TPL: con 3,7 miliardi per bus meno inquinanti parte guerra allo smog

Sostenibile da 3,7 miliardi di euro contenuto nel dpcm proposto dal ministro Toninelli e firmato dal presidente del Consiglio Conte, fa compiere un importante balzo in avanti alla mobilità e alla guerra allo smog nelle nostre città. Ridurremo finalmente l’età media del nostro parco autobus e di conseguenza l’inquinamento, sostenendo allo stesso tempo l’industria del settore.

Tra le novità di rilievo c’è l’obbligo di riservare al Sud almeno il 34% delle risorse stanziate e la possibilità di usare fino al 50% dei fondi concessi nel primo triennio per infrastrutture legate all’alimentazione alternativa, come i veicoli a metano, a idrogeno ed elettrici.

Le risorse, stanziate nell’arco temporale 2019-2033, saranno erogate ogni 5 anni in base a tre diverse graduatorie: 2,2 miliardi andranno alle Regioni, 1,1 miliardi ai comuni e città metropolitane con più di 100mila abitanti, e 398 milioni, tutti per il primo quinquennio, ai capoluoghi di provincia e città metropolitane ad alto inquinamento di PM10 e biossido di azoto.
Il rapporto MobilitAria 2019 appena presentato conferma l’allarme legato agli sforamenti dei livelli di polveri sottili nelle nostre città capoluogo e la necessità di puntare con la massima decisione sulla mobilità sostenibile, potenziando la ciclabilità e il trasporto pubblico locale.

Ilva: vogliamo la chiusura immediata delle fonti inquinanti.

In merito alle dichiarazioni riportate oggi sul Quotidiano relative alla posizione del M5S su Ilva da inserire nel contratto di programma, ribadisco che siamo tutti concordi per la chiusura immediata delle fonti inquinanti e pertanto non c’è alcuna differenza di vedute.

Al giornalista ho riferito che serve una visione a 20-30 anni, come accaduto per Pittsburg o Bilbao, per completare una riconversione economica dell’intero territorio, come sempre ribadito da tutti i portavoce del M5S in questi 5 anni e durante la discussione di tutti i decreti Salva Ilva.

È evidente che durante l’intervista possa esserci stato un difetto di comunicazione.

Depuratori Taranto, riutilizzo reflui per ILVA: 23 anni di vergognosi ritardi!

Nel 1994 la Regione Puglia, a seguito di apposita convenzione stipulata tra la stessa Italsider e la Provincia di Taranto, finanziava il progetto per il riuso delle acque reflue provenienti dagli impianti di affinamento. Nel 2006 il Presidente della Regione Puglia, in attuazione di un’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, disponeva il trasferimento di risorse economiche nel Bilancio della Regione Puglia al fine di realizzare, tra le altre, l’opera. L’intervento è previsto anche dal Piano d’Ambito Idrico 2009-2018 della Regione Puglia. La “Prescrizione T.26” dell’AIA rilasciata all’Ilva prescrive uno studio di fattibilità sull’utilizzo delle acque reflue dei depuratori di taranto al fine di preservare le risorse di acqua dolce che attualmente ilva preleva. Infine, il CIS per Taranto prevede il completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo.

Ventitré anni di inaccettabile ritardo! Una vergogna che colpisce Taranto, l’intero Salento e la Basilicata! Tutti i Governi, regionali e nazionali, di centrodestra e di centrosinistra, sono gravemente colpevoli di questa incompiuta! Ma lo scandalo continua: ad oggi, nonostante sia stata già finanziata, nel decennio scorso, con ben 14 milioni di euro e sia stato inserita anche nel Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto (CIS), è tutto fermo: nessun cantiere avviato!

Il progetto è fondamentale per un triplice beneficio: si riusa acqua, risorsa preziosissima, che altrimenti finirebbe in mare; avremmo più disponibilità di acqua potabile, essenziale per gli usi civili, poiché l’Ilva non utilizzerebbe più acqua dolce proveniente dal Tara e dal Sinni; avremmo decine di milioni di metri cubi per l’agricoltura!

Ho presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri su questo incredibile scandalo che dura da troppo tempo. Questa è un’altra vergogna che va in coppia con l’altra grande incompiuta per risolvere definitivamente la crisi idrica Pugliese: l’invaso del Pappadai, costato circa 250 milioni di euro, che da oltre 25 anni “pronto” ma inutilizzato mentre gli agricoltori e i cittadini ogni estate rimangono senza acqua.

Ilva, Governo colpevole!

Il solito balletto di responsabilità, la solita sceneggiata tessuta ad arte sulla pelle dei tarantini. La polvere nera che ricopre la città, ma non è l’unica fonte di danno alla salute, ha un chiaro colpevole: il PD e i suoi Governi che hanno anche assicurato ai Commissari e al futuro acquirente che non pagheranno per questo scempio concedendo loro l’immunità in ambito amministrativo, civile e penale!

I parchi minerali erano stati posti sotto sequestro e per l’AIA del 2012 dovevano essere coperti entro la fine del 2015, ma il Governo con i numerosi decreti Salva Ilva ha ridato l’uso dei parchi minerali spostando la copertura nel 2023 ed inoltre ha vestito di immunità i commissari e i futuri acquirenti.

La commedia del tavolo sulle finte trattative sull’occupazione non si focalizza mai sugli aspetti fondamentali: la pericolosità inaccettabile e immediata per la salute dei cittadini. I decreti che hanno salvato la fabbrica hanno condannato a morte la città e il territorio circostante rimandando senza fine la tutela dell’ambiente.

Si dovrebbe parlare di chiusura pianificata e bonifiche, perché non ci può essere alcuna bonifica che abbia senso se lo stabilimento non ferma la produzione. Invece continuano le misure tampone, inefficaci perché non risolvono il problema a monte: la produzione di inquinanti. Non esiste nessuna ambientalizzazione che renda lo stabilimento compatibile con la salute e con la vita umana.

Inquinamento nell’area jonico salentina: Governo irresponsabile!

photo_2016-11-25_18-39-42Governo irresponsabile! Non occorre l’ennesimo studio per comprendere la situazione allarmante che affligge le Province di Taranto, Brindisi e Lecce. Nell’area jonica salentina conosciamo sulla nostra pelle e su quella dei nostri familiari, come l’avvelenamento dell’aria stia peggiorando lo stile di vita. Lo sa bene anche il Governo che nonostante ciò continua a promuovere iniziative che incrementano le emissioni nocive e bocciano quelle virtuose che migliorerebbero la qualità dell’aria.

Questo Governo di colpevoli ha appena respinto le proposte che ho presentato alla legge di Bilancio che avrebbero migliorato significativamente la qualità dell’aria: detrazioni delle spese per il trasporto pubblico, l’aumento del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, risorse per la mobilità ciclabile, fondi per l’eliminazione dei passaggi a livello, sviluppo del verde urbano. Tutti interventi che avrebbero una ricaduta concreta e immediata sulle emissioni inquinanti dovute al settore dei trasporti puntualmente ignorati dal Partito Democratico.

photo_2016-11-25_18-39-33Infine, in Puglia non abbiamo bisogno della «carità» e della compassione di Roma per i nostri malati e per i disastri che i partiti hanno compiuto finora, bensì di cambiare modello di sviluppo chiudendo le fonti inquinanti come la centrale Enel di Cerano e l’Ilva a Taranto. L’ennesima dimostrazione che fino a quando non ci sarà il M5S al Governo, i diritti e gli interessi dei cittadini verranno sempre calpestati!

Edipower : Ministro evasivo, subito le bonifiche!

edipower-santandrea-300x190Il 22/12/2014, abbiamo presentato interrogazione a risposta scritta, n. 4/07385, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed al Ministero dello Sviluppo economico, per conoscere, la situazione della Centrale Termoelettrica A2A spa (ex Edipower) ed in particolare, abbiamo chiesto:

  1. se il Governo intendesse dare parere negativo nella procedura di valutazione di impatto ambientale, in merito alla richiesta presentata il 4 ottobre 2013 da parte di Edipower, per un progetto che prevede lo spegnimento e la messa in conservazione del gruppo 3 e la realizzazione di interventi sul gruppo 4 rendendo possibile la combustione contemporanea di carbone e CSS combustibile;
  2. photo_2016-11-15_13-23-02se fossero state rispettate le prescrizioni impartite dal decreto AIA del 7 agosto 2012, per la centrale termoelettrica;
  3. se il Governo intendesse verificare lo stato degli impianti dismessi, la loro messa in sicurezza e disporre l’avvio, realmente «separato», delle procedure autorizzative dei lavori di smantellamento, anche in considerazione degli impegni assunti da Edipower all’atto della stipula dell’accordo di programma finalizzato alla bonifica del sito dimesso, nell’ambito del SIN di Brindisi i cui proventi sono già stati incassati dallo stesso Ministero;
  4. quale sia lo stato di avanzamento della caratterizzazione, della messa in sicurezza e della bonifica nel SIN di Brindisi e quali iniziative intenda adottare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per attuare il prima possibile le bonifiche.

edipowerA seguito di sollecito avvenuto il 06/05/2015, praticamente quasi dopo due anni,  finalmente abbiamo ricevuto risposta! Purtroppo piena di banalità e scarna di risposte concrete! In merito al punto 1), il Ministro arriva tardi! Ci comunica che, preso atto dei pareri negativi espressi dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dal Comune di Brindisi e del dissenso espresso dal Ministero della Salute, ha deliberato di non approvare il progetto. Peccato che nel frattempo avessimo già appreso la notizia dagli organi di stampa. Per quanto riguarda il punto 2) ci comunica che il gestore (A2A – ex Edipower) non ha proceduto all’adeguamento degli impianti, comunicando, peraltro, annualmente, che la centrale è posta in stato di conservazione temporanea senza produzione di energia elettrica. Anche questa risposta, non ci aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già è sotto gli occhi di tutti.

Le vere criticità a nostro avviso molto gravi, anche per il tempo che il Ministro si è preso per rispondere ad una delle tante emergenze che attanagliano la città di Brindisi, riguardano gli altri punti della nostra interrogazione non approfonditi nella risposta del Governo!

In effetti, il Ministro tralascia completamente di farci conoscere la posizione del Governo in merito alla convenzione del 1996 integralmente recepita nel decreto (del Presidente della Repubblica nell’Aprile) del 1998 che approvava il piano di risanamento dell’area a rischio di crisi ambientale, prescriveva la chiusura del primo e secondo gruppo alla fine del 2000, l’alimentazione a metano dei gruppi 3 e 4 dalla stessa data e fino alla chiusura dell’intero impianto alla fine del 2004.

download-3Per quanto riguarda il punto 4) il Ministro conferma i risultati della caratterizzazione che hanno evidenziato, nel suolo, superamenti delle concentrazioni di soglia di contaminazione per sostanze tossiche e velenose come Arsenico e Vanadio. Per le acque di falda sono stati riscontrati superamenti oltre i limiti per Fluoruri, Nitriti, Solfati, Arsenico, Boro, Alluminio, Ferro, Manganese, Cloroformio, Tetracloroetilene.

Nell’atto transattivo sottoscritto il 20 dicembre 2010 dalla Società Edipower e nel Decreto n. 123 del 9 aprile 2015 è previsto il progetto unitario di bonifica dei suoli e della falda.

E’ assurdo che nonostante gli atti sottoscritti prevedano la bonifica unitaria dei suoli e della falda, l’Azienda abbia fatto richiesta di rinuncia alla realizzazione della bonifica della falda. Ancor più assurdo è che oggi, dopo il diniego da parte del Ministero, siamo ancora in attesa di una pronuncia del TAR, a cui ha fatto ricorso l’Azienda, e la cui udienza non è stata ancora fissata!

gallo_special_3Quale serietà dimostra in termini di politiche ambientali e industriali questo Governo se, a quasi due anni dalla nostra interrogazione, non è in grado di fornire risposte e tempi certi sul destino di questo impianto e del sito dove è collocato? Una porzione di territorio di 40 ettari che dovrebbe finalmente essere restituito alla comunità di Brindisi per essere avviato ad una diversa destinazione d’uso, divenendo magari, apripista per una successiva definitiva dismissione, con relativa bonifica dei siti, di tutti quei tanti impianti nella nostra Regione che non sono e non devono più essere l’unica alternativa socioeconomica per i cittadini dei territori circostanti. E’ evidente che questa idea di sviluppo e di crescita non è più perseguibile a maggior ragione dove il territorio ha già pagato tanto, in termini di crisi sanitarie ed ambientali, e poco o nulla ha avuto in cambio, basti vedere lo stato di grave crisi economica ed occupazionale in cui versa da anni Brindisi. Ed è altrettanto evidente che il PD e gli altri partiti, a livello locale, regionale e nazionale, non sono credibili nel fornire risposte alle legittime preoccupazioni dei cittadini né tantomeno capaci di proporre, oltre gli slogan, soluzioni reali e una visione economica condivisa che sia veramente sostenibile!

SLA a Manduria: casi 4 volte maggiori della media nazionale

logo-AISLA-OnlusVi ricordate quando la scorsa estate molti si buttavano sulla testa un secchio di acqua ghiacciata secondo una sfida (“Ice Bucket Challenge”) che pochi hanno compreso? Vi ricordate il governo che toglie soldi all’assistenza delle persone non autosufficienti? In entrambi i casi i media si sono occupati di SLA a livello nazionale.

Grazie ai cittadini attivi e informati nell’area di Manduria, che mi hanno dato la loro voce, ho appreso che sono presenti sei casi di SLA in una popolazione di circa 30.000 abitanti, contro una media nazionale di circa cinque casi ogni 100.000 abitanti: quasi il quadruplo rispetto alla media. Per questo e per non spegnere i riflettori su questo tema, ho presentato un’interrogazione parlamentare per avere risposte sulla anomala situazione della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) nell’area di Manduria.

La particolare incidenza nel territorio di Manduria indicherebbero che all’origine di questa malattia potrebbe esserci l’inquinamento di natura ambientale, che si manifesta anche con la degenerazione dei motoneuroni, le cellule depurate al controllo del movimento, della deglutizione e della respirazione.

Per far fronte al problema dell’inquinamento causato da sversamenti illegali di rifiuti, nella zona di Manduria sono state adottate moderne tecnologie, come la dissociazione molecolare che consiste in un processo di gassificazione e si applica nel trattamento di rifiuti urbani, per piccole comunità e altra tecnologia utilizzata è «all’arco plasma». Il plasma è il quarto stato della materia (solido, liquido, gassoso), ottenuto mediante una scarica, fornita attraverso un arco elettrico, che consente di ottenere la ionizzazione di una corrente gassosa.

L’esecutivo deve far luce sull’atroce situazione e intervenire con la massima urgenza, per questo, chiediamo di predisporre uno screening epidemiologico per il tramite dell’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione residente nell’area di Manduria e dei comuni limitrofi nella provincia di Taranto. Occorre mettere in moto tutte le forme di controllo del territorio pugliese, atte a fermare il criminale e illecito sversamento di rifiuti tossici in qualunque area, in particolare con riferimento alle zone agricole e ad alta densità abitativa, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini, nonché tutelare la salubrità dell’acqua, del terreno e dell’aria.