ZES: non si ragiona sui criteri.

Anche gli addetti ai lavori considerano prioritario capire il modello economico da perseguire con le ZES: i criteri che le disciplinano sono fondamentali, è mancata e continua ad essere assente una seria discussione su quale idea di futuro si voglia in Puglia. Pertanto, pensare che avere una ZES equivalga automaticamente a dare prosperità al territorio, è una mera illusione! Occorre pianificare come la ZES possa servire il territorio e non il contrario: i più grossi poli industriali pugliesi continuano tutt’oggi a sfruttare i territori, producendo inquinamento e disoccupazione: questo modello deve essere definitivamente abbandonato.

Appare evidentemente campanilistica la discussione dei partiti su quali comuni debbano rientrare nelle ZES: vogliono che continui l’attuale, ormai obsoleto, modello economico, che spartisce potere e incentivi agli imprenditori amici che finanziano campagne elettorali e promettono assunzioni per mantenere il consenso. A loro non interessano le alternative economiche basate su innovazione e sostenibilità che sono anche quelle a maggiore tasso di occupazione, professionalità più qualificate e stipendi più elevati.

Nel Decreto del Governo verranno individuati i criteri attraverso i quali si svilupperanno le ZES. Purtroppo sono passati quasi due mesi dalla scadenza dei termini dell’emanazione del decreto del Governo e i molti annunci sono stato puntualmente smentiti. È importante che vengano escluse dagli incentivi le industrie inquinanti, quelle deturpano il territorio e quelle che possano mettere in crisi le nostre produzioni eccellenti che contraddistinguono il made in Italy.

Poste, nuova mannaia sui Comuni pugliesi.

A completamento della riforma postale a giorni lavorativi alterni, che ha interessato oltre la metà delle amministrazioni comunali, i Comuni pugliesi che rientrano nel nuovo modello (che ha toccato la nostra Regione già dal maggio 2016) di recapito a giorni alterni sono 125: 13 in Provincia di Bari, 4 nella BAT, 22 in Provincia di Taranto, 24 in Provincia di Lecce, 8 nel Brindisino e 54 in Provincia di Foggia.

Il nuovo modello di recapito a giorni alterni sta creando enormi disagi alla cittadinanza. La situazione è gravissima e in costante peggioramento visto il coinvolgimento sempre maggiore del numero dei Comuni interessati.

Molte amministrazioni interessate sono già in una situazione critica dovuta al cronico isolamento per carenza o assenza di servizi pubblici: trasporti, servizi sanitari e presidi di pubblica sicurezza e di controllo del territorio delle forze dell’ordine. Ora verrà meno anche il servizio postale e chi vive in aree disagiate sarà ulteriormente svantaggiato. Il piano di razionalizzazione prevede che l’ufficio postale rimanga comunque aperto alcuni, pochi, giorni a settimana; poi troppo frequentemente, come già accaduto in molti Comuni, il servizio postale sarà chiuso e i cittadini saranno costretti a recarsi all’ufficio postale superstite più vicino, spesso distante parecchi chilometri.

Come si evince dall’approvazione del nuovo contratto di programma 2015-2019 di Poste, le azioni intraprese sono opposte rispetto la Direttiva postale (97/67/CE).

Il Governo promuove questa politica di tagli senza considerare che potremmo pure dover pagare sanzioni di centinaia di milioni di euro a livello europeo, perché si viola l’obbligo di assicurare la raccolta e la distribuzione della posta almeno ogni cinque giorni lavorativi a settimana!

ZES: Ritardi e opacità inaccettabili.

Il Decreto Mezzogiorno, convertito in Legge il 3 agosto 2017, stabilisce che le modalità per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i relativi criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area nonché i criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali nonché il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo, devono essere stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno,  di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti e con il  Ministro  dello  sviluppo economico, sentita la Conferenza  unificata,  entro  sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione. I 60 giorni sono scaduti.

Il Governo non rispetta quanto stabilito dalla legge: il lungo iter per la creazione delle ZES diventa ancora un’agonia senza fine a causa di ministri incapaci solo bravi negli annunci.

Inoltre continuano a preoccuparci i criteri che disciplinano l’accesso alle ZES. Pretendiamo chiarezza dal Governo: non devono avere accesso ai benefici le aziende inquinanti che appestano l’ambiente e non garantiscono la salute pubblica. Infine deve essere scongiurato il rischio che i prodotti delle aziende locali che possano subire la concorrenza sleale dalle eventuali multinazionali che si insedierebbero nelle ZES.

In questi mesi abbiamo visto guerre di campanile sulle ZES ma nessun dibattito sul progresso atteso nel meridione. Tutto il nostro Paese dovrebbe puntare sull’economia delle eccellenze delle nostre piccole e medie imprese e non diventare terra di speculazione. Purtroppo, i provvedimenti adottati da questi Governi, come lo Sblocca Italia o i Salva-Ilva, continuano ad favorire i colossi industriali e a danneggiare le PMI.

Aeroporti Pugliesi: Emiliano prende in giro tutti.

Emiliano prende in giro tutti alimentando guerre di campanile inutili o peggio l’illusione di poter avere 4 scali aperti in equilibrio finanziario. Se il Presidente di Regione crede che le attuali scelte della società Aeroporti di Puglia non siano corrette, dica pubblicamente quali sono le ragioni e come intende intervenire l’azionista di maggioranza perché per ora lo abbiamo solo visto interessato a fusioni societarie improbabili, peraltro mai annunciate in campagna elettorale, solo per la scalata interna al partito.

Per rimanere aeroporti di interesse nazionale, la società Aeroporti di Puglia deve dimostrare che ogni singolo scalo è in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino di riferimento e il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario nonché di adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio.

Promettere utilizzi diversi rispetto quanto indicato dal Piano Nazionale degli Aeroporti, senza tuttavia azioni concrete tramite la società di gestione aeroportuale, significa contestare, solo a parole, anche il piano nazionale degli aeroporti! Il Governatore certamente saprà che gli aeroporti di interesse nazionale devono dimostrare di essere economicamente sostenibili: non può essere ambiguo anche su questo. I cittadini, abituati alle sue capriole, hanno il diritto di sapere come può mantenere le sue promesse in tutta la Puglia perché le sue appaiono solo manovre per mantenere il consenso attraverso slogan e tavoli che non avranno alcun effetto pratico! Farebbe bene piuttosto a pubblicare i contratti e a fornire pubblicamente come prevede la legge le informazioni sui finanziamenti alle compagnie aeree, e se trova il tempo anche le risorse per una programmazione seria del trasporto pubblico regionale in modo da renderlo intermodale e integrato per consentire facilmente il raggiungimento degli aeroporti a tutti i pugliesi!

Dal Contratto di Programma dipendono le tariffe e gli investimenti già individuati per circa 118 milioni di euro e approvati in linea tecnica dall’Enac.

Emiliano potrebbe anche bussare ai Ministri competenti del suo partito a Roma per capire perché il Governo ancora non abbia emanato il decreto di approvazione del Contratto di Programma relativo a Aeroporti di Puglia.  Il destino degli aeroporti dipende da politicanti perennemente in campagna elettorale quando invece servirebbe trasparenza, serietà e chiarezza.

TRIV: 3 nuove autorizzazioni. Basta ipocrisie, i sindaci strappino tessera di partito e si dimettano

Il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato il 26 settembre 2017, 3 nuove VIA ai permessi di ricerca di idrocarburi a largo delle coste pugliesi: 2 alla Global MED LLC ai margini del Golfo di Taranto e 1 alla Global Petroleum Limited a largo di Bari.

La collusione del PD con le lobby petrolifere mette a rischio i nostri mari. A questo partito al servizio dei lobbisti non importano i rischi connessi alle trivellazioni: per gli affari dei petrolieri condannano alla morte le attività economiche sostenibili come pesca e turismo nonché e la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Vogliono impedire la possibilità di sostenerci con quelle attività che la natura ci ha donato per costringere la popolazione a lavorare per le grandi industrie inquinanti.

Il PD tratta l’Italia come una colonia da depredare incurante dei danni provocati da uno sfruttamento dissennato delle risorse. I vincoli normativi non sono sufficienti neanche a limitare le ricadute negative della ricerca e della coltivazione degli idrocarburi, come dimostrano anche le vicende della vicina Val d’agri.

Il presidente Emiliano, il presidente della provincia Gabellone e tutti i sindaci pugliesi che a parole dicono di non volere la trivellazioni, diano un segno tangibile e coerente ai loro partiti e all’opinione pubblica di non essere ipocriti: strappino la tessera e si dimettano. I nostri mari devono essere salvaguardati con leggi statali che abbiamo proposto e i partiti hanno bocciato, non con tavoli inconcludenti o proposte incostituzionali.

 

Ferrovie: Continuano i lavori sulla Napoli-Bari.

La linea ferroviaria Napoli-Bari è una nuova opera che nel complesso abbiamo giudicato positiva, benché non sia una linea ad alta velocità come erroneamente continuano a ripetere alcuni media e rappresentanti istituzionali. Quello che desta maggiore perplessità è la variante di Apice-Orsara, un nuovo tracciato lontano dall’attuale linea ferroviaria, non ha alcuna logica se non quella di accontentare alcuni Comuni campani con un allungamento del tracciato, dei tempi di esecuzione e dell’inaccettabile aumento della spesa pubblica.

La sola variante Apice-Orsara costerà oltre i 2.6 miliardi di euro. La linea Adriatica che rimane un binario unico tra termoli e lesina. A luglio 2017, dopo un’interminabile discussione tra le istituzioni sul percorso del tracciato che bloccava il raddoppio, finalmente è stato concordata una variante che sposta il tracciato verso l’interno.

È inspiegabile spendere tanti soldi per una scelta i cui giovamenti sono assolutamente dubbi e non dimostrati senza alcuna analisi costi/benefici. A questo si aggiunge la beffa del mancato raddoppio finora della linea adriatica, fondamentale per il trasporto di passeggeri e beni, dopo anni di promesse: dopo l’annuncio del recente compromesso, speriamo di vedere presto i cantieri in opera!

ZES: serve dibattito serio!

Le ZES (Zone Economiche Speciali) sono oggetto del decreto 91/2017 in discussione in Parlamento e verranno individuate nelle regioni meridionali. Il PD e il Presidente Emiliano sono colpevoli della guerra campanilistica che si sta sviluppando sulle Zone Economiche Speciali (ZES) in Puglia. Per accontentare gli amici degli amici, ha ottenuto due distinte Autorità di Sistema portuale anziché un’unica, come previsto originariamente, ed ora le due autorità, con i politici dei rispettivi territori, si fanno la guerra a chi deve ottenere la ZES. Vergognoso!

Sulle ZES manca un dibattito serio per far comprendere ai cittadini quali vantaggi e svantaggi si possano ottenere. La ZES non è la panacea di tutti i mali e soprattutto non si attuerà in tempi brevi. Inoltre se non vi è una pianificazione curata nei dettagli e soprattutto una pertinenza dei programmi di sviluppo duraturi nel tempo e collegati al contesto socio-economico locale, la ZES può rappresentare un fallimento. Ci sono rischi legati alla colonizzazione delle multinazionali che possono rendere il territorio soggetto al ricatto occupazionale. Ci sono rischi legati all’impossibilità, per le piccole e medie imprese che sono fuori la ZES, di competere con le multinazionali che sono all’interno, visto i differenti regimi fiscali. Ad esempio, se una multinazionale che commercializza o lavora olio di oliva, mandarini, uva di provenienza estera – giunta attraverso il porto franco di Taranto – si instaurasse nella ZES, avrebbe vantaggi che spazzerebbero la concorrenza delle eccellenze pugliesi del settore. Bisogna fare molta attenzione e non trattare con superficialità un tema così importante che può determinare il futuro del territorio.

Il decreto prevede che possano beneficiare delle agevolazioni economiche anche le aziende che già risiedono nel territorio dove verrà individuata la ZES. Se la ZES di Taranto comprendesse le aree dove sono situate la raffineria, il cementificio, il siderurgico, le discariche e le centrali elettriche già esistenti, queste aziende potrebbero continuare a inquinare il territorio e per giunta con soldi pubblici! Il M5S non è contrario alle aree dove vi sono detassazioni se si creano nuove economie sostenibili. Ad esempio da anni per Taranto proponiamo regimi fiscali agevolati per quelle aziende che sono disposte a investire nella ricerca e nelle energie rinnovabili purché si assumano l’onere di bonificare il territorio inquinato. Purtroppo il PD ha sempre bocciato queste nostre proposte di buon senso per una riconversione economica!

Autorità portuale di Bari: Delrio NON risponde su nomina Patroni Griffi.

Dopo aver denunciato da tempo l’assoluta mancanza di trasparenza e le numerose irregolarità ed illegittimità nelle procedure di nomina, sul caso di Bari, avevo posto quesiti specifici e puntuali sulla nomina del Professor Patroni Griffi che Delrio ha del tutto ignorato. 

Il Ministro ha deliberatamente dimenticato che la stessa Autorità Anticorruzione ha chiesto ulteriori chiarimenti sull’ipotesi di incompatibilità prevista dalla legge Gelmini in merito agli incarichi universitari! È evidente che si è voluto procedere secondo vecchie logiche affaristiche escludendo i cittadini e i loro rappresentanti dalla partecipazione democratica a scelte importanti per la vita politica ed economica

Esprimendo l’intesa sulla nomina di Patroni Griffi, anche il PD regionale è complice di questo ennesimo abuso di potere!

Il PD non solo quindi decide a porte chiuse ma nega persino i rilievi di un’autorità indipendente bloccando le prerogative costituzionali di verifica e controllo ai parlamentari, pur di portare a termine accordi interni pensando di poter gestire tutto come fosse un affare privato o di famiglia.

Aeroporti di Puglia: Nessun mandato elettorale per privatizzare.


La privatizzazione di Aeroporti di Puglia non ha alcuna spiegazione ragionevole!
Il PD deve spiegare perché vuole privatizzare la società che, fino al 2043, ha la concessione dei quattro scali pugliesi. Le giustificazioni avanzate finora sono ridicole. Da anni la società chiude i bilanci in attivo, quindi perché far entrare soci privati cioè perché la Regione e gli altri enti pubblici soci, devono rinunciare ad una parte degli utili?

Emiliano non ha avuto nessun mandato elettorale per privatizzare Aeroporti di Puglia o forse ha fatto una sagra privata con qualche finanziatore della sua campagna elettorale? Da politico del PD, finora quel che abbiamo visto è una nomina discutibile del CdA e tante chiacchiere, come la fusione con la società che gestisce gli scali campani, per scalare il partito!

Il contratto di programma tra Adp e Enac prevede tra il 2016 e il 2019 un investimento di 108.137.421 milioni di euro di cui soltanto 18.956.329 dovranno provenire da autofinanziamento.

I privati non si possono giustificare neanche con la necessità di reperire risorse per gli investimenti: la privatizzazione è ancora più ridicola se si pensa che il Contratto di Programma tra Enac e Aeroporti di Puglia prevede un investimento di oltre 108 milioni di risorse pubbliche, di cui l’80% sono trasferimenti statali! Il PD vuole regalare a qualche “amico” profitti facili grazie alle risorse pubbliche!

Il traffico di linea del 2016 ha visto lo strapotere di Ryanair che detiene il 51,3% del totale anche a causa del programma del turismo incoming che AdP ha sottoscritto, a suon di milioni di euro, solo con la compagnia irlandese. Il tentativo di Ryanair di proporsi negli scali campani concorrenti potrebbe creare dei problemi nella conferma delle rotte aeree negli scali pugliesi.

E’ evidente che una sola compagnia aerea che detiene oltre la metà del traffico ha un potere enorme nel condizionare l’andamento della gestione aeroportuale. Non è possibile mettersi sotto scacco in questo modo: bisogna essere meno dipendenti dalle singole compagnie aeree! Se Ryanair è diventata così pericolosamente determinante per i conti economici di Aeroporti di Puglia, la responsabilità è da attribuire al centro-sinistra che prima con Vendola e poi con Emiliano ha costretto la Puglia a genuflettersi a Ryanair con ingenti finanziamenti regionali per la promozione turistica. Ogni centesimo alle compagnie aeree deve, come previsto dalla normativa vigente, essere assegnato in maniera trasparente secondo un bando europeo pubblico: su questo il silenzio della Regione e del nuovo Consiglio di Amministrazione è imbarazzante!

Autorità di sistema portuale del mare adriatico Meridionale: Griffi, proposta inaccettabile!

La presidenza delle nuove Autorità di Sistema Portuale riveste un ruolo fondamentale per il territorio e per tutta l’economia nazionale.  Per questo tipo di nomine l’Autorità nazionale anticorruzione ha imposto la necessaria ed imprescindibile assenza di ogni ipotesi, anche solo potenziale, di conflitto di interessi.

Sulla proposta di nomina del Governo per la presidenza dell’Autorità di sistema portuale del mare adriatico Meridionale (Porti di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli) del Professore Ugo Patroni Griffi votata oggi della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, con 30 presenti, 28 votanti, 17 favorevoli, 11 contrari e 2 astenuti.

Dopo aver segnalato ovunque, l’inopportunità della nomina di Patroni Griffi, il Governo senza rispondere alle nostre obiezioni in 4 interrogazioni e senza consentire alcuna discussione né partecipazione, ha confermato la sua proposta inaccettabile in Commissione: il M5S è stato ovviamente contrario perché si tratta dell’ennesima nomina con il solito vecchio metodo spartitorio da Prima Repubblica, condito dalla deriva accentratrice del nomina diretta del Ministro, frutto della recente e aberrante riforma portuale.

Oltre alla questione di metodo, privo di trasparenza e forse figlio di logiche partitiche e familistiche, a fondare la nostra opposizione è anche il merito della nomina specifica, dato che al Professor Patroni Griffi potrebbero essere riconducibili notevoli interessi economici e commerciali privati con delle società che operano nell’area portuali di Bari e quindi è in potenziale conflitto di interesse con la carica che andrebbe a ricoprire.

Il Professor Patroni Griffi, infatti, risulterebbe in evidente conflitto di interessi, generalizzato e permanente, tra controllore e controllato, in quanto con i suoi provvedimenti in ambito di concessioni demaniali da Presidente interverrebbe in maniera decisiva sull’attività di due società: la prima, la CDS marine srl “cantiere nautico” che è concessionaria di area demaniale marittima nel porto di Bari di circa 5.000 mq facente capo al Sig. Nicola Signorile, legato da parentela con lo stesso Griffi, nonché socio e Amministratore delegato della società SAICAF Spa di Bari, della quale è socio anche Griffi; la seconda è Il Circolo della Vela di Bari, la cui presidente è la Sig.ra Simonetta Lorusso, zia del Professore Patroni Griffi, che è concessionario di un’area demaniale marittima di complessivi 3.039 mq nel Porto di Bari che, come da accordi con l’Autorità portuale, nella stagione crocieristica viene utilizzata per le operazioni di imbarco e sbarco dei passeggeri delle navi MSC Crociere. Pertanto, è evidente che, qualora il Professore Patroni Griffi dovesse esser nominato Presidente dell’Autorità portuale, a causa dei legami familiari e delle quote che detiene nelle società citate, risulterebbe in palese conflitto di interessi nella gestione, nella vigilanza e nel rinnovo delle concessioni demaniali, di cui si occuperebbe perché direttamente ricadenti nel porto di Bari, rendendo impossibile la garanzia di imparzialità dell’azione amministrativa.

La nomina del candidato proposto dal Governo risulta ancor più irricevibile in quanto il Professor Patroni Griffi risulta esser attualmente imputato in un processo penale con l’accusa di truffa e falso ideologico. Se non bastasse tutto questo per bollare come irricevibile la proposta di nomina del Governo si aggiunge anche un problema di (in)competenza visto che, secondo la legge, si impone una “comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale” che per il Professor Patroni Griffi viene “certificata” dal Ministro Delrio! Questo svelerebbe anche che all’interno del PD, tutte le faide sono finti scontri, volti solo all’accaparramento delle poltrone per i propri amici e al mantenimento del potere!

E’ inaccettabile procedere a nomine in ruoli chiave delle Istituzioni secondo queste logiche intrise di conflitti di interessi e lontane dalla irrinunciabile meritocrazia e dalla indispensabile specchiata moralità. Abbiamo chiesto senza esito la pubblicazione degli oltre 200 curricula giunti per le presidenze delle nuove 15 Autorità di Sistema italiane  sul sito istituzionale del Ministero dei Trasporti perché siamo certi che, nel nostro Paese, esistano candidati capaci, competenti, esperti e idonei a ricoprire quel ruolo senza possibili conflitti di interesse. Ovviamente il Governo ha preferito non rispondere!