ENI e CISA: aziende preistoriche!

Mentre ENI, attraverso l’esperienza della raffinazione del petrolio, incontra gli studenti a Taranto per il programma scuola-lavoro, CISA alla fiera Ecomondo di Rimini promuove progetti per l’educazione ambientale dedicata agli studenti.

E’ paradossale che queste aziende, insostenibili e inquinanti, formino gli studenti per inserirli nel mondo del lavoro. Le attività di CISA ed ENI, basate rispettivamente sullo smaltimento dei rifiuti e sulla lavorazione delle fonti fossili, non hanno alcun futuro e sopravvivono come dinosauri a causa dei partiti tradizionali.

Tra 10-15 anni non ci sarà spazio per queste attività: la raffinazione del petrolio sarà obsoleta perché la produzione dell’energia sarà basata sulle fonti rinnovabili; lo smaltimento dei rifiuti sarà minimo riutilizzando al massimo i materiali, quindi non occorreranno discariche, impianti di trattamento meccanico biologico e inceneritori.

Eni e CISA non hanno nulla da insegnare! Quale educazione possono trasmettere agli studenti se le loro attività sono ambientalmente devastanti? E’ evidente che è scopo di queste aziende vogliono ripulire la propria immagine cercando di far dimenticare i problemi di inquinamento che provocano ai cittadini.

Ai giovani serve una formazione verso le nuove economie sostenibili, l’economia circolare, l’innovazione e i settori del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. La formazione verso gli studenti deve avere l’obiettivo di prepararli al mondo del lavoro dandogli la possibilità di trovare in futuro un’occupazione stabile, etica e sostenibile!

Rifiuti Provincia di Taranto: disastro sulla pelle dei cittadini.

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che nel 2016 in Italia su un totale di 7.4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani smaltiti in discarica, ben 692 mila tonnellate sono state smaltite nella sola Provincia di Taranto.

Questi sono i risultati disastrosi di 20 anni di politica di centrodestra e centrosinistra. Il gran numero di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia ai gestori delle discariche, senza alcuna logica legata al fabbisogno territoriale, e le leggi regionali approvate che permettono ai rifiuti provenienti da altri territori di essere smaltiti nel tarantino, hanno determinato questo pessimo primato italiano. Stiamo parlando dei rifiuti urbani senza considerare l’impatto sul territorio, altrettanto imponente, dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Purtroppo la situazione peggiorerà perché il Governo attraverso il decreto Sblocca Italia ha dichiarato strategici gli inceneritori che, potendo ricevere rifiuti da altre Province, aggiungeranno il loro effetto inquinante a quello delle discariche: perché sia strategico un impianto vecchio, antieconomico e inquinante come l’inceneritore dell’AMIU, lo sanno soltanto Renzi, il ministro Galletti ed il presidente Emiliano.

La legge italiana impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale. Mentre il nord supera il 65% di raccolta differenziata, con una media nazionale è già oltre il 50%, la percentuale media della Provincia di Taranto è del 29,5%

I sindaci in passato hanno accettato supinamente questo scandalo e ne sono complici: la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa. C’è un evidente favoreggiamento improntato verso lo smaltimento.

Il costo medio del servizio rifiuti dei cittadini che vivono al nord è di 148,83 euro per ogni abitante, al sud si supera i 171 euro per ogni abitante. Differenziare premia i cittadini: dove le raccolte differenziate hanno superato gli obiettivi minimi imposti dalla legge, le tariffe per i cittadini sono minori rispetto a chi, come al sud, è ancora lontano da questi obiettivi. E’ la dimostrazione, certificata dai dati ISPRA, che perseguire le politiche di “strategia Rifiuti Zero”, cioè il recupero totale di materia, non solo salvaguarda l’ambiente e produce maggiore occupazione, ma fa risparmiare soldi ai cittadini.

Rifiuti Provincia di Lecce: risultati pessimi!

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che in Provincia di Lecce vengono prodotti la maggior quantità pro capite di rifiuti urbani smaltiti in discarica. La media regionale di rifiuti prodotti per ogni cittadino e finiti in discarica è di 310 kg, quella provinciale 355 kg. Le politiche virtuose che sono stabilite dalle norme europee e italiane: la riduzione a monte della produzione dei rifiuti è il primo parametro in ordine gerarchico nella gestione dei rifiuti.

La Provincia di Lecce è la peggiore dell’intera Regione che certo non brilla tra quelle italiane per i risultati raggiunti. Il ciclo dei rifiuti è gestito in maniera pessima perché non si adottano le migliori pratiche internazionali come la “strategia rifiuti zero” e le linee guida europee: non c’è alcuna politica di riduzione della produzione di rifiuti (detrazioni fiscali per la vendita di prodotti sfusi o riusabili).

La raccolta differenziata è bassa: con il 37% la Provincia di Lecce è la penultima in Puglia. La legge italiana in attuazione delle norme ue, impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale.

Altro scandalo è che la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: ma recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa!

Evidentemente la visione è quella di creare emergenze ad arte: riempire le discariche per aprirne altre in deroga a regole e controlli e giustificare l’incenerimento degli stessi. Due business molto remunerativi per chi gestisce le discariche o ci avvelena bruciando rifiuti e che spesso come raccontano le cronache giudiziarie vede l’interesse della criminalità organizzata.

Per questo anche il resto della Regione Puglia non può festeggiare: se avessimo il 100% di materia recuperata avremmo tariffe molto più basse, più occupazione, meno criminalità e probabilmente anche più turismo. Emiliano, come Vendola e Fitto, non vuole una virtuosa economia circolare ma quella malata dello smaltimento, a vantaggio dei soliti noti imprenditori che in Puglia detengono il monopolio dell’intero ciclo dei rifiuti.

Impianto Heracle a Erchie: solo speculazione, nessuna vantaggio per i cittadini.

Qualcuno vuole speculare sulle emergenze create ad arte! Nel brindisino c’è ovviamente necessità di realizzare un’impiantistica adeguata per il trattamento dell’organico, ma totalmente diversa dall’impianto della Heracle! Innanzitutto, la scelta dell’anaerobico dimostra che l’interesse principale della società è una mera speculazione: come in tutti i casi analoghi, in Puglia e sul territorio nazionale, la priorità è prendere incentivi economici pubblici, cioè soldi delle tasse degli italiani, per la produzione di gas invece di produrre ottimo fertilizzante dai #rifiuti organici. Quindi, c’è una truffa semantica: si chiama impianto di compostaggio un impianto per produrre gas, offendendo l’intelligenza dei cittadini con errori in malafede!

Inoltre, l’impianto non è previsto dalla pianificazione regionale che localizza gli impianti industriali per il trattamento dell’organico in un’altra zona del brindisino, e ancor più importante, c’è da osservare che con questo tipo di impianti giungerebbero anche altri scarti molto diversi dalla frazione umida dei rifiuti urbani, per esempio da zootecnia e fanghi di depuratori: la priorità per l’azienda è quella di alimentare l’impianto sovradimensionato con qualunque scarto perché trae profitto dalla generazione di gas. E per di più, questi materiali potrebbero probabilmente giungere da altre province e da altre regioni!

Il Comune e la Provincia dovrebbero prendere definitivamente posizione contro questo genere di impianti e rivedere le autorizzazioni favorevoli già rilasciate! Ai motivi già esposti si aggiunge che questo impianto andrebbe in concorrenza con un impianto aerobico, pubblico e ben dimensionato (sufficiente per Erchie) per produrre ottimo compost, e sarebbe anche a discapito del compostaggio domestico e di comunità, che sono le priorità da attuare.

Rifiuti, Regione stanzia 16 milioni: tutti gli errori di politici incapaci

Non si possono sprecare soldi pubblici con impianti completamente sbagliati. Finanziare un impianto per produrre materiale da bruciare negli inceneritori, dannosi per la salute e per l’ambiente, è pura follia. Inoltre, verrà finanziato anche un impianto definito di compostaggio anaerobico: temiamo che sia un modo per mascherare un impianto finalizzato alla produzione di gas e solo marginalmente a fertilizzante naturale di qualità.

Emiliano continua la politica di Fitto e di Vendola, tesa a favorire gli inceneritori e il gruppo Marcegaglia/Albanese, monopolista di tali impianti in Puglia. Emiliano si rivela ancora una volta in perfetta sintonia con Renzi che con il decreto “sblocca Italia” ha favorito l’incenerimento dei rifiuti!

La legge prevede questo ordine di priorità di interventi: ridurre a monte la produzione di rifiuti (eccesso di packaging), riusare i prodotti e i materiali, riciclo degli stessi attraverso la raccolta differenziata che doveva essere al 65% a fine 2012.

Bisogna intervenire urgentemente prima sulle cause che hanno reso la Puglia incapace di gestire i materiali di scarto che chiamiamo rifiuti. Come prevede la normativa europea, occorrono politiche incentrate sulla diminuzione della produzione dei rifiuti e sull’aumento della raccolta differenziata che in Puglia è ancora fuori legge! Occorre migliorare l’impiantistica del ciclo dei rifiuti favorendo in maniera diffusa sul territorio piccoli impianti aerobici e pubblici per trasformare umido in compost e finalizzare gli impianti che trattano l’indifferenziato a recuperare ulteriormente i rifiuti senza inviarli ad incenerimento, con l’obiettivo di recuperare il 100% dei material. Questa politica chiamata “strategia rifiuti zero” è applicata in tanti contesti internazionali perché rappresenta la migliore pratica (risolve in maniera definitiva e sostenibile il problema dello smaltimento creando occupazione stabile e numerosa) e da anni è presente in tutti i programmi elettorali del M5S per qualunque livello istituzionale mentre i partiti di centrodestra e centrosinistra vanno esattamente nella direzione opposta per creare emergenza e favorire gli affari di aziende che avrebbero già dovuto chiudere.

Discarica Parachianca: non si rinunci a economia circolare virtuosa.

 

Confermiamo la nostra contrarietà alla discarica: inutile per il territorio, dannosa per la salute, pericolosa per l’ambiente, fuori da ogni pianificazione regionale in tema di rifiuti urbani. Le discariche dei rifiuti speciali in Provincia di Taranto ci insegnano che dove sorgono questi impianti ci sono grossi problemi per il territorio e per i cittadini: non ripetiamo questo irreparabile errore

La follia di smaltire i rifiuti urbani in discariche private di rifiuti speciali genera enormi problemi: l’azienda ha interesse primario ad produrre utili rispetto all’interesse pubblico della riduzione dei rifiuti e il massimo recupero della materia al minor costo possibile. Inoltre, la discarica attrarrà rifiuti speciali anche da fuori Regione.

Ho presentato anche un’interrogazione su alcuni strani legami che sembrano esserci tra i consulenti della ditta proponente, quelli della Provincia e degli altri enti pubblici coinvolti e il CNR di Pisa, nonché sulla legittimità che la valutazione tecnica per la Provincia sul progetto della discarica sia svolta dal dirigente che nel suo passato professionale pare svolgesse consulenze per la realizzazione di altre discariche! La Provincia di Lecce non autorizzi tale scempio! I Comuni, la Provincia e la Regione devono intraprendere la strategia internazionale “Rifiuti Zero” in una visione di economia circolare, unica seria e valida modalità ecosostenibile di gestione dei materiali di scarto che vanno considerati risorsa da recuperare totalmente con effetti positivi su occupazione, economia, salute e ambiente.

Discarica Parachianca: contrari ad una discarica di rifiuti speciali.

Sulla nuova proposta per il M5S rimangono i motivi di contrarietà già avanzati. Innanzitutto, Lecce e il Salento hanno necessità di discariche di rifiuti urbani, e non speciali, per tamponare la finta emergenza sui rifiuti: tale crisi non avrà mai fine se i Comuni non implementano una raccolte differenziate spinta che superi il 90% come accade in alcune amministrazioni virtuose. Costruire una discarica di rifiuti speciali giustificandola con l’emergenza rifiuti, è una infima speculazione sui problemi dei cittadini.

Inoltre, a differenza di quella per rifiuti urbani, che è al servizio del territorio, una discarica di rifiuti speciali può ricevere rifiuti di ogni tipo e da ogni parte d’Italia. Pertanto, questo conferma che la società è solo interessata al profitto derivante dal conferimento di qualsiasi rifiuto proveniente da ogni angolo d’Italia e induce i Comuni a non migliorare il servizio di raccolta differenziata.

In ultimo, se la proprietà delle discariche fosse pubblica i cittadini contribuenti avrebbero la garanzia di bassi costi dello smaltimento e di una gestione improntata alla pubblica utilità e non al mero profitto magari con l’ombra della criminalità organizzata. Abbiamo moltissimi esempi di come la gestione delle discariche di rifiuti speciali gestite da privati segua solo logiche economiche contrarie alla volontà dei cittadini e al buon senso: le discariche della provincia di Taranto ne sono la dimostrazione evidente. Spero che gli amministratori locali approfondiscano e non restino affascinati da chi per interesse particolare avanza proposte che ingigantiscano i problemi o ne rimandano la reale soluzione.

Impianto di gas Lecce: confermati i nostri timori!

La risposta della società conferma i nostri timori: è una speculazione finanziaria. Anche se non verrà utilizzato per produrre energia elettrica ma lavorato per diventare biometano da immettere in rete, questa pratica permetterà alla società di incassare gli incentivi statali che possono essere monetari o di «certificati di immissioni di consumo» a seconda delle modalità di messa in rete.

La società conferma che l’obiettivo principale è produrre gas per prendere incentivi e non la trasformazione dell’organico nel miglior compost possibile. Non avevo avanzato alcuna ipotesi sull’utilizzo del gas ma dedotto giustamente che senza incentivi la società non avrebbe avanzato alcun progetto! Infatti la società non è interessata a commercializzare il materiale trattato, tanto da volerlo regalarlo agli agricoltori: strana forma di mecenatismo per un soggetto che per legge ha come unico interesse il profitto. Di società che regalano briciole per abbattere le resistenze dell’opinione pubblica ne conosciamo tante da Ilva a Tap. Inoltre, la qualità del digestato da anaerobico è inferiore a quella del compost prodotto unicamente con trattamento aerobico.

La società mente quando afferma che il trattamento anaerobico impedisce le emissioni odorigene: forse possono essere ridotte  ma come confermato dai molti esempi, analoghi a quelli proposto, anche gli impianti anaerobici emettono emissioni nauseabonde: insomma non è il motivo per preferirli a quelli aerobici.

La società dice di attenersi rigorosamente al piano regionale dei rifiuti urbani che prevede due ipotesi alternative: un impianto da 60 mila t/a oppure da 45 t/a, solo di verde e organico. Tuttavia la proposta di MetApulia prevede anche i rifiuti speciali che si sommano all’organico cittadino.

L’impianto non rispetta il piano regionale dei rifiuti per almeno 2 ragioni: tratterà anche 15.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali non previsti nel piano e questi si sommeranno all’organico per un totale di oltre 77.000 tonnellate all’anno. L’efficienza presunta legata alla proprietà privata si traduce per effetto di economia di scala solo in impianti sovradimensionati e produzione di gas come obiettivo principale!

Per dimezzare la tariffa sui rifiuti basta ridurre la produzione di rifiuti inutili a monte, attivare un’ottima raccolta differenziata prossima al 100%, rivendere il materiale (vetro, carta, plastica e metallo) e il compost prodotto con impianti di prossimità aerobici. Non abbiamo preclusione ideologica su impianto ma conosciamo pregi e difetti delle soluzioni possibili. Forse è la società a essere male informata e a credere che tutti i politici siano ignoranti e si possano raggirare con 4 chiacchiere da bar.

Impianto di Compostaggio Lecce: Meglio un impianto piccolo, aerobico e pubblico!

La MetApulia vorrebbe realizzare nel territorio comunale di Lecce un impianto anaerobico finalizzato alla produzione di biogas con successivo trattamento aerobico per la produzione di compost. Per i quantitativi trattati il nuovo progetto dovrebbe essere simile a quello presentato per la realizzazione di quello tra Lecce e Surbo che prevedeva 50 mila tonnellate annue da trattare.

Qualcuno vuole speculare sulle emergenze create ad arte! A Lecce e nel Salento c’è ovviamente necessità di realizzare un’impiantistica adeguata per il trattamento dell’organico, ma la proposta della MetApulia è irricevibile per 3 motivi! Innanzitutto, la scelta dell’anaerobico che dimostra l’interesse principale della società: una mera speculazione. Come in tutti i casi simili in tutta la Puglia avanzati da società analoghe, volta a prendere incentivi economici, cioè altri soldi delle tasse dei cittadini italiani, per la produzione di biogas e non risolvere il problema dei cittadini: la produzione di ottimo fertilizzante dai rifiuti organici.

Il secondo elemento ostativo, comune a tutte le proposte di questo tipo che conferma la speculazione, è la dimensione dall’impianto. Un impianto da 50 mila tonnellate annue è sovradimensionato per Lecce: l’idea nascosta ai cittadini è alimentare l’impianto anche con rifiuti provenienti anche da altri territori, riempiendo peraltro le strade di camion che compiono centinaia di chilometri con un aumento di traffico ed inquinamento; senza contare le “emissioni odorigene” che saranno tanto più forti quanto più grande sarà l’impianto.    

La legge prevede che i Comuni arrivino al 65% di raccolta differenziata nel 2012! Lecce con 20 anni di governo del cdx non è arrivata neanche al 50%.

Il terzo motivo è legato alla gestione privata: il gestore è interessato solo ai profitti e non ad un’efficiente raccolta di rifiuto organico con totale separazione riciclo di materia. Infatti queste società sottoscrivono con gli enti locali contratti del tipo “vuoto per pieno”: ogni anno l’Amministrazione paga una quota a prescindere dalla quantità di organico conferita e con le percentuali di differenziata ridicole e fuori legge il privato non ha alcuna spinta a migliorare il servizio. Insomma l’ennesimo annunciato profitto senza rischi per il privato e l’esborso inutile per i cittadini!

Speriamo che il nuovo sindaco di Lecce e degli altri comuni Pugliesi non caschino in questi tranelli e invece mettano in essere iniziative per ridurre la produzione dei rifiuti  – defiscalizzazione per gli esercizi che vendono prodotti sfusi, promozione di pannolini lavabili, incentivi per non somministrare acqua imbottigliata, compostaggio domestico – e risolvano presto il problema dei rifiuti con la costituzione di una società pubblica per la realizzazione e la gestione di un impianto aerobico di dimensioni adeguate che riesca a vendere il compost di ottima qualità ottenuto dagli scarti organici dei cittadini con una differenziata che nei Comuni virtuosi ha superato il 90%.

Rifiuti: costante emergenza in Puglia.

La Regione Puglia rimanda la soluzione definitiva del problema: quando interviene non si preoccupa mai di prevenire ma solo di contenere le emergenze. Per i rifiuti abbandonati potrebbe stanziare ad esempio risorse per la raccolta ordinaria dato che i Comuni sono al collasso economico: evidente è più comodo gestire l’emergenza invece di risolverla con una seria pianificazione pluriennale degli interventi.

Il problema della produzione di rifiuti non si risolve nascondendoli in discariche e inceneritori, come la polvere sotto il tappeto! È evidente che Emiliano non ha alcuna intenzione di favorire la strategia “rifiuti zero”. Emiliano sa benissimo che attualmente sono in corso diversi procedimenti per l’ampliamento di molte discariche giustificati proprio dalle varie finte emergenze. D’altronde era proprio lui che in campagna elettorale dichiarava in pubblico che non si può governare senza l’avallo della lobby dei gestori dei rifiuti!

Oltre ad essere un ente che distribuisce poltrone ai fedelissimi di Emiliano a cosa serve l’Agenzia Regionale dei Rifiuti? Quali provvedimenti sta attuando con i soldi delle tasse dei pugliesi? Quali atti concreti ha compiuto per diminuire la produzione dei rifiuti e favorirne la raccolta differenziata che già nel 2012 doveva essere almeno al 65% per legge?

Il TAR ha recentemente riconosciuto che alcune discariche, per esempio quelle della Vergine nei pressi di Lizzano, sono prive di fidejussioni. Le aziende che le gestiscono, “opportunamente” falliscono nella fase di chiusura quando avrebbero l’onere di sostenere i costi per la bonifica. Cosa sta facendo la Regione per verificare che tutti gli impianti di smaltimento abbiano le fidejussioni in regola?