Il decreto “spazza-corrotti” premia gli imprenditori onesti

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La lettera del presidente di Confindustria, Giancarlo Negro, offre ampi spunti di riflessione che è giusto cogliere proprio nell’ottica auspicata di un maggior dialogo tra politica, imprese e società civile.

Nella sua replica il presidente Negro coglie certamente la distanza finora esistita tra cittadinanza e istituzioni. Non posso che condividere questa sua analisi, posto che la crisi dei partiti tradizionali e dei corpi intermedi in generale, è evidente tanto da aver reso possibile l’affermazione del movimento cui aderisco, nato esclusivamente con l’intento di recuperare il legame fondativo della democrazia. Tuttavia, ritengo che nella sua analisi, alcuni elementi non siano adeguatamente evidenziati.

Il decreto dignità va inserito in un insieme di misure più ampio e il recente decreto “semplificazioni” e quello “spazzacorrotti” appena approvato, vanno proprio nella direzione auspicata di eliminare vincoli burocratici per gli attori economici e dall’altra riportare la legalità come valore fondante della cittadinanza e della corretta concorrenza economica. Proprio l’abolizione dello splitpayment nel decreto dignità, indica che la politica finalmente si è aperta alle istanze degli imprenditori onesti.

In generale Confidustria attribuisce la situazione attuale all’immobilismo decisionale mentre credo che sia inconfutabile la responsabilità delle decisioni assunte dalla politica e dal mondo economico.

Sulle aree industriali spesso le nomine hanno individuato persone incapaci di colmare il gap di competitività attribuendo la colpa alle mancanza di risorse mentre nelle stesse condizioni in altre regioni scelte coraggiose avviavano circoli virtuosi. La scarsa propensione all’uso del trasporto pubblico, per i passeggeri e le merci, e la disastrosa situazione di talune aziende di trasporto, private come Alitalia o pubbliche come Ferrovie del Sud Est, sono proprio il frutto di scellerate decisioni del passato di favorire l’auto privata e lasciare che certe gestioni con i soldi pubblici fossero consentite. Si può dire ugualmente della scarsa propensione all’utilizzo dei servizi digitali che ci pongono fanalini di coda in Europa, atteso che la differenza di infrastruttura fisica verrà colmata nel giro di pochi anni.

Per fortuna, nel volgere di poco tempo, ci saranno cambiamenti importanti, che conviene ricordare proprio per superare quell’atteggiamento di rassegnazione che pervade alcuni imprenditori e tanti italiani. Per il trasporto ferroviario, entro il 2022 i tempi di percorrenza saranno ridotti e occorrerà che la Regione aumenti le risorse per potenziare il servizio universale, il trasporto regionale, che possa integrarsi con quelli a mercato, come quelli dei freccia e dei vettori aerei, che evidentemente possono prosperare solo in presenza di adeguata “domanda”.

La necessità della ripresa economica insieme alla necessità degli enti locali di provvedere all’ordinario e agli investimenti, ha indotto anche a introdurre a breve dei correttivi al codice degli appalti, uscendo dalla paralisi ancora una volta determinata da decisioni precise, atteso che lo scandalo della SS 275 come di altre tante opere è da ricondurre a leggi “criminogene” e alla scelta di favorire grandi opere dalla utilità dubbia invece di moltissimi piccoli interventi necessari a beneficio dei territori, determinando la perdita di occasioni di sviluppo per soddisfare appetiti particolari.

Ovviamente è evidente altresì che le misure messe in campo non sono risolutive a tempo indeterminato ma hanno bisogno di trovare coesione e visione comune in tutte le parti coinvolte.

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