Comunicato stampa in risposta alle dichiarazioni del Prefetto

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 Le riflessioni sul benessere socioeconomico del territorio esposte ieri dal Prefetto Palomba in occasione del convegno organizzato dalla UIL sono decisamente difficili da accettare proprio per la funzione di grande responsabilità nel sistema istituzionale e per la grande esperienza nel ricoprire tale ruolo.
Certamente, è indubbio e ampiamente condivisibile che ciascun cittadino rivesta un ruolo fondamentale e imprescindibile per tutelare e diffondere la legalità e che tutti i soggetti debbano essere uniti per combattere le illegalità e difendere il territorio. Ma è proprio in questa ottica che la storia ha dimostrato che i “treni si perdono” proprio quando le infrastrutture si realizzano in condizioni di rischio di illegalità. La tesi secondo cui vengono perse preziose occasioni quando i cantieri di certe opere restano ferme non è accettabile, semmai è esattamente il contrario: centinaia di miliardi spesi in corruzione e malaffare sono soldi delle tasse degli italiani sottratti per l’arricchimento di pochi che viziano la leale concorrenza, la sicurezza dei lavoratori, la serenità degli utenti, le casse pubbliche.

Rifarsi poi all’alta velocità, che in realtà è altra velocità, rispolverando l’idea del frecciarossa come idea di modernità e di efficienza, vuol dire ignorare, non solo che sia un servizio a mercato, ma dimenticare il disastroso servizio pubblico regionale e intercity che finanziamo con quattrini pubblici, e soprattutto trascurare le priorità dei cittadini che usano quotidianamente linee ferroviarie obsolete e poco sicure col paradosso di dover pure mantenere 2-3 auto a famiglia.

La situazione drammatica di estrema difficoltà di tante, troppe, famiglie pugliesi è l’effetto di una politica spesso incapace, quando non addirittura collusa, che ha usato talvolta proprio questa leva per giustificare ogni nefandezza di certa imprenditoria. La vicenda della ss 275 ha dimostrato, e continua a dimostrare tuttora, da una parte la poca lungimiranza della classe politica per cui la parola “sviluppo” passa soltanto per cementificazione selvaggia che travolge qualsiasi regola e controllo e dall’altra il ruolo della cittadinanza attiva come presidio di legalità: proprio questa esperienza di sentinelle per la salvaguardia dei beni comuni rappresenta una esperienza dalla quale trarre profondo insegnamento e cui ispirarsi. Invece, continuiamo ad assistere ad opere inutili, se non addirittura dannose, come TAP, imposte dall’alto, decise in qualche segreta stanza, la cui strategicità non è mai spiegata pubblicamente semplicemente perché inesistente.
Il benessere socioeconomico può essere duraturo solo se è il frutto di scelte condivise, investimenti capillari in opere utili e diffuse, che diano ai cittadini servizi essenziali e accessibili e quando la politica crea condizioni lungimiranti di programmazione dell’assetto del territorio consentendo a ciascun cittadino di essere informato, libero da condizionamenti e pertanto non ricattabile.
La politica ha pertanto il compito urgente di ridefinire un quadro normativo certo e durevole dove il rischio di illegalità sia minimizzato e le energie imprenditoriali liberate da eccessivi e insensati controlli burocratici, ma allo stesso tempo che in presenza di condotte scorrette, puniscano severamente e celermente coloro che hanno danneggiato la società.
Le istituzioni tutte oggi più che mai, ispirandosi alla nostra carta costituzionale, hanno il dovere ineludibile e improcrastinabile di dare concretezza a quei principi e a quei valori che sono il fondamento del nostro vivere insieme.

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