Emiliano e De Vincenti su TAP e Acquedotto: ridicoli per giustificare il TAP.

Non c’è limite delle bugie di Emiliano per giustificare TAP. Dopo quelle sulla “decarbonizzazione” di Ilva e Cerano, smentite ripetutamente dalle aziende e dallo stesso Governo PD, ora lancia un’assurdità ancora più vergognosa: tratta l’acqua, un diritto umano universale, come una merce di scambio.

La finalità di quest’ultima colossale castroneria, rivela il doppio obiettivo di Emiliano: appoggiare TAP e favorire l’ingresso di privati nel capitale dell’Acquedotto Pugliese. Pensavamo non si potesse amministrare peggio di Vendola e Fitto, ma ci sbagliavamo: sull’Italia pendono ancora procedure d’infrazione per gli impianti di depurazione che certificano l’incapacità di gestire un bene comune fondamentale e preziosissimo.

Non abbiamo bisogno del gas di TAP tanto meno di acqua da altri Paesi. Inoltre è sconsiderato renderci dipendenti da nazioni straniere come l’Albania, l’Azerbaijan e la Turchia. Abbiamo avanzato proposte per risolvere i problemi con il servizio idrico e l’approvvigionamento energetico ma sono rimaste inascoltate e a farne le spese sono sempre gli italiani.

ZES: non si ragiona sui criteri.

Anche gli addetti ai lavori considerano prioritario capire il modello economico da perseguire con le ZES: i criteri che le disciplinano sono fondamentali, è mancata e continua ad essere assente una seria discussione su quale idea di futuro si voglia in Puglia. Pertanto, pensare che avere una ZES equivalga automaticamente a dare prosperità al territorio, è una mera illusione! Occorre pianificare come la ZES possa servire il territorio e non il contrario: i più grossi poli industriali pugliesi continuano tutt’oggi a sfruttare i territori, producendo inquinamento e disoccupazione: questo modello deve essere definitivamente abbandonato.

Appare evidentemente campanilistica la discussione dei partiti su quali comuni debbano rientrare nelle ZES: vogliono che continui l’attuale, ormai obsoleto, modello economico, che spartisce potere e incentivi agli imprenditori amici che finanziano campagne elettorali e promettono assunzioni per mantenere il consenso. A loro non interessano le alternative economiche basate su innovazione e sostenibilità che sono anche quelle a maggiore tasso di occupazione, professionalità più qualificate e stipendi più elevati.

Nel Decreto del Governo verranno individuati i criteri attraverso i quali si svilupperanno le ZES. Purtroppo sono passati quasi due mesi dalla scadenza dei termini dell’emanazione del decreto del Governo e i molti annunci sono stato puntualmente smentiti. È importante che vengano escluse dagli incentivi le industrie inquinanti, quelle deturpano il territorio e quelle che possano mettere in crisi le nostre produzioni eccellenti che contraddistinguono il made in Italy.

TAP: slogan per comprare il consenso.

Non si baratta salute, ambiente, futuro energetico per qualche discutibile intervento che non affronta seriamente questi temi. I problemi del Salento hanno bisogno di una pianificazione di investimenti e di azioni che vedano l’innovazione, la sostenibilità e la tutela ambientale come punti cardine di una strategia realizzata dallo Stato e dagli Enti locali; il resto sono slogan del Governo e di multinazionali dei combustibili fossili che vogliono comprarsi il consenso.

SNAM realizzerà l’interconnessione con 270 milioni di euro dei cittadini, TAP costruirà il gasdotto con 2 miliardi di euro della Banca Europea d’Investimento.

Deve essere chiaro a tutti che alcuni amministratori e il Governo si comprano il silenzio e il consenso. Uccidono il dissenso democratico con 55 milioni di euro, quando il gasdotto viene finanziato con oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici! Le tasse degli italiani usate per raggirarli e costruire un’opera dannosa.

Anche questa volta, gli amministratori locali e il Ministro dello Sviluppo Economico hanno perso l’occasione di discutere di risparmio energetico attraverso la riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica e privata, la produzione distribuita da rinnovabili diffuse in cui i proprietari degli impianti siano cittadini, amministrazioni e imprese, una tassazione su industrie inquinanti ed energivore che metta subito fuori mercato le centrali a carbone: solo queste sono proposte credibili per avere un risparmio sulla bolletta, un rilancio dell’occupazione e della ricerca, evitando danni alla salute e all’ambiente e diminuirebbe la dipendenza energetica da altri Paesi.

Cerano: Governo e Regione ipocriti e criminali.

La centrale a Carbone ENEL di Cerano continuerà almeno fino al 2028, nonostante gli impianti sia al centro di diverse inchieste per presunti illeciti. Governo e Regione sono ipocriti e criminali. Non hanno vergogna: parlano di tutela della salute e dell’ambiente, di occupazione e di innovazione e poi, dopo tante favole, chiacchiere, slogan e promesse, autorizzano la centrale a carbone di Cerano, inquinante e antistorica a continuare ad avvelenare cittadini. Al Ministero della Salute evidentemente non interessa l’alto tasso di tumori nell’area di Brindisi.

Purtroppo non ci stupiscono questi ridicoli voltafaccia, a Roma come a Bari. D’altronde il PD è sempre il partito delle trivelle e dei decreti “salva-Ilva e ammazza-Taranto”, di quello “sblocca italia”, che cerca di giustificarsi proponendo soluzioni irrealizzabili come la conversione a gas di Cerano. Infatti, anche Emiliano non si è opposto al rilascio dell’autorizzazione.

Questi partiti ci costringono a rimanere schiavi di modelli di sviluppo ottocenteschi. Non c’è da stupirsi se tanti laureati emigrano: qui non c’è spazio per l’innovazione,  per alternative economiche alle industrie inquinanti. Solo il M5S ha già le proposte per un serio programma di Governo con cui cambiare direzione e il destino del nostro Paese.

Rifiuti Provincia di Taranto: disastro sulla pelle dei cittadini.

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che nel 2016 in Italia su un totale di 7.4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani smaltiti in discarica, ben 692 mila tonnellate sono state smaltite nella sola Provincia di Taranto.

Questi sono i risultati disastrosi di 20 anni di politica di centrodestra e centrosinistra. Il gran numero di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia ai gestori delle discariche, senza alcuna logica legata al fabbisogno territoriale, e le leggi regionali approvate che permettono ai rifiuti provenienti da altri territori di essere smaltiti nel tarantino, hanno determinato questo pessimo primato italiano. Stiamo parlando dei rifiuti urbani senza considerare l’impatto sul territorio, altrettanto imponente, dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Purtroppo la situazione peggiorerà perché il Governo attraverso il decreto Sblocca Italia ha dichiarato strategici gli inceneritori che, potendo ricevere rifiuti da altre Province, aggiungeranno il loro effetto inquinante a quello delle discariche: perché sia strategico un impianto vecchio, antieconomico e inquinante come l’inceneritore dell’AMIU, lo sanno soltanto Renzi, il ministro Galletti ed il presidente Emiliano.

La legge italiana impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale. Mentre il nord supera il 65% di raccolta differenziata, con una media nazionale è già oltre il 50%, la percentuale media della Provincia di Taranto è del 29,5%

I sindaci in passato hanno accettato supinamente questo scandalo e ne sono complici: la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa. C’è un evidente favoreggiamento improntato verso lo smaltimento.

Il costo medio del servizio rifiuti dei cittadini che vivono al nord è di 148,83 euro per ogni abitante, al sud si supera i 171 euro per ogni abitante. Differenziare premia i cittadini: dove le raccolte differenziate hanno superato gli obiettivi minimi imposti dalla legge, le tariffe per i cittadini sono minori rispetto a chi, come al sud, è ancora lontano da questi obiettivi. E’ la dimostrazione, certificata dai dati ISPRA, che perseguire le politiche di “strategia Rifiuti Zero”, cioè il recupero totale di materia, non solo salvaguarda l’ambiente e produce maggiore occupazione, ma fa risparmiare soldi ai cittadini.

Copertura dei parchi minerali con i soldi delle bonifiche.

Un altro regalo al nuovo acquirente: i soldi sequestrati ai Riva invece di essere usati per le bonifiche sulla base del principio di “chi inquina paga”, verranno utilizzati per coprire i parchi minerali. La conferma che su Ilva, il Governo preferisce aiutare l’azienda  invece di difendere la città.

Con quali risorse verranno realizzate le bonifiche all’interno dell’Ilva che impiegheranno i lavoratori non assorbiti da Am Investco? Il Governo non da risposte e siamo sicuri che nulla cambierà continuando in questa direzione.

Infine, ammesso che i Commissari riescano a coprire i parchi minerari, questo non salverà la salute dei cittadini: i danni maggiori sono prodotti dall’area a caldo, sequestrata nel 2012, che non ha visto un solo giorno di fermo. L’Ilva è un mostro da chiudere, garantendo il reddito ai lavoratori e il loro reimpiego nelle bonifiche: serve un piano di riconversione economica per Taranto che sia centrato sull’innovazione, sulla  valorizzazione e protezione delle bellezze ambientali e storiche/culturali, che permetta di uscire dalla idea di sviluppo industriale obsoleto, inquinanti, insostenibile e incompatibile con la vita umana.

SNAM punta ad aumentare la capacità di gas in arrivo dalla Puglia.

È follia incrementare la capacità di import del gas raddoppiando il quantitativo di gas del TAP e del Poseidon o costruendo un nuovo gasdotto. La Puglia e l’Italia non sono terra di conquista delle lobbies petrolifere!

La logica perversa alla base di queste iniziative è la Strategia Energetica Nazionale, dei Governi di centrodestra e di centrosinistra, secondo cui l’Italia diviene un megahub europeo del gas. E’ illogico, per il nostro Paese, che ha enorme capacità di usare l’eolico e il solare, continuare con l’importazione di gas: aggraviamo la nostra dipendenza energetica da Paesi esteri in contesti geopolitici complicati e instabili per approvvigionarci da fonti fossili che sono limitate, dannose per la salute, inquinanti e insostenibili. Abbiamo tutto per risparmiare energia, ampliare la produzione da rinnovabili distribuite in cui i proprietari degli impianti siano cittadini e imprese: si avrebbe un risparmio sulla bolletta, un rilancio dell’occupazione e della ricerca, evitando danni alla salute e all’ambiente e diminuirebbe la dipendenza energetica da altri Paesi.

Inoltre si è acceso il dibattito sulle opere di compensazione per il già previsto raccordo tra SNAM e TAP, come la costruzione di una rete di distributori di metano in Puglia e la diminuzioni del costo delle bollette. Premesso che chi è davvero contro il TAP, non può accettare alcuna compensazione, occorre smascherare la grande mistificazione di questi giorni: non ha alcun senso realizzare distributori di metano per auto dato che la mobilità è già oggi l’elettrico e le presunte diminuzioni del costo del gas in bolletta assomigliano ai buoni carburante in Basilicata, la regione più povera d’Italia. I cittadini potrebbero azzerare davvero le bollette con l’autoproduzione energetica da rinnovabili ma evidentemente questo non conviene alle multinazionali e ai politici che propongono soluzioni antistoriche.

ZES in Salento: per Surbo serve serio piano di rilancio.

Lo avevamo detto mesi fa: le ZES svantaggiano le aziende che rimangono all’esternoOggi i politici salentini ne prendono atto e chiedono, con oltre 4 mesi di ritardo, di includere lo scalo ferroviario di Surbo all’interno di una ZES: non hanno mai avviato un rilancio concreto e pensano che con proposte confuse e senza alcuna pianificazione, si possa rilanciarlo.

La discussione sulle ZES si è trasformata in una guerra campanilistica a causa della Regione: Emiliano e l’assessore Mazzarano promettono senza dire come sia possibile realizzare un sistema sinergico che avantaggi tutti. Queste promesse presto si  scontreranno con i pochi fondi disponibili per tutto il mezzogiorno: ogni atteso beneficio sarà ridimensionato e saranno solo le aziende amiche o le multinazionali a beneficiarne.

Non si è mai discusso dei criteri di accesso e di quali tipi di aziende beneficeranno degli incentivi; si sta perdendo un’altra occasione per fare chiarezza e dare un chiaro indirizzo politico, nonostante il forte ritardo del Governo con l’emanazione del decreto che li specifica: non esiste un dibattito pubblico sul tipo di economia che si vuole realizzare in Puglia attraverso le ZES.

E’ paradossale che nonostante gli impegni presi dall’allora candidata sindaco Loredana Capone durante la campagna elettorale per le elezioni comunali amministrative per Lecce del 2012, la Regione dove lei ha l’incarico di assessore, non abbia mai agito per rilanciare lo scalo di Surbo. E’ poco credibile rispolverarlo solo per la questione ZES: serve un piano di rilancio, a prescindere dagli incentivi per le zone speciali, che possa dare respiro al comparto della logistica. Ho presentato diverse interrogazioni per chiedere al Governo di incentivare le attività legate allo scalo merci di Surbo e la mia è stata l’unica voce contro il silenzio degli amministratori.

Brindisi: situazione ambientale gravissima!

La situazione di Brindisi è gravissima, è inaccettabile sminuire una autentica tragedia! Le attività industriali hanno reso Brindisi un Sito d’Interesse Nazionale da bonificare: questo è in evidente contrasto con le inopportune dichiarazioni del direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini. La centrale a carbone a Cerano è la più grande d’Italia ed è la più grande fonte di produzione di anidride carbonica – un micidiale gas serra, responsabile dei cambiamenti climatici.

Inoltre i dati delle patologie non lasciano scampo ad interpretazioni: l’area è fortemente inquinata e i cittadini pagano con la propria salute e con la vita un impatto industriale intollerabile. Non si possono sminuire queste evidenze.

La decarbonizzazione di Cerano è impossibile: l’unica alternativa possibile e davvero sostenibile è la chiusura di tutte le centrali a carbone in Italia e la diffusione delle fonti rinnovabili cioè il modello che il M5S ha messo nel proprio programma politico.

Depuratori Taranto, riutilizzo reflui per ILVA: 23 anni di vergognosi ritardi!

Nel 1994 la Regione Puglia, a seguito di apposita convenzione stipulata tra la stessa Italsider e la Provincia di Taranto, finanziava il progetto per il riuso delle acque reflue provenienti dagli impianti di affinamento. Nel 2006 il Presidente della Regione Puglia, in attuazione di un’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, disponeva il trasferimento di risorse economiche nel Bilancio della Regione Puglia al fine di realizzare, tra le altre, l’opera. L’intervento è previsto anche dal Piano d’Ambito Idrico 2009-2018 della Regione Puglia. La “Prescrizione T.26” dell’AIA rilasciata all’Ilva prescrive uno studio di fattibilità sull’utilizzo delle acque reflue dei depuratori di taranto al fine di preservare le risorse di acqua dolce che attualmente ilva preleva. Infine, il CIS per Taranto prevede il completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo.

Ventitré anni di inaccettabile ritardo! Una vergogna che colpisce Taranto, l’intero Salento e la Basilicata! Tutti i Governi, regionali e nazionali, di centrodestra e di centrosinistra, sono gravemente colpevoli di questa incompiuta! Ma lo scandalo continua: ad oggi, nonostante sia stata già finanziata, nel decennio scorso, con ben 14 milioni di euro e sia stato inserita anche nel Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto (CIS), è tutto fermo: nessun cantiere avviato!

Il progetto è fondamentale per un triplice beneficio: si riusa acqua, risorsa preziosissima, che altrimenti finirebbe in mare; avremmo più disponibilità di acqua potabile, essenziale per gli usi civili, poiché l’Ilva non utilizzerebbe più acqua dolce proveniente dal Tara e dal Sinni; avremmo decine di milioni di metri cubi per l’agricoltura!

Ho presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri su questo incredibile scandalo che dura da troppo tempo. Questa è un’altra vergogna che va in coppia con l’altra grande incompiuta per risolvere definitivamente la crisi idrica Pugliese: l’invaso del Pappadai, costato circa 250 milioni di euro, che da oltre 25 anni “pronto” ma inutilizzato mentre gli agricoltori e i cittadini ogni estate rimangono senza acqua.