Rifiuti Provincia di Taranto: disastro sulla pelle dei cittadini.

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Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che nel 2016 in Italia su un totale di 7.4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani smaltiti in discarica, ben 692 mila tonnellate sono state smaltite nella sola Provincia di Taranto.

Questi sono i risultati disastrosi di 20 anni di politica di centrodestra e centrosinistra. Il gran numero di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia ai gestori delle discariche, senza alcuna logica legata al fabbisogno territoriale, e le leggi regionali approvate che permettono ai rifiuti provenienti da altri territori di essere smaltiti nel tarantino, hanno determinato questo pessimo primato italiano. Stiamo parlando dei rifiuti urbani senza considerare l’impatto sul territorio, altrettanto imponente, dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Purtroppo la situazione peggiorerà perché il Governo attraverso il decreto Sblocca Italia ha dichiarato strategici gli inceneritori che, potendo ricevere rifiuti da altre Province, aggiungeranno il loro effetto inquinante a quello delle discariche: perché sia strategico un impianto vecchio, antieconomico e inquinante come l’inceneritore dell’AMIU, lo sanno soltanto Renzi, il ministro Galletti ed il presidente Emiliano.

La legge italiana impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale. Mentre il nord supera il 65% di raccolta differenziata, con una media nazionale è già oltre il 50%, la percentuale media della Provincia di Taranto è del 29,5%

I sindaci in passato hanno accettato supinamente questo scandalo e ne sono complici: la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa. C’è un evidente favoreggiamento improntato verso lo smaltimento.

Il costo medio del servizio rifiuti dei cittadini che vivono al nord è di 148,83 euro per ogni abitante, al sud si supera i 171 euro per ogni abitante. Differenziare premia i cittadini: dove le raccolte differenziate hanno superato gli obiettivi minimi imposti dalla legge, le tariffe per i cittadini sono minori rispetto a chi, come al sud, è ancora lontano da questi obiettivi. E’ la dimostrazione, certificata dai dati ISPRA, che perseguire le politiche di “strategia Rifiuti Zero”, cioè il recupero totale di materia, non solo salvaguarda l’ambiente e produce maggiore occupazione, ma fa risparmiare soldi ai cittadini.

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