Si a Infrastrutture utili al Paese

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Dopo gli scandali degli ultimi anni sulle grandi opere, Mose ed Expo per citare quelli più noti, le tragedie di Rigopiano, i terremoti di Ischia, L’Aquila, centro Italia, Emilia, il crollo del ponte a Genova, le alluvioni in Liguria, Puglia, Sicilia e Calabria è indispensabile una riflessione sull’impiego prioritario delle risorse in interventi di manutenzione del territorio e prevenzione del dissesto idrogeologico che sono anche quelli ad alta intensità di occupazione.

ANCE ricorderà che il vecchio codice degli appalti è stato definito dall’autorità anticorruzione uno strumento “criminogeno”, e nonostante le recenti modifiche, ribadisco che anche una sua necessaria ulteriore revisione è nell’agenda del governo.
Inoltre si dovrebbe avere un poco di memoria nel riconoscere le responsabilità delle aziende del settore nelle lungaggini, atteso che all’aggiudicazione delle gare sono le aziende associate che sempre presentano ricorso, generando contenziosi spesso inutili.

Quindi trovo davvero singolare che si continui con il solito ritornello che è tutto bloccato e che le richieste del M5S e dei cittadini di chiarimenti sull’utilità e sull’impatto di alcune opere abbiano intento dilatorio nello sviluppo del Paese.
A testimonianza di questo, faccio notare che il raddoppio della linea adriatica tra Termoli e Lesina è in fase di gara, lo stesso dicasi per il primo lotto della ss 275 tra Maglie e Otranto, ugualmente accadrà a breve per i tracciati delle Ferrovie del Sud Est che verranno modernizzati ed elettrificati, a cominciare dalle prossime settimane e per i prossimi anni. Sui porti di Brindisi e Bari sono previsti investimenti importanti nel contratto di programma tra MIT e RFI, appena approvato dal Parlamento, che prevede 13 miliardi di euro aggiuntivi. Sugli impianti di depurazione e quelli di smaltimento dei rifiuti le responsabilità sono della Regione che impone dall’alto senza concertazione impianti sovradimensionati, in una situazione di comodo per gestori di discariche e di inceneritori.
Per anni i partiti hanno illuso l’opinione pubblica con il mito dell’alta velocità, facendo immaginare treni oltre 250 km/h, mitizzando l’indispensabile velocizzazione delle linee, adriatica e Napoli/Bari, mentre tacevano degli sperperi sui trasporti regionali e si continua a parlare di “Metropolitana di superficie” nel Salento nascondendo che non ci saranno più di due treni ogni ora senza un raddoppio dei binari che va pianificato da ora per i prossimi decenni.

Questo evidenzia, oltre alla sistematica mistificazione della realtà, che la politica finora non ha avuto una visione strategica per il futuro che non passi esclusivamente da luoghi comuni: credere che la ricchezza arriverà costruendo solo autostrade e centri commerciali, quando le zone industriali non hanno la fibra ottica e siamo ancora penultimi in Europa sia nella diffusione di servizi digitali sia nella copertura di Internet ad alta velocità è miopia gravissima. E’ vero che parte della competitività del nostro Paese si fonda sui flussi di merci intercettati lungo “la via della Seta”, ma non ci sarà alcuna svolta se dietro le ZES c’è una guerra continua di campanili invece di uno scenario di obiettivi comuni e se i consorzi industriali continuano ad essere in buona parte carrozzoni inefficienti.

Per questo stiamo accelerando il programma di banda ultralarga e l’attenzione del governo sulle innovazioni come Intelligenza Artificiale, 5G, IoT, Blockchain, Industria 4.0, è massima: questi sono i settori che nei prossimi decenni genereranno ricchezza e posti di lavoro e determineranno se il nostro Paese sarà leader del mercato globale.

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