Intervista sul Corriere del Mezzogiorno sugli ultimi giorni di attacchi strumentali

Riporto qui l’intervista di oggi sul Corriere, relativa agli ultimi giorni di attacchi strumentali e di polemiche, sperando di aiutare a fare chiarezza.

1 – De Lorenzis, il caso Tap oramai va al di là di un semplice tubo. E sta creando malumori anche all’interno del M5S. Da esponente salentino si sente nel mirino delle critiche?

Non possiamo rimproverarci nulla. Invece è insopportabile che tutti i partiti che hanno voluto, agevolato e approvato questa infrastruttura, tornino a blaterale come degli zombies. Non hanno senso di vergogna: dovrebbero tacere per aver condannato l’Italia con le loro scelte folli, le cui conseguenze ricadono su di noi e sui cittadini.

2 – Il suo collega lucano De Bonis è intervenuto perché i salentini non hanno letto le carte. E’ cosi?

Le tifoserie non servono, tantomeno sbandierare ancora egocentrismo e ignoranza sull’opera, sull’operato dei colleghi e su penali inesistenti confondendole con risarcimenti miliardari. Abbiamo cercato in questi anni di dura opposizione anche fuori dal palazzo, accanto ai cittadini, di ostacolare la realizzazione dell’opera e stiamo lavorando ancora per fornire alla magistratura altri spunti di indagine per verificare eventuali illeciti nell’operato della società. Oggi l’unica area di cantiere sotto sequestro è quella dell’esposto alla Procura che porta la mia firma e quella dei colleghi Leonardo Donno e la senatrice Daniela Donno.

3 – Aprile 2017. Di Battista promette lo stop di Tap in due settimane con un governo pentastellato. Poteva essere più prudente?

Le sue affermazioni, senza campagna elettorale, testimoniano la coerenza, la sincerità e la libertà di sempre ribadendo che avremmo fatto il possibile per bloccare l’opera. Il contesto era molto diverso, Gentiloni era appena arrivato e le Camere potevano sciogliersi anticipatamente, l’opera ancora non aveva alcune autorizzazioni e finanziamenti e i lavori non erano nello stato di avanzamento attuale.

4 – Michele Emiliano, governatore della Puglia, dice che la soluzione è spostare l’approdo a Brindisi. E’ un bluff?

Su tali fantasie è stato smentito da Enel e tante illustri personalità tecniche: è un’arma di distrazione di massa per scaricare le colpe del suo partito. Con questo atteggiamento complice ne ha avallato le scelte, invece di richiedere l’istituzione nell’area marina di un SIC (sito di interesse comunitario) e impugnare gli atti dei Governi precedenti.

5 – Ora come pensate di riallacciare il rapporto con il vostro elettorato?

Abbiamo percorso ogni strada nelle nostre possibilità, adoperato ogni strumento e ogni cavillo burocratico a cui appigliarsi e con questo spirito abbiamo tenuto fede agli impegni assunti in tutte le sedi da 6 anni. Comprendiamo lo sfogo dei cittadini, anche con toni forti, perché per troppo tempo la politica è stata sorda ai bisogni della cittadinanza. Siamo stati eletti per realizzare la parte del programma elettorale contenuta nel contratto di Governo e rimediare agli errori dei partiti degli ultimi 30 anni.

E non bastano 4 mesi.

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TAP. Spostamento ulivi autorizzato dall’Osservatorio regionale e dalla Procura. Preservare gli ulivi, non il gasdotto!

Lo spostamento degli ulivi in Contrada Le Paesane che sta avvenendo oggi è stato autorizzato dall’Osservatorio Fitosanitario Regionale e (trattandosi di un’area sotto sequestro grazie ad un esposto del sottoscritto e di altri colleghi del M5s) dalla Procura di Lecce.

Questo trasporto, richiesto a inizio giugno dal curatore dell’area di sequestro, è pertanto accordato dagli organi giudiziari, sul il Governo non ha alcuna responsabilità o strumento di intervento diretto.
Sarebbe finalizzato, a quanto apprendiamo, a consentire la salvaguardia degli ulivi che, a causa della calura estiva e della loro condizione nei vasi, rischierebbe di essere compromessa. Resta il nostro timore, tuttavia, è che al netto delle motivazioni contingenti, questa operazione finisca per agevolare i lavori di TAP qualora l’area venisse dissequestrata in futuro (non ci sarebbe più la necessità di attrezzare un’area permanente per il ricovero delle piante giacché esse sono già state spostate).

Quando sono stato informato della situazione, ho voluto comprendere immediatamente le ragioni di questo spostamento attraverso numerosi contatti con il Prefetto che ringrazio personalmente per la disponibilità dimostrata.

Infine, al di là del sequestro, TAP avrebbe dovuto prima avere pronta area adiacente al cantiere attrezzata al ricovero degli ulivi (per cui ci dovrebbe essere variante al progetto e autorizzazione al Comune, dato che si tratta di zona sottoposta a vincolo paesaggistico). Invece, ha espiantato, invasato e accantonato alberi perché l’importante è accelerare (parallelizzare attività) anche sconvolgendo ordine di interventi che dovrebbero essere temporalmente e logicamente sequenziali!
Qualcuno di voi ha mai fatto un trasloco mettendo i mobili per strada?

È la gestione emergenziale di qualcosa che invece dovrebbe essere diligentemente pianificato, programmato, comunicato e condiviso che mostra i suoi limiti.

Ps: La disposizione di spostare gli alberi non è del ministero degli interni (che viene solo allertato come da regolamenti e prassi in situazioni di questo tipo).

Gli alberi non sono sottoposti a sequestro, sono tutti in salute (tranne 3 affetti da xylella) e tutti nei vasi.

Al momento pare che l’area dove verranno trasferiti, pur essendo “capiente” secondo le informazioni date dalle autorità, non sia formalmente autorizzata ad ospitare questi oltre 400 ulivi, ma solo quelli già tolti dalla zona di cantiere del pozzo di spinta (quella che tutti hanno visto in tv l’anno scorso). Su questo come su ogni altro abuso, deve essere la magistratura ad accertare eventuali illeciti.

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Tap: serve accordo con la Lega, non è tra i punti del programma

Sul Tap è necessario un accordo con la Lega, perché non è tra i punti del programma: siamo certi di poter convincere Salvini che questa opera è inutile e dannosa. Su questo tema la nostra posizione è nota e ci batteremo, come sempre abbiamo fatto in tutte le sedi, per difenderla!

Ne approfitto per ribadire che la strategia di Emiliano è assolutamente inaccettabile. Il gas di Tap non serve per decarbonizzare (potremmo spegnere le centrali a carbone domani senza importare un metro cubo di gas aggiuntivo): Ilva va chiusa (in ogni caso gli indiani di ArcerolMittal continueranno a usare carbone) e la centrale Federico II va chiusa immediatamente (e Enel ha smentito più volte la volontà e la convenienza di riconvertirla, anche perché esistono già centrali elettriche a gas che teniamo spente). Emiliano invece di sparare castronerie dovrebbe occuparsi di dismettere gli inceneritori e chiudere discariche con impianti di compostaggio aerobici pubblici e di prossimità (di piccola taglia) se vuole davvero decarbonizzare la Puglia. Magari, “aiutare” i pugliesi a mettersi pannelli fotovoltaici (per case e imprese) e solari-termici (per acqua calda sanitaria sopra ai tetti delle abitazioni civili).
Se Emiliano volesse decarbonizzare davvero, allora aumenterebbe i fondi per il trasporto regionale, in particolare quello ferroviario, e elettrificherebbe le tratte oggi ancora coperte da littorine Diesel, perché decarbonizzare vuol dire anche togliere auto dalle strade. Per questo potrebbe incentivare i comuni al car sharing e car pooling, al bike sharing, ad aumentare le ztl, le zone ciclopedonali e quelle a velocità ridotta (zone 10 e zone 20).
Se Emiliano avesse voluto decarbonizzare avrebbe stanziato soldi per la bretella ferroviaria con l’aeroporto di Brindisi e copierebbe le iniziative romagnole per far venire turisti in treno invece che in auto (come suggerisco da 5 anni), si preoccuperebbe di dare impulso alla ciclovia dell’acquedotto e alle ferrovie turistiche…
Ma mentre dorme continua a delirare su argomenti che non conosce o fa finta di ignorare!

Sulla Tap questione di merito e di legalità

La battaglia No Tap non è mai stata una questione ideologica ma sempre di merito e di legalità. I cittadini dentro e fuori le istituzioni devono far sentire la propria voce e quella della propria comunità in maniera pacifica e non violenta.
Credo che il sequestro di oggi sia la dimostrazione più evidente della infondatezza di chi accusa il M5S di aver cambiato opinione sul gasdotto o chi lamenta la nostra presunta lontananza dal territorio.
Ringrazio gli attivisti che studiano le carte e ci danno il materiale per assolvere bene al nostro ruolo, i cittadini che ci sostengono e la magistratura che indaga, come è doveroso, senza alcun timore di una multinazionale dal potere e dai mezzi enormi.

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Visita al cantiere Tap

Come avevamo preannunciato nei giorni scorsi, abbiamo portato avanti le azioni che avevamo anticipato a Melendugno.

Una nostra delegazione ha incontrato Venerdì scorso il prefetto di Lecce, dott. Palomba, per chiedere la sospensione dei lavori di Tap nelle more della formazione del nuovo Governo e dell’esito dell’incidente probatorio che deve stabilire l’applicazione della direttiva Seveso.

Ieri, invece ci siamo recati sul cantiere in località “Le Paesane” per appurare lo stato dei luoghi e verificare le attività in corso da parte della società TAP.

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Stop ai lavori in attesa del nuovo governo per stemperare il clima

Ieri sul Quotidiano di Lecce, ho espresso la gravità di quanto sta accadendo a Melendugno, cercando di mettere in luce la grande responsabilità che ha avuto la politica nel determinare questo attrito fortissimo tra cittadini e personale in divisa. Le recenti dichiarazioni del Presidente Emiliano rispetto alla mancanza delle condizioni di dialogo (dando quindi ragione ad esponenti del Governo) in un evento pubblico dopo le sue favole sulla necessità del gasdotto e sull’erronea localizzazione dell’approdo (affermando tra l’altro “la zona industriale di Brindisi è già compromessa”), che hanno generato ovviamente la contestazione e il risentimento dei presenti, sono irresponsabili e gettano benzina sul fuoco in una situazione già tesissima.
Altresì è assurdo che un Governo dimissionario e non più politicamente legittimato continui ad esacerbare ribadendo la prosecuzione dei lavori al cantiere.
È compito della Politica trovare soluzioni condivise con il territorio per evitare inutili e dannose contrapposizioni con i cittadini e addirittura tra Istituzioni.

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Comunicato stampa in risposta alle dichiarazioni del Prefetto

Le riflessioni sul benessere socioeconomico del territorio esposte ieri dal Prefetto Palomba in occasione del convegno organizzato dalla UIL sono decisamente difficili da accettare proprio per la funzione di grande responsabilità nel sistema istituzionale e per la grande esperienza nel ricoprire tale ruolo.
Certamente, è indubbio e ampiamente condivisibile che ciascun cittadino rivesta un ruolo fondamentale e imprescindibile per tutelare e diffondere la legalità e che tutti i soggetti debbano essere uniti per combattere le illegalità e difendere il territorio. Ma è proprio in questa ottica che la storia ha dimostrato che i “treni si perdono” proprio quando le infrastrutture si realizzano in condizioni di rischio di illegalità. La tesi secondo cui vengono perse preziose occasioni quando i cantieri di certe opere restano ferme non è accettabile, semmai è esattamente il contrario: centinaia di miliardi spesi in corruzione e malaffare sono soldi delle tasse degli italiani sottratti per l’arricchimento di pochi che viziano la leale concorrenza, la sicurezza dei lavoratori, la serenità degli utenti, le casse pubbliche.

Rifarsi poi all’alta velocità, che in realtà è altra velocità, rispolverando l’idea del frecciarossa come idea di modernità e di efficienza, vuol dire ignorare, non solo che sia un servizio a mercato, ma dimenticare il disastroso servizio pubblico regionale e intercity che finanziamo con quattrini pubblici, e soprattutto trascurare le priorità dei cittadini che usano quotidianamente linee ferroviarie obsolete e poco sicure col paradosso di dover pure mantenere 2-3 auto a famiglia.

La situazione drammatica di estrema difficoltà di tante, troppe, famiglie pugliesi è l’effetto di una politica spesso incapace, quando non addirittura collusa, che ha usato talvolta proprio questa leva per giustificare ogni nefandezza di certa imprenditoria. La vicenda della ss 275 ha dimostrato, e continua a dimostrare tuttora, da una parte la poca lungimiranza della classe politica per cui la parola “sviluppo” passa soltanto per cementificazione selvaggia che travolge qualsiasi regola e controllo e dall’altra il ruolo della cittadinanza attiva come presidio di legalità: proprio questa esperienza di sentinelle per la salvaguardia dei beni comuni rappresenta una esperienza dalla quale trarre profondo insegnamento e cui ispirarsi. Invece, continuiamo ad assistere ad opere inutili, se non addirittura dannose, come TAP, imposte dall’alto, decise in qualche segreta stanza, la cui strategicità non è mai spiegata pubblicamente semplicemente perché inesistente.
Il benessere socioeconomico può essere duraturo solo se è il frutto di scelte condivise, investimenti capillari in opere utili e diffuse, che diano ai cittadini servizi essenziali e accessibili e quando la politica crea condizioni lungimiranti di programmazione dell’assetto del territorio consentendo a ciascun cittadino di essere informato, libero da condizionamenti e pertanto non ricattabile.
La politica ha pertanto il compito urgente di ridefinire un quadro normativo certo e durevole dove il rischio di illegalità sia minimizzato e le energie imprenditoriali liberate da eccessivi e insensati controlli burocratici, ma allo stesso tempo che in presenza di condotte scorrette, puniscano severamente e celermente coloro che hanno danneggiato la società.
Le istituzioni tutte oggi più che mai, ispirandosi alla nostra carta costituzionale, hanno il dovere ineludibile e improcrastinabile di dare concretezza a quei principi e a quei valori che sono il fondamento del nostro vivere insieme.

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Da TAP a SS275, coerenti solo i 5 stelle

LA MIA INTERVISTA ALLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DI OGGI!

Onorevole De Lorenzis, con tutti questi scandali (candidati massoni e addirittura condannati, rimborsopoli), cosa sta succedendo attorno al Movimento 5 Stelle, in quest’ultimo periodo?

“La parola scandalo mi sembra eccessiva, semplicemente alcuni candidati non avevano compreso l’importanza delle nostre regole di trasparenza nei confronti dei cittadini italiani, regole che ci distinguono da tutte le altre forze politiche e di cui siamo estremamente orgogliosi. Abbiamo dimostrato che si può adempiere bene al proprio ruolo istituzionale senza l’eccesso di soldi e il carrierismo politico che caratterizza invece tutte le forze politiche. Inoltre, abbiamo evidenziato l’esistenza di regole ferree. Da noi chi sbaglia paga ed è fuori, al contrario di altri partiti dove fioccano candidati indagati e condannati anche per reati gravi.”

Lei non è stato neppure sfiorato dalla vicenda dei mancati versamenti al Fondo per il microcredito alle imprese. Ma cosa pensa dei suoi colleghi, compreso il senatore Buccarella, coinvolti a pieno titolo?

“Personalmente le mie donazioni, pari a oltre 160.000 euro, sono state fatte con bonifici online della cui corretta esecuzione sono sempre stato certo. Questo contributo, insieme a quello di altri 120 colleghi parlamentari, è confluito nei 23 milioni di euro ottenuti dal dimezzamento dello stipendio di parlamentare e dai rimborsi non usati per l’attività politica. Chi ha sbagliato ha manifestato la propria debolezza umana ma ha anche dimostrato che sono le nostre regole a renderci migliori come forza politica.”

E crede che in qualche modo le polemiche, anche interne al Movimento 5 Stelle, si possano ripercuotere sull’esito del voto del 4 marzo?

“Direi di no. I cittadini sono stati finalmente informati che c’è una forza politica, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, che coerentemente con quanto afferma da 10 anni non accumula denaro ma restituisce i soldi in eccesso, al fine di aiutare le piccole e medie imprese italiane. Questo sta creando un clima di fiducia, gli elettori vedono persone credibili che dimostrano con i fatti l’efficacia del progetto in cui credono.”

Come giudica il cosiddetto “Modello Puglia” di Emiliano? E, secondo lei, il presidente della Regione dovrebbe essere “super partes” in questa campagna elettorale?

“Il modello Puglia di Emiliano è quello per cui quando era Sindaco pensava alla poltrona in Regione e ora che è in Regione pensa a quella in Parlamento. Quello costellato da assessori che cambiano ogni sei mesi per problemi con la giustizia. Quello in cui si fa finta di essere sempre l’opposizione interna al partito per tenere il consenso dell’elettorato, come faceva anche Renzi con Bersani. Emiliano, in due anni di governo, ha solo messo in campo la brutta copia del reddito di cittadinanza che avevamo proposto. La sanità, le scuole, la formazione, l’agricoltura, i trasporti e l’acquedotto sono al collasso. Come se non bastasse il consiglio regionale è congelato da un mese, dato che cinque consiglieri di maggioranza e cinque di opposizione sono candidati alle elezioni politiche.”

Il Consiglio di Stato dice che la gara sulla Maglie-Leuca è da rifare. Qual è la sua posizione sulla 275?

“Il Consiglio di Stato ha accertato quanto per anni abbiamo denunciato insieme al Comitato SOS 275, che ringrazio. La politica, insieme a una parte di imprenditoria, era solo interessata a sprecare soldi delle nostre tasse con la “vergogna delle vergogne”. Siamo favorevoli al raddoppio a quattro corsie fino a Montesano, bisogna elettrificare la linea delle Ferrovie Sud Est con la chiusura dei passaggi a livello e la velocizzazione della linea, stanziare le risorse per bonificare tutte le discariche trovate sul tracciato, mettere in sicurezza il percorso attuale, fluidificare la percorrenza sostituendo semafori con rotatorie non sovradimensionate e bypass per evitare l’attraversamento di alcuni paesi. Dopo aver fatto questi interventi, occorre uno studio rigoroso per valutare la necessità ulteriori interventi.”

Su Xylella quanto è stato fatto? E cosa si poteva fare di più per arginare l’emergenza?

“Per il disseccamento dei nostri ulivi è stato fatto poco e male. Intanto non si è mai presa in considerazione l’ipotesi di dover convivere con il patogeno, come richiedevano le linee guida europee. Non c’è stata trasparenza nelle analisi e nella catena di gestione del problema (il commissario agisce con poteri straordinari derogando alle norme ordinarie) e non c’è stata continuità nella strategia, infatti con il passaggio delle responsabilità alla Regione i contributi a Comuni e agricoltori per le buone pratiche agricole sono state interrotti, vanificando gli interventi del commissario. In cinque anni è stato redatto un solo piano nazionale olivicolo che ancora non è in azione. La Spagna in dieci anni ne ha redatti e applicati quattro. Ora serve un regime transitorio speciale, anche di sostegno fiscale ed economico, che per qualche anno, per tutto il territorio colpito, permetta alle aziende agricole e quelle dell’indotto di assestarsi.”

Su Tap c’è un appello per cambiare l’approdo a San Foca. Secondo lei, ci sono ancora i margini per farlo?

“Qui entra in gioco un punto importante: la coerenza. Tutte le forze politiche hanno bocciato la nostra proposta al parlamento europeo di non finanziare Tap con 1,5 miliardi di euro della Banca Europea degli Investimenti. Molti di quelli che oggi si dicono contrari e firmano l’appello hanno votato l’accordo di ratifica internazionale in cui era già presente l’approdo di San Foca e hanno votato il decreto Sblocca Italia, che rende strategico il gasdotto nonostante sia inutile e dannoso per gli italiani. Noi siamo stati gli unici a essere presenti sempre con una posizione univoca a ogni livello istituzionale: non abbiamo bisogno di Tap in nessun luogo, perché già oggi abbiamo il doppio del gas necessario al nostro Paese. Se saremo al Governo chiuderemo tutte le centrali a carbone nel giro di due anni senza alcun gasdotto ulteriore, rilanceremo il settore delle rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e la ricerca di base e applicata su reti intelligenti di distribuzione dell’energia (smartgrid), l’idrogeno e batterie con un rilancio dell’occupazione trenta volte superiore agli occupati nel settore dell’energia fossile.”

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TAP: solo falsità dagli altri partiti

Su Tap solo falsità e menzogne da parte di tutte le forze politiche. La grande ipocrisia è mascherata da una discussione inutile sull’approdo che tutti sapevano non si sarebbe potuto modificare dopo la ratifica dell’accordo tra Grecia, Albania e Italia approvato con il benestare della viceministro Bellanova, le bugie del ministro Franceschini e di tutto il PD.
L’inutilità del gasdotto per gli italiani è evidente ma a molti conviene raccontare bugie come Emiliano e D’Alema: l’Italia oggi ha già disponibile il doppio del gas di cui necessità, tanto che il m5s al Governo chiuderà tutte le centrali a carbone e a olio combustibile entro 2020 senza un nuovo gasdotto o rigassificatore!
Inoltre, la verità è che quest’opera non ha ancora tutte le autorizzazioni e che la sua realizzazione sarebbe impossibile senza il decreto “Sblocca Italia” che vogliamo abrogare subito quando saremo al Governo.
Per questo, nessun politicante e nessun esponente di Governo ha voluto e potuto sostenere un dibattito pubblico aperto con cittadini, esperti e il m5s, preferendo nascondersi dietro a espressioni come “è un tubicino” o slogan vuoti come “porterà sviluppo” o “è un opera strategica”.
Siamo l’unica forza politica con una posizione coerente e condivisa a tutti i livello istituzionali e sappiamo che la decarbonizzazione reale passa da investimenti pubblici in energie rinnovabili, efficienza e ricerca creando per ogni 1 miliardo di euro oltre 17.000 posti di lavoro con risparmi enormi anche nel settore sanitario.

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Emiliano e De Vincenti su TAP e Acquedotto: ridicoli per giustificare il TAP.

Non c’è limite delle bugie di Emiliano per giustificare TAP. Dopo quelle sulla “decarbonizzazione” di Ilva e Cerano, smentite ripetutamente dalle aziende e dallo stesso Governo PD, ora lancia un’assurdità ancora più vergognosa: tratta l’acqua, un diritto umano universale, come una merce di scambio.

La finalità di quest’ultima colossale castroneria, rivela il doppio obiettivo di Emiliano: appoggiare TAP e favorire l’ingresso di privati nel capitale dell’Acquedotto Pugliese. Pensavamo non si potesse amministrare peggio di Vendola e Fitto, ma ci sbagliavamo: sull’Italia pendono ancora procedure d’infrazione per gli impianti di depurazione che certificano l’incapacità di gestire un bene comune fondamentale e preziosissimo.

Non abbiamo bisogno del gas di TAP tanto meno di acqua da altri Paesi. Inoltre è sconsiderato renderci dipendenti da nazioni straniere come l’Albania, l’Azerbaijan e la Turchia. Abbiamo avanzato proposte per risolvere i problemi con il servizio idrico e l’approvvigionamento energetico ma sono rimaste inascoltate e a farne le spese sono sempre gli italiani.