Chiusura Postamat per furti: Poste Italiane ci ripensa… quasi ovunque!

Dopo il comunicato e l’interrogazione presentata, le notevoli azioni di pressione mediatica delle associazioni di consumatori

FullSizeRender (1)Nonostante questa decisione rimane il problema in piccoli centri come quello di Cellamare per cui ho presentato una nuova interrogazione

Il  22 dicembre 2015 è stato effettuato un furto presso il centro postale di via Cristoforo Colombo, n. 1, a Cellamare (Bari) che ha di fatto distrutto il servizio Postmat. Poste Italiane ha di conseguenza privato i cittadini che usufruiscono del bancomat della possibilità di accedere ai servizi connessi e ad oggi il servizio non è stato ancora ripristinato. Dalle segnalazioni dei cittadini apprendiamo che dopo due mesi dal furto, il servizio del Postamat a Cellamare non è ancora disponibile. Questo è estremamente grave per questo motivo ho depositato un’interrogazione parlamentare ai Ministri Padoan, Guidi e Alfano. L’ufficio di via Cristofolo Colombo ci risulta essere l’unico presente nel Comune e questo mancato ripristino del Postamat continua a creare notevoli problemi alla popolazione mentre i Ministri rimangono incuranti ai disservizi di Poste, sia alle evidenti mancanze di sicurezza che gravano nelle ore notturne presso i bancomat. Per questo motivo, per ricordare ai Ministri che esistono anche piccole realtà come quella di Cellamare in cui il servizio di Postamat è diventato necessario , nell’interrogazione si chiede se il Governo sia in grado di definire quando il servizio bancomat di Poste a Cellammare sarà nuovamente usufruibile dalla cittadinanza e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di aumentare la sorveglianza presso gli sportelli bancomat in Puglia.

 

 

Processo ILVA: il ministro chiarisca su nuova battuta d’arresto

20141013_121416Nuova battuta d’arresto nel processo storico “Ambiente Svenduto” a carico di tre società del gruppo Ilva e di altri 44 imputati visto che già l’udienza prevista per il giorno 21 ottobre 2015 è stata rinviata per omessa notifica e l’udienza prevista per il giorno 1 dicembre 2015, è saltata per lo sciopero degli avvocati penalisti. Tra gli imputati vi sono gli ex presidenti di provincia di Taranto e Regione Puglia, Gianni Florido e Nichi Vendola, l’avv. Francesco Manna, all’epoca dei fatti capo di gabinetto del governatore Vendola, il dirigente della Regione Puglia, l’ing. Antonello Antonicelli, il professor Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’ex presidente della commissione AIA del Ministero dell’Ambiente, Dario Ticali messo in quel ruolo dall’allora ex Ministro Prestigiacomo, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex assessore della giunta Vendola e ora consigliere regionale sempre in forza al PD, Donato Pentassuglia, il deputato di Sel ed ex assessore regionale Nicola Fratoianni, l’ex assessore all’ambiente della Provincia di Taranto di centro sinistra, Michele Conserva. A bloccare questa volta il processo facendolo ritornare alle indagini preliminari sarebbe stato un vizio di forma, una mancata apposizione sul verbale del nominativo dei legali di una decina di imputati. Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli. Il M5S chiede chiarezza al Ministro Orlando.

martelletto giudice

Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli.

Il processo “Ambiente Svenduto” è un importante procedimento non solo per i reati in tema di ambiente e salute pubblica che vengono contestati agli imputati, ma potrebbe rappresentare anche dal punto di vista dell’opinione pubblica un ripristino dello stato di legalità per i cittadini e i lavoratori, non solo di Taranto ma di tutta l’Italia, per cui sorge il rischio che questi bruschi rallentamenti del processo possano incidere sull’accertamento dei fatti e delle relative responsabilità.

Questa è la terza sospensione del processo in pochi mesi: troviamo sconcertante che su un procedimento tanto importante per la cittadinanza si possano commettere errori tanto grossolani. Vorremmo che il rispetto delle regole e delle leggi non ci sia esclusivamente quando la giustizia cerca la verità ma anche quando un’azienda causa la malattia e la morte a centinaia di italiani!

Sono oltre 800 le parti civili tra cui vi sono parenti di operai deceduti e centinaia di privati cittadini, soprattutto residenti del quartiere Tamburi, a ridosso dell’Ilva, che quotidianamente hanno respirato sostanze inquinanti. Confidiamo nel corretto svolgimento del processo ma non si può negare che queste sviste, apparentemente così di poco conto, fanno perdere fiducia alla cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Per questo motivo si chiede al Ministro Orlando se abbia intenzione di inviare gli ispettori al fine di accertare le responsabilità della presunta svista descritta e come, per quanto di propria competenza, intenda garantire, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, la regolare prosecuzione del processo. Taranto ha bisogno di giustizia che per troppo tempo è stata negata: questo processo potrebbe in parte sanare la totale mancanza di fiducia che i cittadini provano nei confronti delle istituzioni, auspichiamo che d’ora in avanti il processo vada avanti celermente!

 

Sicurezza ferroviaria: chiarezza sul comportamento di Trenitalia.

ferrovie Regolamenti ferroviari e provvedimenti dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie in contrasto con i documenti sulla sicurezza emanati da Trenitalia.

L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) ha emanato le linee guida per lo svolgimento delle attività attinenti al riordino del quadro normativo nazionale in materia di sicurezza della circolazione ferroviaria. Tra i compiti dell’ANSF, ci son anche quelli di rilasciare, rinnovare, modificare e revocare gli elementi che compongono i certificati e le autorizzazioni di sicurezza, controllare che ne siano soddisfatti le condizioni e i requisiti e che i gestori dell’infrastruttura e le imprese ferroviarie operino conformemente ai requisiti del diritto comunitario o nazionale. Tuttavia dai documenti di Trenitalia del 2013 si riscontrano alcune disposizioni che creano perplessità.

L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) ha più volte, nel corso del 2013, messo in evidenza che i gestori sbagliavano nell’emanare alcune disposizioni per il recepimento delle nuove norme sulla sicurezza ferroviaria.
Tuttavia rimangono alcune perplessità ad esempio su quanto disposto da Trenitalia nell’emanare la Prefazione generale all’orario di servizio (PGOS), le Istruzioni per il Servizio del Personale di accompagnamento dei Treni (ISPAT) e le Istruzione per il servizio del personale di condotta delle locomotive (IPCL) per quanto riguarda già la denominazione.

Inoltre i provvedimenti che l’ANSF può adottare per sanzionare i gestori potrebbero avere un effetto paradossale che è il principale deterrente ad attuarli. Infatti l’ANSF può revocare i certificati di sicurezza, ma qualora esercitasse tale potere nei confronti del principale gestore italiano, Trenitalia, quasi sicuramente determinerebbe la sospensione immediata di quasi l’intero servizio ferroviario italiano e pertanto il monopolio di fatto di Trenitalia sulla rete italiana assicura la mancata applicazione delle sanzioni in caso di inadempienze.

La sicurezza Ferroviaria è un’indispensabile materia che costituisce il servizio ferroviario italiano e deve esser fatta chiarezza su ogni aspetto controverso e su ogni possibile criticità nel corretto svolgimento del servizio reso. Per questo chiediamo nell’ interrogazione parlamentare al ministro di dare risposte precise e chiare su questo argomento nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori.