Solidarietà ai lavoratori de “La Gazzetta del Mezzogiorno”

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Ho letto con molta attenzione nelle ultime settimane le gravi notizie a carico della proprietà che si sono riverberate nella difficoltà di non poter garantire continuità nella gestione della testata giornalistica.
Credo che oltre alla solidarietà dovuta ai lavoratori, tra cui certamente tantissimi ottimi professionisti che indiscutibilmente pagano oneri che non competono loro, e pur non volendo entrare nel merito della vicenda giudiziaria, sia indispensabile una riflessione più ampia, anche a seguito delle reazioni registrate in questi giorni.

C’é l’opinione diffusa, che il pluralismo dell’informazione, come altri valori fondanti della democrazia, sia a rischio e che esso possa e debba essere garantito attraverso contributi pubblici. Altresì leggo dichiarazioni, anche di autorevoli esponenti del mondo economico, che sembrano mettere in relazione la perdita di posti di lavoro con la crisi della Gazzetta.

Tuttavia, entrambe le tesi sono state smentite dalla storia degli ultimi 25 anni, atteso che il finanziamento pubblico dei giornali non ha sempre garantito libertà o pluralismo di informazione nel sistema complessivo. Le nuove tecnologie e gli altri elementi dirompenti hanno certamente accelerato alcune crisi, ma prodotto anche innovazione e consentito a nuovi attori di emergere in questo settore, con un saldo netto positivo anche in termini di occupazione.

Il mondo dell’informazione infatti é in parte anche esso mosso da logiche di mercato e la straordinaria testimonianza di “fame di notizie” che manifesta l’iniziativa di prenotazione delle copie del giornale, renderà chiara la possibilità di soddisfare questo bisogno.
Per questo sono convinto che lo spazio eventualmente lasciato da Gazzetta, possa essere presto colmato da altri soggetti in grado di riassorbire i professionisti del settore, magari con un rilancio che permetta di mantenere lo storico nome e consenta anche nuove assunzioni. Credo che questa situazione, proprio perché di estrema discontinuità, possa essere catalizzatrice e accelerare il cambiamento.

Ben venga quindi la campagna di sensibilizzazione per informare della grave crisi dei lavoratori, un gesto simbolico e concreto di vicinanza ai tanti giornalisti e addetti che lavorano alla testata, che speriamo sia colto dalle forze del campo economico e della società civile, che però purtroppo finora non hanno ancora dato segno tangibile di voler intraprendere un’iniziativa imprenditoriale.

Le istituzioni pubbliche semmai hanno l’obbligo di trovare soluzioni contemporanee per evitare conflitti di interessi tra il mondo dell’informazione e quello economico e quello politico e scongiurare senza alcuna possibilità di errore la commistione della criminalità nell’economia del Paese, tanto più nel sistema dell’informazione.

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