L’avatar di Carlo De Benedetti

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Siamo andati alle consultazioni con il nuovo imbonitore del PD: l’incaricato da Napolitano di formare un nuovo governo (a proposito perché Napolitano può dare l’incarico al sindaco assenteista Renzie che non è stato eletto in Parlamento, mentre a noi all’inizio della legislatura ha detto che questa opzione non era praticabile, un governo A cinque stelle, dato che eravamo usciti appena da un governo tecnico e dalle elezioni? Viva la coerenza del garante della Costituzione). Siamo andati come hanno chiesto gli iscritti: non siamo andati per ascoltare proposte, chiacchiere, parole e in definitiva bugie; molti di coloro che hanno votato per incontrare Renzie volevano che dicessimo a reti unificate ciò che pensiamo dei partiti e dei poteri che li pilotano e questo abbiamo fatto. Ora, a parte questa soddisfazione personale, dal punto di vista del consenso ma soprattutto della rivoluzione culturale, questo incontro non cambia nulla. Chi vota i partiti senza alcun dubbio, avrà motivi per confermare quello che pensa; chi partecipa nel M5S è ancora più convinto di essere dalla parte della coerenza e dell’onestà.
Chi pensa che dovevamo ascoltare le “proposte di Renzie” ancora non comprende che il governo Renzie c’e’ già in parlamento da mesi: continua la decretazione d’urgenza incostituzionale, continua i favori alle banche, alle assicurazioni, alle fondazioni, ai partiti, ai concessionari del gioco d’azzardo, continua a dare soldi ha chi ha inquinato, a difendere i palazzinari e i cementificatori,… lasciarlo parlare voleva dire ritenere l’interlocutore credibile e ragionevole, cioè scendere al piano dei prestigiatori e dei venditori di pentole e dargli credibilità e legittimità. Queste persone si smascherano in aula con i voti nei fatti, non a parole.

Un paese bike friendly

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Oggi a partire dalle 9 alla Camera dei Deputati, sarò relatore con altri deputati in un convegno in cui si discuteranno alcuni interventi per rendere l’Italia un paese più vivibile, soprattutto per chi sceglie la bicicletta come mezzo quotidiano di trasporto. La bicicletta rappresenta in molti casi una scelta virtuosa, ma per una parte sempre crescente della popolazione sta diventando una necessità.
Compito della politica è quella di adeguare il piano normativo per non rendere svantaggioso, anzi favorire, l’uso della bicicletta al pari di quanto già avviene nella maggior parte dei paesi europei.
Un ringraziamento speciale a FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) perché da anni si impegna per diffondere una nuova cultura della mobilità sostenibile anche nel paese dove il numero di automobili per abitante è il più alto d’Europa.
Potete seguire la diretta qui

La farsa del processo al M5S

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Siamo fieri e orgoglioso delle azioni intraprese in difesa del popolo italiano che mi onoro di rappresentare e ci continueremo a opporre pacificamente, ma con tutta la determinazione necessaria a qualunque provvedimento che comprima o leda i diritti e le libertà degli italiani.

Questa la mia memoria

L’insostenibile leggerezza dei giornali italiani

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Per il terzo giorno consecutivo, sui maggiori quotidiani italiani si rincorre la notizia alimentata, senza alcun evidente fondamento, da alcuni pseudo giornalisti (per non parlare dei direttori che acconsentono a riempire pagine di niente), che il m5s vorrebbe chiedere la sfiducia del ministro Lupi per i lavori del canale nella laguna di Venezia, per il Gasdotto TAP con approdo in Puglia o per dare l’affondo finale al governo Letta e intestarsene il merito. I pennivendoli in Italia sono tanti e, purtroppo, non stupisce ormai neanche che il ministro risponda a delle palesi assurdità: in un paese normale una sciocca scivolata su una testata non troverebbe seguito su altri media, ma in Italia qualunque rumore genera cascate di parole senza senso. Sarebbe opportuno che i giornalisti chiedessero al ministro quando gli italiani potranno vedere il piano degli nazionale degli aeroporti, come intende tutelare le famiglie dai continui rincari autostradali e delle tasse sui carburanti, come può affermare che il sistema dell’alta velocità è un modello vincente dato che comporta, oltre a spreco per progetti inutili come la Torino-Lione e i danni ambientali, la chiusura o la riduzione di numerose tratte e servizi (treni notte, intercity, tratte non remunerative), come può pensare di ignorare la loro volontà espressa nel referendum del 2011 di non privatizzare i servizi pubblici locali tra cui c’è anche il trasporto, domanderebbero al ministro come i cittadini e le imprese possono avere diritto alla mobilità attraverso servizi minimi essenziali e decenti con una pressione fiscale enorme e il perdurare dei tagli a tali servizi elementariGiornalisti che tutelano il diritto dei cittadini ad essere informati chiederebbero al ministro come può nominare alle guida delle opulente autorità portuali persone senza la minima riconosciuta competenza e senza i requisiti di legge, scavalcando addirittura il Consiglio di Stato. A proposito, i giornalisti che amano il proprio lavoro si preoccuperebbero di sapere se il ministro è indagato per abuso d’ufficio come riportato settimane addietro da alcuni loro colleghi.
Il movimento non è a caccia di consensi e in perenne campagna elettorale ma è un insieme di cittadini che lavora tutti i giorni per riprendersi quello che la partitocrazia e le lobbies hanno loro rubato e svenduto.

Non c’è nulla da festeggiare

 

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Molta gente è euforica, in parecchi sono affranti, altri sono arrabbiati, alcuni soddisfatti,…

Quel che è successo in questi 20 anni non è colpa di Berlusconi, egli è un simbolo, il sintomo di questa patologia: è la febbre di un paese ammalato, di una parte del nostro popolo che raccomanda e che cerca la raccomandazione, che giustifica i mezzi per arrivare al fine, che legittima i propri rappresentanti istituzionali in atteggiamenti incoerenti, indecorosi, inopportuni solo per poter giustificare se stessa.

Si dice che la classe politica sia lo specchio della società. Oggi abbiamo dato uno schiaffo a coloro che hanno garantito le impunità, che hanno consentito gli scandali di questo ventennio della nostra storia. Ma tanta strada è ancora davanti a noi. I frodatori fiscali, i condannati, i caimani, sono ancora tra noi, dentro e fuori le istituzioni. Non credete che un’operazione mediatica o della magistratura sia risolutiva e definitiva, lo abbiamo visto con tangentopoli negli anni ’90, abbiate memoria: il cambiamento culturale è in atto non lo fermeranno ma non si è ancora svolto completamente in tutta la società. Servirà tempo per questo e dobbiamo lavorare con tale finalità ogni giorno.

Stiamo soltanto continuando un percorso, un sentiero lungo, che comincia prima del 2007 (liste civiche) e del 2009 (nascita del movimento): è solo un passo avanti verso un paese civile. Festeggerò quando non ci sarà più il movimento 5 stelle, quando i cittadini italiani potranno tornare alle urne e sentirsi rappresentanti degnamente da una classe politica degna, ineccepibile, che li onora del proprio servizio; festeggerò quando i politici faranno spontaneamente un passo indietro quando si adombri un loro comportamento non opportuno, cioè anche non rilevante dal punto di vista penale; festeggerò quando gli italiani avranno degli strumenti di democrazia diretta per estromettere dalle istituzioni le persone che non reputano più adeguate, … fino ad allora NON C’E’ NULLA DA FESTEGGIARE!

 

 

 

 

 

Interporti, M5S Camera: l’Italia non ha programmazione, serve rete

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Roma, 26 nov – “Gli aeroporti, i porti, le autostrade le ferrovie ed infine gli interporti, non sono collegati in modo efficace. Non esiste una programmazione generale, mentre occorrerebbe fare rete”

Lo dichiara il Gruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera che oggi ha espresso voto contrario alla legge quadro in materia di interporti e piattaforme logistiche.

“Allo stato attuale – aggiungono i deputati del M5S – non abbiamo una linea ferroviaria adeguata per lo spostamento di merci in direzione est-ovest, bensì solo per collegamenti nord-sud. La verità è che Trenitalia non vuole fare del cargo merci un suo core buseness. Gli stessi privati però non possono emergere e garantire questo mercato perché Trenitalia ed RFI bloccano i servizi manovra.

I Porti non sono tutti dotati di scambi modali funzionanti, anche perché RFI non ha interesse a realizzarli, ma sopratutto anche perché c’è una lotta di confine, quasi una lotta di territorio, tra i Porti che hanno diritto di programmare l’intermodalità nei confini della loro autorità, ed RFI che invece dovrebbe portare i binari fino al porto.

Nel provvedimento poi non si fa alcun riferimento al consumo del suolo: non si possono commemorare le tragedie delle alluvioni e, poi, continuare a cementificare, bocciando emendamenti di buonsenso”.

Secondo i deputati del M5S l’Italia ha bisogno di una politica dei trasporti seria e, a tale scopo, “bisogna creare una rete multinodale, perché senza cooperazione non si va da nessuna parte”.

“Il futuro della logistica è nell’uso dell’Open Data nel trasporto di merci e persone  – afferma nella dichiarazione di voto il deputato Ivan Catalano, relatore di minoranza del provvedimento -. L’Open Data, che consentirebbe la creazione di migliaia di posti di lavoro, può dare realmente un forte sviluppo al settore. Se tutti gli attori del trasporto mettessero in comune i dati comunicandoli in modo intelligente tramite uno standard comune, si potrebbe razionalizzare ed ottimizzare qualsiasi trasporto. Tramite una piattaforma telematica opensources – prosegue – si potrebbero fare risparmiare moltissimi soldi ai trasportatori e alle aziende, nonché ai clienti dei servizi.

L’Italia non ha una vera strategia unitaria sul trasporto merci. Se – conclude Catalano – la politica vuole occuparsi di trasporto, allora lo faccia senza rappresentare e favorire le lobbies ma, semplicemente, facendo il bene del Paese”.

Dichiarazione di voto

 

Per un approfondimento clicca qui

TAV Torino Lione: un opera dannosa!

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Ieri dei cittadini pacifici e non violenti si sono opposti alla ratifica dell’accordo Italia-Francia per la realizzazione della linea Alta Velocità Torino-Lyone. Abbiamo sottolineato come quest’opera non sia del tutto inutile per chiunque: è una valanga di soldi pubblici, secondo le attuali stime oltre 20 miliardi (destinati a crescere come avviene in qualunque grande opera in Italia), che fa gola alla malavita organizzata, agli approfittatori che mangiano il paese (le inchieste ancora in atto sulle cooperative rosse sono ancora in corso), ai partiti che riescono a mettere le mani nella marmellata. Per tutti gli altri italiani questa opera non sono è inutile ma dannosa, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista sanitario (per presenza di amianto e di materiale radioattivo) e dal punto di vista economico (risorse che potrebbero essere impiegate per la scuola pubblica, la sanità pubblica, i trasporti pubblici locali, i ricercatori, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza, il sostegno alle piccole e medie imprese, riduzione del costo del lavoro, sostegno alle pensioni minime,… scegliete voi).

Non è un’opera strategica e non ce la chiede l’Europa (l’Unione Europea nella pianificazione delle rete TEN-T non obbliga a realizzare opere faraoniche ex novo; si potrebbero migliorare le esistenti); nel trattato non si dice quale sia la quota di finanziamento dell’UE.

Altre bufale sono che porti sviluppo, diminuirà l’inquinamento e migliorerà i trasporti. L’Italia e il Piemonte è già collegato all’Europa e le attuali linee sono ampiamente sottoutilizzate; in un paese che non ha raggiunto gli obiettivi dell’agenda digitale per la copertura della banda larga e ultralarga, chi promuove l’opera ha una visione preistorica dell’economia; lo smarino (i residui di estrazione e i fanghi di perforazione) dovranno essere smaltiti come rifiuti speciali (possibile radioattività e presenza di amianto), l’inquinamento aumenterà sensibilmente con migliaia di camion che percorrono la valle per anni; in un paese in cui l’intermodalità non esiste e i trasporti dei pendolari sono ai minimi termini, le esigenze per lo sviluppo e il miglioramento della competitività sono decisamente altre.

Queste osservazioni sono ribadite, non da pochi facinorosi violenti, ma da centinaia di studiosi, professionisti, centri di ricerca e università, sindaci e rappresentanti delle istituzioni, supportati da dati ed evidenze assolutamente oggettive. Queste informazioni sono state comprese benissimo da decine di migliaia di famiglie che manifestano pacificamente il loro dissenso soprattutto verso quei rappresentanti istituzionali che non difendono i diritti degli italiani e che pertanto non rappresentano più nessuno.

Abbiamo chiesto modifiche di buon senso, per esempio che le opere realizzate non siano sotto il controllo della normativa francese come previsto, ma di quella italiana che contiene norme antimafia assenti in quella francese. Abbiamo chiesto che la nomina del direttore generale e del direttore amministrativo della parte italiana avvenga con il parere (non vincolante) delle commissioni competenti delle Camere del Parlamento o della conferenza Stato-Regioni. Perché la maggioranza si oppone?

La Francia ha ribadito che non è tra le sue priorità e noi ci siamo affrettati portando al prossimo incontro intergovernativo con i cugini di oltralpe un trattato ratificato da metà del Parlamento (solo dalla Camera dei Deputati e non dal Senato): i rappresentanti del governo appaiono ridicoli, quando non inadeguati, per presentare un testo non ratificato come indicato dalla Costituzione.

Noi abbiamo un approccio non ideologico, pragmatico e soprattutto siamo stati chiari con gli elettori, coerenti da decenni nel ribadire la contrarietà a questo scempio.

http://youtu.be/Wt3xGHSdSAM

 

 

 

ENI Taranto: M5S deluso dalle risposte del Ministero sull’incidente di luglio.

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Per il deputato Diego De Lorenzis (M5S), che ha presentato una interrogazione sulla vicenda, il Governo ha dato risposte tardive, incoerenti e carenti. Alcuni quesiti rimangono ancora inevasi

A quattro mesi di distanza, il Governo cerca di fare chiarezza sull’incidente della raffineria ENI di Taranto. Il Sottosegretario all’Ambiente Marco Flavio Cirillo ha, infatti, risposto all’interrogazione presentata dal parlamentare pugliese Diego De Lorenzis e controfirma da 12 deputati del MoVimento 5 Stelle. L’8 luglio scorso, in seguito ad un blackout, un quantitativo di materiale liquido si è riversato nel Mar Grande attraverso il canale A della raffineria ENI e, contestualmente, dalle torce si sono sviluppate imponenti fiammate che hanno prodotto grandi scie di fumo nero visibili a chilometri di distanza dagli impianti, rendendo l’aria della zona antistante la raffineria e del vicino quartiere Tamburi irrespirabile. Tra le richieste del deputato a 5 Stelle De Lorenzis: conoscere le cause dell’incidente, i danni accertati alla popolazione, ai lavoratori e all’ambiente nonché quali iniziative i ministri dell’ambiente, dello sviluppo economico e della salute volessero intraprendere per non permettere più il ripetersi di incidenti analoghi. Infine, il deputato salentino ha richiesto di verificare se la raffineria ENI di Taranto rispettasse l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. “La risposta del sottosegretario Cirillo ci lascia basiti: le risposte sono tardive, incoerenti, contrastanti e carentidichiara il deputato Diego De Lorenzis (M5S) e ci dimostra che a Taranto, con dolo o a causa di incidenti, l’ambiente e la salute sono aspetti secondari rispetto ai profitti industriali. Dopo quattro mesi circa dall’incidentecontinua De Lorenzisveniamo a scoprire che le valutazioni sono ancora in corso, e solo al termine si procederà all’adozione delle necessarie misure di prevenzione”, Nonostante ciò, dal Ministero tengono a precisare che “sulla base delle informazioni disponibili al momento non sono previsti effetti a medio-lungo termine dell’evento in oggetto”. “Ciò ci lascia pensare che non ci sia certezza dell’informazione prosegue il deputato M5SViene confermato che l’incidente è stato causato dall’arresto di una centrale termoelettrica provocando “un’improvvisa interruzione dell’alimentazione elettrica degli stabilimenti con modalità e tempi mai considerati in via previsionale”. Ovvero che è accaduto quello che mai nessuno aveva previsto e pertanto non si può escludere che riaccada nuovamente!” La risposta che arriva dal Ministero vorrebbe forse essere rassicurante, ma ciò viene fatto senza avere elementi obbiettivi e certi. Dell’ambiente e della salute delle persone, non si evince nulla e vorrei ricordare che in quei giorni diverse persone furono ricoverate in ospedale a causa  DELLE emissioni tossiche e nauseabonde provenienti dalla zona industriale”. Notizie emblematiche per una città come Taranto arrivano in merito all’AIA della raffineria ENI. I primi controlli per l’attuazione AIA sono iniziati nel 2010 e, da allora sino ad oggi, sono state riscontrate diverse “difformità” e “incongruenze” rispetto alle condizioni dettate. “Quel che non riusciamo a comprenderedichiara De Lorenzisè perché il Sottosegretario Cirillo parla di “difformità” e “incongruenze” e non esplica chiaramente che si tratta di “inosservanze delle prescrizioni”, visto che in merito, è lo stesso Ministero dell’Ambiente ad aver effettuato una diffida e segnalazione all’autorità giudiziaria”. L’AIA rilasciata allo stabilimento ENI, infatti, riporta che “si considera, in particolare, una violazione di prescrizione autorizzativa il ripetersi di rilasci incontrollati di sostanze inquinanti nell’ambiente secondo sequenze di eventi incidentali, e di conseguenti malfunzionamenti, già sperimentati in passato ed ai quali non si è posta la necessaria attenzione, in forma preventiva, con interventi strutturali e gestionali”. Nonché viene specificato che “per eventi che determinano potenzialmente il rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente, il Gestore ha l’obbligo di comunicazione immediata scritta (per fax e nel minor tempo tecnicamente possibile) all’Autorità Competente e all’Ente di Controllo”. “È d’obbligo ricordare che, ai sensi dell’articolo 29-decies comma 10, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatoriedenuncia Diego De Lorenzisl’autorità competente, ove si manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, ne dà comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione delle eventuali misure, ma non risulta che questo sia avvenuto. Risulta quasi inutile sottolineare come non sia la prima volta che eventi simili accadono, soprattutto negli ultimi anni. Questo avvenimentoconclude il deputato salentino M5Slegato alle attività industriali testimonia, ancora una volta, che per Taranto non esiste una “vocazione industriale” e che questa industrializzazione selvaggia, è figlia di una visione distorta della realtà che solo i politici impreparati e farabutti, hanno potuto accettare. A pagare è ancora la città di Taranto, alla quale spetta sempre più di diritto pretendere ed ottenere un futuro diverso da quello imposto”. Foto: Eni (sulla destra) Novembre 2013 Testo dell’interrogazione  http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=4240&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27CAMERA%27

Goodbye Telecom: presentazione a Palazzo dei Gruppi.

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Martedì 12 Novembre 2013 alle ore 16:30 preso la sala Tatarella del “Palazzo dei Gruppi” in via degli uffici del vicario, 21 – Roma, il gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle organizza la presentazione del libro “Goodbye Telecom” di Maurizio Matteo Dècina.

Saluti: Alessio Villarosa – Capogruppo alla Camera M5S

Introduce e modera: Paolo Nicolò Romano – Deputato M5S

Interverranno Francesco Sacco (docente dell’università Bocconi di Milano), Elio Lannutti (Presidente di Adusbef) e Franco Lombardi presidente di ASATI (Associazione Azionisti Telecom Italia).

Inoltre è prevista la partecipazione dei deputati Diego De Lorenzis (M5S), Vincenzo Garofalo (PDL), Stefano Quaranta (SEL).

Conclusioni: Maurizio Matteo Dècina – autore

La diretta streaming sarà trasmessa su http://www.beppegrillo.it/la_cosa/

Il video integrale dell’incontro è disponibile al seguente link  http://www.youtube.com/watch?v=S9_uhEpa5Ck

Invito Goodbye Telecom