Confronto al Ministero sul Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche e la Legge della Mobilità ciclistica

L’Italia intesa come un immenso paesaggio da scoprire con consapevolezza, pedalando tra piccoli e meravigliosi borghi, tra i siti naturalistici di indiscutibile fascino e luoghi storici pieni di ricchezze architettoniche e artistiche, per assaporare e ammirare tutta la straordinaria bellezza del nostro Paese.

E’ il modo di viaggiare proposto dal Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche (SNCT), una visione voluta dal Parlamento Italiano che si sta traducendo in un progetto concreto ad opera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Di questo abbiamo parlato al MIT questa mattina insieme ai colleghi della Commissione Trasporti e telecomunicazioni, Emanuele Scagliusi e Paolo Ficara e la collega della Commissione Attività produttive e turismo, Angela Masi.

Abbiamo anche discusso del Piano nazionale della mobilità ciclistica previsto dell’art 3 della legge 2 del 2018, che è in fase di bozza ed in discussione con gli altri livello istituzionali coinvolti in primis con le Regioni attraverso l’interlocuzione con gli assessori regionali. Tale piano infatti non potrà prescindere dalle scelte di pianificazione a livello locale e dovrà integrare la rete ciclabile nazionale con le altre progettate delle Regioni, affinché il nostro Paese diventi finalmente ciclabile, cioè pienamente civile, europeo e moderno.
Per quanto riguarda lo stato di avanzamento della rete nazionale, abbiamo avuto conferma che per alcune ciclovie sono già stati approvati gli studi di fattibilità e si passerà ora finalmente alla progettazione definitiva, per altre si è accumulato ritardo. Infatti, se su quella di Roma, la Ciclovia GRAB, quella del Sole (nel tratto da Verona a Firenze) e quella del Vento (da Torino a Venezia) le difficoltà sono state superate, diversi nodi restano ancora sulla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, molti dei quali imputabili alla scarsa attenzione che la Regione Puglia, da Ente capofila, avrebbe dovuto porgere a questo tema, decisivo per la promozione turistica del territorio.
L’auspicio è che si cambi passo con un coinvolgimento reale dei territori, attraverso le associazioni e gli enti locali, anche per evitare il rischio, inaccettabile, di perdere le tante risorse a disposizione.
Queste difficoltà sono state evidenziate anche dal Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese cui si deve la nascita di questo prezioso progetto e che da anni segue la vicenda con passione, dedizione e professionalità.

 

Ciclovia turistica dell’Acquedotto Pugliese: Emiliano e Giannini accampano scuse per nascondere disinteresse e colpevoli ritardi.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha già ribadito quanto la Regione Puglia ha sottoscritto nel protocollo per cominciare la progettazione tecnico economica della ciclovia dell’acquedotto: il progetto è unico e pertanto anche l’analisi preliminare deve prevedere il percorso completo da Caposele (Av) fino a Santa Maria di Leuca (Le) e la regione capofila, cioè la Puglia, si è formalmente impegnata a Luglio 2017 a consegnare l’intera progettazione entro 180 giorni.
Dopo quasi 2 anni di colpevole ritardo, la Puglia non può consegnare nulla al Ministero dei Trasporti perché non ha completato la sua parte e non ha preteso il rispetto della scadenza neanche dalle altre 2 regioni interessate dal passaggio della ciclovia, Campania e Basilicata.

Per questo, il 15 febbraio il Ministero, ha mandato una nota alla Regione ricordando la sollecitazione della Corte dei Conti sulla rendicontazione delle risorse già erogate, cioè la consegna del progetto di fattibilità tecnico economica ed evidenziando quindi il rischio concreto di dover restituire le somme già erogate e di perdere le altre previste per gli step successivi dell’iter, cioè la progettazione definitiva, quella esecutiva e la realizzazione concreta delle opere di messa in sicurezza e di accessibilità del sentiero della condotta principale dell’acquedotto pugliese.

Non importa che la parte del progetto relativa alla Regione Puglia sia meno indietro rispetto a quanto fatto da Campania e da Basilicata.
La Regione ha anche la responsabilità di aver lasciato la progettazione delle altre porzioni a Basilicata e Campania, sapendo che il progetto è unico. Ha anche l’aggravante di non essere riuscita a coordinare il progetto in qualità di capofila? Insomma un fallimento totale: solo adesso che è stato evidenziato dal Ministero il rischio di perdere le risorse, Emiliano e Giannini si sono svegliati provando maldestramente a scaricare le proprie responsabilità ad altri.

D’altronde, il nervosismo nelle repliche scomposte di Emiliano conferma il suo imbarazzo e l’incapacità di Giannini, visto anche che non dovrebbe essere difficile interloquire con i Presidenti di Campania e Basilicata visto che entrambi sono del suo stesso partito.

Sulla base dei fatti, dunque, ribadiamo quindi le colpe della Regione Puglia che non è affatto in attesa di alcuna risposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che se i pugliesi perderanno questa opportunità di sviluppo e di occupazione, sarà solo per l’incompetenza del governatore della nostra regione.

Ciclovia dell’Acquedotto pugliese: ritardi colpa della Regione Puglia

Dopo oltre 3 anni di inutile attesa il presidente Emiliano e l’assessore Giannini cercano di scaricare le proprie responsabilità su altri!

La verità è che la Regione Puglia doveva avere un ruolo di guida e ad oggi, mentre altre Regioni stanno passando alla progettazione definitiva, la nostra rimane a fare sterile polemica invece di utilizzare soldi stanziati per restituire la fruibilità a cittadini e turisti di un’opera straordinaria importanza per lo sviluppo sostenibile dei nostri territori!

È dovuta intervenire la Corte dei Conti con dei rilievi formali e il Ministero dei Trasporti minaccia giustamente di revocare i fondi a causa della inerzia e incapacità di chi amministra la nostra Regione!

Ciclovie: ritardo inaccettabile della Puglia. Rischio danno economico

Poco dopo il nostro approdo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbiamo confermato lo stanziamento di 361,78 milioni di euro per la nascita del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT), ritenendo strategico, per il destino economico di tante aree del Paese, lo sviluppo di queste infrastrutture e della mobilità dolce.
Con stupore, tra le 10 ciclovie, quella dell’acquedotto che vede la Puglia capofila (insieme a Basilicata e Campania), per la progettazione e la realizzazione, pur avendo ricevuto i primi finanziamenti da parte del Ministero per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica, latitano nella trasmissione dei progetti, nonostante numerosi solleciti inviatigli dalla competente Direzione generale del Mit, dimostrando scarsa collaborazione e profondo disinteresse per opere utili allo sviluppo della mobilità sostenibile. Opere che, per altro, porteranno certamente posti di lavoro e opportunità economiche per i territori attraversati dalle ciclovie.

I ritardi, imputabili unicamente alla Regione, potrebbero determinare importanti rilievi della Corte dei Conti, costringendo il Ministero a chiedere indietro i fondi già erogati, con il rischio di un importante danno economico per i territori interessati dalle ciclovie e questo è inaccettabile!
A dicembre 2015, per la legge di Bilancio 2016, un fronte ampio e trasversale, con un lavoro intenso del “coordinamento dal basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese” e il supporto mio e di altri colleghi parlamentari, riusci a smuovere il Governo di allora per far rientrare questa infrastruttura tra i finanziamenti delle prime 4 ciclovie (insieme a quelle del VenTo, del Sole e Grab).
Dopo oltre 3 anni (nel frattempo le ciclovie del SNCT sono diventate 10) ancora non si è riusciti a passare alla progettazione definitiva, come invece accaduto per il Grab.

Ciclovia Acquedotto Pugliese: Regione Puglia e Aqp recitano una farsa!

Sulla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese interviene il deputato pugliese del M5S Diego De Lorenzis, vicepresidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazione alla Camera.

La ciclovia dell’acquedotto Pugliese è stata finanziata a dicembre 2015 grazie alle pressioni del Coordinamento dal Basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese, che ne ha promosso l’inserimento in legge di Bilancio e poter quindi beneficiare dei 91 milioni di euro stanziati per finanziare inizialmente solo le ciclovie Venezia Torino, Verona-Firenze, Grande raccordo delle biciclette a Roma

Gli annunci e i proclami di Acquedotto Pugliese e della Regione Puglia si scontrano nei fatti con la loro inerzia sul tema che dura da 2 anni: tali dichiarazioni hanno il sapore di slogan vuoti per il turismo e per la mobilità sostenibile perché privi di reale volontà politica e della visione di dare a questo progetto l’attenzione che merita”

Infatti, recentemente con una nota la società, ha negato il permesso per lo svolgimento della cicloesplorazione promossa dal Coordinamento dal Basso per la Ciclovia, un insieme di 66 associazioni e 26 imprese e migliaia di cittadini che promuovono il progetto, prevista per Settembre: un tour di alcuni giorni organizzato per percorrere la ciclovia nella sua interezza dalla fonte a Caposele in provincia di Avellino fino al capo di Santa Maria di Leuca, con lo scopo di documentare gli interventi per renderla fruibile e promuoverne la diffusione tra turisti e cicloamatori.
Anzi all’inerzia si aggiunge l’assurda ed evidente manifestazione della Società Acquedotto pugliese e della Regione Puglia di voler ostacolare nei fatti questo progetto: citare un regio decreto del 1904 per impedire l’unica iniziativa di promozione, tra l’altro a costo zero per le casse pubbliche, svolta da soggetti non istituzionali è un grave errore di miopia politica. Gli assessori Giannini e Capone non hanno compreso il valore di questa arteria che non è un percorso di 5 km per le domeniche fuori porta, ma un volano economico straordinario sinergico a tutte le iniziative di promozione turistica e alla reale destagionalizzazione del turismo del Sud Italia.

E mentre qualcuno si adopera per mettere i <<bastoni tra le ruote>> al progetto dopo aver siglato con il Ministero un accordo per la ripartizione di quelle risorse, le altre Regioni che credono davvero in queste iniziative e vogliono investire anche proprie risorse nel turismo sostenibile perché ne riconoscono l’enorme potenziale, si sono adoperate per accedere a quei fondi, ottenendo di ripartire quelle risorse anche per altre ciclovie di interesse nazionale.

Perdere due anni di vantaggio rispetto ad altre Regioni é demotivante ma é ancor più assurdo dover spiegare a questa giunta e ai vertici di Aqp che c’è una legge dello Stato che non chiede di realizzare una nuova infrastruttura, tantomeno di lastricare o cementificare una lingua di terra, ma finanzia la messa in sicurezza e la fruibilità di un’opera che esiste già, immersa nella natura, che attraversa località meravigliose, paesaggi naturali incontaminati, e attraversa perle turistiche piene di storia e di cultura.

Valorizzare e dare impulso al meritorio impegno al Coordinamento dal Basso delle associazioni per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese non solo è un obbligo di responsabilità sociale dell’azienda ma un atto doveroso dato che la Cicloesplorazione del 2016, la pubblicazione recente del libro e delle tracce gps, stanno incrementando esponenzialmente l’uso di questa ciclovia.

L’Acquedotto pugliese ha negato la propria collaborazione, contrariamente a quanto avvenuto nel 2016, fornendo la disponibilità al passaggio solo per qualche chilometro e per una sola giornata.
Già un anno fa sotto il coordinamento degli uffici tecnici di AQP ed a seguito di sopralluoghi congiunti, il percorso autorizzato comprendeva lunghi tratti accessibili e percorribili in sicurezza.

Alla nuova richiesta di eventi come la Cicloesporazione, distintasi per successo di pubblico ed operatori, c’è stato un diniego assurdo. Non vi è alcuna motivazione reale in ordine alla sicurezza della integrità della infrastruttura e dei ciclisti, atteso che la ciclovia è percorsa quotidianamente da un numero crescente di persone per turismo, a piedi, in bici e a cavallo che non possono arrecare pregiudizio di alcun tipo ai luoghi interessati. Nè sussistono situazioni di pericolo ed al massimo sarà sufficiente segnalare il pericolo o adoperarsi per porre in sicurezza quei pochi punti di intersezione con le strade ad alto flusso veicolare.
Invece, di porre assurdi divieti di transito e veti pretestuosi, Regione e Acquedotto dovrebbero adoperarsi per rimuovere gli ostacoli alla fruizione dell’intero percorso!

La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese può divenire una incantevole “via verde” con i suoi straordinari paesaggi naturali che non hanno bisogno di alcun intervento. Esorto pertanto l’Acquedotto pugliese, la più grande azienda idrica d’Europa, custode di un patrimonio infrastrutturale, storico e culturale che appartiene all’Italia tutta ed al Mezzogiorno in particolare, a consentire la fruizione della Ciclovia anche grazie agli eventi promossi dal Coordinamento e dalle comunità locali, dando seguito alle richieste cariche di enormi aspettative che giungono da ogni parte d’Italia e dall’estero.” – conclude il deputato – “Questa è la via per garantire immediatamente un’economia sostenibile con ricadute economiche sui territori: abbiamo un tesoro ed è irragionevole tenerlo chiuso in un forziere!”.

Legge sulla mobilità in bicicletta e sulla rete nazionale ciclistica: una storia infinita!

Si apre un nuovo capitolo dell’iter travagliato di approvazione della proposta sulla mobilità ciclistica – iniziato nel lontano 2015 – e che dovrebbe essere votata in Aula ma che a causa dell’assenza del parere della Commissione Bilancio rischia di ritornare per la seconda volta in Commissione.

Per favori alle banche e alle lobbies petrolifere o del gioco d’azzardo ci vuole pochissimo ad approvare una legge, ma per quelle a favore dei cittadini ci sono sempre rinvii e problemi! Questo dimostra la totale mancanza di credibilità dei Governi PD il cui sostegno alla mobilità sostenibile è soltanto uno slogan da campagna elettorale.

Manca una reale volontà politica di contrastare lo sfruttamento delle fonti fossili che provoca danni alla salute, all’ambiente, al turismo, all’economia: evidentemente ai Ministri Galletti, Delrio, Calenda, Franceschini non importa migliorare la qualità di vita degli italiani! Eppure la nostra posizione su questo provvedimento è stata da sempre costruttiva e tante nostre proposte sono state accolte per il miglioramento del testo fra cui la definizione delle caratteristiche della rete BICITALIA riguardo alla rilevanza paesaggistica, culturale, storica, architettonica; il coordinamento centrale per  l’integrazione e l’interconnessione della rete con le altre modalità di trasporto; il coinvolgimento della società civile e la trasparenza sul monitoraggio e sulle azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi della legge.

Ho presentato numerose proposte migliorative come quella di rendere la realizzazione della rete ciclabile nazionale un’opera indifferibile e urgente al pari di quanto i Governi fanno con le grandi opere inutili, Mose, Expo, Gasdotti, autostrade, alta velocita, dove si annidano corruzione e spreco di denaro. Inoltre, tra le altre proposte abbiamo chiesto la semplificazione della deliberazione in condominio per installare rastrelliere e garantire posti bici negli spazi comuni; l’obbligo di istituire gli uffici regionali e comunali (per i Comuni con più di 50.000 abitanti) della mobilità ciclistica, criteri di premialità nell’accesso alle risorse finanziarie, misure concrete per scoraggiare il furto delle bici, obblighi per edifici pubblici e privati di dotarsi di parcheggi di biciclette consentirne il carico sui mezzi di trasporto pubblico, l’apertura di un conto corrente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per finanziare con ulteriori versamenti gli interventi della legge, la manutenzione oltre alla sola realizzazione della rete nazionale, il monitoraggio dell’uso della bicicletta sulla rete. Si aggiungono anche proposte per considerare la mobilità ciclistica come parte di un insieme più grande, la cosidetta mobilità dolce, includendo vie ciclabili in classificazione più generale di vie “verdi” (o greenways).

Sappiamo bene che le possibilità di approvare questa legge sono scarse dato che siamo a fine legislatura, ma speriamo che il provvedimento, dopo la lunga agonia alla Camera, venga votato immediatamente al Senato invece di essere insabbiato come i tanti altri provvedimenti sulla mobilità utili ai cittadini ma ignorati dalla politica (riforma del trasporto pubblico locale, car pooling. car sharing, auto elettriche, modifiche al codice della strada).

Via Francigena: occorre coordinamento regionale per la ciclovia.

La ciclovia Francigena è una delle ciclovie più importanti d’Italia perchè è inserita nel circuito “Eurovelo” in quanto la sua realizzazione permetterà ai cittadini di raggiungere il Salento  partendo da Londra.

Una straordinaria opportunità per migliorare la mobilità, sia promuovendo un turismo slow e responsabile con grande capacità di spesa sul territorio, sia attraverso una modalità di spostamento quotidiano alternativa tra Comuni limitrofi per tanti studenti e lavoratori pendolari. Offrire un’ampia rete cicloturistica capace di attrarre viaggiatori da tutta Europa è un’occasione per il Salento e l’intera Puglia perché permette di valorizzare le tante splendide località, dove oggi l’offerta turistica è solo balneare e si concentra prevalentemente tra giugno e settembre.

Bene il coordinamento dei 21 Comuni, ma manca ancora una vera regia che da una parte coinvolga tutti i Comuni pugliesi interessati dal percorso e dall’altra aiuti a costruire la rete con le altre ciclovie nazionali che passano dalla Puglia, in primis quella dell’acquedotto pugliese.

Occorre accelerare perché i fondi messi a disposizione dal Governo nelle «Greenways» sono scarsi, dimostrando una mentalità arretrata in tema di mobilità sostenibile: questi interventi devono avere a livello nazionale un ruolo primario visto che, tra l’altro, sono infrastrutture a basso impatto ambientale e basso impiego di risorse – a differenza delle grandi opere inutili – e danno un contributo enorme nella lotta al cambiamento climatico e soprattutto nella generazione di possibilità economiche per il territorio.

Ciclovie: nonostante il nostro lavoro, nessun risultato.

Da quando siamo entrati in Parlamento combattiamo la lunga e dura battaglia politica e burocratica che dopo tanto lavoro ha portato allo stanziamento generale di 12,5 milioni di euro tra le varie Regioni d’ItaliaL’obiettivo che vogliamo raggiungere come chiarito nel Programma Trasporti è l’efficienza e la sostenibilità, realizzando una mobilità nuova nelle nostre città scoraggiando l’uso dell’auto e fornendo valide alternative.

Io stesso ho presentato numerose proposte per sostenere e finanziare la mobilità ciclabile e le ciclovie da ultimo anche nel decreto di correzione della manovra fiscale scontrandomi contro l’indifferenza di un Governo che parla di sostenibilità solo come slogan. Con la Legge di Stabilità 2016 il Parlamento ha stanziato 91 milioni di euro per le Ciclovie turistiche e grazie ad un emendamento, proposto anche da me, la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è stata inserita tra i soggetti beneficiari.

Dopo tutto questo lavoro ad oggi nessun fondo è stato ripartito per il 2016 e si sono aggiunte altre ciclovie nazionali negli ultimi decreti, con il rischio di spalmare le scarse risorse su troppi progetti senza realizzarne alcune anche per colpa di una erogazione finanziaria sbandierata ma non effettiva!

Basti pensare che in Puglia l'(allora) assessore ai Trasporti ha dichiarato di destinare i fondi statali per le ciclabili al progetto per la ciclovia turistica dell’Acquedotto puglieseMa ritengo assurdo che le risorse stanziate dal nostro emendamento nel decreto del fare destinate per la sicurezza stradale siano state destinate per la Puglia ad un progetto “turistico” già finanziato!

Tutto questo è segno di abnorme ed inaccettabile incapacità! La mobilità ciclabile deve esser una delle priorità ed è uno dei capisaldi della mobilità alternativa urbana del MoVimento 5 Stelle e quando andremo al Governo questi fondi verranno aumentati.

 

Ciclovia Acquedotto Pugliese: Risultati inesistenti, Delrio incapace!

Con la Legge di Stabilità 2016 il Parlamento ha stanziato 91 milioni di euro per le Ciclovie turistiche e grazie ad un emendamento, proposto anche da me,  la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è stata inserita tra i soggetti beneficiari. 

Delrio ha perso solo tempo ma non lo paghiamo per scaldare la poltrona! Dopo oltre un anno dallo stanziamento dei fondi in Parlamento, a Dicembre 2015, la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese resta un miraggio per incapacità dei Ministri Delrio e Franceschini. I Ministri di questo Governo sono ridicoli: la loro incoerenza supera ogni limite! Si riempiono la bocca sull’importanza del turismo e della mobilità sostenibile, ma nella realtà non sono in grado di realizzare neanche le Ciclovia turistiche per il bene del Paese con 91 milioni di euro stanziati dal Parlamento. Quando invece gli argomenti sono Expo, Mose, Ilva, Tap, Tempa Rossa, TAV, eccoli pronti ad autorizzare e inaugurare immediatamente ogni cantiere con commissari e interventi straordinari, probabilmente perchè nelle grandi opere inutili c’è spazio per corruzione e malaffare e anche qualche favore agli amici degli amici.

Il Governo ostacola apertamente tante altre proposte di legge utili per rilanciare il turismo sostenibile e la mobilità dolce che vengono insabbiate in parlamento: penso alla legge quadro sulla mobilità ciclistica, a quella sulle “greenways” cioè alla rete nazionale della mobilità dolce, alla riforma del codice della strada e a quella sulle ferrovie turistiche. Proposte che spesso vengono pure dal Partito Democratico e che dopo 4 anni di legislatura sono ancora ferme in parlamento per carenza di reale volontà di dare al Paese strumenti indispensabili e urgenti per migliorare la qualità di vita e il benessere dei propri cittadini!

Ancora una volta il PD blocca la mobilità sostenibile che viene proposta dal basso: i cittadini esigono un cambiamento reale nelle priorità dell’agenda delle istituzioni potendo incidere e controllare direttamente. La mobilità dolce e il turismo sostenibile sono la chiave di volta per creare una nuova economia sostenibile per l’Italia, lontana dal modello ottocentesco di sviluppo economico e di potere baronale che tutti i partiti hanno interessi a mantenere. Abbiamo una grande occasione da non perdere: riconvertire l’economia creando nuova occupazione ma per farlo dobbiamo andare ad elezioni subito e liberarci di chi vuole scaldare solo una poltrona!