Da TAP a SS 275, solo il M5S ha posizioni coerenti

Share Button

La mia intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi!

Onorevole De Lorenzis, con tutti questi scandali (candidati massoni e addirittura condannati, rimborsopoli), cosa sta succedendo attorno al Movimento 5 Stelle, in quest’ultimo periodo?

La parola scandalo mi sembra eccessiva, semplicemente alcuni candidati non avevano compreso l’importanza delle nostre regole di trasparenza nei confronti dei cittadini italiani, regole che ci distinguono da tutte le altre forze politiche e di cui siamo estremamente orgogliosi. Abbiamo dimostrato che si può adempiere bene al proprio ruolo istituzionale senza l’eccesso di soldi e il carrierismo politico che caratterizza invece tutte le forze politiche. Inoltre, abbiamo evidenziato l’esistenza di regole ferree. Da noi chi sbaglia paga ed è fuori, al contrario di altri partiti dove fioccano candidati indagati e condannati anche per reati gravi.

Lei non è stato neppure sfiorato dalla vicenda dei mancati versamenti al Fondo per il microcredito alle imprese. Ma cosa pensa dei suoi colleghi, compreso il senatore Buccarella, coinvolti a pieno titolo?

Personalmente le mie donazioni, pari a oltre 160.000 euro, sono state fatte con bonifici online della cui corretta esecuzione sono sempre stato certo. Questo contributo, insieme a quello di altri 120 colleghi parlamentari, è confluito nei 23 milioni di euro ottenuti dal dimezzamento dello stipendio di parlamentare e dai rimborsi non usati per l’attività politica. Chi ha sbagliato ha manifestato la propria debolezza umana ma ha anche dimostrato che sono le nostre regole a renderci migliori come forza politica.

E crede che in qualche modo le polemiche, anche interne al Movimento 5 Stelle, si possano ripercuotere sull’esito del voto del 4 marzo?

Direi di no. I cittadini sono stati finalmente informati che c’è una forza politica, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, che coerentemente con quanto afferma da 10 anni non accumula denaro ma restituisce i soldi in eccesso, al fine di aiutare le piccole e medie imprese italiane. Questo sta creando un clima di fiducia, gli elettori vedono persone credibili che dimostrano con i fatti l’efficacia del progetto in cui credono.

Come giudica il cosiddetto “Modello Puglia” di Emiliano? E, secondo lei, il presidente della Regione dovrebbe essere “super partes” in questa campagna elettorale?

Il modello Puglia di Emiliano è quello per cui quando era Sindaco pensava alla poltrona in Regione e ora che è in Regione pensa a quella in Parlamento. Quello costellato da assessori che cambiano ogni sei mesi per problemi con la giustizia. Quello in cui si fa finta di essere sempre l’opposizione interna al partito per tenere il consenso dell’elettorato, come faceva anche Renzi con Bersani. Emiliano, in due anni di governo, ha solo messo in campo la brutta copia del reddito di cittadinanza che avevamo proposto. La sanità, le scuole, la formazione, l’agricoltura, i trasporti e l’acquedotto sono al collasso. Come se non bastasse il consiglio regionale è congelato da un mese, dato che cinque consiglieri di maggioranza e cinque di opposizione sono candidati alle elezioni politiche.

Il Consiglio di Stato dice che la gara sulla Maglie-Leuca è da rifare. Qual è la sua posizione sulla 275?

Il Consiglio di Stato ha accertato quanto per anni abbiamo denunciato insieme al Comitato SOS 275, che ringrazio. La politica, insieme a una parte di imprenditoria, era solo interessata a sprecare soldi delle nostre tasse con la “vergogna delle vergogne”. Siamo favorevoli al raddoppio a quattro corsie fino a Montesano, bisogna elettrificare la linea delle Ferrovie Sud Est con la chiusura dei passaggi a livello e la velocizzazione della linea, stanziare le risorse per bonificare tutte le discariche trovate sul tracciato, mettere in sicurezza il percorso attuale, fluidificare la percorrenza sostituendo semafori con rotatorie non sovradimensionate e bypass per evitare l’attraversamento di alcuni paesi. Dopo aver fatto questi interventi, occorre uno studio rigoroso per valutare la necessità ulteriori interventi.

Su Xylella quanto è stato fatto? E cosa si poteva fare di più per arginare l’emergenza?

Per il disseccamento dei nostri ulivi è stato fatto poco e male. Intanto non si è mai presa in considerazione l’ipotesi di dover convivere con il patogeno, come richiedevano le linee guida europee. Non c’è stata trasparenza nelle analisi e nella catena di gestione del problema (il commissario agisce con poteri straordinari derogando alle norme ordinarie) e non c’è stata continuità nella strategia, infatti con il passaggio delle responsabilità alla Regione i contributi a Comuni e agricoltori per le buone pratiche agricole sono state interrotti, vanificando gli interventi del commissario. In cinque anni è stato redatto un solo piano nazionale olivicolo che ancora non è in azione. La Spagna in dieci anni ne ha redatti e applicati quattro. Ora serve un regime transitorio speciale, anche di sostegno fiscale ed economico, che per qualche anno, per tutto il territorio colpito, permetta alle aziende agricole e quelle dell’indotto di assestarsi.

Su Tap c’è un appello per cambiare l’approdo a San Foca. Secondo lei, ci sono ancora i margini per farlo?

Qui entra in gioco un punto importante: la coerenza. Tutte le forze politiche hanno bocciato la nostra proposta al parlamento europeo di non finanziare Tap con 1,5 miliardi di euro della Banca Europea degli Investimenti. Molti di quelli che oggi si dicono contrari e firmano l’appello hanno votato l’accordo di ratifica internazionale in cui era già presente l’approdo di San Foca e hanno votato il decreto Sblocca Italia, che rende strategico il gasdotto nonostante sia inutile e dannoso per gli italiani. Noi siamo stati gli unici a essere presenti sempre con una posizione univoca a ogni livello istituzionale: non abbiamo bisogno di Tap in nessun luogo, perché già oggi abbiamo il doppio del gas necessario al nostro Paese. Se saremo al Governo chiuderemo tutte le centrali a carbone nel giro di due anni senza alcun gasdotto ulteriore, rilanceremo il settore delle rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e la ricerca di base e applicata su reti intelligenti di distribuzione dell’energia (smartgrid), l’idrogeno e batterie con un rilancio dell’occupazione trenta volte superiore agli occupati nel settore dell’energia fossile.

Share Button