TAP, sindaci in Provincia: nessun compromesso possibile.

Cercare compensazioni o compromessi è inaccettabile e fa capire l’intento di questi amministratori: svendersi per un piatto di lenticchie. Questi sindaci che auspicano un cambio di strategia, tradiscono il Salento.

Essere buoni amministratori significa “dare voce ai cittadini”, cioè agire nell’interesse del territorio ma la loro richiesta è trattare con una multinazionale dei combustibili fossile, forse per un posto nelle liste delle prossime elezioni politiche. Non c’è alcun vantaggio per i pugliesi e gli italiani da questa opera: un concetto troppo complicato per chi pensa solo alla carriera politica.

Al contrario dei rappresentanti dei partiti, il M5S non cambia posizione sul TAP e rimarrà al fianco dei cittadini che si oppongono alla infrastruttura inutile: non arretriamo di un millimetro, no TAP né qui né altrove.

ZES: Ritardi e opacità inaccettabili.

Il Decreto Mezzogiorno, convertito in Legge il 3 agosto 2017, stabilisce che le modalità per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i relativi criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area nonché i criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali nonché il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo, devono essere stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno,  di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti e con il  Ministro  dello  sviluppo economico, sentita la Conferenza  unificata,  entro  sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione. I 60 giorni sono scaduti.

Il Governo non rispetta quanto stabilito dalla legge: il lungo iter per la creazione delle ZES diventa ancora un’agonia senza fine a causa di ministri incapaci solo bravi negli annunci.

Inoltre continuano a preoccuparci i criteri che disciplinano l’accesso alle ZES. Pretendiamo chiarezza dal Governo: non devono avere accesso ai benefici le aziende inquinanti che appestano l’ambiente e non garantiscono la salute pubblica. Infine deve essere scongiurato il rischio che i prodotti delle aziende locali che possano subire la concorrenza sleale dalle eventuali multinazionali che si insedierebbero nelle ZES.

In questi mesi abbiamo visto guerre di campanile sulle ZES ma nessun dibattito sul progresso atteso nel meridione. Tutto il nostro Paese dovrebbe puntare sull’economia delle eccellenze delle nostre piccole e medie imprese e non diventare terra di speculazione. Purtroppo, i provvedimenti adottati da questi Governi, come lo Sblocca Italia o i Salva-Ilva, continuano ad favorire i colossi industriali e a danneggiare le PMI.

Crisi idrica: silenzio e complicità da Roma e Bari.

Per scongiurare le crisi idriche occorre ammodernare le reti di distribuzione che perdono troppa acqua, attivare subito altri invasi finanziati e completati come quello “Pappadai”, potenziare i depuratori e riutilizzare le acque reflue per scopi irrigui e industriali, incentivare i privati a recuperare l’acqua piovana invece di attingere dai pozzi: queste sono le vere priorità. Tuttavia i Governi finora si sono concentrati sull’acquisto dei cacciabombardieri  F-35, sul salvataggio delle banche private con denari pubblici e sulle faraoniche opere inutili come l’alta velocità tra Torino e Lione che la Francia ha sospeso.

Dalle dichiarazioni del PD si apprende che la Galleria Pavoncelli bis è in fase di completamento ma non ancora funzionante.

Dopo molti anni di commissariamento nonostante le dichiarazioni di completamento la Galleria Pavoncelli bis non è in funzione. Quindi, la realtà è che al di là degli annunci, i cittadini non hanno ancora alcun beneficio effettivo. La storia delle grandi opere incompiute ci insegna a diffidare degli slogan da campagna elettorale. Al contrario, ci preoccupa il silenzio assordante e l’immobilismo dei Governi, centrali e regionali, sull’invaso “Pappadai”, interamente costruito con oltre 200 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Nel 2015 lo stabilimento Ilva di Taranto ha consumato 22 milioni di metri cubi di acqua potabile provenienti dal Sinni e dal Tara. Queste crisi idriche potrebbero in parte essere risolte se gli impianti come l’Ilva non consumassero milioni di metri cubi ogni anno di acqua potabile che potrebbe essere meglio impiegata per agricoltura e usi civili! Il centrodestra e il centrosinistra hanno difeso con provvedimenti speciali l’Ilva a discapito della salute, delle alternative economiche e dell’ambiente, avendo preso finanziamenti enormi dalla famiglia Riva! Nonostante sia previsto dalle varie autorizzazioni che il siderurgico debba riutilizzare l’acqua dei reflui dei depuratori tarantini per non gravare sulle limitate e contese risorse idriche, nessuno ha mai avuto il coraggio di contrastare davvero gli interessi della grande lobby dell’acciaio per garantire i diritti ai pugliesi!

ILVA: Governo è contro ambiente e lavoratori.

La proposta proposta di Am Investco è irricevibile! È inaccettabile sia sugli aspetti di mancata tutela ambientale, sia dal punto di vista occupazionale. Inoltre, il Governo ha già fornito con i decreti Salva Ilva l’immunità ai nuovi proprietari qualora le prescrizioni fossero disattese. È una svendita di diritti voluta dai Governi di centro-destra e centro-sinistra ai danni della provincia di Taranto, ma anche per liguri e piemontesi oltre ovviamente ad una strage per i cittadini pugliesi.

Le giravolte dei parlamentari PD sarebbero ridicole se non avessero effetti perversi: dopo aver imposto 12 decreti, ora si dichiarano delusi. Tutti sapevano che la strada finora intrapresa è insostenibile e oggi chi si lamenta versa lacrime di coccodrillo! E’ la vecchia strategia per rendere la pillola dei licenziamenti meno amara: nei prossimi tavoli Am Investco farà qualche piccola concessione e i sindacati insieme a PD e Governo esulteranno per una vittoria di Pirro che condanna a morte ancora una volta Taranto.

Siamo gli unici a rimanere coerenti con quello che abbiamo sempre sostenuto, a tutti i livelli istituzionali dal Comune all’Europarlamento: le fonti inquinanti devono essere chiuse, i lavoratori riqualificati per essere reimpiegati nelle bonifiche e bisogna immediatamente una pianificare la riconversione economica di tutto il territorio. Su questo infatti il Governo ci da ragione nei fatti, programmando il reimpiego di una parte di operai nelle bonifiche quando ci dicevano che era impossibile!

Collegamento Snam per TAP: no a compensazioni truffa!

Non ci sono compensazioni che possano ripagare il Salento e la Puglia per i danni del TAP. I cittadini e gli amministratori sono contrari al progetto e le compensazioni sono “tangenti” legalizzate per cercare di comprare il consenso sull’opera. Inoltre, il TAP è stato autorizzato con un atto autoritario cambiando la legge per decreto e ignorando il parere contrario del Ministero dei Beni Culturali. Questa è l’ennesima dimostrazione che tutti i governi tutelano soltanto gli interessi dei petrolieri e se ne infischiano della volontà popolare.

Renzi ed Emiliano sono stati sbugiardati due volte. Promettevano un’opera senza costi per i cittadini e persino la riduzione delle bollette, invece oggi gli italiani scoprono, come il M5S ribadisce da anni, che è un’opera finanziata con 2 miliardi di euro di soldi pubblici dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI), cui si aggiungono altri 270 milioni di euro sprecati per il collegamento da Melendugno a Mesagne pagati attraverso le bollette degli italiani!

È inaccettabile che il Commissario di Brindisi sia favorevole al collegamento tra TAP e SNAM: una posizione così importante non può dipendere da un uomo solo neppure eletto.

Legge sulla mobilità in bicicletta e sulla rete nazionale ciclistica: una storia infinita!

Si apre un nuovo capitolo dell’iter travagliato di approvazione della proposta sulla mobilità ciclistica – iniziato nel lontano 2015 – e che dovrebbe essere votata in Aula ma che a causa dell’assenza del parere della Commissione Bilancio rischia di ritornare per la seconda volta in Commissione.

Per favori alle banche e alle lobbies petrolifere o del gioco d’azzardo ci vuole pochissimo ad approvare una legge, ma per quelle a favore dei cittadini ci sono sempre rinvii e problemi! Questo dimostra la totale mancanza di credibilità dei Governi PD il cui sostegno alla mobilità sostenibile è soltanto uno slogan da campagna elettorale.

Manca una reale volontà politica di contrastare lo sfruttamento delle fonti fossili che provoca danni alla salute, all’ambiente, al turismo, all’economia: evidentemente ai Ministri Galletti, Delrio, Calenda, Franceschini non importa migliorare la qualità di vita degli italiani! Eppure la nostra posizione su questo provvedimento è stata da sempre costruttiva e tante nostre proposte sono state accolte per il miglioramento del testo fra cui la definizione delle caratteristiche della rete BICITALIA riguardo alla rilevanza paesaggistica, culturale, storica, architettonica; il coordinamento centrale per  l’integrazione e l’interconnessione della rete con le altre modalità di trasporto; il coinvolgimento della società civile e la trasparenza sul monitoraggio e sulle azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi della legge.

Ho presentato numerose proposte migliorative come quella di rendere la realizzazione della rete ciclabile nazionale un’opera indifferibile e urgente al pari di quanto i Governi fanno con le grandi opere inutili, Mose, Expo, Gasdotti, autostrade, alta velocita, dove si annidano corruzione e spreco di denaro. Inoltre, tra le altre proposte abbiamo chiesto la semplificazione della deliberazione in condominio per installare rastrelliere e garantire posti bici negli spazi comuni; l’obbligo di istituire gli uffici regionali e comunali (per i Comuni con più di 50.000 abitanti) della mobilità ciclistica, criteri di premialità nell’accesso alle risorse finanziarie, misure concrete per scoraggiare il furto delle bici, obblighi per edifici pubblici e privati di dotarsi di parcheggi di biciclette consentirne il carico sui mezzi di trasporto pubblico, l’apertura di un conto corrente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per finanziare con ulteriori versamenti gli interventi della legge, la manutenzione oltre alla sola realizzazione della rete nazionale, il monitoraggio dell’uso della bicicletta sulla rete. Si aggiungono anche proposte per considerare la mobilità ciclistica come parte di un insieme più grande, la cosidetta mobilità dolce, includendo vie ciclabili in classificazione più generale di vie “verdi” (o greenways).

Sappiamo bene che le possibilità di approvare questa legge sono scarse dato che siamo a fine legislatura, ma speriamo che il provvedimento, dopo la lunga agonia alla Camera, venga votato immediatamente al Senato invece di essere insabbiato come i tanti altri provvedimenti sulla mobilità utili ai cittadini ma ignorati dalla politica (riforma del trasporto pubblico locale, car pooling. car sharing, auto elettriche, modifiche al codice della strada).

Aeroporti Pugliesi: Emiliano prende in giro tutti.

Emiliano prende in giro tutti alimentando guerre di campanile inutili o peggio l’illusione di poter avere 4 scali aperti in equilibrio finanziario. Se il Presidente di Regione crede che le attuali scelte della società Aeroporti di Puglia non siano corrette, dica pubblicamente quali sono le ragioni e come intende intervenire l’azionista di maggioranza perché per ora lo abbiamo solo visto interessato a fusioni societarie improbabili, peraltro mai annunciate in campagna elettorale, solo per la scalata interna al partito.

Per rimanere aeroporti di interesse nazionale, la società Aeroporti di Puglia deve dimostrare che ogni singolo scalo è in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino di riferimento e il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario nonché di adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio.

Promettere utilizzi diversi rispetto quanto indicato dal Piano Nazionale degli Aeroporti, senza tuttavia azioni concrete tramite la società di gestione aeroportuale, significa contestare, solo a parole, anche il piano nazionale degli aeroporti! Il Governatore certamente saprà che gli aeroporti di interesse nazionale devono dimostrare di essere economicamente sostenibili: non può essere ambiguo anche su questo. I cittadini, abituati alle sue capriole, hanno il diritto di sapere come può mantenere le sue promesse in tutta la Puglia perché le sue appaiono solo manovre per mantenere il consenso attraverso slogan e tavoli che non avranno alcun effetto pratico! Farebbe bene piuttosto a pubblicare i contratti e a fornire pubblicamente come prevede la legge le informazioni sui finanziamenti alle compagnie aeree, e se trova il tempo anche le risorse per una programmazione seria del trasporto pubblico regionale in modo da renderlo intermodale e integrato per consentire facilmente il raggiungimento degli aeroporti a tutti i pugliesi!

Dal Contratto di Programma dipendono le tariffe e gli investimenti già individuati per circa 118 milioni di euro e approvati in linea tecnica dall’Enac.

Emiliano potrebbe anche bussare ai Ministri competenti del suo partito a Roma per capire perché il Governo ancora non abbia emanato il decreto di approvazione del Contratto di Programma relativo a Aeroporti di Puglia.  Il destino degli aeroporti dipende da politicanti perennemente in campagna elettorale quando invece servirebbe trasparenza, serietà e chiarezza.

Treni per Taranto, Delrio risponde al M5S: risposta deludente, generica e incompleta!

Deludente! Non siamo soddisfatti della risposta del Ministero all’interrogazione depositata: si illustrano una serie di interventi per opere infrastrutturali, tuttavia senza ulteriori dettagli. Nessun elemento relativo all’avvio dei lavori o alla loro conclusione: non c’è alcun cronoprogramma, nessun riferimento a delibere o atti per lo stanziamento delle risorse, neanche una parola relativamente alla chiusura dei passaggi a livello e alla velocizzazione dei treni lungo le tratte ferroviarie che giungono a Taranto. Sul lato dei servizi, nella risposta non si fa cenno ad un confronto sui servizi attualmente esistenti e un’idea integrata di trasporti con la Regione: nessun potenziamento ma il solito slogan dei freccia che però arrivano a passo di lumaca.

Quindi, ancora una volta tante parole, le stesse che i Tarantini sentono ripetere da oltre un decennio!

Centrale a carbone di Cerano: chiusura immediata!

Tutti i problemi causati dalle centrali a carbone, come quella di Cerano, sono riconducibili alla politica energetica nazionale obsoleta e inaccettabile perché punta ancora sui combustibili fossili e sullo sfruttamento degli idrocarburi e dei loro derivati, responsabili non solo dello sconvolgimento climatico ma anche dell’inquinamento e dei problemi di salute pubblica.

La centrale Enel di Cerano è un’autentica colossale assurdità: produrre energia dal carbone, in modo centralizzato, è antistorico e inquinante. E non basterà ad Enel il pagamento di 500 milioni di euro per realizzare le prescrizioni a Cerano per rendere l’impianto ambientalmente sostenibile e accettabile per la salute umana o compatibile con la vita su questo pianeta. Tanto meno possiamo credere ancora alle bugie di Emiliano che viene smentito quotidianamente sulla riconversione e ignora che paghiamo decine di centrali a gas già costruite per tenerle spente!

Le alternative esistono già ma i Governi degli ultimi trenta anni le hanno ignorate o addirittura affossate con provvedimenti normativi e con sussidi economici alle fonti fossili: le energie rinnovabili distribuite e diffuse, non speculative, insieme ai sistemi di accumulo e gli investimenti in ricerca possono essere il presente del nostro Paese. Per questo è necessaria l’immediata dismissione di tutte le centrali a carbone tramite una tassazione sulla produzione di anidride carbonica che renda sconveniente il loro funzionamento: il Governo del M5S le chiuderebbe in questo modo entro i prossimi 5 anni, in modo da tutelare ambiente e salute e avere anche decine di migliaia di occupati in più e tante nuove aziende innovative rendendo l’Italia l’avanguardia in Europa!

Impianto di gas dai rifiuti a Lecce: non soluzione ma ulteriore problema.

C’è una truffa semantica viene chiamato impianto di compostaggio un impianto per produrre gas. Siamo stanchi che nostra intelligenza sia offesa da errori in malafede: il compostaggio non interessa alla società! Inoltre, con questo tipo di impianti probabilmente giungerebbero anche altri scarti molto diversi dalla frazione umida dei rifiuti urbani, per esempio da zootecnia e fanghi di depuratori, perché la priorità per l’azienda è quella di alimentare in qualunque modo un impianto sovradimensionato per avere profitto dalla generazione di gas. In più questi materiali proverrebbero  da lontano, anche da altre regioni.

Da notizie stampa si legge la dichiarazione di un dirigente del Comune di Lecce che fa intendere che il Comune non è contrario alla proposta della MetApulia. L’assessore all’ambiente è stato invitato a vedere l’impianto gemello in provincia di Pavia ma non risultano pareri espressi da quest’ultimo alla visita.

Ci auguriamo che il Sindaco Salvemini non continui i voltafaccia,  come sul gasdotto TAP, quando si tratta di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Il Comune non può tenere un atteggiamento ambiguo o peggio di silenziosa accettazione: sembra che all’amministrazione governino i tecnici giacché i dirigenti esprimono pareri personali favorevoli a mezzo stampa mentre l’assessore all’ambiente non si esprime nel merito, nonostante abbia visitato l’impianto gemello in Provincia di Pavia!

Il Comune e la Provincia dovrebbero prendere subito posizione contro questo genere di impianti per diversi motivi: toglierebbe materiale organico ad un impianto aerobico, pubblico e ben dimensionato per produrre ottimo compost, sufficiente per Lecce e sarebbe anche a discapito del compostaggio domestico e di comunità, che sono le priorità da attuare.