Ciclovie: ritardo inaccettabile della Puglia. Rischio danno economico

Poco dopo il nostro approdo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo confermato lo stanziamento di 361,78 milioni di euro per la nascita del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT), ritenendo strategico, per il destino economico di tante aree del Paese, lo sviluppo di queste infrastrutture e della mobilità dolce.
Con stupore, tra le 10 ciclovie, quella dell’acquedotto che vede la Puglia capofila (insieme a Basilicata e Campania), per la progettazione e la realizzazione, pur avendo ricevuto i primi finanziamenti da parte del Ministero per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica, latitano nella trasmissione dei progetti, nonostante numerosi solleciti inviatigli dalla competente Direzione generale del Mit, dimostrando scarsa collaborazione e profondo disinteresse per opere utili allo sviluppo della mobilità sostenibile. Opere che, per altro, porteranno certamente posti di lavoro e opportunità economiche per i territori attraversati dalle ciclovie.

I ritardi, imputabili unicamente alla Regione, potrebbero determinare importanti rilievi della Corte dei Conti, costringendo il Ministero a chiedere indietro i fondi già erogati, con il rischio di un importante danno economico per i territori interessati dalle ciclovie e questo è inaccettabile!
A dicembre 2015, per la legge di Bilancio 2016, un fronte ampio e trasversale, con un lavoro intenso del “coordinamento dal basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese” e il supporto mio e di altri colleghi parlamentari, riusci a smuovere il Governo di allora per far rientrare questa infrastruttura tra i finanziamenti delle prime 4 ciclovie (insieme a quelle del VenTo, del Sole e Grab).
Dopo oltre 3 anni (nel frattempo le ciclovie del SNCT sono diventate 10) ancora non si è riusciti a passare alla progettazione definitiva, come invece accaduto per il Grab.

Da aprile i primi effetti della legge di bilancio

Le critiche all’azione di governo erano largamente attese come era prevedibile fossero assolutamente strumentali.

È evidente che gli effetti della legge di bilancio cominceranno a produrre i propri effetti sulla qualità della vita degli italiani da aprile e saranno registrati dalle statistiche nella seconda metà dell’anno. Semmai i dati certificano il fallimento delle politiche di austerità e precariato dei governi precedenti.

Le misure adottate sono di politica espansiva e tendono a rilanciare i consumi interni, riattivare il mercato del lavoro attraverso una politiche virtuose di reinserimento e di formazione.

È altresì evidente che le risorse stanziate per le manutenzioni nelle aree urbane e nelle province con la semplificazione sul codice degli appalti daranno impulso all’economia.

Abbiamo inoltre stanziato alcuni miliardi aggiuntivi per infrastrutture che consentiranno di avviare e concludere centinaia di opere utili su tutto il territorio nazionale.

Siamo davanti a cambiamenti epocali che i cittadini attendevano da 30 anni: la legge anticorruzione, lo stop al gioco d’azzardo, il taglio delle pensioni d’oro, il taglio dei vitalizi, il taglio ai compensi dei parlamentari, i referendum propositivi, l’abolizione del quorum, la legge sull’acqua pubblica,… insomma una serie di provvedimenti che costituiscono una visione meritocratica e di fiducia per gli italiani e gli investitori in cui l’Italia.

Sopralluogo sui cantieri della Metro C Colosseo

Stamattina insieme a Paolo Romano e Davide Serritella abbiamo effettuato un sopralluogo sui cantieri della Metro C Colosseo per verificare la progressione dei lavori con Roma C, Roma Metropolitane e Roma Servizi insieme alla commissione mobilità del Comune.
Abbiamo annunciato che in legge di bilancio il M5S ha depositato la proposta di finanziare con 90 milioni di euro la manutenzione straordinaria delle linee A e B e altri 55 milioni di euro per l’acquisto di treni per la metro e la revisione della progettazione del completamento della linea C.
Per noi la mobilità sostenibile è soprattutto dare alternative alluso dell’auto privata e il TPL deve essere protagonista di questa visione.
Ringrazio Enrico Stefàno e Linda Meleo per averci dato questa occasione di condivisione.

Manovra: contributo fino a 6 mila euro a chi rottama vecchie auto. Mobilità sostenibile unica alternativa

Con gli emendamenti alla legge di Bilancio, promuoviamo ancora di più la mobilità sostenibile, da sempre al centro delle battaglie del MoVimento 5 Stelle. In particolare, tra le nostre proposte in manovra c’è quella di dare un contributo del 20%, fino a 6mila euro, a chi rottama vecchia auto euro zero.

Nel caso di rottamazione dei veicoli euro 1, il contributo scende a un massimo di 4mila euro e, per gli euro 3 o euro 2, a un massimo di 3mila euro. Misure come queste vanno nella direzione di una graduale diminuzione dell’inquinamento delle nostre città. Una misura importante nella strategia complessiva più ampia della mobilità sostenibile. Ridurre il tasso di motorizzazione e sostituire l’uso dei motori a combustione con quelli elettrici per migliorare l’impatto sulla nostra salute e la qualità della vita nelle nostre città, è l’unica alternativa possibile.

TAP tra fantasia e amnesie

Fantasiose le ricostruzioni del manager di TAP, dott. Scheppati, secondo cui non vi è alcun impatto ambientale. Non potendo ignorare l’inquinamento di falda che la sua società ha causato avvelenando l’acqua del sottosuolo con metalli pesanti e sostanze tossiche come nichel, cromo, arsenico, vanadio e manganese, le sue affermazioni devono essere frutto di pura fantasia o amnesia profonda.

O forse è un problema di scarsa conoscenza della lingua italiana se “minimizzare l’impatto” o “annullarlo” per lui vuol dire non aver svolto forse adeguate indagini geomorfologiche e dell’ambiente marino e dover quindi affrontare due varianti al progetto: hanno costruito il pozzo di spinta in una palude e l’accesso al mare in un habitat marino da preservare.
Parla ancora di necessità per l’Italia del gas, evidentemente dimenticando colpevolmente che il nostro Paese ha una capacità di importazione doppia rispetto agli attuali consumi (130 miliardi di metri cubi): potremmo spegnere oggi tutte le centrali a carbone e a olio combustibile senza dover importare la punta di uno spillo di ulteriore gas.

I loro standard di sicurezza sono cosi alti che hanno progettato la centrale di decompressione, un impianto che brucerà gas con ulteriori emissioni in atmosfera, con gravissimo pericolo in caso di esplosione per chi abita nelle abitazioni prossime alla stessa, a poche centinaia di metri dai centri abitati di Melendugno, Vernole e Castrì.

Altra grave amnesia o cosciente elusione della realtà: il gasdotto è pagato per svariate centinaia di milioni di euro anche con soldi pubblici, cioè soldi dei contribuenti europei, pertanto pure italiani che non avranno alcuna riduzione del costo delle loro bollette.

Se si raccontasse agli italiani la verità invece di ripetere continue mistificazioni certamente rimarrebbe solo lui a favore di questa infrastruttura.

Una risposta a Salvini su Tap.

Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.

Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Una risposta a Salvini su Tap…Volere il gasdotto per uno sconto in bolletta del 10%, vuol dire non avere argomenti e propagandare slogan sperando che il popolo ignorante abbocchi alle solite promesse che poi sono uguali a quelle di Emiliano e identiche a quelle volute per far accettare Ilva ai Tarantini (quando era azienda dj stato come italsider!) e le trivelle in Val D’Agri in Basilicata.Un gasdotto che deroga alle direttive UE sulla concorrenza e il mercato non porta nessuna riduzione dei prezzi dell’energia e anche si potesse avere una riduzione della bolletta con un accordo “politico”, l’esperienza dimostra che l’effetto reale è un generale impoverimento testimoniato da bassi redditi procapite e altissime percentuali di disoccupati (molto oltre le medie del sud italia)

Publiée par Diego De Lorenzis sur Samedi 15 septembre 2018

L’autostrada del Salento solo un atto di propaganda

La mozione votata in consiglio regionale è un atto di “propaganda” che non serve ai pugliesi, tantomeno ai turisti. Come sempre, non siamo pregiudizialmente contrari a ulteriore infrastrutturazione e i colleghi in regione hanno voluto dimostrare posizione non ideologica di apertura per il bene dei pugliesi. Le stesse premesse della mozione approvata sono discutibili e per questo serve un ampio e serio approfondimento relativo ai flussi e ai problemi di sicurezza, poiché i dati di Arem e Anas sono scarsi e lacunosi e scandalosamente ancora non sono resi pubblici, nonostante le disposizioni di legge del codice dell’amministrazione digitale.

Le proposte avanzate sono la cura conseguente ad una diagnosi errata. È come sperare di spegnere un incendio gettando secchi di benzina. La prospettiva è assolutamente da capovolgere: la eventuale saturazione delle arterie stradali sono il sintomo di un eccesso di autovetture, non di una scarsità di infrastrutture. La creazione di strade e parcheggi attira solo più auto e congestione, non crea occasioni di mobilità alternativa come dimostrano gli ultimi 50 anni di storia del Paese con più alto tasso di motorizzazione europeo. Senza una necessaria analisi degli scenari alternativi ogni atto sulla mobilità è assurdo credere che maggiore cementificazione risolva il problema di congestione e di sicurezza.
Bisogna certamente investire nella messa in sicurezza dell’esistente e a tal punto esortiamo Anas e Arem ad indicare pubblicamente i punti neri (a maggior rischio) delle infrastrutture. La regione dovrebbe prevedere di recuperare risorse da investire nel rafforzamento del trasporto regionale ferroviario, collettivo e condiviso (car sharing, car pooling, tpl,…) sostenibile e intermodale che includa prioritariamente le bici nell’area metropolitana e urbana di bari: questo potrebbe anche più che dimezzare il flusso esistente tra bari sud e bari nord come dimostrano le iniziative in tal senso nelle tante esperienze europee e anche recentemente le iniziative adottate a Genova dopo l’interruzione del ponte. Con il ministro Toninelli abbiamo già ribadito che l’epoca in cui vengono realizzate grandi opere inutili e dannose per salute e ambiente, che sottraggono terreno fertile, spazio pubblico e risorse finanziarie ai cittadini per rimandarne o aggravarne i problemi, è finita.

Doniamo il sangue, specialmente durante i mesi estivi!

Stamattina, come accade ogni 3-4 mesi da oltre 20 anni, sono andato a donare il sangue all’ospedale Vito Fazzi di Lecce.

Come al solito ho chiacchierato con il personale sanitario, che ringrazio per la cortesia e la professionalità, e con gli altri donatori, cittadini altruisti e silenziosi che periodicamente compiono un atto meraviglioso di umiltà.

Nei mesi estivi si registra sempre una penuria di sangue e arrivano solleciti per ricordare di questa pratica, spesso messaggi via whatsapp ed sms da inoltrare ad amici e parenti, della necessità urgente (per trapianti o altre operazioni a seguito di collisioni tra veicoli) di donare il sangue.

Come vedete dalle foto, ogni mattina c’è posto per donare ad un altro essere umano come voi, con una sorte meno favorevole, un po’ della vostra fortuna, un po’ del vostro amore, un po’ della vostra vita: ogni giorno avete la possibilità di esaudire le preghiere di qualcun’altro e quando sarete voi ad averne bisogno, pregherete che quelle poltrone siano occupate!

Crollo ponte: la tragedia di Genova sia occasione per ripensare la mobilità

L'immagine può contenere: 1 personaLa tragedia di Ponte Morandi a Genova ha drammaticamente messo in risalto che nel nostro Paese si è investito troppo e male in infrastrutture viarie: i governi che si sono avvicendati nei decenni scorsi hanno collocato risorse soltanto al servizio del traffico privato motorizzato. Di fatto hanno delegato ai privati la scelta delle priorità e la gestione del patrimonio pubblico, e molti di questi privati lo hanno fatto senza farsi scrupoli ad aumentare indiscriminatamente profitti e dividendi ai danni dei cittadini.

Ecco perché è importante l’operazione trasparenza a cui ha dato il via il ministro Toninelli rendendo pubblici i documenti relativi alle concessioni di circa 6mila chilometri di autostrade, finora coperti da omissis e segreti. Da quelle carte arriva la conferma di come le risorse pubbliche e i pedaggi pagati dai cittadini siano finiti a ingrassare le lobby dei cementificatori, che oltretutto hanno fatto aumentare vertiginosamente il consumo di suolo fertile e impermeabilizzato intere porzioni di territorio, rendendolo più vulnerabile alle conseguenze del cambiamento climatico e dei fenomeni meteorologici sempre più estremi.

Gli sforzi che in questi giorni le istituzioni stanno facendo nel settore dei trasporti per ridurre i disagi a carico dei cittadini di Genova, confermano che con maggiori risorse investite nel potenziamento del trasporto pubblico locale e del servizio ferroviario si possono “eliminare” tanti veicoli dalle strade. Risulta così evidente che molti spostamenti di tir e autoveicoli sono superflui se si costruiscono alternative per pendolari, turisti e imprese.
Il Movimento 5 Stelle, come ha ribadito anche il ministro Toninelli annunciando l’intenzione di ‘mettere a dieta’ il traffico, investirà in quei grandi e piccoli progetti diffusi sul territorio, orientati alla mobilità sostenibile e dunque necessari e davvero utili ai cittadini. La tragedia di Genova deve rappresentare anche uno spunto di riflessione per ripensare il sistema nazionale e locale dei trasporti che, in una visione di lungo periodo, realizzi l’interesse pubblico, prendendo ad esempio le migliori pratiche anche estere che hanno risolto i problemi di mobilità di cittadini e imprese.

Convenzione MIT Puglia per il Piano FSE

La convenzione stipulata impegna risorse pari a quasi 74 milioni di euro per l’infrastruttura ferroviaria, un piano di interventi fino al 2019 per ammodernare l’asset principale di ogni trasporto ferroviario: i binari e tutti i sistemi ad essi funzionalmente legati.

Con il concordato raggiunto a giugno che mette in salvo la società dal fallimento, questi interventi sono il minimo indispensabile per la sicurezza e certamente costituiscono soltanto il fondamento per ricostruire il rilancio del servizio: sono misure ancora poco incisive nella percezione dell’utenza ma importantissime perché sono i requisiti ineludibili per creare le condizioni di miglioramento dei servizi di trasporto.
Le risorse stanziate sono quindi sufficienti a coprire gli interventi necessari e più urgenti ma tanto resta ancora da fare.

La sinergia creata con l’acquisizione della società nella holding di FSI, Ferrovie dello Stato Italiano, ha permesso rapidamente di usare la conoscenza e il know how per implementare rapidamente dei miglioramenti: due esempi su tutti credo che vadano ricordati perché tanti cittadini ancora non ne sono consapevoli.
Il primo è la comunicazione dei sistemi sistemi informativi che permette finalmente di acquistare i biglietti e consultare gli orari delle FSE con le stesse modalità disponibili per Trenitalia, il suo sito web e l’app per smartphone.
La seconda riguarda la collaborazione di RFI e Italfer, le società che si occupano di infrastruttura ferroviaria e di progettazione, per programmare gli interventi sui binari presenti nella convenzione: l’installazione del sistema controllo marcia treno e l’automazione di decine di passaggi a livello. Sono interventi che elevano gli standard di sicurezza ai livelli della rete nazionale e permetteranno di avere tempi di percorrenza che renderanno finalmente attrattivo il servizio ferroviario togliendo automobili superflue dalle strade.

La convenzione è quindi una parte di un piano industriale quinquennale più ampio di sviluppo e rilancio della società che parte certamente dalla messa in sicurezza della infrastruttura grazie alla soppressione e alla automazione dei passaggi a livello, all’installazione del “sistema controllo marcia treno”, sui binari e sui treni, e prevede però anche un miglioramento del servizio attraverso l’acquisto di nuovi treni, l’aumento della velocità commerciale, l’elettrificazione di tutta la rete.

Il piano da oltre mezzo miliardo di euro ha mosso i primi passi con l’integrazione tariffaria dei servizi di FSE nella piattaforma di bigliettazione di trenitalia, con i servizi di trasporto anche la domenica, sebbene per ora ancora con autobus, ma pur sempre una novità rispetto alla desolazione degli anni scorsi.
Un miglioramento che riguarda la qualità del servizio per gli utenti/cittadini che ha avuto anche la testimonianza concreta dell’acquisto di 68 nuovi autobus e 5 nuovi treni etr nel 2018.
Non posso che esprimere soddisfazione dell’attenzione verso la clientela e la sicurezza confermati anche dalla soppressione dei passaggi a livello già in 8 Comuni. Insomma, tanti sforzi dovuti e tardivi per recuperare il tempo trascorso non solo per dare ai pugliesi e si tanti turisti sicurezza nel trasporto senza trascurare velocità, comfort, frequenza e convenienza. Ci vorrà ancora qualche anno per apprezzare questi risultati ma so che finalmente c’è una visione chiara che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ecco perché ancora di più ribolle il sangue dalla rabbia pensando quanti soldi publici sono stati sperperati in inutili consulenze e in altre “mangiatoie” a beneficio di pochi, lasciando i contribuenti senza servizi essenziali.

QUI la convenzione