SS 106: Previsti lavori, ma mancano le risorse.

Il Ministro dei Trasporti ha risposto all’interrogazione sul dissesto stradale della SS 106 da Taranto a Ginosa che ho presentato a settembre 2017.

Il Ministro ha risposto che sono previsti lavori di miglioramento della sede stradale per 3 milioni di euro. Sarebbe un’ottima notizia se non fosse che tali risorse non sono ancora disponibili: l’intervento quindi al momento risulta solo in fase di progettazione.

L’intervento è previsto dal Contratto di Programma 2016 – 2020, firmato tra il Ministero e l’Anas. Tuttavia il Contratto di Programma è ancora al vaglio delle Corte dei Conti e dopo l’approvazione, dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. I cittadini pugliesi, lucani e i tanti turisti dovranno ancora attendere senza sapere la data entro cui i lavori inizieranno!

Rifiuti Provincia di Taranto: disastro sulla pelle dei cittadini.

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che nel 2016 in Italia su un totale di 7.4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani smaltiti in discarica, ben 692 mila tonnellate sono state smaltite nella sola Provincia di Taranto.

Questi sono i risultati disastrosi di 20 anni di politica di centrodestra e centrosinistra. Il gran numero di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia ai gestori delle discariche, senza alcuna logica legata al fabbisogno territoriale, e le leggi regionali approvate che permettono ai rifiuti provenienti da altri territori di essere smaltiti nel tarantino, hanno determinato questo pessimo primato italiano. Stiamo parlando dei rifiuti urbani senza considerare l’impatto sul territorio, altrettanto imponente, dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Purtroppo la situazione peggiorerà perché il Governo attraverso il decreto Sblocca Italia ha dichiarato strategici gli inceneritori che, potendo ricevere rifiuti da altre Province, aggiungeranno il loro effetto inquinante a quello delle discariche: perché sia strategico un impianto vecchio, antieconomico e inquinante come l’inceneritore dell’AMIU, lo sanno soltanto Renzi, il ministro Galletti ed il presidente Emiliano.

La legge italiana impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale. Mentre il nord supera il 65% di raccolta differenziata, con una media nazionale è già oltre il 50%, la percentuale media della Provincia di Taranto è del 29,5%

I sindaci in passato hanno accettato supinamente questo scandalo e ne sono complici: la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa. C’è un evidente favoreggiamento improntato verso lo smaltimento.

Il costo medio del servizio rifiuti dei cittadini che vivono al nord è di 148,83 euro per ogni abitante, al sud si supera i 171 euro per ogni abitante. Differenziare premia i cittadini: dove le raccolte differenziate hanno superato gli obiettivi minimi imposti dalla legge, le tariffe per i cittadini sono minori rispetto a chi, come al sud, è ancora lontano da questi obiettivi. E’ la dimostrazione, certificata dai dati ISPRA, che perseguire le politiche di “strategia Rifiuti Zero”, cioè il recupero totale di materia, non solo salvaguarda l’ambiente e produce maggiore occupazione, ma fa risparmiare soldi ai cittadini.

TAP, confronti basati su presupposti errati.

Le informazioni su cui si basano le azioni di alcuni sindaci e le dichiarazioni pubbliche di politici e tecnici sono totalmente errate. Ho assistito in Provincia di Lecce alla fiera dell’ipocrisia!

Seagrass (Posidonia oceanica), Mediterranean Sea

Il primo equivoco che molti esponenti istituzionali commettono, anche volontariamente, è che il gasdotto ormai si farà. Pur essendo concluse le procedura di VIA per il gasdotto a mare e per l’interconnessione, sono svariate le prescrizioni che le società devono compiere e che potrebbero bloccare l’intera opera. Tale convinzione proviene dalle dichiarazioni di un Governo a fine legislatura e se il prossimo tra qualche mese sarà con il M5S le strategie energetiche nazionali saranno molto diverse. Il secondo errore è che il gasdotto sia un problema di approdo: TAP ci costringerà a rimanere schiavi delle multinazionali e di modelli economici e di sviluppo obsoleti, per non dire ottocenteschi. La terza informazione sbagliata è che l’opera non abbia contributi pubblici e sia investimento privato, nonostante, lo ribadiamo da anni, sia un’opera finanziata con 2 miliardi di euro di soldi pubblici dalla Banca Europea degli Investimenti, cui si aggiungono altri 270 milioni di euro sprecati per il collegamento da Melendugno a Mesagne pagati attraverso le bollette degli italiani.

Inoltre altre due premesse rendono fallace ogni ragionamento di chi oggi promuove TAP o ne tollera la sua presenza: che sia utile e non pericoloso. Evidentemente tanto l’on. Massa quanto l’ing. Laforgia, non conoscono per nulla il progetto lacunoso TAP, nel quale la stessa società dichiara un rischio rilevante per gli abitanti intorno alla centrale di depressurizzazione. E poi si ignorano le condivisibili preoccupazioni dell’oncologo dott.Serravezza e gli studi epidemiologici sull’elevata incidenza delle patologie causate dall’insalubre contesto ambientale, per cui ogni ulteriore carico aggiuntivo di inquinanti (come quelli emessi dai bruciatori della centrale di decompressione) sono inaccettabili per la salute umana. Le fantasiose tesi di decabonizzare  tramite riconversione di Cerano e Ilva, purtroppo ripetute ancora oggi, sono già state smentite numerose volte da autorevoli tecnici e dagli amministratori di questi siti industriali.

Infine, l’idea che ragionare sulle compensazioni, anche non economiche, serva al Governo per comprendere esigenze del territorio e intervenire con politiche mirate a tutelare salute, ambiente e sviluppo è una assurdità di chi vuole arrampicarsi sugli specchi: a Roma sono perfettamente consapevoli dei disastri di Ilva, Cerano e disseccamento degli ulivi con le ovvie conseguenze sulla disoccupazione, e gli effetti negativi sul turismo e le altre alternative economiche sostenibili, sulla salute e sull’ambiente. Sono proprio gli ultimi Governi ad aver causato questi danni e appellarsi al medesimo per un tavolo istituzionale per discutere come risolverle è davvero una beffa per i cittadini.

Nessun cenno su politiche locali per risparmiare energia attraverso riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica e privata, o sulla possibilità di ampliare la produzione da rinnovabili distribuite in cui i proprietari degli impianti siano cittadini, amministrazioni e imprese: solo queste sono proposte credibili per avere un risparmio sulla bolletta, un rilancio dell’occupazione e della ricerca, evitando danni alla salute e all’ambiente e diminuirebbe la dipendenza energetica da altri Paesi. Evidentemente questo non conviene alle multinazionali e ai politici che propongono soluzioni antistoriche.

Depuratori Taranto, riutilizzo reflui per ILVA: 23 anni di vergognosi ritardi!

Nel 1994 la Regione Puglia, a seguito di apposita convenzione stipulata tra la stessa Italsider e la Provincia di Taranto, finanziava il progetto per il riuso delle acque reflue provenienti dagli impianti di affinamento. Nel 2006 il Presidente della Regione Puglia, in attuazione di un’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, disponeva il trasferimento di risorse economiche nel Bilancio della Regione Puglia al fine di realizzare, tra le altre, l’opera. L’intervento è previsto anche dal Piano d’Ambito Idrico 2009-2018 della Regione Puglia. La “Prescrizione T.26” dell’AIA rilasciata all’Ilva prescrive uno studio di fattibilità sull’utilizzo delle acque reflue dei depuratori di taranto al fine di preservare le risorse di acqua dolce che attualmente ilva preleva. Infine, il CIS per Taranto prevede il completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ILVA) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo.

Ventitré anni di inaccettabile ritardo! Una vergogna che colpisce Taranto, l’intero Salento e la Basilicata! Tutti i Governi, regionali e nazionali, di centrodestra e di centrosinistra, sono gravemente colpevoli di questa incompiuta! Ma lo scandalo continua: ad oggi, nonostante sia stata già finanziata, nel decennio scorso, con ben 14 milioni di euro e sia stato inserita anche nel Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto (CIS), è tutto fermo: nessun cantiere avviato!

Il progetto è fondamentale per un triplice beneficio: si riusa acqua, risorsa preziosissima, che altrimenti finirebbe in mare; avremmo più disponibilità di acqua potabile, essenziale per gli usi civili, poiché l’Ilva non utilizzerebbe più acqua dolce proveniente dal Tara e dal Sinni; avremmo decine di milioni di metri cubi per l’agricoltura!

Ho presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri su questo incredibile scandalo che dura da troppo tempo. Questa è un’altra vergogna che va in coppia con l’altra grande incompiuta per risolvere definitivamente la crisi idrica Pugliese: l’invaso del Pappadai, costato circa 250 milioni di euro, che da oltre 25 anni “pronto” ma inutilizzato mentre gli agricoltori e i cittadini ogni estate rimangono senza acqua.

ZES: Ritardi e opacità inaccettabili.

Il Decreto Mezzogiorno, convertito in Legge il 3 agosto 2017, stabilisce che le modalità per l’istituzione di una ZES, la sua durata, i relativi criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area nonché i criteri che ne disciplinano l’accesso e le condizioni speciali nonché il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo, devono essere stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno,  di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro  delle infrastrutture e dei trasporti e con il  Ministro  dello  sviluppo economico, sentita la Conferenza  unificata,  entro  sessanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione. I 60 giorni sono scaduti.

Il Governo non rispetta quanto stabilito dalla legge: il lungo iter per la creazione delle ZES diventa ancora un’agonia senza fine a causa di ministri incapaci solo bravi negli annunci.

Inoltre continuano a preoccuparci i criteri che disciplinano l’accesso alle ZES. Pretendiamo chiarezza dal Governo: non devono avere accesso ai benefici le aziende inquinanti che appestano l’ambiente e non garantiscono la salute pubblica. Infine deve essere scongiurato il rischio che i prodotti delle aziende locali che possano subire la concorrenza sleale dalle eventuali multinazionali che si insedierebbero nelle ZES.

In questi mesi abbiamo visto guerre di campanile sulle ZES ma nessun dibattito sul progresso atteso nel meridione. Tutto il nostro Paese dovrebbe puntare sull’economia delle eccellenze delle nostre piccole e medie imprese e non diventare terra di speculazione. Purtroppo, i provvedimenti adottati da questi Governi, come lo Sblocca Italia o i Salva-Ilva, continuano ad favorire i colossi industriali e a danneggiare le PMI.

Crisi idrica: silenzio e complicità da Roma e Bari.

Per scongiurare le crisi idriche occorre ammodernare le reti di distribuzione che perdono troppa acqua, attivare subito altri invasi finanziati e completati come quello “Pappadai”, potenziare i depuratori e riutilizzare le acque reflue per scopi irrigui e industriali, incentivare i privati a recuperare l’acqua piovana invece di attingere dai pozzi: queste sono le vere priorità. Tuttavia i Governi finora si sono concentrati sull’acquisto dei cacciabombardieri  F-35, sul salvataggio delle banche private con denari pubblici e sulle faraoniche opere inutili come l’alta velocità tra Torino e Lione che la Francia ha sospeso.

Dalle dichiarazioni del PD si apprende che la Galleria Pavoncelli bis è in fase di completamento ma non ancora funzionante.

Dopo molti anni di commissariamento nonostante le dichiarazioni di completamento la Galleria Pavoncelli bis non è in funzione. Quindi, la realtà è che al di là degli annunci, i cittadini non hanno ancora alcun beneficio effettivo. La storia delle grandi opere incompiute ci insegna a diffidare degli slogan da campagna elettorale. Al contrario, ci preoccupa il silenzio assordante e l’immobilismo dei Governi, centrali e regionali, sull’invaso “Pappadai”, interamente costruito con oltre 200 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Nel 2015 lo stabilimento Ilva di Taranto ha consumato 22 milioni di metri cubi di acqua potabile provenienti dal Sinni e dal Tara. Queste crisi idriche potrebbero in parte essere risolte se gli impianti come l’Ilva non consumassero milioni di metri cubi ogni anno di acqua potabile che potrebbe essere meglio impiegata per agricoltura e usi civili! Il centrodestra e il centrosinistra hanno difeso con provvedimenti speciali l’Ilva a discapito della salute, delle alternative economiche e dell’ambiente, avendo preso finanziamenti enormi dalla famiglia Riva! Nonostante sia previsto dalle varie autorizzazioni che il siderurgico debba riutilizzare l’acqua dei reflui dei depuratori tarantini per non gravare sulle limitate e contese risorse idriche, nessuno ha mai avuto il coraggio di contrastare davvero gli interessi della grande lobby dell’acciaio per garantire i diritti ai pugliesi!

Legge sulla mobilità in bicicletta e sulla rete nazionale ciclistica: una storia infinita!

Si apre un nuovo capitolo dell’iter travagliato di approvazione della proposta sulla mobilità ciclistica – iniziato nel lontano 2015 – e che dovrebbe essere votata in Aula ma che a causa dell’assenza del parere della Commissione Bilancio rischia di ritornare per la seconda volta in Commissione.

Per favori alle banche e alle lobbies petrolifere o del gioco d’azzardo ci vuole pochissimo ad approvare una legge, ma per quelle a favore dei cittadini ci sono sempre rinvii e problemi! Questo dimostra la totale mancanza di credibilità dei Governi PD il cui sostegno alla mobilità sostenibile è soltanto uno slogan da campagna elettorale.

Manca una reale volontà politica di contrastare lo sfruttamento delle fonti fossili che provoca danni alla salute, all’ambiente, al turismo, all’economia: evidentemente ai Ministri Galletti, Delrio, Calenda, Franceschini non importa migliorare la qualità di vita degli italiani! Eppure la nostra posizione su questo provvedimento è stata da sempre costruttiva e tante nostre proposte sono state accolte per il miglioramento del testo fra cui la definizione delle caratteristiche della rete BICITALIA riguardo alla rilevanza paesaggistica, culturale, storica, architettonica; il coordinamento centrale per  l’integrazione e l’interconnessione della rete con le altre modalità di trasporto; il coinvolgimento della società civile e la trasparenza sul monitoraggio e sulle azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi della legge.

Ho presentato numerose proposte migliorative come quella di rendere la realizzazione della rete ciclabile nazionale un’opera indifferibile e urgente al pari di quanto i Governi fanno con le grandi opere inutili, Mose, Expo, Gasdotti, autostrade, alta velocita, dove si annidano corruzione e spreco di denaro. Inoltre, tra le altre proposte abbiamo chiesto la semplificazione della deliberazione in condominio per installare rastrelliere e garantire posti bici negli spazi comuni; l’obbligo di istituire gli uffici regionali e comunali (per i Comuni con più di 50.000 abitanti) della mobilità ciclistica, criteri di premialità nell’accesso alle risorse finanziarie, misure concrete per scoraggiare il furto delle bici, obblighi per edifici pubblici e privati di dotarsi di parcheggi di biciclette consentirne il carico sui mezzi di trasporto pubblico, l’apertura di un conto corrente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per finanziare con ulteriori versamenti gli interventi della legge, la manutenzione oltre alla sola realizzazione della rete nazionale, il monitoraggio dell’uso della bicicletta sulla rete. Si aggiungono anche proposte per considerare la mobilità ciclistica come parte di un insieme più grande, la cosidetta mobilità dolce, includendo vie ciclabili in classificazione più generale di vie “verdi” (o greenways).

Sappiamo bene che le possibilità di approvare questa legge sono scarse dato che siamo a fine legislatura, ma speriamo che il provvedimento, dopo la lunga agonia alla Camera, venga votato immediatamente al Senato invece di essere insabbiato come i tanti altri provvedimenti sulla mobilità utili ai cittadini ma ignorati dalla politica (riforma del trasporto pubblico locale, car pooling. car sharing, auto elettriche, modifiche al codice della strada).

Aeroporti Pugliesi: Emiliano prende in giro tutti.

Emiliano prende in giro tutti alimentando guerre di campanile inutili o peggio l’illusione di poter avere 4 scali aperti in equilibrio finanziario. Se il Presidente di Regione crede che le attuali scelte della società Aeroporti di Puglia non siano corrette, dica pubblicamente quali sono le ragioni e come intende intervenire l’azionista di maggioranza perché per ora lo abbiamo solo visto interessato a fusioni societarie improbabili, peraltro mai annunciate in campagna elettorale, solo per la scalata interna al partito.

Per rimanere aeroporti di interesse nazionale, la società Aeroporti di Puglia deve dimostrare che ogni singolo scalo è in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino di riferimento e il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario nonché di adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio.

Promettere utilizzi diversi rispetto quanto indicato dal Piano Nazionale degli Aeroporti, senza tuttavia azioni concrete tramite la società di gestione aeroportuale, significa contestare, solo a parole, anche il piano nazionale degli aeroporti! Il Governatore certamente saprà che gli aeroporti di interesse nazionale devono dimostrare di essere economicamente sostenibili: non può essere ambiguo anche su questo. I cittadini, abituati alle sue capriole, hanno il diritto di sapere come può mantenere le sue promesse in tutta la Puglia perché le sue appaiono solo manovre per mantenere il consenso attraverso slogan e tavoli che non avranno alcun effetto pratico! Farebbe bene piuttosto a pubblicare i contratti e a fornire pubblicamente come prevede la legge le informazioni sui finanziamenti alle compagnie aeree, e se trova il tempo anche le risorse per una programmazione seria del trasporto pubblico regionale in modo da renderlo intermodale e integrato per consentire facilmente il raggiungimento degli aeroporti a tutti i pugliesi!

Dal Contratto di Programma dipendono le tariffe e gli investimenti già individuati per circa 118 milioni di euro e approvati in linea tecnica dall’Enac.

Emiliano potrebbe anche bussare ai Ministri competenti del suo partito a Roma per capire perché il Governo ancora non abbia emanato il decreto di approvazione del Contratto di Programma relativo a Aeroporti di Puglia.  Il destino degli aeroporti dipende da politicanti perennemente in campagna elettorale quando invece servirebbe trasparenza, serietà e chiarezza.

Treni per Taranto, Delrio risponde al M5S: risposta deludente, generica e incompleta!

Deludente! Non siamo soddisfatti della risposta del Ministero all’interrogazione depositata: si illustrano una serie di interventi per opere infrastrutturali, tuttavia senza ulteriori dettagli. Nessun elemento relativo all’avvio dei lavori o alla loro conclusione: non c’è alcun cronoprogramma, nessun riferimento a delibere o atti per lo stanziamento delle risorse, neanche una parola relativamente alla chiusura dei passaggi a livello e alla velocizzazione dei treni lungo le tratte ferroviarie che giungono a Taranto. Sul lato dei servizi, nella risposta non si fa cenno ad un confronto sui servizi attualmente esistenti e un’idea integrata di trasporti con la Regione: nessun potenziamento ma il solito slogan dei freccia che però arrivano a passo di lumaca.

Quindi, ancora una volta tante parole, le stesse che i Tarantini sentono ripetere da oltre un decennio!

Centrale a carbone di Cerano: chiusura immediata!

Tutti i problemi causati dalle centrali a carbone, come quella di Cerano, sono riconducibili alla politica energetica nazionale obsoleta e inaccettabile perché punta ancora sui combustibili fossili e sullo sfruttamento degli idrocarburi e dei loro derivati, responsabili non solo dello sconvolgimento climatico ma anche dell’inquinamento e dei problemi di salute pubblica.

La centrale Enel di Cerano è un’autentica colossale assurdità: produrre energia dal carbone, in modo centralizzato, è antistorico e inquinante. E non basterà ad Enel il pagamento di 500 milioni di euro per realizzare le prescrizioni a Cerano per rendere l’impianto ambientalmente sostenibile e accettabile per la salute umana o compatibile con la vita su questo pianeta. Tanto meno possiamo credere ancora alle bugie di Emiliano che viene smentito quotidianamente sulla riconversione e ignora che paghiamo decine di centrali a gas già costruite per tenerle spente!

Le alternative esistono già ma i Governi degli ultimi trenta anni le hanno ignorate o addirittura affossate con provvedimenti normativi e con sussidi economici alle fonti fossili: le energie rinnovabili distribuite e diffuse, non speculative, insieme ai sistemi di accumulo e gli investimenti in ricerca possono essere il presente del nostro Paese. Per questo è necessaria l’immediata dismissione di tutte le centrali a carbone tramite una tassazione sulla produzione di anidride carbonica che renda sconveniente il loro funzionamento: il Governo del M5S le chiuderebbe in questo modo entro i prossimi 5 anni, in modo da tutelare ambiente e salute e avere anche decine di migliaia di occupati in più e tante nuove aziende innovative rendendo l’Italia l’avanguardia in Europa!