Decreto Mezzogiorno: modifiche approvate.

Crolla il ricatto occupazionale dell’Ilva! Il Governo ha scommesso sulla “ambientalizzazione” dell’Ilva per mantenere i livelli occupazionali e oggi si può dire che esce ampiamente sconfitto. Purtroppo mentre il Governo a Roma scommette e gioca sul futuro di Taranto, i cittadini continuano ad ammalarsi e a morire mentre migliaia di lavoratori andranno in cassa integrazione. Grazie ad un mio emendamento approvato, i 24 milioni di euro per i lavoratori in cassa integrazione saranno utilizzati anche per la formazione professionale per la gestione delle bonifiche. E’ la strada che abbiamo sempre indicato al fine di avviare una reale e duratura riconversione economica di Taranto.

Il PD è scandaloso e i suoi emendamenti inutili! Cerca goffamente di prendersi i meriti sulla bonifica della Cemerad dimenticando che già a giugno 2016, il Commissario delle Bonifiche, la dott.ssa Vera Corbelli, aveva già stilato il cronoprogramma per la bonifica del sito! Si sa che il PD non conosce vergogna!

Nel comunicato del 21 Giugno 2016 il Commissario per le Bonifiche, Vera Corbelli, aveva già indicato il cronoprogramma per la bonifica della Cemerad che prevede l’ultimazione di indagini propedeutiche (fine luglio 2016), il completamento di progetto ed atti di gara per l’affidamento del servizio di rimozione, riconfezionamento colli, trasporto e conferimento dei rifiuti presso operatori autorizzati (agosto-settembre 2016), il procedimento di conferenza di servizi (settembre-ottobre 2016), l’espletamento delle procedure di gara (febbraio 2017), le operazioni di rimozione, riconfezionamento colli, trasporto e conferimento dei rifiuti presso operatori autorizzati (ottobre-novembre 2017) e infine l’attività di caratterizzazione e bonifica del sito ai fini del rilascio privo da vincoli idrogeologici (marzo-aprile 2018).

Inoltre, sul porto di Taranto stanno creando l’ennesimo carrozzone inutile andando contro le leggi vigenti, utilizzando i lavoratori come scudo. La recente riforma sui porti non permette alle Autorità di Sistema Portuale di creare questa agenzia. Si crea un ente inutile. E’ incredibile come il PD speculi alle spalle di 900 famiglie, illudendole ancora. Questa situazione è l’ammissione del loro fallimento su una politica industriale inesistente dato che la situazione drammatica non è certo da ricondurre ad una carenza di formazione professionale del personale del porto. I lavoratori potevano essere salvati con altri strumenti già vigenti oppure approvando il reddito di Cittadinanza!

Questi politicanti continuano a giocare con la vita delle persone. Il PD ripropone un modello ottocentesco di sviluppo. Al contrario, quello che il M5S propone, è un futuro davvero sostenibile per Taranto, per la Puglia e l’intero Paese che passa necessariamente da una riconversione economica dell’intera area jonica, puntando esclusivamente a modelli virtuosi come turismo sostenibile e culturale, produzione distribuita di prodotti ed di energia rinnovabile. Presto saremo al Governo e attueremo noi queste proposte come già accaduto in altre parti d’Europa!

Rilanciare Taranto è possibile!

Occorre la bonifica del territorio, altro che chiacchiere sulla eco-compatibilità e finta decarbonizzazione! Il PD continua a prendere in giro i tarantini, i pugliesi e gli italiani. Sia Emiliano che Gentiloni continuano, facendo finta di litigare tra, a parlare di miracolose ricette per rendere l’Ilva sostenibile, cioè a raccontare una menzogna colossale! L’Italia non ha materie prime per le soluzioni che propongono. Le logiche di mercato e la tutela della salute avrebbero già fatto chiudere il siderurgico se non fosse per il rinvio dovuto all’accanimento “terapeutico”, con ben 12 decreti, in danno di un intero territorio e della salute dei cittadini e lavoratori.

Il PD propone ancora un decreto ma non pensa ai cittadini e ai lavoratori! Presenterò un emendamento che vincoli i Commissari a bonificare il territorio martoriato, comprese le discariche e le acque di falda sottostanti. Proporrò anche l’istituzione di un parco marino delle isole Cheradi e del Mar Piccolo e una norma per tutelare il Golfo di Taranto dalle trivellazioni petrolifere. Vedremo se il PD sosterrà queste proposte.

Questi politicanti continuano a giocare con la vita delle persone. Il PD ripropone un modello ottocentesco di sviluppo. Al contrario, quello che il M5S propone, è un futuro sostenibile per Taranto, per la Puglia e l’intero Paese che passa necessariamente da una riconversione economica dell’intera area, puntando esclusivamente a modelli virtuosi come turismo sostenibile, produzione distribuita di prodotti ed di energia rinnovabile E’ solo una questione di tempo!

Ilva: la finta battaglia del PD

ilva-m5s-presenta-esposto-sullinquinamento-delle-aree-nei-pressi-delle-discariche-1444034146-mediaL’industria dell’acciaio ha avvelenato Taranto ha prodotto ricatti e svenduto i diritti, ma per Emiliano non è l’acciaio il problema, ma solo il carbone e quindi il governatore della Regione Puglia, nel sostituire una fonte fossile con un’altra, spalanca la porta alla speculazione del gas per giustificare le scelte del suo partito a livello nazionale su TAP.

Nulla viene detto sul territorio contaminato da bonificare, argomento non contemplato da Emiliano, così come non sono contemplate le altre emissioni inquinanti che la proposta di Emiliano comporterebbe. Emiliano nel propagandare il nuovo miraggio, ignora anche che nel mondo e in Europa vi è una sovra produzione di acciaio che di fatto costringe Ilva ad andare in affanno già da oggi, figuriamoci con un processo produttivo che economicamente risulta ugualmente insostenibile come quello attuale. Se il processo produttivo rimane quello di oggi, la città è destinata a morire, mentre la giustificazione della presenza del gasdotto TAP per una finta “decarbonizzazione” risulta fantasiosa perché non abbatterà le emissioni inquinanti, non definisce chi si accollerà il costo di queste conversioni di Ilva e Cerano, che molti esperti hanno già definito tecnicamente impraticabili, e non spiega come con questi extracosti tali attività possono risultare competitive. Facciamo notare a Emiliano che le centrali a turbogas esistono già e sono spente perché il suo partito non vuole mettere fuori mercato le fonti fossili, come ha dimostrato lo scandalo Trivellopoli in cui i parenti di esponenti del governo PD facevano affari con Eni e Total!

tap-ilvaInvece di perdere ulteriore tempo con proposte assurde e irrealizzabili, Emiliano dovrebbe sostenere le proposte del M5S. Taranto ha bisogno di voltare pagina, dal punto di vista economico e produttivo, puntando su una riconversione economica di tutta l’area Ionica. Taranto ha le potenzialità per liberarsi dall’Ilva e per diventare un importante centro turistico, culturale e agroalimentare. La politica deve puntare su questi settori e non ancora su politiche fossili!

Ilva, salvataggio a perdere con bollette degli italiani

 

diego in aulaIl giorno della discussione in aula del nuovo decreto Salva Ilva, tuona il M5S contro l’undicesimo provvedimento “Ammazza Taranto”. Con perdite economiche continue si da la possibilità al siderurgico di contrarre nuovi debiti ma quelli passati, l’Ilva ancora non li ha ripagati. Questo è il mio intervento in aula alla Camera.

Dove sono i soldi già prestati all’Ilva che sarebbero dovuti già esser restituiti? L’Ilva ha perso 918 milioni nel 2015, 641 nel 2014, 911 nel 2013, 620 milioni nel 2012 e continua a perdere ogni giorno 2,5 milioni di euro. Cosa sarebbe potuto succedere se questi soldi invece di buttarli in Ilva, fossero stati impiegati nella città di Taranto e nelle bonifiche, oppure nel garantire un prepensionamento ai lavoratori per aver lavorato in siti dove è presente l’amianto? Probabilmente una rinascita di Taranto, ma come ormai è lampante, al Governo Renzi e al PD non interessa la salute e l’ambiente dei tarantini.

Vogliono consegnare nelle mani dei privati uno stabilimento che produce malattia e morte, garantendogli l’immunità, come già succedetromba-daria-taranto-300x248 con i commissari, nonostante l’Ilva sia un soggetto con nessuna prospettiva di rilancio imprenditoriale. Senza contare che questo decreto stabilisce un cambio di regole per la gara in corso d’opera il che potrebbe portare a una pioggia di ricorsi e occorre sempre ricordare che i reali proprietari non hanno mai concordato una vendita. Si prospetta una inquietante ipotesi che alla fine, lo Stato italiano dovrà rimborsare anche i Riva!

E’ necessario smontare il giochino di parole del Governo distinguendo gli interventi di decontaminazione ambientale dagli interventi di ristrutturazione degli impianti. La Commissione Europea non si opporrebbe all’eventuale sovvenzionamento pubblico delle spese per gli interventi di decontaminazione del sito dell’Ilva e delle aree circostanti, nella misura in cui tali interventi siano urgenti e necessari per porre rimedio all’inquinamento esistente e per garantire la salute pubblica nella città di Taranto. Ma Renzi e il PD vanno in direzione opposta, finanziando gli impianti e facendo precipitare anche la situazione in merito agli Aiuti di Stato.

Renzi-buffoselezione2Ma poichè al peggio non c’è mai fine, come l’autorità per l’energia elettrica e il gas ha confermato, per favorire il prestito all’Ilva attraverso la Cassa servizi energetici, ci sarà anche un prelievo forzoso nelle bollette energetiche. In sostanza l’ennesimo regalo all’Ilva lo pagheranno ancora una volta tutti gli italiani, mentre i tarantini e i lavoratori muoiono, mentre vengono avvelenati mari, falde e terreni.

Si sta consumando l’ennesimo crimine da parte del Governo italiano verso Taranto. Renzi rimanga lontano dalla città e non si faccia mai più vedere!

 

Ilva: opacità nella gestione commissariale!

ilvaHo presentato una interrogazione parlamentare per chiedere chiarezza al Ministro Calenda sui compiti affidati da Ilva al dott. Nicola Nicoletti e a Pricewaterhousecoopers,  società internazionale di consulenza sulla gestione strategica d’impresa.

Controllando le relazioni dei vari commissari che si sono succeduti dal 2013 in poi, si riscontra che importantissimi incarichi per revisionare l’organizzazione e il sistema delle deleghe in materia di salute e sicurezza e il modello organizzativo e gestionale di Ilva, siano stati affidati alla società Pricewaterhousecoopers (PwC) e costantemente spunta il nome del dott. Nicola Nicoletti che risulta partner di PwC dal 2007. Tuttavia la mancanza di trasparenza che il Governo ha sempre mantenuto nella vicenda Ilva, non aiuta a comprendere quando e in che modalità siano stati affidati tali incarichi, per questo ho presentato interrogazione parlamentare al Ministro Calenda. Sul dott. Nicoletti, inoltre, chiediamo di chiarire quali siano il ruolo, le funzioni, gli incarichi e le sue responsabilità in Ilva e quali siano gli accordi che regolano la sua prestazione all’interno dell’azienda commissariata.

La presenza di PcW è una costante durante i commissariamenti di Ilva, la si può infatti trovare sia durante la gestione del dott. Bondi sia duranteSALVARIVA quella del dott. Gnudi. Inoltre, sappiamo che a Novembre del 2013, da alcuni documenti di PcW su Ilva, sia scaturita, da parte del Commissario dell’epoca dott. Bondi nei confronti del gruppo Riva Fire e della famiglia Riva, una richiesta di risarcimento per danni di 484 milioni di euro. Sono passati quasi tre anni e crediamo sia doveroso che il Ministro chiarisca se e come si è concluso quel procedimento.

Il Governo Renzi, come sempre, pecca di trasparenza. Quando poi si parla di Ilva, visto i vergognosi 11 decreti del Partito Democratico, non possiamo lasciare nulla al caso e abbiamo l’obbligo morale, ancor prima che politico, di vederci chiaro.

Processo ILVA: il ministro chiarisca su nuova battuta d’arresto

20141013_121416Nuova battuta d’arresto nel processo storico “Ambiente Svenduto” a carico di tre società del gruppo Ilva e di altri 44 imputati visto che già l’udienza prevista per il giorno 21 ottobre 2015 è stata rinviata per omessa notifica e l’udienza prevista per il giorno 1 dicembre 2015, è saltata per lo sciopero degli avvocati penalisti. Tra gli imputati vi sono gli ex presidenti di provincia di Taranto e Regione Puglia, Gianni Florido e Nichi Vendola, l’avv. Francesco Manna, all’epoca dei fatti capo di gabinetto del governatore Vendola, il dirigente della Regione Puglia, l’ing. Antonello Antonicelli, il professor Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia, l’ex presidente della commissione AIA del Ministero dell’Ambiente, Dario Ticali messo in quel ruolo dall’allora ex Ministro Prestigiacomo, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex assessore della giunta Vendola e ora consigliere regionale sempre in forza al PD, Donato Pentassuglia, il deputato di Sel ed ex assessore regionale Nicola Fratoianni, l’ex assessore all’ambiente della Provincia di Taranto di centro sinistra, Michele Conserva. A bloccare questa volta il processo facendolo ritornare alle indagini preliminari sarebbe stato un vizio di forma, una mancata apposizione sul verbale del nominativo dei legali di una decina di imputati. Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli. Il M5S chiede chiarezza al Ministro Orlando.

martelletto giudice

Il vizio di forma potrebbe inficiare il corretto svolgimento del processo in quanto una eventuale eccezione sollevata in un successivo ricorso in Cassazione, potrebbe pregiudicare il processo stesso. Tuttavia, l’eccezione sollevata dall’accusa era connessa ad un’ipotesi di nullità relativa che, invece, la Corte d’Assise ha riqualificato, come richiesto dalla difesa, in nullità assoluta, per cui si è disposto che gli atti vengano nuovamente inviati al giudice dell’udienza preliminare, che tuttavia potrebbe esprimersi diversamente da quanto già fatto dal GUP, Vilma Gilli.

Il processo “Ambiente Svenduto” è un importante procedimento non solo per i reati in tema di ambiente e salute pubblica che vengono contestati agli imputati, ma potrebbe rappresentare anche dal punto di vista dell’opinione pubblica un ripristino dello stato di legalità per i cittadini e i lavoratori, non solo di Taranto ma di tutta l’Italia, per cui sorge il rischio che questi bruschi rallentamenti del processo possano incidere sull’accertamento dei fatti e delle relative responsabilità.

Questa è la terza sospensione del processo in pochi mesi: troviamo sconcertante che su un procedimento tanto importante per la cittadinanza si possano commettere errori tanto grossolani. Vorremmo che il rispetto delle regole e delle leggi non ci sia esclusivamente quando la giustizia cerca la verità ma anche quando un’azienda causa la malattia e la morte a centinaia di italiani!

Sono oltre 800 le parti civili tra cui vi sono parenti di operai deceduti e centinaia di privati cittadini, soprattutto residenti del quartiere Tamburi, a ridosso dell’Ilva, che quotidianamente hanno respirato sostanze inquinanti. Confidiamo nel corretto svolgimento del processo ma non si può negare che queste sviste, apparentemente così di poco conto, fanno perdere fiducia alla cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Per questo motivo si chiede al Ministro Orlando se abbia intenzione di inviare gli ispettori al fine di accertare le responsabilità della presunta svista descritta e come, per quanto di propria competenza, intenda garantire, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, la regolare prosecuzione del processo. Taranto ha bisogno di giustizia che per troppo tempo è stata negata: questo processo potrebbe in parte sanare la totale mancanza di fiducia che i cittadini provano nei confronti delle istituzioni, auspichiamo che d’ora in avanti il processo vada avanti celermente!

 

Pet-Coke scaricato a Taranto: dove va a finire?

pet-coke-tarantoA seguito delle diverse notizie a mezzo stampa e delle successive richieste di chiarimento dell’associazione Peacelink sullo scarico di oltre 400 mila tonnellate di Pet-Coke nel porto di Taranto, il M5S chiede chiarimenti ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente con una interrogazione parlamentare.  Il Pet-Coke  è un residuo solido prodotto della raffinazione del petrolio che nonostante le sue note proprietà inquinanti, è utilizzato a determinate condizioni come combustibile in raffineria, nella generazione elettrica, nell’industria del cemento, nell’industria del biossido di titani, mentre la quota restante viene utilizzata in settori non energetici come nell’industria dell’alluminio, calcinazione, ferro e acciaio, ecc. A Taranto le vicende note per l’utilizzo del Pet-Coke non sono nuove: dalle inchieste della Procura del 2011 sullo stoccaggio del materiale alla discarica Italcave spa fino al divieto imposto dall’AIA all’Ilva per l’utilizzo e la detenzione del Pet-Coke. Inoltre, ci sono grosse perplessità alle deroghe ai limiti di alcuni inquinati rilasciate dalla regione Puglia con pareri favorevoli dell’ASL Taranto, Comune di Taranto, Ufficio Regionale Rifiuti, Arpa e parere contrario del Comune di Statte con il mancato parere della Provincia di Taranto, al recente rinnovo dell’AIA della discarica Italcave spa.

Dove sono state stoccate e utilizzate le oltre 400 mila tonnellate di Pet-Coke giunte a Taranto dall’inizio del 2014 ad oggi? Possibile che il porto di Taranto venga utilizzato per il passaggio di questi materiali? Possibile che non si possa sapere dove vada a finire e come viene utilizzato la grande quantità di Pet-Coke giunta a Taranto? Come al solito nelle vicende tarantine che riguardano materiali inquinanti c’è sempre grande opacità nel rendere note le informazioni utili a tutelare l’ambiente e la salute pubblica, contro ogni logica di buon senso. A maggior ragione a seguito dell’AIA rilasciata all’Ilva che vieta l’utilizzo di Pet-Coke e delle note vicende giudiziarie del 2011 riguardanti la discarica Italcave sullo stoccaggio del Pet-Coke, ogni azione di trasporto ed utilizzo di questo micidiale materiale inquinante dovrebbe essere ben chiara e non è possibile che sia solamente la stampa e le associazioni a rivelare informazioni così importanti. La politica locale perché rimane in silenzio e ora saranno i Ministri Galletti e Guidi a rispondere!

Inoltre, in merito alla discarica Italcave, la regione Puglia, con il benestare del Comune di Taranto, l’ASL, l’Arpa, recentemente  non si è limitata a rilasciare l’ennesimo rinnovo dell’AIA ma ha anche autorizzato deroghe sui limiti per quasi tutti i parametri. D’altra parte la regione di centro sinistra in questi ultimi dieci anni ha permesso che rifiuti provenienti dalle altre province e dalle altre regioni fossero scaricati in questa enorme discarica dal volume complessivo superiore ai 6 milioni di metri cubi, nonostante la stessa discarica fosse in territorio martoriato come quello di Taranto e Statte.

Il riferimento è anche alla cosidetta operazione solidarietà di Vendola del 2010/2011 che ha permesso con protocollo d’intesa che i rifiuti campani fossero smaltiti nelle discariche del tarantino, operazione saltata in seguito all’intervento pacifico della popolazione locale che con carte e analisi alla mano dimostrò la violazione del protocollo stipulato tra le regioni a causa del percolato che colava dai tir in transito.

Per tutti questi motivi nella interrogazione si chiede ai ministri Galletti e Guidi se le attività di movimentazione, di scarico di Pet-coke nel porto di Taranto e di trasporto all’interno e all’esterno del porto, dello stoccaggio, della detenzione ed di utilizzo, rispettano la legge. Inoltre si chiede di chiarire quali siano le modalità d’utilizzo finale del Pet-coke, quali siano gli impianti interessati in eventuali processi produttivi e se questi sono autorizzati all’uso di Pet-Coke. Vogliamo sapere se gli impianti riceventi il Pet-Coke rispettano le normative vigenti in materia ambientale e se sono applicate tutte le precauzioni per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori. Inoltre in merito alla discarica Italcave, chiediamo se le deroghe rilasciate alla discarica Italcave Spa con  rinnovo dell’AIA siano conformi ed opportune in un’area SIN ad alto rischio di crisi ambientale come quella di Taranto, che evidentemente non può e non deve essere più sede dello smaltimento dei rifiuti pericolosi di altre parti di Italia!”

Liberi e pensanti: Taranto svegliati, Sindaco dimettiti!

ILVA1-700x360Mentre la nostra portavoce al Parlamento Europeo, Rosa D’Amato, presenta formale interrogazione sull’ennesimo (il settimo) decreto salva ilva  , mi sembra doveroso rilanciare il comunicato di coloro che vivono e lavorano a Taranto con il coraggio di alzare la testa contro i soprusi e gli abusi, di chi non vende la propria dignità e i propri diritti per un piatto di lenticchie, di chi è cosciente, si informa e non si rassegna

TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell’estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all’attività dell’Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.

Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell’indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l’Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).

Ricordiamo che dall’ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell’Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?

Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali. 

Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell’indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l’unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L’unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l’impiego di tutti gli operai dell’Ilva e dell’indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l’Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).

Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Vendita speculativa dell’Ilva: il governo pensi alla bonifica!

20141013_121416La priorità è la riconversione economica del territorio, chiudere le fonti inquinanti e garantire il reddito ai lavoratori.

Dopo le perizie epidemiologiche commissionate dalla Procura di Taranto e le conferme dello stato di gravità della salute dei cittadini testimoniate dall’aggiornamento dello studio SENTIERI, dopo l’ennesimo richiamo dell’Europa con il parere motivato e i ritardi nei pagamenti delle imprese e dei lavoratori, tra le stanze del potere e le pagine dei giornali spunta l’ipotesi di vendita dell’Ilva ad altri privati. In pole position sembra esserci il duo Arcelor Mittal e Marcegaglia che avanza proposte sull’ulteriore alleggerimento delle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e l’esclusione della bonifica a proprio carico. 

Nell’interminabile odissea Ilva giunge quindi l’ipotesi della svendita al miglior offerente, però purché sia amico. Tra ritardi nei pagamenti dei fornitori e futuro sempre più incerto, l’accoppiata Arcelor Mittal e Marcegaglia annusa l’affare e avanza proposte indecenti. Nonostante la proprietà privata, il Governo Renzi sembra voler agevolare il passaggio all’amica Marcegaglia nominata da questo stesso governo presidente dell’ENI, altra industria inquinante che infesta il territorio.

La Marcegaglia detiene molto potere a Taranto visto i possedimenti industriali e le gestioni di inceneritori ed altre aziende. Mettendo le mani sull’Ilva il potere che questa famiglia detiene sul territorio potrebbe aumentare a dismisura e in una città troppo spesso soggetta al ricatto occupazionale e, anche per questo, qualunque offerta che vada in questo senso è irricevibile.

Inoltre è fuori luogo pensare ad un’altra Alitalia, questa volta in veste siderurgica, con benefici ai capitani coraggiosi amici di amici e i debiti accollati allo Stato, cioè alla collettività, privatizzando i profitti e socializzando le perdite e i danni ambientali. Risultano  stucchevoli le dichiarazioni e gli intenti di voler ridurre ancor di più le già diluite prescrizioni dell’AIA, forse a questi signori che guardano il profitto prima di ogni diritto alla salute e al lavoro, stanno pensando che a Taranto ci sia ancora la disponibilità ad abbassare la testa. Questi territori e queste persone meritano dignità, salute, un futuro finalmente rispettoso dell’ambiente e delle generazioni future.

Con l’interrogazione parlamentare si cerca di fare luce sulla vicenda. Se il Governo si vuole attivare su Ilva, pensi ad una riconversione economica dell’intero territorio, chiudendo le fonti inquinanti e garantendo il reddito ai lavoratori invece di arrecare danni con ulteriori decreti che ci rendono oggetto di infrazioni comunitarie e perdurante inquinamento.

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/attivitaproduttive/2014/12/dopo-le-perizie-epidemiologiche-commissionate.html

Ilva e chiusura indagini su inchiesta “Ambiente svenduto”

ilva

ILVA: L’INCHIESTA AMBIENTE SVENDUTO È SOLO IL RISULTATO DELLE POLITICHE DEL GOVERNO DELLE “LARGHE INTESE”

Per i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle gli amministratori inquisiti, che tuttora incidono su Taranto con le loro scelte, devono fare chiarezza e spiegare il perché tutte le proposte del M5S sono state bocciate

Si sono appena concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” da parte della Procura di Taranto che ha raggiunto 53 indagati, tra cui il presidente della Regione Puglia Vendola (Sel), il Sindaco di Taranto ed ex senatore della Repubblica Stefàno (Sel), il parlamentare Fratoianni (Sel), l’Assessore all’Ambiente della Puglia Nicastro (Idv), il presidente della V commissione Ambiente della Regione Puglia Pentassuglia (Pd), il presidente della commissione IPPC del Ministero dell’Ambiente Dario Ticali e Luigi Pelaggi del consiglio di amministrazione della Sogesid. Nomi illustri, che si sommano a quelli di Florido (ex Presidente della Provincia di Taranto) e di Conserva (ex Assessore all’Ambiente), che in alcuni casi continuano ad incidere sulle scelte da compiere per risollevare il territorio tarantino dall’Ilva. Al Senato, infatti, è stato appena approvato il ddl n. 1015-B che dispone l’autorizzazione di due discariche in località Mater Gratiae per rifiuti pericolosi, senza aver consultato l’Arpa Puglia. Va anche ricordato che le discariche dell’Ilva si trovano al di sopra della falda già contaminata e in prossimità di un’altra grande discarica di rifiuti speciali con altre indagini in corso da parte della Procura, Italcave, e vicino al sito dell’Ex-Cemerad, dove da oltre un decennio, rimangono depositati migliaia di fusti di rifiuti radioattivi. Per non parlare della prossimità delle discariche con siti industriali quali la raffineria Eni, il cementificio Cementir e tre inceneritori di rifiuti. È stato approvato, inoltre, un emendamento che, in caso di sequestro preventivo di qualsiasi disponibilità di aziende che gestiscono stabilimenti di interesse nazionale, relega la figura del custode giudiziario a mero controllore dell’operato della gestione che resta nelle mani degli organi societari. Tutto ciò, nonostante il 30 ottobre si sia verificato un incidente presso l’acciaieria 1 che ha coinvolto 15 operai dell’Ilva, costretti a ricorrere al servizio dell’infermeria per intossicazione da fumo nocivo.

Ovviamente, fino a quando non ci saranno i tre gradi di giudizio, la presunzione d’innocenza è d’obbligo – dichiarano deputati e senatori pugliesi del M5S – ma è necessario assumere la responsabilità politica di questa situazione imbarazzante. Ricordiamo che i soggetti oggi indagati a diverso titolo incidono ancora sul territorio, rilasciando autorizzazioni a discariche, inceneritori, cementifici, raffinerie, centrali elettriche. Ma soprattutto hanno la possibilità di influenzare la gestione delle bonifiche dove gli insufficienti, benché “ghiotti”, 119 milioni di euro stanziati, verranno spesi senza che le fonti inquinanti siano fermate, senza alcun controllo popolare nonché con grandi zone di ombra nella determinazione delle decisioni da intraprendere. Questa classe politica, racchiusa nel topico Governo delle “larghe intese”, ha bocciato e continuerà a bocciare ogni proposta dei cittadini tarantini. Dall’esenzione del ticket sanitario per gli abitanti entro i 20 km dal polo industriale a spese dell’Ilva al piano industriale che preveda anche ipotesi impiantistiche per una chiusura dell’area a caldo temporanea o definitiva nonché tecnologie di produzione dell’acciaio alternative agli inquinanti altiforni e cokerie con minor impatto ambientale, dall’obbligo di riesaminare l’AIA in merito agli esiti della “Valutazione del danno Sanitario” al blocco degli slittamenti degli interventi rispetto ai tempi previsti dall’AIA, dal divieto di nomina a Commissario a chi è stato componente degli organi amministrativi o abbia collaborato con l’azienda alla stipula di garanzie fidejussorie a tutela dell’ambiente e dei lavoratori sino all’ordine di priorità degli interventi ovvero bonifiche, prevenzione sanitaria, pagamento sanzioni, tutela dei crediti dei lavoratori e delle forniture e poi gli istituiti di credito. Tutte queste proposte portate in Parlamento sono state respinte e rigettate dalla coalizione PD-PDL e Scelta Civica. Risulta evidente – concludono i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle – l’abbandono delle istituzioni in un territorio come Taranto dove il diritto alla salute, noto a cittadini e amministratori, è stato ignorato dagli enti di vigilanza. A questa evidenza viene finalmente data risposta: una risposta attesa da decenni e che è sempre stata nascosta o mascherata dagli stessi responsabili che si ritenevano i difensori dell’ambiente e dei cittadini”.