SLA a Manduria: casi 4 volte maggiori della media nazionale

logo-AISLA-OnlusVi ricordate quando la scorsa estate molti si buttavano sulla testa un secchio di acqua ghiacciata secondo una sfida (“Ice Bucket Challenge”) che pochi hanno compreso? Vi ricordate il governo che toglie soldi all’assistenza delle persone non autosufficienti? In entrambi i casi i media si sono occupati di SLA a livello nazionale.

Grazie ai cittadini attivi e informati nell’area di Manduria, che mi hanno dato la loro voce, ho appreso che sono presenti sei casi di SLA in una popolazione di circa 30.000 abitanti, contro una media nazionale di circa cinque casi ogni 100.000 abitanti: quasi il quadruplo rispetto alla media. Per questo e per non spegnere i riflettori su questo tema, ho presentato un’interrogazione parlamentare per avere risposte sulla anomala situazione della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) nell’area di Manduria.

La particolare incidenza nel territorio di Manduria indicherebbero che all’origine di questa malattia potrebbe esserci l’inquinamento di natura ambientale, che si manifesta anche con la degenerazione dei motoneuroni, le cellule depurate al controllo del movimento, della deglutizione e della respirazione.

Per far fronte al problema dell’inquinamento causato da sversamenti illegali di rifiuti, nella zona di Manduria sono state adottate moderne tecnologie, come la dissociazione molecolare che consiste in un processo di gassificazione e si applica nel trattamento di rifiuti urbani, per piccole comunità e altra tecnologia utilizzata è «all’arco plasma». Il plasma è il quarto stato della materia (solido, liquido, gassoso), ottenuto mediante una scarica, fornita attraverso un arco elettrico, che consente di ottenere la ionizzazione di una corrente gassosa.

L’esecutivo deve far luce sull’atroce situazione e intervenire con la massima urgenza, per questo, chiediamo di predisporre uno screening epidemiologico per il tramite dell’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione residente nell’area di Manduria e dei comuni limitrofi nella provincia di Taranto. Occorre mettere in moto tutte le forme di controllo del territorio pugliese, atte a fermare il criminale e illecito sversamento di rifiuti tossici in qualunque area, in particolare con riferimento alle zone agricole e ad alta densità abitativa, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini, nonché tutelare la salubrità dell’acqua, del terreno e dell’aria.

Torre Guaceto: il paradiso che Vendola rischia di cancellare

10578375_10202739334073425_1516067577_n-3 C’era una volta un paradiso naturalistico. C’è ancora, ma a causa della Regione Puglia sta rischiando di scomparire.

Parliamo di Torre Guaceto, nel brindisino. Le foto in rete restituiscono le immagini di quello che era prima il litorale con le sue bellissime spiagge prima che entrasse in funzione il depuratore di Carovigno, con i suoi scarichi che finiscono direttamente in quella che una volta era un’altra perla turistica della Puglia. Torre Guaceto è un’oasi protetta meravigliosa, ma sta morendo avvelenata da settimane con un costante flusso di scarico di liquami, nonostante per legge* l’area marina protetta vieti “l’alterazione, con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente marino, nonché la escavazione e la raccolta di materiali inerti;”

E le istituzioni? Finora hanno dormito e per recuperare il tempo perso si muovono, senza visione e programmazione, creando ulteriore danno.

La prima denuncia risale a metà settembre, e fu il Consorzio di gestione dell’area protetta che raccolse foto e testimonianze per raccontare l’epilogo della riserva naturale che soprattutto d’estate risulta un ottimo traino per il turismo.

Il 22 settembre infatti è stato attivato il nuovo depuratore dell’Acquedotto Pugliese che raccoglie le acque fognarie dei comuni di San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, delle marine in provincia di Brindisi, e presto accoglierà anche i reflui di Carovigno.

L’impianto a regime dovrebbe scaricare ogni giorno 10 mila metri cubi di acque con tasso di depurazione minimo** nel canale Reale, la cui foce è proprio nella zona a massima protezione*** della riserva naturale brindisina, la più tutelata e nella quale è perfino vietata la balneazione per non alterare l’ecosistema marino. Pensiamo, tra l’altro, che il depuratore sia sottodimensionato rispetto il carico di reflui che si potrebbe generare nei periodi estivi in cui i turisti scelgono questo incantevole territorio baciato dal sole e dal mare con caratteristiche naturalistiche straordinarie, per passare le proprie vacanze. Inoltre, ad oggi, non è dato sapere se nei comuni sopraccitati vi sia una corretta separazione della fognatura nera e bianca.

A dare il via al disastro è stata la Regione Puglia, nello specifico il Servizio risorse idriche regionale.

10735907_10205599225166457_1270561528_n-2 Noi del Movimento 5 Stelle stiamo denunciando da settimane la sistematica distruzione di questa riserva anche con diverse interrogazioni parlamentari in ambito italiano ed europeo. Insieme ad alcuni cittadini che seguono nel dettaglio la vicenda, abbiamo incontrato nei giorni scorsi il sindaco, l’assessore competente del Comune di Brindisi e anche il direttore della riserva (il presidente si è dimesso) spronandoli a non arrendersi e consigliando ulteriori azioni da intraprendere. Vogliamo che tutti i cittadini si mobilitino, e non solo i brindisini. Torre Guaceto è ancora un paradiso, ma a causa della Regione Puglia, è un paradiso in pericolo. Il territorio italiano è costantemente sotto attacco: Torre Guaceto è un pezzo della nostra ricchezza che si sta sgretolando a causa della politica scellerata.Fate un selfie con la scritta “#SaveTorreGuaceto”. Facciamo sentire tutta la nostra pressione perché la riserva non muoia e rimanga un meraviglioso gioiello naturalistico.

* Decreto interministeriale 4 dicembre 1991 –Istituzione della riserva naturale marina denominata “Torre Guaceto” (G.U. della Repubblica Italiana n. 115 del 19 maggio 1992)

** I valori devono rispettare la tabella 1 dell’allegato 5 parte III del D.lgs n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) prevede i limiti meno stringenti

***La ZONA A è del Parco Marino (di cui il decreto interministeriale del 4 dic. 1991) è la maggiormente protetta, e quindi viene chiamata “Riserva Integrale” 

La coerenza di SEL: la Bellezza in Costituzione e gli orrori sul territorio

 unnamed-2Il M5S è venuto a conoscenza dell’ “importantissimo” convegno dal titolo “Riconoscere la Bellezza” organizzato da SEL che si terrà il prossimo 26 novembre. Lo scopo di questo convegno è presentare la proposta di legge c.d. “Modifica all’articolo 1 della Costituzione in materia di riconoscimento della bellezza quale elemento costitutivo dell’identità nazionale”, d’iniziativa della deputata Pellegrino.

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Nel sito “Bellezza in Costituzione”, inerente alla presente iniziativa, si evidenziano le motivazioni di tale proposta e l’aggiunta alla fine dell’art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana del seguente comma: “La Repubblica Italiana riconosce la bellezza quale elemento costitutivo dell’identità nazionale, la conserva, la tutela e la promuove in tutte le sue forme materiali e immateriali: storiche, artistiche, culturali, paesaggistiche e naturali”.

Ci si chiede se un partito capace di tale slancio politico sia lo stesso che nella Regione Puglia ha lastricato i campi agricoli con impianti fotovoltaici delle multinazionali, favorito lo sviluppo di inceneritori e gasdotti, permesso trivellazioni e sversamenti di liquami in meravigliose oasi naturalistiche e garantito l’inquinamento letale delle aziende siderurgiche, solo per spartirsi poltrone e interessi con gli altri partiti, vivendo di politica sulle spalle dei pugliesi.

Se davvero SEL volesse essere paladina della bellezza non si vede perchè il presidente Vendola esiti ancora ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto legge 133, detto “Sfascia Italia”. Ci si chiede quindi quale sia il contributo che tale forza politica possa dare alla bellezza dopo aver contributo agli orrori del paesaggio pugliese che, nonostante questi scempi continua ad essere una tra le più belle.

Provincia di Lecce contro le trivelle. Propaganda o contrarietà a tutte le energie fossili?

convocazione 24 novembre 2014 trivelleI parlamentari leccesi, Buccarella, De Lorenzis, Donno e Lezzi colgono di buon grado l’incontro che si tiene oggi 24 novembre in Provincia di Lecce. Personalmente non potrò partecipare a causa dei lavori d’aula sul “jobs act”. Tuttavia, la sen. Barbara Lezzi, in rappresentanza anche dei sen. Donno e Buccarella, che saranno in regione per discutere della legge elettorale, parteciperà non solo per concertare un percorso condiviso che tuteli il territorio dalle imminenti trivellazioni ma, soprattutto, per ribadire quanto sia preistorica la politica energetica nazionale e per cercare, a tal proposito, un altrettanto impegno condiviso al fine di portare a tutti i livelli anche la battaglia contro TAP e nuovi gasdotti in genere. Ci auguriamo chiarezza e prese di posizione ferme per non incorrere in ipocrisie e mere propagande elettorali, dato che, per esempio, proprio la Provincia presieduta da Gabellone non ha mai espresso contrarietà al gasdotto TAP. Quindi, sicuramente e coerentemente dal M5S un sicuro NO trivelle e gasdotti perché preferiamo reti intelligenti (“smart grid”) che distribuiscano efficientemente energia prodotta in forma diffusa da piccoli impianti domestici rinnovabili (non i grandi impianti che devastano paesaggi e territori), investimenti per efficientamento energetico degli edifici (quel settore che, tra l’altro, per un miliardo di investimento generano 18.000 posti di occupazione), e quelli in ricerca e sviluppo per le tecnologie per immagazzinare energia.

Ferrovie Appulo Lucane: il vicepresidente Marmo specula per la campagna elettorale

treno_homeSe Marmo vuole verificare lo stato delle Ferrovie Appulo-Lucane, le usi tutti i giorni come i pendolari ed eviti le passerelle elettorali

In relazione al tour che oggi, 19 novembre 2014, il vicepresidente del Consiglio Regionale terrà per verificare lo stato del servizio del trenino FAL, partendo dalla stazione di Bari Centrale e arrivando fino ad Altamura, per visitare alcune aziende murgiane, accogliamo con piacere il giro, un po’ tardivo e quasi in piena campagna elettorale regionale pugliese. Sicuramente il suo collega del partito di Berlusconi, nonché amministratore delegato delle FAL, nonché Presidente della Giunta Comunale di Rutigliano, Matteo Colamussi, gli avrà spiegato bene come funzionano i trasporti ferroviari dell’azienda e come riesce ad amministrarli.

Un viaggio decisamente impegnativo quello di Marmo, ma siamo certi che tempi di percorrenza e costi gli saranno stati ben illustrati da Colamussi. Non vorremmo, infatti, che vengano disattese le aspettative di efficienza e rapiditià di cui le FAL S.r.l. si vantano da qualche tempo. Consigliamo a Nino Marmo di confrontarsi con i passeggeri pendolari che incontrerà sulle carrozze che ogni giorno usano le Ferrovie Appulo-Lucane, per esempio sulla tratta Bari-Altamura-Matera, tra disagi, ritardi, cambi di mezzi ed ogni eventualità possibile ed immaginabile. Quello senza clamore mediatico e tappeto rosso, negli altri 364 dell’anno sarà sicuramente un confronto più sincero e utile.

S.S. 275: non sprechiamo i soldi!

275-2Investire i fondi in messa in sicurezza dell’esistente, bonifiche e trasporto ferroviario per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini pugliesi senza favorire le lobby del cemento e le opere inutili

Nonostante, il groviglio amministrativo e giudiziario, la scoperta di discariche abusive delle quali non si conosce il numero, l’estensione e il contenuto, che potevano costituire ottimi motivi affinché la politica riflettesse sulla reale utilità dell’opera, i partiti confermano le scelte disastrose in materia di cementificazione del territorio, sprecando denaro pubblico.

Prendo atto che per avere delle risposte è inutile presentare tre interrogazioni al ministro, bisogna chiedere informalmente audizione ad Anas tramite un sottosegretario come hanno fatto i colleghi del PD e di FI.

Il 3 novembre scorso, il Presidente Nichi Vendola aveva scritto ad Anas per sollecitare la realizzazione dell’opera che costerà ai contribuenti quasi 300 milioni di euro. Anas, dal canto suo, nonostante le indagini delle Guardia di Finanza sulle discariche e l’indagine a carico del presidente dello stesso ente sulla vicenda, ha rassicurato tutti gli altri politici sull’intenzione di voler proseguire i lavori chiudendo la fase istruttoria entro la fine dell’anno.

Sebbene abbia fatto presente che non tutto il territorio è concorde nella realizzazione dell’opera così come prevista nel progetto attuale, i partiti hanno ripetuto i soliti quattro argomenti demagogici: l’opera va realizzata per garantire la sicurezza stradale, per non perdere i fondi, per poter attuare le bonifiche e perché così si crea occupazione. La sicurezza stradale è un pretesto perché la realizzazione del progetto fino al Comune di Montesano e la messa in sicurezza dell’esistente è una soluzione che non troverebbe alcun dissenso e, al contempo, sarebbe un risparmio per le tasche dei cittadini, raggiungendo il medesimo obiettivo di ridurre l’incidentalità lungo l’asse viario da Maglie a Leuca. La perdita dei finanziamenti è chiaramente una bufala: è una questione di volontà politica. Metà sono fondi della Regione cioè soldi dei pugliesi, l’altra metà sono risorse statali. Quindi, basterebbe una riga in un decreto e una delibera di giunta, proprio di quei partiti che sono rispettivamente al governo nazionale e regionale, per lasciarli sul territorio.

Ma anche la realizzazione dell’opera come unico modo per procedere alla bonifica dei terreni è un mero ricatto. La bonifica va effettuata a prescindere dall’opera per garantire la salute dei cittadini e la salubrità del territorio, costituendo certamente una forma più utile di impegno delle risorse che pertanto rimarrebbero al territorio. L’occupazione, poi, è un falso ideologico frutto di una mentalità ottocentesca dell’economia e dello sviluppo economico con una crescita infinita della produzione dei beni senza alcun progresso umano e sociale: studi autorevoli, incluso quello del centro studi della Camera dei Deputati presentato qualche settimana fa, dimostrano che a parità di risorse investite, il settore della prevenzione del dissesto idrogeologico crea un’occupazione dieci volte superiore di quella ottenuta investendo nelle fonti fossili e nelle opere di cementificazione come la Strada Statale 275. Addirittura, se si impegnassero le medesime risorse in riqualificazione energetica, il numero di occupati sarebbe 25 volte maggiore.

Qualcuno poi parla dei tempi di percorrenza: se si andasse a una media di 40 km/h per gli ultimi 7 km si impiegherebbero 10 minuti e 30 secondi. Se con il progetto la velocità MEDIA salisse a 80 km/h gli stessi chilometri sarebbero percorsi in 5 minuti e 25 secondi. Su 60 minuti fino a Lecce e 2h e 30 minuti per arrivare a Bari, qualcuno crede davvero che la priorità per la collettività sia spendere centinaia di milioni per risparmiare 5 minuti quando i treni impiegano per lo stesso percorso 4 ore e mezzo?

 incendio-su-treno-fse-partito-da-gagliano-del-capo-e-diretto-a-leccePer queste ragioni, oltre alle tre interrogazioni già depositate sul discutibile affidamento diretto della progettazione ed esecuzione dell’opera, sulle discariche di rifiuti illegali lungo il tragitto e infine sul possibile conflitto d’interessi tra alcuni protagonisti della progettazione, della costruzione dell’opera e dell’autorità anticorruzione, ho depositato alla Camera dei Deputati, una risoluzione per lo spostamento dei fondi pubblici destinati sulla statale 275 verso le bonifiche ambientali delle discariche e l’elettrificazione della linea a ferrovia Martina Franca-Lecce-Otranto-Gagliano del Capo. In questo modo, migliorerebbe le condizioni di trasporto per i cittadini, che non dovrebbero avere il possesso di due o tre auto a famiglia, si darebbe impulso al turismo, si impiegherebbero i fondi per un’opera utile al territorio, decongestionando gli assi viari e ottenendo quindi miglioramenti dei tempi di percorrenza e minore congestione sulla strada con ricadute positive anche sulla sicurezza stradale. L’elettrificazione, l’ammodernamento e il potenziamento della linea ferroviaria è una proposta, prevista ma strategicamente senza risorse assegnate, proprio dal PD nel decreto ‘Sblocca Italia’ appena approvato, che vedrebbe tutti i cittadini e i loro rappresentanti convergere su una soluzione di buon senso. Le direttive europee ma anche le norme nazionali, spingono la politica a pianificare per trasferire il trasporto dalle FSE-Ade33-Alessano-CG-12-01-01-_DSC1056strade sulla ferrovia, eppure tutti i partiti continuano a sprecare ingenti quantità di denaro pubblico per costruire nuove strade molto costose e altrettanto inutili mentre si continua a tagliare sulla ferrovia e sul trasporto pubblico. Anche la Legge di Stabilità 2015 testimonia che chi governa e ha governato la Puglia e l’Italia non l’ha fatto nell’interesse della cittadinanza, ma solo per agevolare milionari bandi di gara per le lobby del cemento e dell’asfalto. Per questo, se la coerenza ha ancora un valore per centrodestra e centrosinistra, possono approvare la risoluzione del M5S, dimostrando che sono davvero dalla parte dei servizi pubblici e dei cittadini. Ovviamente la speranza che aderiscano realmente è pressoché nulla date la miopia e le mille contraddizioni dei partiti ma continueremo a proporre valide soluzioni alternative per migliorare il Paese, inchiodando i partiti alle proprie responsabilità davanti agli sprechi.

#TAP: il Ministero sia garante e trasparente!

Ingresso di Via Molise, 2

Ho chiesto ufficialmente al MISE di poter partecipare alla conferenza dei servizi relativa a #TAP. Permetteranno ad un dipendente di 9 milioni di Italiani di sapere cosa si dicono e cosa decideranno in quella sede.

richiesta incontro mise tapOppure i cittadini si devono per forza disinformare con agenzie stampa e dichiarazioni slogan dei politicanti di mestiere?

Chiaramente vorrei poter intervenire ma come mi hanno ribadito in altre sedi (al Ministero dei Trasporti) potrei non essere titolato a farlo (lo so è scandaloso)… tuttavia credo che nulla osti a farmi partecipare solo per ascoltare e poter riferire. D’altronde mi pagate anche per questo: essere il terminale di una rete e far passare a voi le informazioni “diTAP pipeline_550x300 palazzo” senza intermediazioni e filtri degli uffici di comunicazione degli apparati politico e mediatico.

 

Ad ogni modo pubblicherò la risposta del Ministero… stay tuned!

Libretto di circolazione e nuove multe… state tranquilli!

  STOP TRAFFICODa qualche giorno ricevo messaggi di persone allarmate da articoli di stampa relativi ad una disposizione normativa che prevede il pagamento di una multa di almeno 705 €, qualora il nome della patente non corrisponda a quello riportato nella carta di circolazione. Su vostra sollecitazione ho approfondito il tema anche contattando i dirigenti del Ministero dei Trasporti. Per una volta tanto Renzi non ha messo una nuova tassa!

La notizia infatti non è corretta: si tratta di una norma volta a favorire i controlli su coloro che affittano abusivamente dei mezzi o per quelle aziende che usano i mezzi dati in uso ad altri per ottenere vantaggi fiscali. La misura, introdotta dopo un lungo confronto con tutti i soggetti interessati (associazione delle compagnie di affitto mezzi, …), ha l’unico scopo di vietare l’intestazione fittizia dei veicoli ed è quindi volta a permettere alle forze di polizia di controllare che il proprietario del veicolo sia colui che è indicato nella carta di circolazione. Posso rassicurare che non si corre alcun rischio di sanzioni utilizzando, come comunemente accade, l’auto, la moto o un altro mezzo di cui non siamo proprietari come quella di un amico o di un parente.

Per chi voglia approfondire può continuare la lettura… La norma non è stata varata in questa legislatura ma è la legge n.120 del 29 luglio 2010 “Disposizioni in materia di sicurezza stradale.” (pubblicata in G.U. n. 175 del 29 luglio 2010 suppl. ord.) All’art.12, “Introduzione dell’articolo 94-bis e modifiche agli articoli 94 e 96 del decreto legislativo n. 285 del 1992, in materia di divieto di intestazione fittizia dei veicoli“, di tale legge, viene modificato l’art. 94 del codice della strada (decreto legislativo 285 del 1992) con l’introduzione del comma 4-bis, che riporto di seguito:

sanzioni4-bis. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 93, comma 2, gli atti, ancorché diversi da quelli di cui al comma 1 del presente articolo, da cui derivi una variazione dell’intestatario della carta di circolazione ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario stesso, nei casi previsti dal regolamento sono dichiarati dall’avente causa, entro trenta giorni, al Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine dell’annotazione sulla carta di circolazione, nonché della registrazione nell’archivio di cui agli articoli 225, comma 1, lettera b), e 226, comma 5. In caso di omissione si applica la sanzione prevista dal comma 3.

Per semplicità riporto anche il comma 3 (art. 94 del C.d.S.): “3. Chi non osserva le disposizioni stabilite nel presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 705 a euro 3.526.

Pertanto la norma, che ha lo scopo di vietare l’intestazione fittizia dei veicoli, si applica esclusivamente, nei casi previsti dal regolamento, quando ci sono atti (diversi da trasferimenti di proprietà, costituzione di usufrutto, contratti di leasing) che comportino la variazione dell’intestatario della carta di circolazione o la disponibilità del veicolo per un periodo superiore a 30 giorni ad un soggetto diverso dall’intestatario.

All’indirizzo del ministero dei trasporti http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=normativa&o=vd&id=2172 trovate la Circolare Prot. 15513 del 10/07/2014 che chiarisce l’ambito di applicazione della norma e di cui riporto i passaggi di interesse:

carta circolazioneOGGETTO: Art. 94, comma 4-bis, c.d.s. e art. 247-bis, d.P.R. n. 495/1992 – Nuove disposizioni in materia di variazione della denominazione o delle generalità dell’intestatario della carta di circolazione e di intestazione temporanea di veicoli. 

Premessa – Com’è noto, il comma 4-bis dell’art. 94 c.d.s., introdotto dall’art. 12, comma 1, let. a), della legge n. 120/2010, prevede obblighi di comunicazione, finalizzati all’aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione, in caso di atti, diversi da quelli previsti dal comma 1 del medesimo art. 94 c.d.s. (trasferimenti di proprietà, costituzione di usufrutto, contratti di leasing), dai quali derivino variazioni concernenti gli intestatari delle carte di circolazione, ovvero che comportino la disponibilità dei veicoli, per periodi superiori ai 30 giorni, in favore di soggetti diversi dagli intestatari stessi. La medesima norma ha altresì demandato al regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada l’individuazione delle fattispecie ricadenti nella nuova previsione legislativa e, conseguentemente, si è resa necessaria una modifica del d.P.R. n. 495/1992, adottata con iI d.P.R. 28 settembre 2012, n. 198 il quale ha introdotto l’art. 247-bis. Detto decreto è stato pubblicato sulla G. U. n. 273 del 22 novembre 2011 ed è in vigore dal 7 dicembre 2012. E’ altrettanto noto, tuttavia, che si è reso necessario procrastinare la concreta applicazione del richiamato art. 247-bis in attesa della realizzazione delle procedure informatiche indispensabili per dar corso ai procedimenti amministrativi di aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione, così come prescritto dall’art. 94, comma 4-bis, c.d.s..

Ciò premesso, si comunica che la predisposizione delle predette procedure informatiche è stata condotta a termine, con l’avvertenza che le stesse, al momento, non si applicano ai veicoli in disponibilità di soggetti che effettuano attività di autotrasporto sulla base di:

-iscrizione al REN o all’albo degli autotrasportatori;

-licenza per il trasporto di cose in conto proprio;

-autorizzazione al trasporto di persone mediante autobus in uso proprio o mediante autovetture in uso di terzi (taxi e ncc).

Con riferimento ai predetti veicoli, infatti, verranno emanate apposite disposizioni.

Si evidenzia, inoltre, che le procedure in parola saranno concretamente operative a partire dal 3 novembre 2014, al fine di consentire, in particolare, alle Forze dell’Ordine e all’utenza professionale interessata di adottare le necessarie misure organizzative. Pertanto, fino alla predetta data, resta ferma l’impossibilità di concreta applicazione delle sanzioni previste dall’art. 94 c.d.s. in relazione alle fattispecie per le quali trova applicazione il richiamato comma 4-bis, così come già segnalato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno con nota prot. n. 33691 del 6 dicembre 2012. Al riguardo, si precisa che è fatto obbligo di annotare sulla carta di circolazione e nell’Archivio Nazionale dei Veicoli i dati relativi agli atti posti in essere a decorrere dal 3 novembre 2014. Pertanto, in caso di omissione, saranno applicabili nei confronti dell’avente di causa le sanzioni previste dal medesimo art. 94, comma 4-bis, c.d.s.. Laddove richiesto dagli utenti interessati, resta ovviamente salva la possibilità di provvedere all’aggiornamento delle carte di circolazione e dell’Archivio Nazionale dei Veicoli anche con riferimento agli atti insorti anteriormente al 3 novembre 2014, ed in specie quelli posti in essere tra il 7 dicembre 2012 ed il 2 novembre 2014; in tal caso, tuttavia, l’eventuale omissione non dà luogo alla applicazione delle predette sanzioni. Ciò premesso, con la presente circolare si forniscono le necessarie direttive per l’aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Veicoli e per l’emissione dei tagliandi di aggiornamento delle carte di circolazione nelle ipotesi contemplate dalla nuova disciplina[…]

A) Ambito oggettivo di applicazione – Tenuto conto delle fattispecie individuate dall’art. 247-bis del d.P.R. n. 495/1992 e delle avvertenze illustrate in Premessa, le nuove procedure trovano al momento applicazione esclusivamente con riferimento alle carte di circolazione relative agli autoveicoli, ai motoveicoli ed ai rimorchi, la cui disponibilità non sia assoggettata al possesso di titoli autorizzativi, nel caso in cui:

– vi sia una variazione della denominazione dell’ente intestatario;

-vi sia una variazione delle generalità della persona fisica intestataria;

-un soggetto abbia la temporanea disponibilità, per un periodo superiore a 30 giorni, di un veicolo intestato ad un terzo, a titolo di comodato, in forza di un provvedimento di affidamento in custodia giudiziale o di un contratto di locazione senza conducente;

-si debba procedere alla intestazione a nome di soggetti giuridicamente incapaci. […]

La circolare continua elencando le ipotesi contemplate dalla vigente disciplina:
C) Variazione della denominazione o della ragione sociale dell’ente intestatario della carta di circolazione
D) Variazione delle generalità della persona fisica intestataria della carta di circolazione
E) Intestazione temporanea di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi
E.1) Comodato
E.1.1) Comodato di veicoli aziendali
E.2) Custodia giudiziale
E.3) Locazione senza conducente
E.4) Locazione senza conducente di veicoli da destinare ai Corpi di Polizia Locale
E.5) Intestazione di veicoli di proprietà di soggetti incapaci di agire
E.6) Altre fattispecie
E.6.1) Utilizzo di veicolo intestato al de cuius
E.6.2) Utilizzo di veicoli con contratto “rent to buy’
F) Furto, smarrimento, distruzione o deterioramento della carta di circolazione
G) Veicoli facenti parte del patrimonio di un “trust”
H) Variazione della sede di imprese esercenti la locazione di veicoli senza conducente

Più di mezzo milione alle PMI!

BannerRESTITUTIONPUGLIADal nostro ingresso a Palazzo Madama e Montecitorio, i portavoce, deputati e senatori, 5 Stelle hanno restituito 635.362,67 euro, rinunciando alle indennità aggiuntive di carica e rendicontando in modo trasparente le spese. Nell’ultimo trimestre, altri 110 mila euro al Fondo per le PMI!

L’avevamo promesso sui palchi in campagna elettorale e continuiamo imperterriti a mantenere la parola data agli elettori italiani, nonostante i costi della politica non siano più una priorità del Governo Renzi e pare siano stati accantonati nel dibattito pubblico del Paese. I parlamentari pugliesi del M5S, dieci tra deputati e senatori, infatti, hanno provveduto alla rendicontazione dell’ultimo trimestre (da aprile a giugno 2014), contribuendo ancora una volta con quasi 110 mila euro al Fondo per le Piccole e Medie Imprese, così da permettere il conferimento di prestiti alle aziende italiane e sostenere l’economia ed i posti di lavoro nazionali. Il fondo ha già permesso, difatti, di far erogare dagli istituti di credito ben 91 milioni di euro di prestiti a favore di startup innovative e incubatori certificati, con notevoli incrementi nell’ultimo periodo.

I portavoce alla Camera dei Deputati Giuseppe L’Abbate, Giuseppe D’Ambrosio, Diego De Lorenzis, Francesco Cariello, Emanuele Scagliusi, Giuseppe Brescia ed quelli al Senato della Repubblica Lello Ciampolillo, Barbara Lezzi, Daniela Donno e Maurizio Buccarella, oltre a rifiutare tutte le indennità ulteriori previste per le cariche istituzionali all’interno delle commissioni parlamentari, hanno rinunciato a 525.660,09 euro da metà marzo 2013, data di inizio dell’attuale Legislatura, a marzo 2014. Una cifra che, aggiunta agli ulteriori 109,702,58 euro, portano il totale dei soldi restituiti agli italiani a 635.362,67 euro. Soldi non spesi che, se incassati come da sempre fatto dai politici dei partiti, costituirebbero per giunta reddito non tassato.

Il nostro è un minimo contributo alle imprese del nostro Paese tartassate ogni giorno di più da una politica che mira allo spot, allo slogan e non ad azioni concrete. Non ci resta che invitare tutti gli interessati ad approfondire i meccanismi di funzionamento del fondo sul sito www.fondidigaranzia.it/imprese.html: si parla di soldi certi a disposizione di tutti gli italiani che possono aiutare chi è in difficoltà. Quel che diciamo, facciamo e continueremo a fare. Nonché invitare i politicanti dei partiti a passare dalle parole contro i costi della politica finalmente ai fatti. Li abbiamo visti spesso emulare le nostre iniziative, le nostre proposte di legge ed addirittura i nostri emendamenti, ci auguriamo sinceramente che vogliano emularci anche questa volta.

La scelta del M5S su “dove versare le eccedenze” si è focalizzata, sin dall’inizio, su un fondo che consentisse l’applicazione di più favorevoli condizioni economiche quando una piccola e media impresa italiana chiede un finanziamento ad una banca o ad un intermediario finanziario. Ma come funziona? Il Fondo interviene a garanzia del finanziamento concesso: l’impresa che ha bisogno di un finanziamento può, dunque, chiedere alla banca di garantire l’operazione mediante la garanzia offerta dal fondo e, pertanto, in relazione alla quota garantita che in alcuni casi può arrivare al 100%, l’intervento dell’intermediario finanziario (banca o confidi) è a rischio zero. Anche in caso di insolvenza da parte dell’impresa, il suo credito verrebbe risarcito dal fondo centrale di garanzia e, in caso di esaurimento fondi, direttamente dallo Stato. Tutte le piccole e medie imprese (compresi artigiani e professioni) possono rivolgersi alla propria banca di fiducia e “pretendere” che l’Istituto chieda la garanzia del Fondo PMI sul credito concesso, piuttosto che pretendere che l’azienda procuri altre garanzie.

Acquedotto Pugliese è sempre una società di diritto PRIVATO (SpA)

 Logo_Acquedotto_PuglieseIl PD locale e nazionale mente sapendo di mentire: l’Acquedotto Pugliese non è un soggetto giuridico di diritto pubblico. Il Governo parere favorevole e l’accoglimento del Governo all’emendamento proposto nel corso della conversione dello Sblocca Italia, detto #SfasciaItalia, che abroga l’obbligo risalente al 2002, mai realizzato, di vendita delle quote azionarie di AqP. Il M5S è favorevole, ma specifica che per ripubblicizzare l’Aquedotto Pugliese ci vuol ben altro, AqP, infatti rimane sempre una SpA.

 campagna-referendum-acquaLa proposta emendativa 7.32 presentata in Commissione Ambiente in sede referente a firma dell’On.Massa, abroga una vecchia disposizione, mai realizzata, che avrebbe costretto, 12 anni fa, la Regione Puglia e Basilicata a mettere sul mercato le quote di Acquedotto Pugliese, completando nel corso del 2002 la privatizzazione iniziata nel 1999 su decisione del Governo di centro sinistra che ha trasformato l’Acquedotto Pugliese da Ente Autonomo, soggetto giuridico di diritto Pubblico, a società per Azioni, soggetto giuridico di diritto privato. Con l’approvazione dell’emendamento viene abrogata la vecchia disposizione mai attuata, ma Acquedotto Pugliese continua ad essere una Società per Azioni che ha come obbiettivo principale la divisione degli utili a fine anno e non il miglior servizio possibile al minor costo possibile. Per il M5S in Puglia, l’Acqua continua a non essere pubblica.

comitato-referendum-acqua-pubblica_0Cogliamo favorevolmente l’emendamento, ma il PD non pensi di prendere in giro i cittadini, la ripubblicizzazione è una cosa differente. Togliere un obbligo nei fatti mai attuato, di vendere le quote di AqP è cosa ben diversa da ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese.

L’Acquedotto continua ad essere una SpA a causa delle decisioni del governo di centro sinistra che nel 1999 decretò con il D.lgs del 11 maggio, n. 141, di porre l’Acquedotto pugliese sotto logiche di una azienda privata e cioè legate alla divisione degli utili a fine anno, perdendo quindi l’obbiettivo principale di fornire il miglior servizio possibile al minor costo possibile.

Attachment-1Dopo la trasformazione in SpA sono incominciati i guai per i cittadini pugliesi che anche se in condizioni economiche svantaggiate, hanno subito per anni tagli indiscriminati di acqua, perché magari qualcuno con il contatore in comune al punto di consegna all’interno dello stesso stabile, non aveva la possibilità di pagare le bollette. La stessa acqua sul quale servizio veniva caricato anche la “remunerazione del capitale”, il profitto del gestore, abrogato dal referendum del 2011 ma che Vendola ha continuato a difendere anche dopo l’esito referendario, nonostante i lauti guadagli di AqP sulle tasche dei cittadini. Profitti che di fatto non hanno impedito alla Puglia di avere un servizio discontinuo, che non è stato capace di risolvere i problemi legati alla distribuzione e alla depurazione e che oggi continua ad essere oggetto di infrazione comunitaria.

E’ vergognoso fare profitto sull’acqua, è vergognoso porre l’Acqua, diritto umano universale che garantisce la vita, sotto le logiche del mercato e dei privati e quindi sotto la logica di una SpA. Il centro sinistra nel corso degli anni ha privatizzato buona parte dei servizi idrici in Italia trasformando le aziende pubbliche in SpA e talvolta affidando a privati la gestione.

Inoltre, approvare questo emendamento non rende meno scandaloso il Decreto Sblocca Italia che calpesta la Costituzione, l’ambiente e la volontà popolare e se il centro sinistra in regione non vuole rendersi complice di questo Decreto che si può definire il peggior provvedimento del Governo Renzi, la Regione Puglia impugni la norma di fronte alla Corte Costituzionale.

L’Acquedotto Pugliese rimane dunque un soggetto giuridico di diritto privato, una SpA, e quindi la Regione potrà continuare a decidere su nomina politica i vertici dirigenziali e ad assumere senza concorso pubblico chi lavorerà nel più grande Acquedotto d’Europa.