nell’ottica di una valutazione complessiva del sistema trasporti sicuro, rapido, economico ed efficiente, la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere disarmonica, se non addirittura totalmente incoerente, con la visione trasportistica del territorio che si sta costruendo con investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità e inter modalità.

E poi ci sono tanti interventi necessari e indifferibili forse maggiormente prioritari: elettrificazione delle ferrovie del sud est dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione di centinaia di passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle Fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Nardò, Maglie e Casarano), raddoppio dei binari perché altrimenti non potranno mai esserci più di due treni ogni ora.

Infine, merita di essere affrontata con trasparenza la questione relativa ai costi. Il primo lotto assorbe quasi tutto il finanziamento: 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (ripartito tra Regione al 40% e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) per un progetto che qualche anno fa era stimato costare 130 Milioni di euro. Ho ribadito quindi quello che tutti sanno: i ribassi d’asta sull’aggiudicazione della gara del primo lotto e i 44 milioni, probabilmente non basterebbero se si decidesse di proseguire con il secondo lotto e si dovranno stanziare ulteriori risorse senza che questo sia motivo ostativo alla scelta, ma rientrando in un ragionamento, finora assente, di efficacia degli investimenti pubblici.

Fuori dalle polemiche strumentali e dalle interpretazioni errate, un’opera così importante merita un dibattito serio e approfondito su questi aspetti. È il compito della politica. La storia della 275 ci ha dimostrato, finora, dove porta certa faciloneria. A ritardi imperdonabili ed errori gravissimi. Ed è proprio quello che vogliamo evitare.

Alcune precisazioni sulla SS 275

  1. il primo lotto (maglie-tricase) è funzionalmente separato dal secondo (tricase-gagliano), pertanto si può realizzare l’uno in attesa di verificare l’effettiva utilità del secondo;
  2. non sono resi pubblici i dati aggiornati e le altre evidenze (che pure anas e ferrovie del sud est detengono) sull’uso delle infrastrutture viarie per scegliere se il secondo lotto sia da realizzare o meno. Perché Anas non li rende disponibili online sul sito web come prevede la legge dello Stato Italiano “codice dell’amministrazione digitale”?;
  3. tra le opzioni c’è (come ha confermato Anas a Roma) e deve esserci anche quella di mantenere l’esistente senza ulteriori tracciati ma che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente;
  4. la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere incoerente con la visione trasportistica a breve-medio termine della Regione e dello Stato relativamente agli investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità ferroviaria, intermodalità,…oltre a quelli di altri soggetti come Ferrovie del Sud Est;
  5. il primo lotto assorbe già ora praticamente tutto il finanziamento perché è stimato essere di 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (equiripartito tra regione e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), ergo per il secondo lotto non sono previsti attualmente stanziamenti;
  6. mancano risorse (centinaia di milioni di euro) per tanti interventi necessari e indifferibili: elettrificazione dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione dei passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Maglie, Casarano,…);
  7. le bonifiche delle discariche accertate devono essere realizzate a prescindere dalla eventuale realizzazione del nuovo asse viario.

Rivedi il video

Collegatevi e condividete! Ho qualcosa da dirvi sulla strada statale 275….1-il primo lotto (maglie-tricase) è funzionalmente separato dal secondo (tricase-gagliano), pertanto si può realizzare l’uno in attesa di verificare l’effettiva utilità del secondo.2-non sono resi pubblici i dati aggiornati e le altre evidenze (che pure anas e ferrovie del sud est detengono) sull’uso delle infrastrutture viarie per scegliere se il secondo lotto sia da realizzare o meno. Perché Anas non li rende disponibili online sul sito web come prevede la legge dello Stato Italiano “codice dell’amministrazione digitale”?3-tra le opzioni c’è (come ha confermato Anas a Roma) e deve esserci anche quella di mantenere l’esistente senza ulteriori tracciati ma che contempli la messa in sicurezza e la velocizzazione dell’asse viario esistente4-la scelta di realizzare il secondo lotto potrebbe essere incoerente con la visione trasportistica a breve-medio termine della Regione e dello Stato relativamente agli investimenti su trasporto ferroviario, interoperabilità ferroviaria, intermodalità,…oltre a quelli di altri soggetti come Ferrovie del Sud Est5-il primo lotto assorbe già ora praticamente tutto il finanziamento perché è stimato essere di 244 milioni di euro su uno stanziamento effettivo di 288 milioni di euro (equiripartito tra regione e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), ergo per il secondo lotto non sono previsti attualmente stanziamenti 6-mancano risorse (centinaia di milioni di euro) per tanti interventi necessari e indifferibili: elettrificazione dell’area di Casarano-Gallipoli, soppressione dei passaggi a livello (ed eventuali opere infrastrutturali come sovrappassi e sottopassi), la riqualificazione delle stazioni delle fse (almeno di quelle principali che dovrebbero essere da subito hub intermodali come Tricase, Maglie, Casarano,…)7-le bonifiche delle discariche accertate devono essere realizzate a prescindere dalla eventuale realizzazione del nuovo asse viario

Publiée par Diego De Lorenzis sur Jeudi 11 octobre 2018

FSE, Metropolitana e Alta Velocità: alcuni chiarimenti!

FSE E METROPOLITANA

Da mesi, contro il catastrofismo generale, ho rilanciato gli sforzi profusi dalla società del gruppo FSI per rilanciare il trasporto nel sud della Puglia e finalmente risultano evidenti anche all’opinione pubblica i cambiamenti che l’azienda delle FSE sta intraprendendo per raggiungere i livelli di servizio che si addicono ad un paese civile ed europeo, con il supporto di Regione e Governo per il rinnovo dei mezzi e gli interventi infrastrutturali.
Gli anni passati in questo periodo venivamo subissati da familiari di studenti arrabbiati per l’assenza o la carenza di servizio mentre oggi la situazione è nettamente diversa grazie ad un potenziamento delle attività attuali e di quelle pianificate.
Queste novità evidenziano altresì il disinteresse della politica ad ogni livello finora sul trasporto pubblico, che ha messo l’Italia sul podio tra i Paesi Europei con i mezzi più vetusti e inquinanti e altissima propensione dei cittadini a usare l’auto privata. Speriamo che la Regione e le aziende portino avanti tali politiche, costantemente anche nei prossimi anni, perché è evidente che non è sufficiente abbassare i valori medi: circolano ancora troppi mezzi obsoleti, rumorosi e malandati e vanno sostituiti regolarmente ogni anno quando arrivano alla fine del loro ciclo di vita.
Inoltre, per non ingenerare false aspettative, dobbiamo dire che, nonostante tale dicitura sia riportata in documenti ministeriali, non si potrà avere affatto la metropolitana di superficie in provincia di Lecce: l’elettrificazione delle linee (da cui rimane esclusa la zona di Casarano e Gallipoli), la loro velocizzazione con la soppressione e l’automazione dei passaggi a livello, l’aumento degli standard di sicurezza attraverso l’adozione dei sistemi in uso sulla rete ferroviaria nazionale, non sono condizioni sufficienti per avere un servizio metropolitano reale, dato che sarà infrastrutturalmente impossibile avere più di due treni ogni ora, senza raddoppi di binari (almeno parziali, al momento non previsti). Quindi un servizio di trasporto ferroviario regionale rapido, capillare, intermodale, interoperabile ma certamente senza treni ogni 10-15 o 20 minuti come ci si attende da una metro o un tram.

VELOCITÀ ALTA e non ALTA VELOCITÀ

La velocizzazione della linea adriatica, che non è l’alta velocità dato che i treni non viaggeranno oltre i 200 km/h, con interventi tecnologici, soppressione dei passaggi a livello, raddoppio dei binari tra Termoli e Lesina è già prevista nel contratto di programma 2017-2021 tra Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana (la società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiano che si occupa dell’infrastruttura), proprio in questi giorni all’attenzione delle Commissione Parlamentare di cui sono Vicepresidente, e prevede investimento pluriennale per la realizzazione dell’opera finalmente deliberata anche con il consenso della Regione Molise che ne aveva chiesto una variante.
Assicuro pertanto che il progetto andrà avanti celermente attraverso la redazione del progetto definitivo di Italfer (la società di ingegneria del gruppo FSI) e poi del bando di gara per l’esecuzione con conseguente appalto e realizzazione nei tempi previsti per legge.

Allo stesso modo la linea veloce (che non è l’alta velocità con treni a 300 km/h) Napoli-Bari/Taranto, ha tutti gli stanziamenti necessari ed RFI sta proseguendo la realizzazione dell’infrastruttura con grande impegno e slancio per superare il deficit infrastrutturale del sud del Paese.
L’assessore Regionale invece dovrebbe occuparsi di chiedere a RFI un nuovo tracciato per il nodo Nord di Bari, magari con un tracciato che passi dall’aeroporto di Bari, stanziare risorse economiche per aiutare le amministrazioni locali a realizzare sovrappassi e sottopassi che consentano di chiudere i passaggi a livello e stanziare risorse per la riqualificazione delle ferrovie regionali! Su questi temi che sono di visione a 10-20 anni e delineano il miglioramento della qualità del servizio sul medio-lungo periodo non c’è alcun segnale. Evidentemente sarà il M5S alla guida della Regione Puglia a breve a programmare questi fondamentali interventi per i cittadini

TRENO SOPPRESSO

I lavori lungo la linea adriatica sono necessari per adeguare la linea a standard di maggior velocità e per il trasporto merci dai porti del sud, tuttavia non è accettabile che proprio per via della loro prevedibilità con ampio anticipo, l’utenza di centinaia di persone si trovi ad affrontare disagi incomprensibili a causa di assenza totale di comunicazione di Trenitalia.

In un’epoca in cui mandare sms, email e notificare eventi in tempo reale, non costa alcunché e si può raggiungere la cittadinanza in tanti modi è surreale la superficialità con cui non sia stata gestita la situazione tanto da paragonare gli effetti a quelli di una emergenza.

 

TAP tra fantasia e amnesie

Fantasiose le ricostruzioni del manager di TAP, dott. Scheppati, secondo cui non vi è alcun impatto ambientale. Non potendo ignorare l’inquinamento di falda che la sua società ha causato avvelenando l’acqua del sottosuolo con metalli pesanti e sostanze tossiche come nichel, cromo, arsenico, vanadio e manganese, le sue affermazioni devono essere frutto di pura fantasia o amnesia profonda.

O forse è un problema di scarsa conoscenza della lingua italiana se “minimizzare l’impatto” o “annullarlo” per lui vuol dire non aver svolto forse adeguate indagini geomorfologiche e dell’ambiente marino e dover quindi affrontare due varianti al progetto: hanno costruito il pozzo di spinta in una palude e l’accesso al mare in un habitat marino da preservare.
Parla ancora di necessità per l’Italia del gas, evidentemente dimenticando colpevolmente che il nostro Paese ha una capacità di importazione doppia rispetto agli attuali consumi (130 miliardi di metri cubi): potremmo spegnere oggi tutte le centrali a carbone e a olio combustibile senza dover importare la punta di uno spillo di ulteriore gas.

I loro standard di sicurezza sono cosi alti che hanno progettato la centrale di decompressione, un impianto che brucerà gas con ulteriori emissioni in atmosfera, con gravissimo pericolo in caso di esplosione per chi abita nelle abitazioni prossime alla stessa, a poche centinaia di metri dai centri abitati di Melendugno, Vernole e Castrì.

Altra grave amnesia o cosciente elusione della realtà: il gasdotto è pagato per svariate centinaia di milioni di euro anche con soldi pubblici, cioè soldi dei contribuenti europei, pertanto pure italiani che non avranno alcuna riduzione del costo delle loro bollette.

Se si raccontasse agli italiani la verità invece di ripetere continue mistificazioni certamente rimarrebbe solo lui a favore di questa infrastruttura.

Una risposta a Salvini su Tap.

Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.

Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Una risposta a Salvini su Tap…Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Publiée par Diego De Lorenzis sur Samedi 15 septembre 2018

L’autostrada del Salento solo un atto di propaganda

La mozione votata in consiglio regionale è un atto di “propaganda” che non serve ai pugliesi, tantomeno ai turisti. Come sempre, non siamo pregiudizialmente contrari a ulteriore infrastrutturazione e i colleghi in regione hanno voluto dimostrare posizione non ideologica di apertura per il bene dei pugliesi. Le stesse premesse della mozione approvata sono discutibili e per questo serve un ampio e serio approfondimento relativo ai flussi e ai problemi di sicurezza, poiché i dati di Arem e Anas sono scarsi e lacunosi e scandalosamente ancora non sono resi pubblici, nonostante le disposizioni di legge del codice dell’amministrazione digitale.

Le proposte avanzate sono la cura conseguente ad una diagnosi errata. È come sperare di spegnere un incendio gettando secchi di benzina. La prospettiva è assolutamente da capovolgere: la eventuale saturazione delle arterie stradali sono il sintomo di un eccesso di autovetture, non di una scarsità di infrastrutture. La creazione di strade e parcheggi attira solo più auto e congestione, non crea occasioni di mobilità alternativa come dimostrano gli ultimi 50 anni di storia del Paese con più alto tasso di motorizzazione europeo. Senza una necessaria analisi degli scenari alternativi ogni atto sulla mobilità è assurdo credere che maggiore cementificazione risolva il problema di congestione e di sicurezza.
Bisogna certamente investire nella messa in sicurezza dell’esistente e a tal punto esortiamo Anas e Arem ad indicare pubblicamente i punti neri (a maggior rischio) delle infrastrutture. La regione dovrebbe prevedere di recuperare risorse da investire nel rafforzamento del trasporto regionale ferroviario, collettivo e condiviso (car sharing, car pooling, tpl,…) sostenibile e intermodale che includa prioritariamente le bici nell’area metropolitana e urbana di bari: questo potrebbe anche più che dimezzare il flusso esistente tra bari sud e bari nord come dimostrano le iniziative in tal senso nelle tante esperienze europee e anche recentemente le iniziative adottate a Genova dopo l’interruzione del ponte. Con il ministro Toninelli abbiamo già ribadito che l’epoca in cui vengono realizzate grandi opere inutili e dannose per salute e ambiente, che sottraggono terreno fertile, spazio pubblico e risorse finanziarie ai cittadini per rimandarne o aggravarne i problemi, è finita.

Siamo sicuri che il turismo in Salento non decolla a causa dell’isolamento infrastrutturale?

Siamo proprio sicuri che il problema principale del turismo nel Salento sia l’isolamento dovuto a scarsità di infrastrutture e servizi di trasporto?
Questa è la situazione a Lido Conchiglie (Gallipoli) ma altrove ovviamente non è dissimile.
Le dune sono ogni anno più arretrate e martoriate, senza alcuna tutela (altro che piano coste dei Comuni che poi si lamentano quando del mancato ripascimento quando la spiaggia si riduce!), dai bagnanti che nelle spiagge libere (come accade a volte anche negli stabilimenti) con il loro incessante calpestio, appropriandosi di ogni angolo anche coperto da vegetazione con tende e asciugamani e sdraio corrodono e distruggono l’equilibrio ultracentenario di questi habitat delicatissimi che permettono di godere del paesaggio costiero…È facile indignarsi per il taglio degli ulivi secolari e non rendersi conto di quanto in prima persona saccheggiamo e distruggiamo l’ambiente circostante.

E nonostante già nel 2012 per legge tutti i Comuni avessero l’obbligo di raggiungere il 65% di differenziata, la migliore cartolina che lasciamo ai turisti è il tanfo nauseabondo di rifiuti indifferenziati che si ammassano in cassonetti stradali al sole da giorni, manifestando in superficie la stessa inadeguatezza che nel sottosuolo interessa gli scarichi fognari privi di adeguata depurazione e recupero delle acque.
E se tra qualche anno avremo un servizio di trasporto regionale delle fse efficiente, frequente e confortevole, integrato e intermodale, e non avessimo più le dune e le spiagge, avessimo ancora scarichi a mare senza depurazione e amministrazioni comunali fuorilegge senza alcuna propensione al riciclo dei rifiuti, a chi potremmo imputare la responsabilità di questo indicibile sperpero di occasioni di rilancio economico e occupazionale?