Non c’è nulla da festeggiare

 

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Molta gente è euforica, in parecchi sono affranti, altri sono arrabbiati, alcuni soddisfatti,…

Quel che è successo in questi 20 anni non è colpa di Berlusconi, egli è un simbolo, il sintomo di questa patologia: è la febbre di un paese ammalato, di una parte del nostro popolo che raccomanda e che cerca la raccomandazione, che giustifica i mezzi per arrivare al fine, che legittima i propri rappresentanti istituzionali in atteggiamenti incoerenti, indecorosi, inopportuni solo per poter giustificare se stessa.

Si dice che la classe politica sia lo specchio della società. Oggi abbiamo dato uno schiaffo a coloro che hanno garantito le impunità, che hanno consentito gli scandali di questo ventennio della nostra storia. Ma tanta strada è ancora davanti a noi. I frodatori fiscali, i condannati, i caimani, sono ancora tra noi, dentro e fuori le istituzioni. Non credete che un’operazione mediatica o della magistratura sia risolutiva e definitiva, lo abbiamo visto con tangentopoli negli anni ’90, abbiate memoria: il cambiamento culturale è in atto non lo fermeranno ma non si è ancora svolto completamente in tutta la società. Servirà tempo per questo e dobbiamo lavorare con tale finalità ogni giorno.

Stiamo soltanto continuando un percorso, un sentiero lungo, che comincia prima del 2007 (liste civiche) e del 2009 (nascita del movimento): è solo un passo avanti verso un paese civile. Festeggerò quando non ci sarà più il movimento 5 stelle, quando i cittadini italiani potranno tornare alle urne e sentirsi rappresentanti degnamente da una classe politica degna, ineccepibile, che li onora del proprio servizio; festeggerò quando i politici faranno spontaneamente un passo indietro quando si adombri un loro comportamento non opportuno, cioè anche non rilevante dal punto di vista penale; festeggerò quando gli italiani avranno degli strumenti di democrazia diretta per estromettere dalle istituzioni le persone che non reputano più adeguate, … fino ad allora NON C’E’ NULLA DA FESTEGGIARE!

 

 

 

 

 

Interporti, M5S Camera: l’Italia non ha programmazione, serve rete

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Roma, 26 nov – “Gli aeroporti, i porti, le autostrade le ferrovie ed infine gli interporti, non sono collegati in modo efficace. Non esiste una programmazione generale, mentre occorrerebbe fare rete”

Lo dichiara il Gruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera che oggi ha espresso voto contrario alla legge quadro in materia di interporti e piattaforme logistiche.

“Allo stato attuale – aggiungono i deputati del M5S – non abbiamo una linea ferroviaria adeguata per lo spostamento di merci in direzione est-ovest, bensì solo per collegamenti nord-sud. La verità è che Trenitalia non vuole fare del cargo merci un suo core buseness. Gli stessi privati però non possono emergere e garantire questo mercato perché Trenitalia ed RFI bloccano i servizi manovra.

I Porti non sono tutti dotati di scambi modali funzionanti, anche perché RFI non ha interesse a realizzarli, ma sopratutto anche perché c’è una lotta di confine, quasi una lotta di territorio, tra i Porti che hanno diritto di programmare l’intermodalità nei confini della loro autorità, ed RFI che invece dovrebbe portare i binari fino al porto.

Nel provvedimento poi non si fa alcun riferimento al consumo del suolo: non si possono commemorare le tragedie delle alluvioni e, poi, continuare a cementificare, bocciando emendamenti di buonsenso”.

Secondo i deputati del M5S l’Italia ha bisogno di una politica dei trasporti seria e, a tale scopo, “bisogna creare una rete multinodale, perché senza cooperazione non si va da nessuna parte”.

“Il futuro della logistica è nell’uso dell’Open Data nel trasporto di merci e persone  – afferma nella dichiarazione di voto il deputato Ivan Catalano, relatore di minoranza del provvedimento -. L’Open Data, che consentirebbe la creazione di migliaia di posti di lavoro, può dare realmente un forte sviluppo al settore. Se tutti gli attori del trasporto mettessero in comune i dati comunicandoli in modo intelligente tramite uno standard comune, si potrebbe razionalizzare ed ottimizzare qualsiasi trasporto. Tramite una piattaforma telematica opensources – prosegue – si potrebbero fare risparmiare moltissimi soldi ai trasportatori e alle aziende, nonché ai clienti dei servizi.

L’Italia non ha una vera strategia unitaria sul trasporto merci. Se – conclude Catalano – la politica vuole occuparsi di trasporto, allora lo faccia senza rappresentare e favorire le lobbies ma, semplicemente, facendo il bene del Paese”.

Dichiarazione di voto

 

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TAV Torino Lione: un opera dannosa!

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Ieri dei cittadini pacifici e non violenti si sono opposti alla ratifica dell’accordo Italia-Francia per la realizzazione della linea Alta Velocità Torino-Lyone. Abbiamo sottolineato come quest’opera non sia del tutto inutile per chiunque: è una valanga di soldi pubblici, secondo le attuali stime oltre 20 miliardi (destinati a crescere come avviene in qualunque grande opera in Italia), che fa gola alla malavita organizzata, agli approfittatori che mangiano il paese (le inchieste ancora in atto sulle cooperative rosse sono ancora in corso), ai partiti che riescono a mettere le mani nella marmellata. Per tutti gli altri italiani questa opera non sono è inutile ma dannosa, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista sanitario (per presenza di amianto e di materiale radioattivo) e dal punto di vista economico (risorse che potrebbero essere impiegate per la scuola pubblica, la sanità pubblica, i trasporti pubblici locali, i ricercatori, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza, il sostegno alle piccole e medie imprese, riduzione del costo del lavoro, sostegno alle pensioni minime,… scegliete voi).

Non è un’opera strategica e non ce la chiede l’Europa (l’Unione Europea nella pianificazione delle rete TEN-T non obbliga a realizzare opere faraoniche ex novo; si potrebbero migliorare le esistenti); nel trattato non si dice quale sia la quota di finanziamento dell’UE.

Altre bufale sono che porti sviluppo, diminuirà l’inquinamento e migliorerà i trasporti. L’Italia e il Piemonte è già collegato all’Europa e le attuali linee sono ampiamente sottoutilizzate; in un paese che non ha raggiunto gli obiettivi dell’agenda digitale per la copertura della banda larga e ultralarga, chi promuove l’opera ha una visione preistorica dell’economia; lo smarino (i residui di estrazione e i fanghi di perforazione) dovranno essere smaltiti come rifiuti speciali (possibile radioattività e presenza di amianto), l’inquinamento aumenterà sensibilmente con migliaia di camion che percorrono la valle per anni; in un paese in cui l’intermodalità non esiste e i trasporti dei pendolari sono ai minimi termini, le esigenze per lo sviluppo e il miglioramento della competitività sono decisamente altre.

Queste osservazioni sono ribadite, non da pochi facinorosi violenti, ma da centinaia di studiosi, professionisti, centri di ricerca e università, sindaci e rappresentanti delle istituzioni, supportati da dati ed evidenze assolutamente oggettive. Queste informazioni sono state comprese benissimo da decine di migliaia di famiglie che manifestano pacificamente il loro dissenso soprattutto verso quei rappresentanti istituzionali che non difendono i diritti degli italiani e che pertanto non rappresentano più nessuno.

Abbiamo chiesto modifiche di buon senso, per esempio che le opere realizzate non siano sotto il controllo della normativa francese come previsto, ma di quella italiana che contiene norme antimafia assenti in quella francese. Abbiamo chiesto che la nomina del direttore generale e del direttore amministrativo della parte italiana avvenga con il parere (non vincolante) delle commissioni competenti delle Camere del Parlamento o della conferenza Stato-Regioni. Perché la maggioranza si oppone?

La Francia ha ribadito che non è tra le sue priorità e noi ci siamo affrettati portando al prossimo incontro intergovernativo con i cugini di oltralpe un trattato ratificato da metà del Parlamento (solo dalla Camera dei Deputati e non dal Senato): i rappresentanti del governo appaiono ridicoli, quando non inadeguati, per presentare un testo non ratificato come indicato dalla Costituzione.

Noi abbiamo un approccio non ideologico, pragmatico e soprattutto siamo stati chiari con gli elettori, coerenti da decenni nel ribadire la contrarietà a questo scempio.

http://youtu.be/Wt3xGHSdSAM

 

 

 

ENI Taranto: M5S deluso dalle risposte del Ministero sull’incidente di luglio.

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Per il deputato Diego De Lorenzis (M5S), che ha presentato una interrogazione sulla vicenda, il Governo ha dato risposte tardive, incoerenti e carenti. Alcuni quesiti rimangono ancora inevasi

A quattro mesi di distanza, il Governo cerca di fare chiarezza sull’incidente della raffineria ENI di Taranto. Il Sottosegretario all’Ambiente Marco Flavio Cirillo ha, infatti, risposto all’interrogazione presentata dal parlamentare pugliese Diego De Lorenzis e controfirma da 12 deputati del MoVimento 5 Stelle. L’8 luglio scorso, in seguito ad un blackout, un quantitativo di materiale liquido si è riversato nel Mar Grande attraverso il canale A della raffineria ENI e, contestualmente, dalle torce si sono sviluppate imponenti fiammate che hanno prodotto grandi scie di fumo nero visibili a chilometri di distanza dagli impianti, rendendo l’aria della zona antistante la raffineria e del vicino quartiere Tamburi irrespirabile. Tra le richieste del deputato a 5 Stelle De Lorenzis: conoscere le cause dell’incidente, i danni accertati alla popolazione, ai lavoratori e all’ambiente nonché quali iniziative i ministri dell’ambiente, dello sviluppo economico e della salute volessero intraprendere per non permettere più il ripetersi di incidenti analoghi. Infine, il deputato salentino ha richiesto di verificare se la raffineria ENI di Taranto rispettasse l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale. “La risposta del sottosegretario Cirillo ci lascia basiti: le risposte sono tardive, incoerenti, contrastanti e carentidichiara il deputato Diego De Lorenzis (M5S) e ci dimostra che a Taranto, con dolo o a causa di incidenti, l’ambiente e la salute sono aspetti secondari rispetto ai profitti industriali. Dopo quattro mesi circa dall’incidentecontinua De Lorenzisveniamo a scoprire che le valutazioni sono ancora in corso, e solo al termine si procederà all’adozione delle necessarie misure di prevenzione”, Nonostante ciò, dal Ministero tengono a precisare che “sulla base delle informazioni disponibili al momento non sono previsti effetti a medio-lungo termine dell’evento in oggetto”. “Ciò ci lascia pensare che non ci sia certezza dell’informazione prosegue il deputato M5SViene confermato che l’incidente è stato causato dall’arresto di una centrale termoelettrica provocando “un’improvvisa interruzione dell’alimentazione elettrica degli stabilimenti con modalità e tempi mai considerati in via previsionale”. Ovvero che è accaduto quello che mai nessuno aveva previsto e pertanto non si può escludere che riaccada nuovamente!” La risposta che arriva dal Ministero vorrebbe forse essere rassicurante, ma ciò viene fatto senza avere elementi obbiettivi e certi. Dell’ambiente e della salute delle persone, non si evince nulla e vorrei ricordare che in quei giorni diverse persone furono ricoverate in ospedale a causa  DELLE emissioni tossiche e nauseabonde provenienti dalla zona industriale”. Notizie emblematiche per una città come Taranto arrivano in merito all’AIA della raffineria ENI. I primi controlli per l’attuazione AIA sono iniziati nel 2010 e, da allora sino ad oggi, sono state riscontrate diverse “difformità” e “incongruenze” rispetto alle condizioni dettate. “Quel che non riusciamo a comprenderedichiara De Lorenzisè perché il Sottosegretario Cirillo parla di “difformità” e “incongruenze” e non esplica chiaramente che si tratta di “inosservanze delle prescrizioni”, visto che in merito, è lo stesso Ministero dell’Ambiente ad aver effettuato una diffida e segnalazione all’autorità giudiziaria”. L’AIA rilasciata allo stabilimento ENI, infatti, riporta che “si considera, in particolare, una violazione di prescrizione autorizzativa il ripetersi di rilasci incontrollati di sostanze inquinanti nell’ambiente secondo sequenze di eventi incidentali, e di conseguenti malfunzionamenti, già sperimentati in passato ed ai quali non si è posta la necessaria attenzione, in forma preventiva, con interventi strutturali e gestionali”. Nonché viene specificato che “per eventi che determinano potenzialmente il rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente, il Gestore ha l’obbligo di comunicazione immediata scritta (per fax e nel minor tempo tecnicamente possibile) all’Autorità Competente e all’Ente di Controllo”. “È d’obbligo ricordare che, ai sensi dell’articolo 29-decies comma 10, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatoriedenuncia Diego De Lorenzisl’autorità competente, ove si manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, ne dà comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione delle eventuali misure, ma non risulta che questo sia avvenuto. Risulta quasi inutile sottolineare come non sia la prima volta che eventi simili accadono, soprattutto negli ultimi anni. Questo avvenimentoconclude il deputato salentino M5Slegato alle attività industriali testimonia, ancora una volta, che per Taranto non esiste una “vocazione industriale” e che questa industrializzazione selvaggia, è figlia di una visione distorta della realtà che solo i politici impreparati e farabutti, hanno potuto accettare. A pagare è ancora la città di Taranto, alla quale spetta sempre più di diritto pretendere ed ottenere un futuro diverso da quello imposto”. Foto: Eni (sulla destra) Novembre 2013 Testo dell’interrogazione  http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=4240&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27CAMERA%27

Goodbye Telecom: presentazione a Palazzo dei Gruppi.

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Martedì 12 Novembre 2013 alle ore 16:30 preso la sala Tatarella del “Palazzo dei Gruppi” in via degli uffici del vicario, 21 – Roma, il gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle organizza la presentazione del libro “Goodbye Telecom” di Maurizio Matteo Dècina.

Saluti: Alessio Villarosa – Capogruppo alla Camera M5S

Introduce e modera: Paolo Nicolò Romano – Deputato M5S

Interverranno Francesco Sacco (docente dell’università Bocconi di Milano), Elio Lannutti (Presidente di Adusbef) e Franco Lombardi presidente di ASATI (Associazione Azionisti Telecom Italia).

Inoltre è prevista la partecipazione dei deputati Diego De Lorenzis (M5S), Vincenzo Garofalo (PDL), Stefano Quaranta (SEL).

Conclusioni: Maurizio Matteo Dècina – autore

La diretta streaming sarà trasmessa su http://www.beppegrillo.it/la_cosa/

Il video integrale dell’incontro è disponibile al seguente link  http://www.youtube.com/watch?v=S9_uhEpa5Ck

Invito Goodbye Telecom

 

Porto di Brindisi: trasparenza e meritocrazia all’attenzione del ministro Lupi

I deputati L’Abbate e De Lorenzis (M5S) interrogano il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla critica situazione dell’AutoritàPortuale del capoluogo brindisino

Scomparsa del traffico nobile e dei veicoli in favore di altri porti vicini, diminuzione delle merci fatto salvo quelle obbligate e perdita di competitività. Ma anche ricorsi al Tardimissioni e polemiche che giungono sino alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. È la situazione in cui verte l’Autorità Portuale di Brindisi che, dall’entrata in vigore della legge 84/1994, ha iniziato la sua fase di declino, culminata lo scorso settembre nella mancata approvazione del rendiconto consuntivo 2012. La causa principale è ufficialmente attribuibile ad alcune poste di bilancio relative alle premialità ai dipendenti (oltre 700.00 euro), elargite saltando il parere dell’organo collegiale e non prevedendo alcun tipo di trasparenza nel conferimento di queste somme, come ribadito da alcuni membri del Comitato portuale stesso. Intanto, è stata rinviata la nomina del nuovo segretario generale dopo le dimissioni dello scorso febbraio di Nicola Del Nobile. Nell’occhio del ciclone, poi, l’incarico conferito al Presidente, il greco Hercules Haralambides. Una situazione non più trascurabile e che, dopo la petizione cittadina “Trasparenza degli atti dell’Autorità Portuale”, approda ora sul tavolo del Ministero dell’infrastrutture e dei trasporti grazie ad un’interrogazione parlamentare dei deputati pugliesi del MoVimento 5 Stelle L’Abbate e De Lorenzis e cofirmata da altri 11 colleghi.

Il Porto di Brindisi è una risorsa per l’intera comunità locale – dichiarano Giuseppe L’Abbate e Diego De Lorenzis (M5S) – Non possiamo più permettere che sia gestita secondo uno stile oramai decotto, fatto di accordi sottobanco, di spartizione di poltrone e di totale assenza di trasparenza. I cittadini devono essere a conoscenza delle scelte relative alla gestione e alla programmazione dell’Autorità Portuale per poter, non solo controllare, ma magari incidere e suggerire in un confronto aperto e teso al bene comune. Per questo – continuano i due deputati del M5S – abbiamo accolto l’istanza del comitato che, dallo scorso maggio, si è fatto promotore della petizione e chiediamo al Ministro Lupi quali misure intenda adottare alla luce del protrarsi dello stato di non trasparenza dell’ente e se ritenga opportuno che le nomine relative al presidente e agli organici dell’autorità portuale sino stabilite dopo una selezione basata sul merito e sulle competenze. Perché sono queste le qualità che, a maggior ragione in questo periodo di crisi, devono essere premiate. Qualità che, unite ad un livello di trasparenza sinonimo di una gestione che non ha nulla da nascondere, potranno permettere il vero progresso economico del territorio brindisino – concludono L’Abbate e De Lorenzis – Dobbiamo uscire, una volta per tutte, dalle logiche partitiche e dobbiamo puntare all’eccellenza”.

La questione della trasparenza inizia il 18 marzo scorso, quando alcuni membri del Comitato portuale presentano una richiesta di “trasparenza amministrativa”, lamentando “un’eccessiva riservatezza dell’ente, con particolare riferimento ai Decreti Presidenziali”. Dopo pochi giorni, Haralambides risponde affermando che l’accesso agli atti amministrativi, per verificarne la legittimità, da chiunque richiesto (sia esso cittadino, associazione o impresa), deve essere dettato dalla legge n. 241 del 1990, per possibili profili di riservatezza. Ed è qui che intervengono i cittadini con una petizione dal titolo “Trasparenza degli atti dell’Autorità Portuale diBrindisi”, con la quale richiedono di rendere pubblici gli atti passati e futuri (decreti presidenziali, preventivi di spesa, consuntivi di spesa, elenco fornitori) nonché la creazione di un albo pretorio, consultabile on-line, con lo scopo di rendere pubblici tutti gli atti dello stesso ente. Richieste non ancora accolte, nonostante la trasparenza per la pubblica amministrazione sia prevista dal decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 che all’articolo 1, comma 2, recita “La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali, concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione. Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonch é dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino”. La parola, ora, spetterà al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi.

pubblicazioni sulla stampa

 

Alitalia: la politica faccia meno e meglio

La vicenda Alitalia è l’emblema dell’incapacità della politica e della nostra classe dirigente di non saper gestire non solo le istituzioni, ma anche le aziende nel caso specifico, le compagnie aeree.

Air France, come previsto, non ha alcuna intenzione di metter soldi in Alitalia, a meno di durissime condizioni: ridimensionamento ulteriore del personale, tagli di offerta, messa a terra di aerei, ristrutturazione del debito.

Nel 2008 la partnership con Air France, a condizioni migliori rispetto a quelle attuali, venne scartata in favore dell’italianità: la cordata dei “Capitani coraggiosi” sponsorizzati fortemente dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Accettare le condizioni attuali, invece, significherebbe innanzitutto una drastica riduzione del personale e una compagnia aerea completamente diversa da quella che conosciamo attualmente. In poche parole, Alitalia sembra avere il destino segnato.

Qualsiasi cosa accadrà, questa situazione è la certificazione ufficiale del fallimento della soluzione Berlusconi-Passera, accettata dal Pd e da tutti i sindacati, compresa la Cgil dell’attuale segretario del PD Guglielmo Epifani. Scrive Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca: “In 9 anni sono stati bruciati più di 9 miliardi di euro. Sono stati inoltre persi circa 9 mila posti di lavoro se li calcoliamo, come è corretto, come differenza tra tutti gli occupati, a tempo indeterminato e determinato, di AZ fly e controllate, AZ service ed AirOne, e quelli che sono stati assorbiti con l’avvio delle gestione Cai”. Risultati aziendali pessimi, insomma.

Adesso, il camuffato aiuto di Stato di 75 milioni di euro tramite Poste Italiane (nonostante il Ministro Lupi affermi che il Governo non sia assolutamente intenzionato ad investire risorse pubbliche) è l’ennesima prova di quanto non si sappia come gestire questa crisi, frutto di decisioni sbagliate e opportunistiche avvenute negli ultimi 10 anni.

Alitalia ormai non è più una compagnia di bandiera pubblica, quindi la garanzia della mobilità aerea, anche domestica, potrebbe essere esercitata attraverso le compagnie presenti sul mercato. Se, anzi, Alitalia liberasse gli slot che attualmente detiene e che non sfrutta per “gelosia” e per paura della concorrenza, forse il mercato domestico del trasporto aereo potrebbe avere più attori e più tratte gestite.

In conclusione, questa azienda ha sempre rappresentato un debito, un buco di bilancio, sia quand’era pubblica sia quando è stata affidata ai privati.

Garantire occupazione per il personale di Alitalia, attraverso l’obbligo di assunzione da parte delle compagnie che dovessero acquistare gli slot liberati, può essere un buon punto di partenza.

Comunicato Stampa del gruppo parlamentare del M5S della Commissione IX della Camera dei Deputati – Trasporti Poste e Comunicazioni.

Ilva e chiusura indagini su inchiesta “Ambiente svenduto”

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ILVA: L’INCHIESTA AMBIENTE SVENDUTO È SOLO IL RISULTATO DELLE POLITICHE DEL GOVERNO DELLE “LARGHE INTESE”

Per i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle gli amministratori inquisiti, che tuttora incidono su Taranto con le loro scelte, devono fare chiarezza e spiegare il perché tutte le proposte del M5S sono state bocciate

 

Si sono appena concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” da parte della Procura di Taranto che ha raggiunto 53 indagati, tra cui il presidente della Regione Puglia Vendola (Sel), il Sindaco di Taranto ed ex senatore della Repubblica Stefàno (Sel), il parlamentare Fratoianni (Sel), l’Assessore all’Ambiente della Puglia Nicastro (Idv), il presidente della V commissione Ambiente della Regione Puglia Pentassuglia (Pd), il presidente della commissione IPPC del Ministero dell’Ambiente Dario Ticali e Luigi Pelaggi del consiglio di amministrazione della Sogesid. Nomi illustri, che si sommano a quelli di Florido (ex Presidente della Provincia di Taranto) e di Conserva (ex Assessore all’Ambiente), che in alcuni casi continuano ad incidere sulle scelte da compiere per risollevare il territorio tarantino dall’Ilva. Al Senato, infatti, è stato appena approvato il ddl n. 1015-B che dispone l’autorizzazione di due discariche in località Mater Gratiae per rifiuti pericolosi, senza aver consultato l’Arpa Puglia. Va anche ricordato che le discariche dell’Ilva si trovano al di sopra della falda già contaminata e in prossimità di un’altra grande discarica di rifiuti speciali con altre indagini in corso da parte della Procura, Italcave, e vicino al sito dell’Ex-Cemerad, dove da oltre un decennio, rimangono depositati migliaia di fusti di rifiuti radioattivi. Per non parlare della prossimità delle discariche con siti industriali quali la raffineria Eni, il cementificio Cementir e tre inceneritori di rifiuti. È stato approvato, inoltre, un emendamento che, in caso di sequestro preventivo di qualsiasi disponibilità di aziende che gestiscono stabilimenti di interesse nazionale, relega la figura del custode giudiziario a mero controllore dell’operato della gestione che resta nelle mani degli organi societari. Tutto ciò, nonostante il 30 ottobre si sia verificato un incidente presso l’acciaieria 1 che ha coinvolto 15 operai dell’Ilva, costretti a ricorrere al servizio dell’infermeria per intossicazione da fumo nocivo.

 

Ovviamente, fino a quando non ci saranno i tre gradi di giudizio, la presunzione d’innocenza è d’obbligo –dichiarano deputati e senatori pugliesi del M5S – ma è necessario assumere la responsabilità politica di questa situazione imbarazzante. Ricordiamo che i soggetti oggi indagati a diverso titolo incidono ancora sul territorio, rilasciando autorizzazioni a discariche, inceneritori, cementifici, raffinerie, centrali elettriche. Ma soprattutto hanno la possibilità di influenzare la gestione delle bonifiche dove gli insufficienti, benché “ghiotti”, 119 milioni di euro stanziati, verranno spesi senza che le fonti inquinanti siano fermate, senza alcun controllo popolare nonché con grandi zone di ombra nella determinazione delle decisioni da intraprendere. Questa classe politica, racchiusa nel topico Governo delle “larghe intese”, ha bocciato e continuerà a bocciare ogni proposta dei cittadini tarantini. Dall’esenzione del ticket sanitario per gli abitanti entro i 20 km dal polo industriale a spese dell’Ilva al piano industriale che preveda anche ipotesi impiantistiche per una chiusura dell’area a caldo temporanea o definitiva nonché tecnologie di produzione dell’acciaio alternative agli inquinanti altiforni e cokerie con minor impatto ambientale, dall’obbligo di riesaminare l’AIA in merito agli esiti della “Valutazione del danno Sanitario” al blocco degli slittamenti degli interventi rispetto ai tempi previsti dall’AIA, dal divieto di nomina a Commissario a chi è stato componente degli organi amministrativi o abbia collaborato con l’azienda alla stipula di garanzie fidejussorie a tutela dell’ambiente e dei lavoratori sino all’ordine di priorità degli interventi ovvero bonifiche, prevenzione sanitaria, pagamento sanzioni, tutela dei crediti dei lavoratori e delle forniture e poi gli istituiti di credito. Tutte queste proposte portate in Parlamento sono state respinte e rigettate dalla coalizione PD-PDL e Scelta Civica. Risulta evidente – concludono i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle – l’abbandono delle istituzioni in un territorio come Taranto dove il diritto alla salute, noto a cittadini e amministratori, è stato ignorato dagli enti di vigilanza. A questa evidenza viene finalmente data risposta: una risposta attesa da decenni e che è sempre stata nascosta o mascherata dagli stessi responsabili che si ritenevano i difensori dell’ambiente e dei cittadini”.

 

Assemblea pubblica con i portavoce a Lecce

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Clicca qui per vedere altre foto dell’incontro

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Sarà possibile seguire la diretta streaming sul sito ustream nel canale movimentocinquestellelecce

In merito alle recenti vicende in cui alcune persone provano a gettare fango sulla mia persona, sul mio operato come portavoce e su quello degli altri parlamentari salentini, anche mediante l’ausilio di emittenti televisive, mi preme specificare quanto segue:

1 – l’incontro che si terrà Venerdi 1 Novembre a Lecce presso le Officine Cantelmo alle 17.00 (https://www.facebook.com/events/512370135520049/) è stato fortemente voluto dai parlamentari: in questi mesi abbiamo visitato altre città riportando la nostra esperienza e ascoltando come sempre la voce dei cittadini in tutta la regione Puglia e anche in altre città d’Italia; lo faremo anche a Lecce come era preventivato da mesi
2 – molte delle affermazioni ingiuriose e delle insinuazioni lesive provengono da chi a me non ha mai rivolto la parola o un cenno per avere chiarimenti, o paradossalmente da chi le risposte le aveva già avute (dato che non ci siamo mai sottratti ad alcun confronto) ma continua a denigrare; se costoro avessero avuto l’umiltà di chiedere o di ascoltare le risposte invece di partire con campagne diffamatorie avrebbero fatto certamente miglior figura e reso miglior servizio
3 – c’e’ stato un difetto di comunicazione da parte di tutti i parlamentari dovuto in parte alle decisioni prese come gruppo parlamentare, in parte alla mancanza di strumenti dove allegare alcuni documenti; la nostra presenza nelle piazze durante i fine settimana in tanti comuni e la presenza di profili pubblici dove poter chiedere informazioni senza calunniare serve anche a compensare tale carenza. A tal proposito, questa è una delle ragioni che mi ha spinto ad aprire il blog www.diegodelorenzis.it
4 – ribadisco l’ovvio: l’impegno sulla trasparenza non è mai mancato e non mancherà mai, come quello sugli altri elementi distintivi del movimento 5 stelle
5 – è evidente che, a parte qualcuno che può essere fuorviato in buona fede, altri stanno agendo con la piena consapevolezza di attaccare, senza aver chiesto o verificato informazioni, totalmente in malafede
6 – il fiato sul collo deve esserci e sono personalmente contento che molti cittadini oggi siano più attenti rispetto al passato, tuttavia mi rammarica vedere che chi ha creato una campagna per gettare discredito sia evidentemente, visti i metodi usati, animato da altri intenti
7 – chiunque continui con diffusione di informazioni non veritiere e offensive, ne risponderà nelle opportune sedi
8 – mi auguro che a seguito di queste delucidazioni, ciascuno possa, con il proprio impegno, lavorare per quella rivoluzione culturale per cui da anni combattiamo in maniera pacifica
Nel merito,
1 – RESTITUZIONE – l’importo della restituzione è stato comunicato come gruppo parlamentare (a livello nazionale e a livello regionale) per evitare inutili quanto pretestuosi distinguo (è banale, in linea di massima, che chi ha una famiglia restituisca meno di chi è single come è abbastanza scontato, in linea generale, che chi è residente a Roma o nel Lazio restituisca più di chi è eletto in altra circoscrizione/regione): l’elenco delle somme restituite non identifica necessariamente chi è più virtuoso o lavora maggiormente
2 – SPESE – nei primi 2 mesi e mezzo per alcuni le spese sostenute sono state pari o maggiori di quelle rimborsate a causa di spese eccezionali (alloggiare le prime settimane in albergo, anticipare le mensilità per un appartamento, pagare l’agenzia immobiliare)
3 – RENDICONTO – la logica sottostante la maschera di rendicontazione pubblica (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/trasparenza.html) non segue la logica di chi ha sviluppato i file excel di rendicontazione per i gruppi parlamentare di camera e senato. Il modello di file usato dai deputati è stato deliberato in assemblea (camera) tra 2 modelli differenti. Tale differenza porta, inserendo i dati del file nella maschera, a dei valori errati o fuorvianti (per esempio il valore negativo per entrambe le mensilita Marzo/Aprile e Maggio per la voce “Eccedenza Diaria e Altri rimborsi restituita”). Il ritardo della pubblicazione del prospetto di maggio, per il mio rendiconto, è dovuto alla difficoltà evidenziata.
Alcune voci del rendiconto, per esempio quelle relative alla caparra, sono inserite “impropriamente” nel rendiconto e verranno ovviamente rese al termine della legislatura o del contratto di affitto: questo modo di operare è dovuto al fatto che per molti di noi è stato difficile sostenersi a Roma per 2 mesi (inizi di marzo fino a fine aprile) anticipando tutte le spese: avendo ricevuto il primo bonifico i primi giorni di maggio (mese nel quale è stato assunto il collaboratore e sottoscritto il contratto di affitto)  per molti non è stato possibile materialmente pagare anche 2 mensilità anticipate, l’agenzia immobiliare, la mensilità corrente e la caparra
4 – COLLABORATORE – Bisogna distinguere tra collaboratori del gruppo e collaboratori personali. I collaboratori del gruppo sono stati scelti a seguito dell’attento esame e colloqui conseguenti di curricula ricevuti da parte di un gruppo di lavoro, che ha tenuto conto non solo della competenza per materia ma della competenza nella formazione e nel drafting legislativo. In merito ai collaboratori personali non esiste alcun vincolo per la loro scelta a parte quelli di legge (neanche nel codice di comportamento); sono stati assunti direttamente dai singoli senatori/deputati sulla base di criteri distinti secondo esigenze diverse: qualcuno aveva necessità di persone specializzate nella materia della propria commissione; qualcuno, che aveva già competenza sufficiente, necessitava di sostegno sul drafting legislativo; qualcuno aveva necessità di mantenere i contatti con il territorio e i gruppi locali; qualcuno ha fatto scelte in team di persone individuando profili diversi; qualcuno ha avuto necessità di persona di elevatissima fiducia per la necessità di affidare a questa persona la propria mail, anche quella privata, l’accesso al conto corrente bancario. Il mio collaboratore è assunto con regolare contratto registrato presso la Camera dei deputati e i versamenti di cui è beneficiario sono effettuati a mezzo bonifico bancario.
Nelle spese dichiarate ovviamente sono indicati importi lordi che contemplano gli oneri previdenziali e tutto quanto previsto dalla legge.
5 – ACCREDITI – è stata mia cura aprire un conto corrente bancario (presso Banca Etica) per l’accreditamento delle somme versate dalla Camera dei Deputati e che impiego per il pagamento di tutte le voci di spesa riportate nel rendiconto, trattenendo per me, attraverso bonifico su conto corrente personale, solo la somma di 5000 euro lordi come da impegno del codice di comportamento (le somme possono essere verificate sul sito personale). Presso gli uffici sono disponibili per chiunque volesse verificarli i documenti e le ricevute delle spese sostenute e di quanto dichiarato.
6 – RINUNCE INDENNITA DI CARICA AGGIUNTIVE – ho rinunciato all’indennità di carica aggiuntiva, come segretario di commissione (come hanno fatto tutti gli altri colleghi che ricoprono cariche a vario titolo); paradossalmente prendere queste somme per poi restituire un importo maggiore sarebbe mediaticamente più efficace ma abbiamo preferito rinunciarci
7 – BUSTA PAGA – nella busta paga elaborata per il calcolo dei 5000 euro lordi, il netto include gli oneri previdenziali (1/3 a carico del parlamentare) da versare all’INPS per il periodo della legislatura. Tuttavia, le ritenute IRPEF saranno conteggiate sullo stipendio da parlamentare e non su quello ridotto dei 5000 euro lordi
8 – PUBBLICAZIONE REDDITI – ho dato il consenso per pubblicare sul sito della Camera dei Deputati i redditi, le spese della campagna elettorale e la situazione patrimoniale. Se ancora non sono disponibili sul sito della Camera dipende dal lavoro dell’ufficio preposto (il fascicolo attraversa un iter per cui vengono eliminate le informazioni sensibili), dal numero di deputati e dalla possibilità per alcuni di compilare la dichiarazione dei redditi entro il 30 settembre.
Segnalo i link utili per ulteriori chiarimenti

S.S. 275 Conferenza stampa su interrogazione parlamentare

Interrogazione Parlamentare di Diego De Lorenzis sulla SS 275

Video M5S Diego De Lorenzis- SS 275 Maglie Leuca

Conferenza Stampa

Si è tenuta questa mattina (sabato 26 ottobre 2013) la conferenza stampa congiunta tra parlamentari del movimento 5 stelle e il Comitato 275 in cui è state presentate le interrogazioni che senatori (il 29 maggio 2013) e deputati (il 4 ottobre 2013) del movimento hanno posto a Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Ministro dell’economia e delle finanze e Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

DIEGO DE LORENZIS portavoce del M5S alla Camera: “Riteniamo sconcertante che il ministero a distanza di mesi non abbia risposto su una questione tanto importante; il parlamento ormai non svolge la sua funzione in difesa dei diritti dei cittadini ma ci battiamo con tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione per fare luce su eventuali eventi di malaffare: se le tesi del comitato dovessero essere accertate, saremmo di fronte all’ennesimo scandalo in cui parecchi milioni di soldi pubblici sono stati trafugati nella commistione tra imprenditoria (prosal), organi statali (anas) e politica (sisri)”

BARBARA LEZZI senatrice portavoce del M5S al Senato: “Già il 29 maggio scorso, pochissimo tempo dopo esserci insediati in Senato, abbiamo posto al Ministro per le Infrastrutture un’interrogazione sulla 275. Da Vice Presidente della Commissione Bilancio, la parte che più mi preme chiarire è quella in merito ad ANAS che incarica il SISRI che a sua volta delibera a PRO.Sal S.r.l., un’azienda privata, svariati milioni di euro per fare un progetto senza gara pubblica e senza averne i titoli. Nonostante siano ampiamente scaduti i termini, non abbiamo ricevuto risposta. Auspichiamo che il Ministro, a differenza di quanto fatto in Senato, intenda rispondere con solerzia ai colleghi della Camera.”

LUIGI PACCIONE avvocato del Comitato 275: “Suscita grande allarme sociale il silenzio di Anas spa sulle denunciate irregolarità nell’affidamento dell’incarico di progettazione del raddoppio S.S. 275 stante la comprovata mancanza in capo alla sub appaltatrice delle necessarie abilitazioni di legge [soprattutto in materia geologica e geo-idrologica]. Spero che il Ministro in Parlamento faccia finalmente chiarezza su tale aspetto, visto che Anas, società ad intero capitale pubblico, ha riservato ai Comitati ambientalisti e ai proprietari espropriandi da me assistiti un illegittimo trattamento di totale indifferenza.”

VITO LISI portavoce Comitato 275: “il risultato di tale pensiero sarebbe non solo l’inutilità ma soprattutto il danno economico perenne per le future generazioni del Salento; non possiamo permetterci di seppellire le nostre vere ricchezze che sono gli oltre 5000 olivi, i km di muretti a secco, i vari monumenti della civiltà contadina, i sentieri archeologici e tutto quello che è inimitabile e che per ostinata presunzione si vorrebbe cancellare per sempre. Noi non lo possiamo permettere.”

CORRADO RUSSO Ass. Gaia – membro del comitato 275: “I documenti parlano chiaro, ciò che fin’ora è stata fatta passare sui media per una contrapposizione politica sul no o il si al raddoppio, è in realtà una mera questione di legittimità o meno sul percorso progettuale e procedurale. Tutti vogliamo una mobilità efficiente e sostenibile, il punto è con quali mezzi arriviamo a costruirla. Per questo è necessario ora ripartire da una nuova progettazione partecipata e trasparente. Se questo fosse stato fatto sin dall’inizio, oggi avremmo già una viabilità migliore di quella attuale”.1375279_10201694091467584_1982742006_n

 

Alcuni Media che hanno ripreso la notizia

http://www.leccenews24.it/articoli/politica/2013/10/26/190397/statale-275-il-m5s-interroga-il-ministro-dei-trasporti.html
http://www.lecceprima.it/politica/cinque-stelle-interrogazione-strada-275-dubbi-affidamento-progettazione.html
http://magazine.pianetalecce.it/archives/s-s-275-il-m5s-interroga-il-ministro-dei-trasporti
http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=16029
http://www.giornaledipuglia.com/2013/10/ss275-m5s-interroga-il-ministro-dei.html
http://www.futuratv.it/politica/15020-ss-275-il-m5s-interroga-il-ministro-dei-trasporti.html