Il nuovo Governo Renzi-bis

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Alla luce della nomina dei ministri del “nuovo” Governo, condivido con voi alcune riflessioni che non ho trovato nelle valutazioni dei colleghi e nelle considerazioni dei tanti commentatori politici.

Una premessa: è vero che il referendum tecnicamente non verteva sull’operato del referendum-costituzionale-ottobre-2016Governo Renzi e che solo una parte degli italiani hanno bocciato nel merito il quesito (dubito che la maggior parte sia sfavorevole all’abolizione del cnel, delle province e al contenimento dei costi delle istituzioni) ma è pur vero che il significato politico di questo referendum è dovuto non tanto alla personalizzazione fatta da Renzi, quanto alla presentazione della riforma da parte del Governo invece che, come logica costituzionale vorrebbe, da una forza politica in parlamento.
Una questione di metodo non banale che ha permesso di gettare nel caos istituzionale il nostro Paese (con una legge elettorale ritagliata per un assetto costituzionale che entra in vigore prima della conferma degli italiani).

renzi-boschi-referendum-costituzionaleDa questo si desume facilmente che paradossalmente le riforme costituzionali non sono la proposta politica di una soggetto politico che voglia discutere ma una imposizione di poteri extraparlamentari: ne è la riprova il comitato di 40 saggi extraparlamentare che si voleva insediare per le riforme nella primavera del 2013 e il tentativo di modificare la “serratura” della nostra Costituzione, l’art. 138!

Qual è il nesso con le vicende di questo fine settimana?

Questo parlamento risulta ancora moralmente illegittimo per qualunque provvedimento ordinario (figuriamoci per una legge elettorale o una riforma costituzionale) e tuttavia la priorità dei partiti (anche di quelli che dicono il contrario) non è quella di andare al voto!
Il giochino è sempre lo stesso: i media spingono nelle teste degli italiani che le urgenze dei cittadini (occupazione, economia, emergenze per dissesto idrogeologico,…), le scadenze e gli appuntamenti europei, le ripercussioni internazionali sui mercati impongono la necessità dell’esistenza di un governo, qualunque esso sia.

In realtà per risolvere i problemi degli italiani, per avere credibilità politica in UE e referendum-costituzionale-2016avere la solidità in ambito internazionale la necessità è esattamente l’opposto: avere un parlamento perfettamente legittimato dal punto di vista morale e costituzionale che possa poi dare origine alla formazione di un Governo su priorità condivise che corrispondono agli interessi degli italiani.

In questo contesto di facciata, si consuma il finto rinnovamento di un Governo “Renzi II” sotto il prestanome Gentiloni!

L’incarico dato dal Presidente della Repubblica all’on. Gentiloni di formare un nuovo governo, come previsto dalla Costituzione, è l’ennesima farsa cui siamo costretti dai partiti! Tanto è vero che il “nuovo” Governo appena formato non è altro che una fotocopia di quello appena sconfessato al referendum! Persino Maria Elena Boschi, che aveva promesso le dimissioni in caso di vittoria del No, fa ancora parte della squadra di Governo!

È il solito teatrino delle segreterie partitocratiche cui già abbiamo assistito con Bersani, Letta e con Rmattarella-e-gentiloni-755x515enzi: a questi tavoli si dovrebbe parlare dei punti condivisi/condivisibili del programma di Governo mentre si riduce come sempre tutto al solito balletto del toto-ministri. In questo caso con l’aggravante che questo governo ha solo il mandato morale di una nuova legge elettorale (come doveva avere esclusivamente questo obiettivo, quello in carica al momento in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale Calderoli, chiamata Porcellum).

È una farsa alla quale non ci prestiamo e per questa ragione abbiamo disertato la consultazione con l’on. Gentiloni che avrà la fiducia dalla stessa maggioranza che appoggiava Renzi. E avrà anche gli stessi obiettivi:
– il salvataggio delle banche a dispetto dei risparmiatori
– tutelare gli interessi dei mercati finanziari e degli speculatori che vogliono mettere le mani sulle grandi aziende e risorse statali
– le multinazionali che desiderano più precarietà e meno diritti per i lavoratori.

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