Acqua nel Salento, riduzione pressione: inerzia dei sindaci.

E’ incredibile che i sindaci salentini siano impreparati sui problemi del servizio idrico annunciati con diversi mesi di anticipo: se ne sono disinteressati fino a quando i disagi dei cittadini sono diventati insopportabili e ora si lamentano per scaricare le proprie responsabilità.

La scarsità di acqua è una costante in Puglia, e in questi anni i sindaci non hanno intrapreso alcuna iniziativa nei propri Comuni per scongiurare i disagi per il mancato approvvigionamento idrico: favorire l’installazione di autoclavi e cisterne di accumulo negli edifici, soprattutto nelle case popolari; informazione ai cittadini per evitare gli sprechi di acqua; il riutilizzo reflui dei depuratori, solo per fare alcuni esempi.

L’impreparazione di questi sindaci è evidente quanto la ridotta disponibilità finanziaria dei Comuni e nonostante questo, in Regione, centrodestra e centrosinistra vogliono trasferire le quote di AqP agli enti locali con il rischio che per fare cassa i Comuni possano regalare ai privati su AqP. La nostra proposta invece ha l’obiettivo di trasformare AqP in un’azienda consortile con partecipazione dei Comuni, in modo da garantire la gestione pubblica, l’impossibilità di cedere le quote e esonerare i Comuni da realizzare investimenti insostenibili.

Crisi idrica: silenzio e complicità da Roma e Bari.

Per scongiurare le crisi idriche occorre ammodernare le reti di distribuzione che perdono troppa acqua, attivare subito altri invasi finanziati e completati come quello “Pappadai”, potenziare i depuratori e riutilizzare le acque reflue per scopi irrigui e industriali, incentivare i privati a recuperare l’acqua piovana invece di attingere dai pozzi: queste sono le vere priorità. Tuttavia i Governi finora si sono concentrati sull’acquisto dei cacciabombardieri  F-35, sul salvataggio delle banche private con denari pubblici e sulle faraoniche opere inutili come l’alta velocità tra Torino e Lione che la Francia ha sospeso.

Dalle dichiarazioni del PD si apprende che la Galleria Pavoncelli bis è in fase di completamento ma non ancora funzionante.

Dopo molti anni di commissariamento nonostante le dichiarazioni di completamento la Galleria Pavoncelli bis non è in funzione. Quindi, la realtà è che al di là degli annunci, i cittadini non hanno ancora alcun beneficio effettivo. La storia delle grandi opere incompiute ci insegna a diffidare degli slogan da campagna elettorale. Al contrario, ci preoccupa il silenzio assordante e l’immobilismo dei Governi, centrali e regionali, sull’invaso “Pappadai”, interamente costruito con oltre 200 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Nel 2015 lo stabilimento Ilva di Taranto ha consumato 22 milioni di metri cubi di acqua potabile provenienti dal Sinni e dal Tara. Queste crisi idriche potrebbero in parte essere risolte se gli impianti come l’Ilva non consumassero milioni di metri cubi ogni anno di acqua potabile che potrebbe essere meglio impiegata per agricoltura e usi civili! Il centrodestra e il centrosinistra hanno difeso con provvedimenti speciali l’Ilva a discapito della salute, delle alternative economiche e dell’ambiente, avendo preso finanziamenti enormi dalla famiglia Riva! Nonostante sia previsto dalle varie autorizzazioni che il siderurgico debba riutilizzare l’acqua dei reflui dei depuratori tarantini per non gravare sulle limitate e contese risorse idriche, nessuno ha mai avuto il coraggio di contrastare davvero gli interessi della grande lobby dell’acciaio per garantire i diritti ai pugliesi!

Crisi idrica: soluzioni per risolverla.

Il Piano d’Ambito italiano prevede investimenti per soli 65 miliardi per i prossimi trenta anni. Secondo i dati trasmessi da Federutility alle Camere nel 2014, per rifare a nuovo l’infrastruttura idrica nazionale, occorrerebbero almeno 120 miliardi di euro. Bisogna investire prioritariamente nelle infrastrutture che assicurano acqua ai cittadini e agli agricoltori. Un Governo responsabile punterebbe a risolvere i numerosi problemi che oggi abbiamo investendo con risorse pubbliche nel settore: un investimento pianificato di 120 miliardi di euro rilancerebbe l’economia e l’occupazione. Sarebbe normale per un Paese normale, ma in Italia le priorità per i Governi sono gli F-35, le banche o le grandi opere inutili per il territorio come la TAV in Val Susa. In Puglia occorrere rimodernare le attuali reti idriche che perdono ancora troppa acqua, attivare il prima possibile l’invaso del Pappadai per favorire l’agricoltura salvaguardando le falde salentine, potenziare i depuratori e riutilizzare le acque reflue per scopi irrigui e industriali: sono interventi necessari per scongiurare le crisi idriche e devono diventare priorità per la politica.

Oggi sentiamo nuovi annunci sul completamento della Galleria Pavoncelli bis che ricordano gli slogan della vecchia politica. A Giugno 2017 l’Indice Globale di Avanzamento fisico delle opere è al 83% e molte altre opere legate al progetto non sono ancora concluse. Mi auguro che ad Ottobre si possano completare i lavori ma ho forti dubbi che da subito i pugliesi possano ricevere l’acqua dalla nuova Galleria.

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Da quanto ci risulta, mentre i cittadini fronteggiano la mancanza di acqua nelle proprie case, l’Ilva continua ad utilizzare acqua dolce. Nel 2015 sono stati oltre 22 milioni i metri cubi ad essere prelevati dal fiume Sinni e dalla sorgente Tara per gli scopi del siderurgico e al contrario di quanto previsto dalla prescrizioni AIA, l’Ilva non sta ancora utilizzano i reflui dei due depuratori comunali. I partiti non si azzardano a toccare la grande industria inquinante neanche quando utilizza acqua indispensabile per i cittadini e l’agricoltura.

Acqua: in Puglia costante crisi idrica.

La Regione Puglia è un territorio tristemente noto per le crisi idriche per mancanza di corpi idrici superficiali significativi. Per questo motivo vi è un eccessivo emungimento delle falde per scopi irrigui e industriali. Mentre i depuratori scaricano in mare, ci sono grandi di opere incompiute come l’invaso del Pappadai. 

E’ assurdo che ogni estate ci siano crisi idriche che creano disagi ai cittadini e agli agricoltori. Non si può definire <<emergenza>> perché l’emergenza è una situazione non prevista e temporanea, invece in Puglia la crisi idrica è una costante che tutti conoscono da molto tempo. Tutti i partiti tradizionali, non sono mai stati in grado di fronteggiare il problema nonostante fosse chiaro quello che andava realizzato: questi 30 anni di sprechi e inefficienze sono causati dalla malagestione di centro destra e di centro sinistra!

Gran parte dei depuratori pugliesi sono sottodimensionati, oppure hanno una depurazione minima con scarichi in mare di milioni di metri cubi di reflui.

I depuratori sono l’emblema di questa situazione paradossale e costituiscono un problema sia ambientale, sia di spreco di risorse idriche che finiscono in mare. Bisognerebbe garantire la massima depurazione possibile e il riutilizzo per scopi agricoli e industriali. In questo modo verrebbero recuperata gran parte dell’acqua e le attività produttive potrebbero rifornirsi di acqua affinata a prezzi più contenuti invece del prelievo in falda con una conseguente ulteriore salvaguardia della stessa meno soggetta a inutili emungimenti.

L’invaso del Pappadai in agro di Monteparano è costato oltre 200 milioni di euro e per costruirlo ci sono voluti 25 anni e ancora oggi non è completo. La sua funzione è quella di raccogliere le acque provenienti dal fiume Sinni in Basilicata per rifornire le campagna salentine. Tuttavia l’acqua proveniente dal Sinni attualmente è intercettata dall’Ilva che la utilizza per i processi industriali.

Ma oltre allo spreco di acqua c’è quello di denaro pubblico dell’invaso del Pappadai: decine di anni per costruirlo, centinaia di milioni di euro per realizzarlo parzialmente e ad oggi del tutto inutilizzato. Ovviamente, il governo nazionale e regionale invece di completare e mettere in funzione questa indispensabile infrastruttura a servizio di tutti i pugliesi, hanno preferito sperperare le nostre tasse in altre grandi opere inutili. Una vergogna su cui c’è un silenzio inaccettabile!

E poi non dimentichiamo che queste continue crisi idriche sono causate anche da impianti come l’Ilva che centro destra e centro sinistra hanno difeso con provvedimenti speciali dopo aver preso i finanziamenti dalla famiglia Riva! Lo stabilimento siderurgico assorbe una quantità impressionante di acqua che è risorsa indispensabile per gli usi civili e per gli agricoltori salentini, ma nessuno ha il coraggio di razionalizzarne l’uso alla grande lobby dell’acciaio!

Sversamento petrolio in Basilicata: 400 tonnellate.

Dopo questo sversamento si espande di certo l’area inquinata dei terreni lucani circostanti il Cova di Viggiano, insieme alla contaminazione delle falde acquifere sottostanti, e si rischia di dare da bere acqua inquinata e cibo contaminato da idrocarburi e abbiamo dovuto saperlo dalla stampa perché il Governo è del tutto assente!.

Il Governo addirittura se ne lava del tutto le mani come ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Galletti mente: la legge impone al Ministro la responsabilità di intervenire e il potere per farlo!

E’ come se il Governo avesse lasciato guidare la propria automobile in sua presenza a qualcuno che la utilizza per compiere una rapina o mettere una bomba: non vigilare e dichiararsi estraneo equivale ad una dichiarazione di complicità!

Ho presentato un’interrogazione perché pretendiamo chiarezza dal Governo ma siamo altrettanto certi che nessuno ci risponderà! Eppure, i cittadini hanno il diritto di sapere se l’Eni abbia informato subito le autorità competenti di ciò che succedeva, come hanno diritto di sapere quali siano le misure di prevenzione adottate e la situazione adesso. Esigiamo di sapere con trasparenza se vi sia pericolo per le popolazioni del territorio, per la salute pubblica e per la catena alimentare.

Acqua: A Lecce tagliata alle case popolari

Numerose volte l’Acquedotto Pugliese ha tagliato l’acqua per morosità in tutta la Puglia.

Ancora una volta il diritto all’accesso all’acqua potabile non è rispettato. Questa volta tocca purtroppo ad alcune famiglie leccesi. L’acqua è un diritto, toglierla equivale ad un delitto! Questa situazione è inaccettabile perchè l’acqua è fondamentale sia per vivere sia per salvaguardare l’igiene pubblica!

Insopportabile e vergognoso è l’atteggiamento disumano e privatistico dell’Acquedotto Pugliese. Non a caso è una società per azioni che punta a fare utili a fine anno dove, quindi, la logica  economica prevale rispetto al diritto di accesso all’acqua potabile!

La ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese è l’unica garanzia per rispettare il diritto di accesso all’acqua. Il M5S propone da anni la ripubblicizzazione del servizio idrico in tutta Italia. Anche in Puglia il M5S, non solo ha proposto ad Emiliano la ripubblicizzazione dell’Acquedotto, ma lo ha fatto proponendo anche l’istituzione di un tavolo tecnico con il Comitato Pugliese Acqua Bene Comune al fine di garantire la partecipazione popolare. Seppur la proposta del M5S sia stata approvata dalla Regione Puglia, Emiliano non ha ancora istituito il tavolo con i cittadini ed esperti per ripubblicizzare l’Acquedotto più grande d’Europa, che già da tempo fa gola a molte multinazionali! L’atteggiamento vergognoso del PD ci fa comprendere che non c’è alcuna reale volontà di ripubblicizzazione! Questo vuol dire che solo quando il M5S andrà al Governo potremo garantire i servizi idrici e tutelare tutti attraverso il diritto all’acqua potabile!

Acqua del Pertusillo: i Ministri intervengano!

Il lago artificiale “Pietra del Pertusillo” in Basilicata è un Sito di Interessa Comunitario e si trova nei pressi del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Il fiume Agri che alimenta l’invaso, è a sua volta alimentato da circa 650 sorgenti sotterranee. La funzione dell’invaso Pertusillo è quella di rifornire di Acqua due Regioni come la Puglia e la Basilicata per usci civili e irrigui. Da diversi anni si manifestano strani eventi all’interno dell’invaso che provocano una moria di pesci e diverse analisi di enti pubblici e cittadini privati portano a conoscenza della presenza di tracce di idrocarburi e metalli pesanti nell’acqua dell’invaso. Ho presentato una interrogazione i Ministri Galletti, Guidi, Lorenzin e Martina e chiede accertamenti e blocco delle concessioni di idrocarburi.

L’invaso del Petusillo costituisce una risorsa indispensabile per milioni di persone che ogni giorno utilizzano l’acqua in esso contenuta per usi civili e per l’agricoltura. Dopo opportuna potabilizzazione l’acqua viene servita alla cittadinanza di una regione a costante crisi idrica come la Puglia. La sua importanza è fondamentale perchè fornisce acqua che è sempre stata considerata di ottima qualità e che tutt’oggi beviamo perchè crediamo nella sua bontà. Ma da diverso tempo ci sono troppo minacce che circondano il Pertusillo e sono rappresentate principalmente dalle concessioni petrolifere che trivellano il suolo lucano a non molta distanza dal Pertusillo.

A prescindere che l’aver rilasciato concessioni per gli idrocarburi vicino ad un invaso fondamentale per milioni di persone sia stato un gesto di irresponsabilità inaudita, perchè il Governo Renzi continua a fovorirne le attività estrattive? Diverse analisi di privati cittadini ma soprattutto di Enti come l’ARPAB e l’AQP spa, testimoniano la presenza di tracce di idrocarburi e metalli pesanti, che seppur nei limiti consentiti dalla legge, costituiscono un segnale che dovrebbe portare tutti gli Enti e le Amministrazioni ad approfondire la vicenda nell’interesse di milioni di persone. Inoltre per metalli pesanti come il Bario, non vi è un vero limite sancito dalla legislazione italiana, e questa indeterminatezza, lascia purtroppo pensare.

Non possiamo sottovalutare il fatto che tutte le pratiche e tutte le caratteristiche degli elementi utilizzati per trivellare e per reiniettare le acque di strato nel sottosuolo, non siano pubbliche. Il Pertusillo è sacro e niente e nessuno ne deve minacciare, anche teoricamente, la salubrità dell’acqua contenuta all’interno.

Per questo nell’interrogazione si chiede se i Ministri siano a conoscenza dei fatti espressi in premessa e quali iniziative intendano adottare per accertare lo stato qualitativo dell’acqua dell’invaso del Pertusillo e il suo presunto inquinamento derivante dalle attività di estrazione e lavorazione degli idrocarburi e reiniezione delle acque di strato. Per questi motivi nell’interrogazione si chiede  quali iniziative i Ministri intendano adottare al fine di garantire la qualità dell’acqua degli invasi lucani – a cominciare dall’invaso del Pertusillo – e l’impiego per uso potabile e irriguo, se i Ministri Guidi e Galletti al fine precauzionale intendano promuovere una moratoria delle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi nella regione Basilicata. E ancora, quali iniziative intenda adottare il Ministro Galletti al fine di salvaguardare dall’impatto antropico il Parco Nazionale e il SIC del Pertusillo, nonchè le 605 sorgenti sotterrane. Se il Ministro Lorenzin, in via precauzionale, intenda intraprendere indagini a favore delle popolazioni servite al fine di accertare lo stato di salute e in fine al ministro Martina se in via precauzionale, intenda intraprendere indagini al fine di conoscere lo stato qualitativo dei campi irrigati con l’acqua proveniente dall’invaso del Pertusillo. Il Pertusillo è un bene comune che ci garantisce un diritto umano inalienabile ed imprescindibile. Guai a sottovalutarne l’importanza!