Edipower : Ministro evasivo, subito le bonifiche!

edipower-santandrea-300x190Il 22/12/2014, abbiamo presentato interrogazione a risposta scritta, n. 4/07385, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed al Ministero dello Sviluppo economico, per conoscere, la situazione della Centrale Termoelettrica A2A spa (ex Edipower) ed in particolare, abbiamo chiesto:

  1. se il Governo intendesse dare parere negativo nella procedura di valutazione di impatto ambientale, in merito alla richiesta presentata il 4 ottobre 2013 da parte di Edipower, per un progetto che prevede lo spegnimento e la messa in conservazione del gruppo 3 e la realizzazione di interventi sul gruppo 4 rendendo possibile la combustione contemporanea di carbone e CSS combustibile;
  2. photo_2016-11-15_13-23-02se fossero state rispettate le prescrizioni impartite dal decreto AIA del 7 agosto 2012, per la centrale termoelettrica;
  3. se il Governo intendesse verificare lo stato degli impianti dismessi, la loro messa in sicurezza e disporre l’avvio, realmente «separato», delle procedure autorizzative dei lavori di smantellamento, anche in considerazione degli impegni assunti da Edipower all’atto della stipula dell’accordo di programma finalizzato alla bonifica del sito dimesso, nell’ambito del SIN di Brindisi i cui proventi sono già stati incassati dallo stesso Ministero;
  4. quale sia lo stato di avanzamento della caratterizzazione, della messa in sicurezza e della bonifica nel SIN di Brindisi e quali iniziative intenda adottare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per attuare il prima possibile le bonifiche.

edipowerA seguito di sollecito avvenuto il 06/05/2015, praticamente quasi dopo due anni,  finalmente abbiamo ricevuto risposta! Purtroppo piena di banalità e scarna di risposte concrete! In merito al punto 1), il Ministro arriva tardi! Ci comunica che, preso atto dei pareri negativi espressi dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dal Comune di Brindisi e del dissenso espresso dal Ministero della Salute, ha deliberato di non approvare il progetto. Peccato che nel frattempo avessimo già appreso la notizia dagli organi di stampa. Per quanto riguarda il punto 2) ci comunica che il gestore (A2A – ex Edipower) non ha proceduto all’adeguamento degli impianti, comunicando, peraltro, annualmente, che la centrale è posta in stato di conservazione temporanea senza produzione di energia elettrica. Anche questa risposta, non ci aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già è sotto gli occhi di tutti.

Le vere criticità a nostro avviso molto gravi, anche per il tempo che il Ministro si è preso per rispondere ad una delle tante emergenze che attanagliano la città di Brindisi, riguardano gli altri punti della nostra interrogazione non approfonditi nella risposta del Governo!

In effetti, il Ministro tralascia completamente di farci conoscere la posizione del Governo in merito alla convenzione del 1996 integralmente recepita nel decreto (del Presidente della Repubblica nell’Aprile) del 1998 che approvava il piano di risanamento dell’area a rischio di crisi ambientale, prescriveva la chiusura del primo e secondo gruppo alla fine del 2000, l’alimentazione a metano dei gruppi 3 e 4 dalla stessa data e fino alla chiusura dell’intero impianto alla fine del 2004.

download-3Per quanto riguarda il punto 4) il Ministro conferma i risultati della caratterizzazione che hanno evidenziato, nel suolo, superamenti delle concentrazioni di soglia di contaminazione per sostanze tossiche e velenose come Arsenico e Vanadio. Per le acque di falda sono stati riscontrati superamenti oltre i limiti per Fluoruri, Nitriti, Solfati, Arsenico, Boro, Alluminio, Ferro, Manganese, Cloroformio, Tetracloroetilene.

Nell’atto transattivo sottoscritto il 20 dicembre 2010 dalla Società Edipower e nel Decreto n. 123 del 9 aprile 2015 è previsto il progetto unitario di bonifica dei suoli e della falda.

E’ assurdo che nonostante gli atti sottoscritti prevedano la bonifica unitaria dei suoli e della falda, l’Azienda abbia fatto richiesta di rinuncia alla realizzazione della bonifica della falda. Ancor più assurdo è che oggi, dopo il diniego da parte del Ministero, siamo ancora in attesa di una pronuncia del TAR, a cui ha fatto ricorso l’Azienda, e la cui udienza non è stata ancora fissata!

gallo_special_3Quale serietà dimostra in termini di politiche ambientali e industriali questo Governo se, a quasi due anni dalla nostra interrogazione, non è in grado di fornire risposte e tempi certi sul destino di questo impianto e del sito dove è collocato? Una porzione di territorio di 40 ettari che dovrebbe finalmente essere restituito alla comunità di Brindisi per essere avviato ad una diversa destinazione d’uso, divenendo magari, apripista per una successiva definitiva dismissione, con relativa bonifica dei siti, di tutti quei tanti impianti nella nostra Regione che non sono e non devono più essere l’unica alternativa socioeconomica per i cittadini dei territori circostanti. E’ evidente che questa idea di sviluppo e di crescita non è più perseguibile a maggior ragione dove il territorio ha già pagato tanto, in termini di crisi sanitarie ed ambientali, e poco o nulla ha avuto in cambio, basti vedere lo stato di grave crisi economica ed occupazionale in cui versa da anni Brindisi. Ed è altrettanto evidente che il PD e gli altri partiti, a livello locale, regionale e nazionale, non sono credibili nel fornire risposte alle legittime preoccupazioni dei cittadini né tantomeno capaci di proporre, oltre gli slogan, soluzioni reali e una visione economica condivisa che sia veramente sostenibile!

Discarica in località parachianca: l’appello dei portavoce pentastellati salentini

Resta al centro del dibattito politico locadiscarica-abusivale la realizzazione della discarica per rifiuti speciali non pericolosi nelle cave in località Parachianca. Al riguardo, entrano nel merito della questione i parlamentari salentini De Lorenzis, Donno, Lezzi, Buccarella e i consiglieri regionali Casili e Trevisi che, insieme agli attivisti MoVimento 5 stelle di Lecce, puntano il dito contro la gravità delle condotte politiche del Comune di Lecce e della Provincia.

“La Provincia di Lecce, dopo un iniziale e propagandistico proclama di dissenso dal progetto di utilizzo a discarica di rifiuti speciali di parte delle cave in località Parachianca, ha organizzato una Conferenza di servizi sul tema, senza alcuna presa di posizione politica ufficiale, lasciando fare agli Uffici ed alla burocrazia, quasi fosse un Ente Territoriale di ratifica e non un Ente di governo del territorio.
Il Comune di Lecce, la sua maggioranza di centro destra e le minoranze fanno, se possibile, peggio della Provincia: l’assessore Guido a parole dice che il Comune è contrario alla discarica, il Sindaco è muto come un pesce, così come gli assessori. i Consiglieri del PD, dall’altro canto, dicono di fare opposizione, ma la realtà è ben diversa” affermano i portavoce.

Latina - Discarica Indeco presso Borgo Montello“Non si può di certo definire un buon risultato quello raggiunto dalle forze politiche che siedono in Consiglio Comunale: il Comune di Lecce non manderà alcun delegato alla conferenza dei servizi del prossimo 3 novembre, ma farà pervenire osservazioni scritte redatte dagli Uffici della burocrazia Comunale. In tutto questo, una presa di posizione politica di netta contrarietà alla scellerata iniziativa di devastazione ambientale di una area già compromessa da insediamenti industriali mal gestiti e ancor peggio controllati è davvero un miraggio nel deserto” proseguono i pentastellati.
“Il Presidente della Provincia di Lecce, il Sindaco della città di Lecce, il Presidente del Consiglio Comunale, i Consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione, hanno il dovere civico di opporsi, almeno una volta, allo scempio che si va perpetrando sul territorio e alla distruzione sistematica delle sue vocazioni. Va salvaguardata la salubrità dei luoghi e la salute dei cittadini, specie in un territorio tristemente conosciuto per l’alta incidenza tumorale.

Come se non bastasse, il Comune di Lecce e la Provincia hanno già un grave debito nei confronti dei leccesi. Il Comune, infatti, è riuscito a farsi escludere, per un mandato di rappresentanza in giudizio mal conferito dal Sindaco, dalla costituzione di parte civile nel processo penale sulla bomba ecologica piazzata in pieno centro cittadino dalla società Apisem spa. La Provincia, invece, ammessa alla costituzione di parte civile, ha pensato bene di non rassegnare le proprie conclusioni, dimenticandosi di presentare la richiesta di condanna per i danni” stigmatizzano i portavoce salentini.

discarica-di-bellolampoIl Sindaco di Lecce, in carica da quasi 10 anni, e i suoi valenti assessori, non sono riusciti a portare la raccolta differenziata al 65% entro il 31 dicembre 2012, come previsto dalla legge e fanno pagare ai cittadini un costo elevatissimo per la gestione dei rifiuti della frazione organica. É necessario che, a questo punto, si faccia uno sforzo: il Comune di Lecce deve diventare il megafono di un indirizzo politico e gestionale di netta opposizione alla discarica in località Parachianca, senza nascondersi dietro le osservazioni degli uffici tecnici. Non solo, esortiamo il governo territoriale ed i consiglieri di maggioranza e di opposizione a partecipare attivamente alla Conferenza dei servizi del 3 novembre, nel nome della difesa dei beni comuni e non degli interessi mercantili” concludono i pentastellati.

Rifiuti Lecce: costi alti e differenziata fuorilegge.

4-0Lecce, Comune fuorilegge! Come confermano i dati inviati dal Comune alla Regione, seppur ad Aprile, Maggio e Giugno ci siano stato un incoraggiante aumento delle percentuali di raccolta differenziata, a Luglio ed Agosto la situazione è nuovamente precipitata verso il basso! La Giunta Perrone ha fallito su tutta la linea! Nonostante da anni sia alla guida del Comune di Lecce, Perrone non è stata in grado di portare al 65% il livello di raccolta differenziata così come stabilisce la legge ed è in colpevole ritardo visto che questo obiettivo si doveva raggiungere entro il 31 dicembre 2012.

Vi è poi qualcosa di poco chiaro “rispetto ai costi per il conferimento dell’organico che sono incredibilmente alti!

Nel 2015 Lecce conferiva l’organico prodotto all’impianto di compostaggio Tersan di Modugno con un costo di 105 euro più iva a tonnellata, mentre ad Aprile il Comune di Lecce, cambiando destinatario per i conferimenti dell’organico, ha pagato 160 euro a tonnellata più iva alla Jonica Servizi srl di Brindisi che in mancanza di un impianto di compostaggio proprio, di conseguenza ha inviato l’organico ad impianti di compostaggio fuori dalla provincia di Brindisi.

compostaggio-domestico_640x480Questi costi sono i più alti mai visti nella gestione dei rifiuti per la frazione organica. La giunta Perrone non ha mai adottato misure di riduzione della produzione dei rifiuti, politiche di defiscalizzazione di prodotti sfusi e con imballaggi ridotti, tantomeno ha incentivato compostaggio domestico e organizzato di comunità quando poteva attivare anche un piccolo impianto aerobico pubblico a disposizione del Comune atto a soddisfare le esigenze comunali, così come stabilito dal Piano Regionale dei Rifiuti, preferendo invece di affidarsi ad operatori privati fuori provincia con costi esorbitanti. A causa della Giunta Perrone la filiera si allunga poiché c’è il passaggio dell’organico da un’azienda all’altra.

Inoltre, andando a conferire l’organico ad operatori privati, il Comune non può rivendere il compost che è un ottimo fertilizzante per l’agricoltura. Sono troppi i problemi che la giunta Perrone ha creato a causa della inadeguatezza e della impreparazione sul tema dei rifiuti e i cittadini leccesi stanno pagando a caro prezzo tale inefficienza e un’opposizione inesistente. L’anno prossimo si deve cambiare registro e chi può farlo è solo il M5S.

Rifiuti pericolosi: da Viggiano a Taranto, presentato esposto!

downloadPresentato da parte del M5S un esposto in Procura sui rifiuti pericolosi dichiarati “non pericolosi” che nel 2013 e 2014 sono giunti dagli impianti ENI in Basilicata alla Hidrochemical Service di Taranto. In seguito a quanto emerso dalle indagini della Procura di Potenza, il M5S chiede alla Procura di fare chiarezza sul corretto trattamento di tali rifiuti a Taranto data la loro pericolosità .

I portavoce pugliesi del M5S che, insieme al sottoscritto, hanno firmato l’esposto sono Daniela Donno, Antonella Laricchia, Rosa Barone, Giuseppe Brescia, Maurizio Buccarella, Cristian Casili, Mario Conca, Giuseppe D’Ambrosio, Rosa D’Amato, Giuseppe L’Abbate, Barbara Lezzi, ed Emanuele Scagliusi. Chiediamo che sia fatta piena luce su quei rifiuti! L’ENI ha dichiarato “non pericolosi” i rifiuti prodotti dal Centro Oli di Viggiano, mentre la Procura di Potenza li ritiene “pericolosi”. Poichè il trattamento per i rifiuti definiti pericolosi ha modalità  e costi differenti rispetto quelli “non pericolosi”, non vorremmo che le aziende implicate in questi processi siano responsabili di una gestione criminale dei rifiuti. Il rischio è che, il presunto illecito di ENI, abbia indotto la Hidrochemical, nonostante questa sia in possesso delle autorizzazioni a trattare i pericolosi, ad uno smaltimento non adeguato di questi rifiuti con gravissime conseguenze per la salute pubblica e per l’ambiente!

stoccaggio_refluiE’ triste constatare che la magistratura debba sostituire la politica! Non ci si può stupire della mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in particolare nei partiti: questo governo al pari degli altri negli ultimi 20 anni ha scandalosamente aiutato i parenti dei ministri, gli amici degli amici, le lobby e i potentati economici, tralasciando il rispetto della legalità  e ponendo in un ruolo marginale la tutela dell’ambiente e della salute.

In merito all’Hidrochemical bisogna ricordare che ha un impianto di stoccaggio in via per Statte, in possesso di una lunga serie di autorizzazioni rilasciate dal 1993 in poi e la piattaforma polifunzionale che invece si trova all’interno dell’area portuale di Taranto con autorizzazioni rilasciate dal 2000 in poi. Proprio in quest’ultima, che lo scorso anno ha avuto dalla Provincia di Taranto una proroga ad operare fino al 2021, sono stati gestiti i rifiuti provenienti da Viggiano, 129,14 tonnellate nel 2013 e 1.415,64 tonnellate nel 2014.

Chiediamo alla Procura di accertare lo correttezza del procedimento del procedimento di smaltimento e verificare ogni responsabilità eventualmente connessa qualora questo non si fosse verificato, perché non si può essere superficiali o aggirare la legge quando si può deteriorare a discapito  della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente!

Raddoppio discarica Grottaglie: ENAC contraria.

discarica_grottaglieIn merito al procedimento di raddoppio della discarica di Grottaglie, il Ministro dei Trasporti, rispondendo ad una mia interrogazione parlamentare ha ribadito il parere contrario di Enac al raddoppio per motivi legati alla sicurezza aerea del vicino aeroporto, e addirittura, chiarito che il Ministero ha anche evidenziato grosse lacune della discarica sin dalla sua prima autorizzazione della Provincia di Taranto e dalla Regione Puglia nel 2005.

Prima di esplicitare il parere contrario, ENAC ha dapprima verificato la documentazione presentata ed esposta sul sito della Provincia di Taranto costatando la carenza in merito alla sicurezza aerea. Successivamente ha svolto sopralluoghi presso la discarica di Grottaglie e lo scenario rappresentato da un considerevole numero di gabbiani attirati dai rifiuti smaltiti ha indotto l’ENAC ad esprimere parere contrario.

0620854-e1314346924912Avevamo ragione il raddoppio della discarica crea problemi alla sicurezza della navigazione aerea e ad metterlo nero su bianco è l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) che ha esplicitato il 26 luglio scorso parere contrario al raddoppio della discarica <<Linea Ambiente>> di Grottaglie.

Come specificato dal Ministero, la Regione e la Provincia di Taranto, quando nel 2005 autorizzarono l’apertura della discarica (allora chiamata Ecolevante), lo fecero senza l’autorizzazione di ENAC, ma nel 2008 lo stesso ente non aveva riscontrato particolari pericoli per il tipo di rifiuto smaltito raccomandando comunque di non consentire lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Tuttavia, nonostante questa prescrizione, da molti mesi nella discarica di Grottaglie in forza delle ordinanze della Regione Puglia, giungono rifiuti urbani da altre province pugliesi, anche la frazione umida dei rifiuti urbani come dimostra la presenza di moltissimi gabbiani.

2011822195646_flame2Quello che continua a preoccuparci più di tutto è proprio l’esistenza della discarica stessa visto che già  ora attira tantissimi volatili che sono un grave pericolo per la sicurezza aerea per il fenomeno del <<wildlife strike>>.

La Regione Puglia non ha adottato la nostra proposta <<Rifiuti zero>>, che permetterebbe di ridurre quasi a zero il conferimento dei rifiuti urbani a favore di un riciclo delle materie. Il rischio di collisione con i tantissimi volatili attirati dalla discarica è un rischio reale inaccettabile! Pertanto, la Provincia di Taranto deve prendere atto dei gravissimi problemi di sicurezza, evidenziati da ENAC, e di conseguenza negare l’ampliamento della discarica e, insieme alla Regione Puglia, rivedere tutte le autorizzazioni rilasciate finora.

Risulta assurdo che l’ENAC abbia saputo della Conferenza dei Servizi di Marzo 2016 non dall’ente responsabile del procedimento, la Provincia di Taranto, ma grazie alla segnalazione dei cittadini che hanno dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza e il dilettantismo dell’ente Provincia di Taranto e dei politici non eletti che con lauti compensi, evidentemente scaldano solo la poltrona come il presidente Tamburrano!

Airlines Bird StrikesNon escludiamo delle azioni penali per quegli enti che hanno <<forzato>> l’iter autorizzativo, mettendo a repentaglio l’incolumità dei cittadini. Un ringraziamento particolare va ai veri protagonisti di questa vicenda: i cittadini di Grottaglie e di San Marzano che personalmente e pacificamente si sono opposti a questa discarica senza sosta per tutelare il proprio territorio!

Porto di Taranto: tutele ambientali addio!

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Con determinazione n. 233 del 1o agosto 2014 del dirigente dell’Ufficio “Programmazione, politiche energetiche, VIA e VAS” della Regione Puglia, è stata disposta l’esclusione del «Piano di gestione dei rifiuti e dei residui del carico, prodotti dalle navi, nel Porto di Taranto» dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e, in data 22 aprile 2015, anche il piano urbanistico comunale denominato «Nuovo piano regolatore del porto di Taranto – Variante al piano regolatore generale», è stato escluso dalla VAS, nonostante in esso sia ricompreso il progetto Tempa RossaPer questo ho presentato interrogazione ai Ministri Galletti e Delrio.

E’ assurdo che il Comune di Taranto chieda alla Regione di non eseguire la Valutazione Ambientale Strategica sulla variante urbanistica al Piano Regolatore Generale, che include il nuovo piano Regolatore del Porto, dato che nella stessa variante è ricompreso il pontile del progetto Tempa Rossa e il nuovo piano regolatore del Porto di Taranto risulta difforme rispetto quello generale del Comune. Ed è ancora più scandaloso che la Regione abbia accettato! Questi enti pubblici che dovrebbero tutelare la popolazione di Taranto e avevano lo strumento per valutare i rischi connessi a queste opere, finalmente hanno gettato definitivamente la maschera, dando l’ennesima prova di essere in combutta con i petrolieri!

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Inoltre, nel 2014 e 2015 sono stati presentati gli studi dell’Agenzia Regionale Protenzione Ambientale (Arpa) sulla Valutazione del Danno Sanitario, che dimostrano un impatto negativo di Tempa Rossa sulla salute dei cittadini. Tutte queste sono motivazioni più che sufficienti per avere una Valutazione Ambientale Strategica.

Taranto ha notevoli problemi ambientali che devono essere affrontati al più presto! Davvero non si comprende perché anche il “Piano di gestione dei rifiuti e dei residui” prodotti dalle navi, che sono rifiuti speciali, è stato esentato dall’analisi della VAS. Tutto ciò è inquietante perché si conoscono benissimo le criticità ambientali di Taranto e, paradossalmente, le amministrazioni non utilizzano tutti gli strumenti di tutela ambientale a loro disposizione. Ritengo queste situazioni gravissime e per questo chiedo ai Ministri Galletti e Delrio di adottare iniziative urgenti per la tutela ambientale dell’area di Taranto!

Discarica Grottaglie: il M5S si oppone al raddoppio!

La società Linea Ambiente s.r.l. che gestisce la discarica di rifiuti speciali (ex Ecolevante) di Grottaglie ha chiesto il raddoppio in sopraelevata portando l’altezza a 16 metri. La discarica si trova a meno di 5 km dall’aeroporto di Grottaglie, sarà quindi necessario il parere dell’Ente Nazionale Aviazione Civile, Enac, per valutare tutti i rischi incluso quello di impatto con i volatili, c.d. birdstrike. Per questo ho presentato una interrogazione parlamentare ai Ministri Delrio, Galletti e Pinotti.

image-4La provincia di Taranto è piena di discariche e di inceneritori, che richiamano rifiuti dal resto della Regione e da altre parti di Italia, ed ora si chiede addirittura il raddoppio in altezza della discarica di rifiuti di Grottaglie! E’ ovvio che questa è una assurdità e la Provincia di Taranto dovrebbe per questo negare l’autorizzazione; inoltre, la vicinanza della discarica all’aeroporto, rende questo raddoppio una vera follia.logo-enac

Il pericolo di collisione con fauna avicola (birdstrike) è concreto perché discariche, come quella di Grottaglie, ricevono rifiuti organici e biodegradabili che attraggono questi animali. In più, a questa discarica, in particolare per diverse tipologie di rifiuti, è stata data una deroga in relazione alla concentrazione del carbonio organico disciolto. Tali circostanze aumentano la possibilità di attrattività di volatili con conseguente aumento del rischio di birdstrike. Quindi, considerando l’altezza, il tipo di rifiuti e la vicinanza dello scalo aeroportuale, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ci aspettiamo rilasci un parere negativo perché altrimenti sarebbe compromessa la sicurezza dei voli, civili e militari, nell’area.

Per questi motivi chiediamo ai Ministri, Delrio, Galletti e Pinotti, di metter in atto tutte le iniziative necessarie per salvaguardare la sicurezza dei velivoli e bloccare il raddoppio della discarica!

 

Rapporto legambiente – Lecce: amministrazione incapace!

E’ stato pubblicato il 22esimo rapporto “Ecosistema Urbano” di Legambiente realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, che sulla base di 18 indicatori, stila una classifica di vivibilità delle città italiane. Gli indicatori di Ecosistema Urbano sono normalizzati impiegando funzioni di utilità costruite sulla base di alcuni obiettivi di sostenibilità. Lecce rispetto al 2014 perde ben 14 posizioni e si colloca all’89° posto su un totale di 104 città analizzate.

image1I dati pubblicati nel Dossier “Ecosistema Urbano” dimostrano che l’amministrazione Perrone nel migliore dei casi non sta lavorando. In realtà la situazione è che sta lavorando male, evidentemente allontanando la città da un contesto ideale a misura di cittadino. E’ triste sapere che una parte della popolazione ancora non può usufruire di una corretta depurazione dei reflui. I dati più preoccupanti sono quelli riguardanti i rifiuti, come più volte il M5S ha fatto notare, con buona pace dell’assessore all’ambiente. La raccolta differenziata, ferma al 17%, non solo dimostra l’inefficacia dei provvedimenti sin qui attuati dalla giunta Perrone, ma rivela anche che invece di agire l’amministrazione latita. La dimostrazione sta nel fatto che la produzione procapite di rifiuti da parte dei leccesi è di 614 kg all’anno, un quantitativo troppo alto. Eppure sia l’Unione Europea che la normativa italiana pongono come primo obiettivo la riduzione a monte della produzione dei rifiuti che si può concretamente attuare attraverso politiche virtuose che suggeriamo ancora: la defiscalizzazione degli esercizi commerciali dove vengono venduti prodotti sfusi, l’incentivazione dell’utilizzo di pannolini lavabili, la promozione dell’utilizzo dell’acqua pubblica nelle strutture pubbliche e private. Politiche, a costo zero o irrisorio, del tutto inesistenti nel Comune di Lecce.

image2Sul trasporto pubblico è scandaloso che il Comune non abbia fornito i dati in merito al numero di passeggeri trasportati annualmente e che non siano presenti i dati di percorrenza annua per abitante. Preoccupante è la percentuale di spostamenti privati motorizzati che si pongono al 73%, mentre altre città come quella di Bolzano sono al 30%. Il tasso di motorizzazione è fin troppo alto in quanto ci sono 67 autovetture circolanti ogni 100 abitanti contro le 46 autovetture ogni 100 abitanti di Genova. Grave è il tasso di incidentalità stradale pari a 7,18 ogni 100 mila abitanti mentre a Salerno è molto più basso, solo 0,75 ogni 100 mila abitanti. Persino l’estensione procapite della superficie stradale pedonale è solo di 0,31 metri quadrati per ogni abitante mentre a Verbania si arriva a 2,1 metri quadrati per abitante. Ancora, il livello di percorsi ciclabili è evidentemente artefatto: i leccesi non utilizzano le piste ciclabili perché troppo poco è stato fatto per diminuire realmente il traffico dovuto ai mezzi privati a motore. Infatti, non basta aumentare il numero di chilometri di piste ciclabili con qualche cartello sulle strade periurbane: i percorsi ciclabili realizzati senza criteri e senza alcun raccordo, disegnati sui marciapiedi, non sono utili a cambiare le modalità di trasporto dei cittadini! Anche su questi aspetti mancano totalmente le politiche virtuose da parte del Comune di Lecce, alcune delle quali sono praticamente a costo nullo per le casse pubbliche: una delibera del Sindaco per destinare anche alle biciclette l’utilizzo della corsia preferenziale riservata agli autobus oppure in prossimità degli incroci, arretrare di qualche metro la segnaletica orizzontale dello stop in modo da favorire nella parte più prossima agli incroci  il transito di bici in sicurezza. E’ davvero triste che gli assessori preposti facciano spallucce e se ne lavino le mani come se non fossero responsabili di quanto accade ai loro concittadini. 

Infine, i consumi elettrici domestici sono troppo alti a Lecce, 1.200 kWh per utenza rispetto agli 896 kWh di Trento a dimostrazione che poco o nulla è stato fatto per l’efficientamento energetico degli edifici e bassissima è la potenza installata da fonte di energia rinnovabile (solare o termica) sugli edifici Comunali che si attesta a soli 3,1 kw ogni 100 mila abitanti contro i 30 kw ogni 100 mila abitanti di Padova che non certo è una città famosa per l’esposizione solare. Sconsolante è pure la cifra riferita al verde urbano leccese che è di soli 8,5 metri quadri per ogni abitante contro i 922,3 metri quadrati di Matera. Bassa è anche la percentuale di verde delle superfici delle aree protette insieme al verde urbano che si colloca solo al 13,4% del totale della superficie comunale contro il 72,1% di Messina.

Perrone la finisca con la politica degli annunci volta solo al consenso e le beghe di poltrone della sua maggioranza: non perda altro tempo prezioso per i leccesi e attui le misure serie e virtuose che Lecce merita anche copiando il nostro programma elettorale altrimenti se è incapace dia le dimissioni. 

 

FSE, Stazione di Bari: suoli inquinati, bonifica non pagata da FSE

Inquinamento FSE Bari

Aumenta il colossale debito di FSE senza alcun miglioramento.

Da recenti notizie stampa si apprende che una società che detiene un suolo di 23mila metri quadrati edificabili a ridosso della stazione di Bari Sud-Est e della ex fabbrica Fibronit  abbia chiesto al Tribunale di Bari il sequestro conservativo di una parte dei 79 milioni che la Regione deve alle FSE a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, in quanto il deposito di carburante nella stazione di Bari avrebbe inquinato parte dei suoli e i proprietari delle aree, dopo aver completato la bonifica, chiedono di essere risarciti e la misura cautelare chiesta al giudice sia stata effettuata perché, secondo i richiedenti, le Ferrovie Sud-Est sono a rischio di fallimento.

Il Tribunale di Bari non ha concesso il sequestro, sebbene sia stato riconosciuto che FSE sia responsabile dell’inquinamento, motivando il diniego perché non vi è certezza sulla somma che la società immobiliare ha speso per la bonifica e aggiungendo che le FSE non possano fallire nonostante un debito di oltre 350 milioni di euro in quanto, secondo i giudici  si possa escludere che il governo centrale e regionale consentano che l’attuale situazione di precarietà finanziaria e patrimoniale sfoci nella decozione dell’ente e nell’annientamento dei livelli occupazionali. Il M5S con una interrogazione a prima firma De Lorenzis, chiede ai Ministri Delrio e Galletti di fare chiarezza sulla situazione delle FSE.

La situazione economica disastrosa in cui versano le FSE è diventata insostenibile. Un debito enorme di oltre 350 milioni di euro che da una parte nasconde le reali motivazioni di spese ingenti e dall’altra non permette un adeguato svolgimento del servizio di trasporto.

Ma la vicenda ci conferma anche che in Italia chi inquina non paga e la trasparenza manca sempre per cui a fronte di un inquinamento che sembrerebbe riconosciuto di FSE e provocato in circostanze non note, non si conoscono neanche i costi della bonifica effettuata per i danni che FSE ha prodotto.

A tutto ciò si aggiunge che tra i contenziosi con quasi 500 dipendenti e altri debiti non meglio specificati, non si conosce quando questi verranno ripianati ed inoltre lascia molto perplessi che la relazione dei revisori non è stata redatta in tempo utile per l’assemblea di approvazione del bilancio di FSE. Per questo nella interrogazione si chiede se la notizia del debito di 350 milioni di FSE corrisponda al vero e in quali anni e per quali ragioni tale debito sia stato accumulato e quali provvedimenti voglia intraprendere il Ministro dei Trasporti per appianare il debito di FSE ed evitare che la medesima situazione si presenti in futuro. Inoltre si chiede  per quale ragione la relazione dei revisori non è stata redatta in tempo utile per l’assemblea di approvazione del bilancio e  se quanto sostenuto dal Tribunale di Bari in merito all’impossibilità del fallimento delle FSE corrisponda al vero. Chiediamo inoltre se sia stato accertato che l’inquinamento nelle aree in oggetto sia dovuto al deposito di FSE e quali sono le motivazioni del suddetto inquinamento, quando questo sia accaduto e se Fse intenda o meno risarcire  le spese della società che ha operato la bonifica. Infine cosa intenda fare il Ministero, per quanto di propria competenza, per evitare o risolvere in breve tempo i contenziosi “seriali” con un terzo dei dipendenti della società di sua proprietà.

La cattiva gestione di FSE ha portato alla situazione che noi tutti oggi conosciamo, un disastro totale per un servizio che dovrebbe garantire il Diritto alla mobilità per milioni di pugliesi che è diventato un disservizio continuo. Il Governo parli chiaro e ci dica cosa intende fare per risolvere questa ennesimo scippo dei diritti dei cittadini.

Pet-Coke scaricato a Taranto: dove va a finire?

pet-coke-tarantoA seguito delle diverse notizie a mezzo stampa e delle successive richieste di chiarimento dell’associazione Peacelink sullo scarico di oltre 400 mila tonnellate di Pet-Coke nel porto di Taranto, il M5S chiede chiarimenti ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente con una interrogazione parlamentare.  Il Pet-Coke  è un residuo solido prodotto della raffinazione del petrolio che nonostante le sue note proprietà inquinanti, è utilizzato a determinate condizioni come combustibile in raffineria, nella generazione elettrica, nell’industria del cemento, nell’industria del biossido di titani, mentre la quota restante viene utilizzata in settori non energetici come nell’industria dell’alluminio, calcinazione, ferro e acciaio, ecc. A Taranto le vicende note per l’utilizzo del Pet-Coke non sono nuove: dalle inchieste della Procura del 2011 sullo stoccaggio del materiale alla discarica Italcave spa fino al divieto imposto dall’AIA all’Ilva per l’utilizzo e la detenzione del Pet-Coke. Inoltre, ci sono grosse perplessità alle deroghe ai limiti di alcuni inquinati rilasciate dalla regione Puglia con pareri favorevoli dell’ASL Taranto, Comune di Taranto, Ufficio Regionale Rifiuti, Arpa e parere contrario del Comune di Statte con il mancato parere della Provincia di Taranto, al recente rinnovo dell’AIA della discarica Italcave spa.

Dove sono state stoccate e utilizzate le oltre 400 mila tonnellate di Pet-Coke giunte a Taranto dall’inizio del 2014 ad oggi? Possibile che il porto di Taranto venga utilizzato per il passaggio di questi materiali? Possibile che non si possa sapere dove vada a finire e come viene utilizzato la grande quantità di Pet-Coke giunta a Taranto? Come al solito nelle vicende tarantine che riguardano materiali inquinanti c’è sempre grande opacità nel rendere note le informazioni utili a tutelare l’ambiente e la salute pubblica, contro ogni logica di buon senso. A maggior ragione a seguito dell’AIA rilasciata all’Ilva che vieta l’utilizzo di Pet-Coke e delle note vicende giudiziarie del 2011 riguardanti la discarica Italcave sullo stoccaggio del Pet-Coke, ogni azione di trasporto ed utilizzo di questo micidiale materiale inquinante dovrebbe essere ben chiara e non è possibile che sia solamente la stampa e le associazioni a rivelare informazioni così importanti. La politica locale perché rimane in silenzio e ora saranno i Ministri Galletti e Guidi a rispondere!

Inoltre, in merito alla discarica Italcave, la regione Puglia, con il benestare del Comune di Taranto, l’ASL, l’Arpa, recentemente  non si è limitata a rilasciare l’ennesimo rinnovo dell’AIA ma ha anche autorizzato deroghe sui limiti per quasi tutti i parametri. D’altra parte la regione di centro sinistra in questi ultimi dieci anni ha permesso che rifiuti provenienti dalle altre province e dalle altre regioni fossero scaricati in questa enorme discarica dal volume complessivo superiore ai 6 milioni di metri cubi, nonostante la stessa discarica fosse in territorio martoriato come quello di Taranto e Statte.

Il riferimento è anche alla cosidetta operazione solidarietà di Vendola del 2010/2011 che ha permesso con protocollo d’intesa che i rifiuti campani fossero smaltiti nelle discariche del tarantino, operazione saltata in seguito all’intervento pacifico della popolazione locale che con carte e analisi alla mano dimostrò la violazione del protocollo stipulato tra le regioni a causa del percolato che colava dai tir in transito.

Per tutti questi motivi nella interrogazione si chiede ai ministri Galletti e Guidi se le attività di movimentazione, di scarico di Pet-coke nel porto di Taranto e di trasporto all’interno e all’esterno del porto, dello stoccaggio, della detenzione ed di utilizzo, rispettano la legge. Inoltre si chiede di chiarire quali siano le modalità d’utilizzo finale del Pet-coke, quali siano gli impianti interessati in eventuali processi produttivi e se questi sono autorizzati all’uso di Pet-Coke. Vogliamo sapere se gli impianti riceventi il Pet-Coke rispettano le normative vigenti in materia ambientale e se sono applicate tutte le precauzioni per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori. Inoltre in merito alla discarica Italcave, chiediamo se le deroghe rilasciate alla discarica Italcave Spa con  rinnovo dell’AIA siano conformi ed opportune in un’area SIN ad alto rischio di crisi ambientale come quella di Taranto, che evidentemente non può e non deve essere più sede dello smaltimento dei rifiuti pericolosi di altre parti di Italia!”