L’autostrada del Salento solo un atto di propaganda

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La mozione votata in consiglio regionale è un atto di “propaganda” che non serve ai pugliesi, tantomeno ai turisti. Come sempre, non siamo pregiudizialmente contrari a ulteriore infrastrutturazione e i colleghi in regione hanno voluto dimostrare posizione non ideologica di apertura per il bene dei pugliesi. Le stesse premesse della mozione approvata sono discutibili e per questo serve un ampio e serio approfondimento relativo ai flussi e ai problemi di sicurezza, poiché i dati di Arem e Anas sono scarsi e lacunosi e scandalosamente ancora non sono resi pubblici, nonostante le disposizioni di legge del codice dell’amministrazione digitale.

Le proposte avanzate sono la cura conseguente ad una diagnosi errata. È come sperare di spegnere un incendio gettando secchi di benzina. La prospettiva è assolutamente da capovolgere: la eventuale saturazione delle arterie stradali sono il sintomo di un eccesso di autovetture, non di una scarsità di infrastrutture. La creazione di strade e parcheggi attira solo più auto e congestione, non crea occasioni di mobilità alternativa come dimostrano gli ultimi 50 anni di storia del Paese con più alto tasso di motorizzazione europeo. Senza una necessaria analisi degli scenari alternativi ogni atto sulla mobilità è assurdo credere che maggiore cementificazione risolva il problema di congestione e di sicurezza.
Bisogna certamente investire nella messa in sicurezza dell’esistente e a tal punto esortiamo Anas e Arem ad indicare pubblicamente i punti neri (a maggior rischio) delle infrastrutture. La regione dovrebbe prevedere di recuperare risorse da investire nel rafforzamento del trasporto regionale ferroviario, collettivo e condiviso (car sharing, car pooling, tpl,…) sostenibile e intermodale che includa prioritariamente le bici nell’area metropolitana e urbana di bari: questo potrebbe anche più che dimezzare il flusso esistente tra bari sud e bari nord come dimostrano le iniziative in tal senso nelle tante esperienze europee e anche recentemente le iniziative adottate a Genova dopo l’interruzione del ponte. Con il ministro Toninelli abbiamo già ribadito che l’epoca in cui vengono realizzate grandi opere inutili e dannose per salute e ambiente, che sottraggono terreno fertile, spazio pubblico e risorse finanziarie ai cittadini per rimandarne o aggravarne i problemi, è finita.

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