Rifiuti Provincia di Lecce: risultati pessimi!

Share Button

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che in Provincia di Lecce vengono prodotti la maggior quantità pro capite di rifiuti urbani smaltiti in discarica. La media regionale di rifiuti prodotti per ogni cittadino e finiti in discarica è di 310 kg, quella provinciale 355 kg. Le politiche virtuose che sono stabilite dalle norme europee e italiane: la riduzione a monte della produzione dei rifiuti è il primo parametro in ordine gerarchico nella gestione dei rifiuti.

La Provincia di Lecce è la peggiore dell’intera Regione che certo non brilla tra quelle italiane per i risultati raggiunti. Il ciclo dei rifiuti è gestito in maniera pessima perché non si adottano le migliori pratiche internazionali come la “strategia rifiuti zero” e le linee guida europee: non c’è alcuna politica di riduzione della produzione di rifiuti (detrazioni fiscali per la vendita di prodotti sfusi o riusabili).

La raccolta differenziata è bassa: con il 37% la Provincia di Lecce è la penultima in Puglia. La legge italiana in attuazione delle norme ue, impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale.

Altro scandalo è che la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: ma recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa!

Evidentemente la visione è quella di creare emergenze ad arte: riempire le discariche per aprirne altre in deroga a regole e controlli e giustificare l’incenerimento degli stessi. Due business molto remunerativi per chi gestisce le discariche o ci avvelena bruciando rifiuti e che spesso come raccontano le cronache giudiziarie vede l’interesse della criminalità organizzata.

Per questo anche il resto della Regione Puglia non può festeggiare: se avessimo il 100% di materia recuperata avremmo tariffe molto più basse, più occupazione, meno criminalità e probabilmente anche più turismo. Emiliano, come Vendola e Fitto, non vuole una virtuosa economia circolare ma quella malata dello smaltimento, a vantaggio dei soliti noti imprenditori che in Puglia detengono il monopolio dell’intero ciclo dei rifiuti.

Share Button