Stazione di Ginosa: ferrovie più efficienti per pugliesi e lucani!

10807936_10204259289255526_183829227_n-2Si ripristini al più presto i binari alla stazione di Ginosa e si rinforzi la linea ferroviaria dell’arco jonico. Interrogazione parlamentare sulle motivazioni che hanno portato al dismissione del binario alla stazione di Ginosa (Ta). Da circa un mese si è verificato che uno dei tre binari ferroviari che costeggiano la stazione, è stato disassemblato riducendo quindi la capacità della stazione di accogliere treni contemporaneamente.

Il tratto ferroviario che unisce Taranto a Metaponto è molto importante perché garantisce il diritto alla mobilità per studenti, lavoratori e pendolari e degli altri cittadini di Puglia e Basilicata. Inoltre, la bellissima Ginosa che si trova sulla tratta in questione, è meta turistica riconosciuta in quanto meritoria della “bandiera blu” per 16 anni di seguito. La ferrovia se valorizzata adeguatamente, permetterebbe un maggior afflusso turistico più sostenibile e sicuro, liberando le strade da congestioni con inevitabili ricadute positive per l’ambiente e per i servizi locali.

La tratta ferroviaria in questione è oggetto di miglioramenti ma a questi devono esser aggiunti maggiori corse, anche a lunga percorrenza. Basti pensare che qualche anno fa da Ginosa si poteva raggiungere senza cambi, le grandi città del nord e viceversa. Attualmente, invece, i tagli effettuati negli anni da Trenitalia , hanno reso più complicato raggiungere le mete turistiche nel sud, Puglia in testa e quindi ha disincentivato i cittadini dall’utilizzo di questo importante mezzo di trasporto.

Per cui con l’interrogazione si chiede al Ministro dei trasporti quali interventi sono previsti presso la stazione ferroviaria di Ginosa e qual è la motivazione della disattivazione del binario ferroviario, qual è lo stato di avanzamento dei lavori previsti per il tratto ferroviario della tratta Taranto-­Metaponto e quali sono le eventuali criticità riscontrate nel completamento della stessa, se sono previsti già nel prossimo contratto di programma ulteriori stanziamenti per potenziare la tratta ferroviaria jonica e infine se sia previsto da parte di Trenitalia, il ripristino dei collegamenti diretti tra il nord Italia e le stazioni ferroviarie dell’arco jonico.

Scegliere il treno anziché i trasporti su gomma è un comportamento sicuramente più sostenibile che può portare solo vantaggio alle comunità, ed è proprio per questo che il M5S si sta battendo per migliorare i collegamenti ferroviari senza sprecare denari in infrastrutture come l’alta velocita Torino-­Lione o altre grandi opere inutili. In un momento di crisi profonda e di poche risorse disponibili, le priorità per i cittadini sono diverse da quelle del governo Renzi.

SLA a Manduria: casi 4 volte maggiori della media nazionale

logo-AISLA-OnlusVi ricordate quando la scorsa estate molti si buttavano sulla testa un secchio di acqua ghiacciata secondo una sfida (“Ice Bucket Challenge”) che pochi hanno compreso? Vi ricordate il governo che toglie soldi all’assistenza delle persone non autosufficienti? In entrambi i casi i media si sono occupati di SLA a livello nazionale.

Grazie ai cittadini attivi e informati nell’area di Manduria, che mi hanno dato la loro voce, ho appreso che sono presenti sei casi di SLA in una popolazione di circa 30.000 abitanti, contro una media nazionale di circa cinque casi ogni 100.000 abitanti: quasi il quadruplo rispetto alla media. Per questo e per non spegnere i riflettori su questo tema, ho presentato un’interrogazione parlamentare per avere risposte sulla anomala situazione della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) nell’area di Manduria.

La particolare incidenza nel territorio di Manduria indicherebbero che all’origine di questa malattia potrebbe esserci l’inquinamento di natura ambientale, che si manifesta anche con la degenerazione dei motoneuroni, le cellule depurate al controllo del movimento, della deglutizione e della respirazione.

Per far fronte al problema dell’inquinamento causato da sversamenti illegali di rifiuti, nella zona di Manduria sono state adottate moderne tecnologie, come la dissociazione molecolare che consiste in un processo di gassificazione e si applica nel trattamento di rifiuti urbani, per piccole comunità e altra tecnologia utilizzata è «all’arco plasma». Il plasma è il quarto stato della materia (solido, liquido, gassoso), ottenuto mediante una scarica, fornita attraverso un arco elettrico, che consente di ottenere la ionizzazione di una corrente gassosa.

L’esecutivo deve far luce sull’atroce situazione e intervenire con la massima urgenza, per questo, chiediamo di predisporre uno screening epidemiologico per il tramite dell’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione residente nell’area di Manduria e dei comuni limitrofi nella provincia di Taranto. Occorre mettere in moto tutte le forme di controllo del territorio pugliese, atte a fermare il criminale e illecito sversamento di rifiuti tossici in qualunque area, in particolare con riferimento alle zone agricole e ad alta densità abitativa, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini, nonché tutelare la salubrità dell’acqua, del terreno e dell’aria.

Torre Guaceto: il paradiso che Vendola rischia di cancellare

10578375_10202739334073425_1516067577_n-3 C’era una volta un paradiso naturalistico. C’è ancora, ma a causa della Regione Puglia sta rischiando di scomparire.

Parliamo di Torre Guaceto, nel brindisino. Le foto in rete restituiscono le immagini di quello che era prima il litorale con le sue bellissime spiagge prima che entrasse in funzione il depuratore di Carovigno, con i suoi scarichi che finiscono direttamente in quella che una volta era un’altra perla turistica della Puglia. Torre Guaceto è un’oasi protetta meravigliosa, ma sta morendo avvelenata da settimane con un costante flusso di scarico di liquami, nonostante per legge* l’area marina protetta vieti “l’alterazione, con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente marino, nonché la escavazione e la raccolta di materiali inerti;”

E le istituzioni? Finora hanno dormito e per recuperare il tempo perso si muovono, senza visione e programmazione, creando ulteriore danno.

La prima denuncia risale a metà settembre, e fu il Consorzio di gestione dell’area protetta che raccolse foto e testimonianze per raccontare l’epilogo della riserva naturale che soprattutto d’estate risulta un ottimo traino per il turismo.

Il 22 settembre infatti è stato attivato il nuovo depuratore dell’Acquedotto Pugliese che raccoglie le acque fognarie dei comuni di San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, delle marine in provincia di Brindisi, e presto accoglierà anche i reflui di Carovigno.

L’impianto a regime dovrebbe scaricare ogni giorno 10 mila metri cubi di acque con tasso di depurazione minimo** nel canale Reale, la cui foce è proprio nella zona a massima protezione*** della riserva naturale brindisina, la più tutelata e nella quale è perfino vietata la balneazione per non alterare l’ecosistema marino. Pensiamo, tra l’altro, che il depuratore sia sottodimensionato rispetto il carico di reflui che si potrebbe generare nei periodi estivi in cui i turisti scelgono questo incantevole territorio baciato dal sole e dal mare con caratteristiche naturalistiche straordinarie, per passare le proprie vacanze. Inoltre, ad oggi, non è dato sapere se nei comuni sopraccitati vi sia una corretta separazione della fognatura nera e bianca.

A dare il via al disastro è stata la Regione Puglia, nello specifico il Servizio risorse idriche regionale.

10735907_10205599225166457_1270561528_n-2 Noi del Movimento 5 Stelle stiamo denunciando da settimane la sistematica distruzione di questa riserva anche con diverse interrogazioni parlamentari in ambito italiano ed europeo. Insieme ad alcuni cittadini che seguono nel dettaglio la vicenda, abbiamo incontrato nei giorni scorsi il sindaco, l’assessore competente del Comune di Brindisi e anche il direttore della riserva (il presidente si è dimesso) spronandoli a non arrendersi e consigliando ulteriori azioni da intraprendere. Vogliamo che tutti i cittadini si mobilitino, e non solo i brindisini. Torre Guaceto è ancora un paradiso, ma a causa della Regione Puglia, è un paradiso in pericolo. Il territorio italiano è costantemente sotto attacco: Torre Guaceto è un pezzo della nostra ricchezza che si sta sgretolando a causa della politica scellerata.Fate un selfie con la scritta “#SaveTorreGuaceto”. Facciamo sentire tutta la nostra pressione perché la riserva non muoia e rimanga un meraviglioso gioiello naturalistico.

* Decreto interministeriale 4 dicembre 1991 –Istituzione della riserva naturale marina denominata “Torre Guaceto” (G.U. della Repubblica Italiana n. 115 del 19 maggio 1992)

** I valori devono rispettare la tabella 1 dell’allegato 5 parte III del D.lgs n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) prevede i limiti meno stringenti

***La ZONA A è del Parco Marino (di cui il decreto interministeriale del 4 dic. 1991) è la maggiormente protetta, e quindi viene chiamata “Riserva Integrale” 

S.S. 275: non sprechiamo i soldi!

275-2Investire i fondi in messa in sicurezza dell’esistente, bonifiche e trasporto ferroviario per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini pugliesi senza favorire le lobby del cemento e le opere inutili

Nonostante, il groviglio amministrativo e giudiziario, la scoperta di discariche abusive delle quali non si conosce il numero, l’estensione e il contenuto, che potevano costituire ottimi motivi affinché la politica riflettesse sulla reale utilità dell’opera, i partiti confermano le scelte disastrose in materia di cementificazione del territorio, sprecando denaro pubblico.

Prendo atto che per avere delle risposte è inutile presentare tre interrogazioni al ministro, bisogna chiedere informalmente audizione ad Anas tramite un sottosegretario come hanno fatto i colleghi del PD e di FI.

Il 3 novembre scorso, il Presidente Nichi Vendola aveva scritto ad Anas per sollecitare la realizzazione dell’opera che costerà ai contribuenti quasi 300 milioni di euro. Anas, dal canto suo, nonostante le indagini delle Guardia di Finanza sulle discariche e l’indagine a carico del presidente dello stesso ente sulla vicenda, ha rassicurato tutti gli altri politici sull’intenzione di voler proseguire i lavori chiudendo la fase istruttoria entro la fine dell’anno.

Sebbene abbia fatto presente che non tutto il territorio è concorde nella realizzazione dell’opera così come prevista nel progetto attuale, i partiti hanno ripetuto i soliti quattro argomenti demagogici: l’opera va realizzata per garantire la sicurezza stradale, per non perdere i fondi, per poter attuare le bonifiche e perché così si crea occupazione. La sicurezza stradale è un pretesto perché la realizzazione del progetto fino al Comune di Montesano e la messa in sicurezza dell’esistente è una soluzione che non troverebbe alcun dissenso e, al contempo, sarebbe un risparmio per le tasche dei cittadini, raggiungendo il medesimo obiettivo di ridurre l’incidentalità lungo l’asse viario da Maglie a Leuca. La perdita dei finanziamenti è chiaramente una bufala: è una questione di volontà politica. Metà sono fondi della Regione cioè soldi dei pugliesi, l’altra metà sono risorse statali. Quindi, basterebbe una riga in un decreto e una delibera di giunta, proprio di quei partiti che sono rispettivamente al governo nazionale e regionale, per lasciarli sul territorio.

Ma anche la realizzazione dell’opera come unico modo per procedere alla bonifica dei terreni è un mero ricatto. La bonifica va effettuata a prescindere dall’opera per garantire la salute dei cittadini e la salubrità del territorio, costituendo certamente una forma più utile di impegno delle risorse che pertanto rimarrebbero al territorio. L’occupazione, poi, è un falso ideologico frutto di una mentalità ottocentesca dell’economia e dello sviluppo economico con una crescita infinita della produzione dei beni senza alcun progresso umano e sociale: studi autorevoli, incluso quello del centro studi della Camera dei Deputati presentato qualche settimana fa, dimostrano che a parità di risorse investite, il settore della prevenzione del dissesto idrogeologico crea un’occupazione dieci volte superiore di quella ottenuta investendo nelle fonti fossili e nelle opere di cementificazione come la Strada Statale 275. Addirittura, se si impegnassero le medesime risorse in riqualificazione energetica, il numero di occupati sarebbe 25 volte maggiore.

Qualcuno poi parla dei tempi di percorrenza: se si andasse a una media di 40 km/h per gli ultimi 7 km si impiegherebbero 10 minuti e 30 secondi. Se con il progetto la velocità MEDIA salisse a 80 km/h gli stessi chilometri sarebbero percorsi in 5 minuti e 25 secondi. Su 60 minuti fino a Lecce e 2h e 30 minuti per arrivare a Bari, qualcuno crede davvero che la priorità per la collettività sia spendere centinaia di milioni per risparmiare 5 minuti quando i treni impiegano per lo stesso percorso 4 ore e mezzo?

 incendio-su-treno-fse-partito-da-gagliano-del-capo-e-diretto-a-leccePer queste ragioni, oltre alle tre interrogazioni già depositate sul discutibile affidamento diretto della progettazione ed esecuzione dell’opera, sulle discariche di rifiuti illegali lungo il tragitto e infine sul possibile conflitto d’interessi tra alcuni protagonisti della progettazione, della costruzione dell’opera e dell’autorità anticorruzione, ho depositato alla Camera dei Deputati, una risoluzione per lo spostamento dei fondi pubblici destinati sulla statale 275 verso le bonifiche ambientali delle discariche e l’elettrificazione della linea a ferrovia Martina Franca-Lecce-Otranto-Gagliano del Capo. In questo modo, migliorerebbe le condizioni di trasporto per i cittadini, che non dovrebbero avere il possesso di due o tre auto a famiglia, si darebbe impulso al turismo, si impiegherebbero i fondi per un’opera utile al territorio, decongestionando gli assi viari e ottenendo quindi miglioramenti dei tempi di percorrenza e minore congestione sulla strada con ricadute positive anche sulla sicurezza stradale. L’elettrificazione, l’ammodernamento e il potenziamento della linea ferroviaria è una proposta, prevista ma strategicamente senza risorse assegnate, proprio dal PD nel decreto ‘Sblocca Italia’ appena approvato, che vedrebbe tutti i cittadini e i loro rappresentanti convergere su una soluzione di buon senso. Le direttive europee ma anche le norme nazionali, spingono la politica a pianificare per trasferire il trasporto dalle FSE-Ade33-Alessano-CG-12-01-01-_DSC1056strade sulla ferrovia, eppure tutti i partiti continuano a sprecare ingenti quantità di denaro pubblico per costruire nuove strade molto costose e altrettanto inutili mentre si continua a tagliare sulla ferrovia e sul trasporto pubblico. Anche la Legge di Stabilità 2015 testimonia che chi governa e ha governato la Puglia e l’Italia non l’ha fatto nell’interesse della cittadinanza, ma solo per agevolare milionari bandi di gara per le lobby del cemento e dell’asfalto. Per questo, se la coerenza ha ancora un valore per centrodestra e centrosinistra, possono approvare la risoluzione del M5S, dimostrando che sono davvero dalla parte dei servizi pubblici e dei cittadini. Ovviamente la speranza che aderiscano realmente è pressoché nulla date la miopia e le mille contraddizioni dei partiti ma continueremo a proporre valide soluzioni alternative per migliorare il Paese, inchiodando i partiti alle proprie responsabilità davanti agli sprechi.

Assunzioni del personale militare: l’Enav eviti gli sprechi

8197559402_f025fae71fL’interrogazione parlamentare chiede ai Ministri dei Trasporti, della semplificazione per PA, delle Finanze e a quello della Difesa, di sapere se ENAV si sta attenendo al decreto-legge n. 90 del 24 giugno del 2014 che sancisce l’agevolazione del passaggio del personale in possesso delle abilitazioni di controllore del traffico militare impiegato, nei corrispondenti ruoli del personale civile dell’ENAV entro il limite del relativo fabbisogno secondo i criteri di mobilità geografica e di anzianità di servizio e senza limite di età anagrafica.

I Ministri del Governo Renzi si impegnino affinché Enav si adoperi, in vista delle nuove assunzioni, a perseguire quanto stabilito dal decreto, acquisendo i controllori di volo del traffico militare prima di intraprendere un nuovo percorso di selezione di personale operativo esterno

ENAV Spa, infatti, ha provveduto ad emanare un apposito piano tendente nell’ambito dei 21 impianti denominati a basso traffico, alla contestuale riduzione degli orari di servizi, degli organici disponibili e delle configurazioni tecnologiche standard, predisponendo un piano di mobilità geografica che porta il personale ENAV al trasferimento verso altra sede e tale riordino dell’organico operativo porterà alla assunzione di circa 150 nuove figure professionali per sopperire alle esigenze così venutesi a creare.

Il personale proveniente dall’Aeronautica Militare è già qualificato e immediatamente disponibile. Non utilizzare queste risorse preziose rappresenterebbe un vero spreco, oltre che una inadempienza normativa. Anche perché qualora ENAV assuma nuovo personale non preparato, dovrebbe effettuare dei corsi di formazione ed addestramento del personale operativo da inviare negli aeroporti così detti a basso traffico. una spesa che potrebbe essere evitabile.

enavInoltre nel testo della interrogazione si chiede se il Governo abbia preso in considerazione gli sviluppi del tessuto aeroportuale italiano, e ne abbia valutato le conseguenze dirette e indirette sul piano nazionale aeroporti.

Il Governo non solo deve far rispettare quanto stabilito dal decreto, ma deve essere conscio dell’aggiornamento che si è venuto a creare anche a seguito alla decisione di ENAV di anticipare, al 2014, anziché dal 1o gennaio 2015, la suddivisione degli aeroporti nazionali in base al numero di movimento annui.

Il M5S continuerà a mantenere l’attenzione alta su questo argomento affinché il personale militare non rimanga solo o ancor peggio vittima dei soliti slogan del Governo Renzi.

Il ministro respinga le trivellazioni sulle coste pugliesi!

10431214_10204378508133472_647990109824569453_oGiù le mani dal nostro mare!” è stato l’urlo che ha riecheggiato lungo le spiagge pugliesi del tour organizzato dagli attivisti 5 Stelle della Puglia. L’obiettivo: informare la cittadinanza e protestare contro le richieste di ricerca di idrocarburi nei mari pugliesi presentate, ancora una volta, da una società con sede in Australia e Londra con 4 distinte procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA). Tutte riconducibili ad un unico progetto imprenditoriale che punta ad utilizzare la tecnica “Air Gun” nel mare Adriatico dinanzi le coste della Puglia.

Il M5S esprime tutta la propria contrarietà a questa follia. L’Air Gun è un sistema che utilizza l’espansione nell’acqua di un volume d’aria compressa generata da una speciale imbarcazione che crea un front di onde di pressione acustica direttamente nell’acqua circostante. Il suono si propaga in acqua e nel sottosuolo marino per individuare i giacimenti. I problemi legati agli Air Gun sono ormai noti e l’impatto sui cetacei e sugli organismi marini sono rischiosissimi, a maggior ragione nella zona del basso Adriatico dove sono presenti la balenottera comune, il capodoglio, lo zifio, il delfino comune, la stenella striata, il tursiope e il grampo. Queste ultime tre specie scelgono queste acque anche come zone riproduttive. Il nuovo spiaggiamento dei capodogli a Vasto dove sono morte tre femmine tra cui un incinta, poi, è probabilmente dovuto alle prospezioni di ricerca di idrocarburi e non è che l’ennesima dimostrazione di come l’interesse per idrocarburi di scarsa qualità e di una quantità limitata ed insignificante rispetto all’attuale fabbisogno nazionale sia superiore all’interesse di preservare questi ‘miracoli della natura’ che scelgono, da millenni, i nostri mari per vivere. Inoltre, nelle stesse zone è stata accertata la presenza di biocenosi dei coralli profondi di rilevante interesse economico ed ambientale e, attualmente, non esistono studi che illustrino l’impatto degli Air Gun su queste biocenosi: per cui dovrebbe valere il principio di precauzione riconosciuto a livello europeo e recepito nella normativa italiana.

 

10661877_10204704211875959_7430429730183631036_oNell’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Galletti, i parlamentari pugliesi M5S ricordano la sentenza del Tar di Lecce del 2011 che ha già annullato ben tre decreti di permesso di ricerca di idrocarburi rilasciati dal Ministero dell’Ambiente, proprio perché la normativa italiana impone che, per un unico progetto imprenditoriale, sia attuata un’unica procedura di VIA. “Una situazione del tutto simile ai quattro distinti procedimenti richiesti dalla Global Petroleum Limited. In virtù di questo precedente, chiediamo di respingere le richieste e di promuovere una moratoria per le attività di prospezione e ricerca di idrocarburi in zone di mare dove sono localizzati cetacei come regolari e dove sono state riscontrate biocenosi dei coralli profondi. Il Governo Renzi, e quindi anche il Ministro Galletti, non hanno diritto di mettere a rischio queste specie e questi habitat protetti dalla normative internazionali ed italiana. Questi argomenti purtroppo sono ancora poco conosciuti dalla popolazione e per questo con l’interrogazione proposta si chiede anche di promuovere iniziative volte a far conoscere alla cittadinanza l’importanza degli “habitat prioritari marini” e della vita dei cetacei. Il nostro ‘petrolio’ è il benessere del mare Adriatico e Jonio e come cittadini abbiamo l’obbligo morale di preservare a chi verrà dopo di noi, lo splendore e la ricchezza che ogni giorno ci regalano.

Aeroporti di Puglia: il ministro faccia chiarezza!

ENACFavoritismi negli scali, spese e affidamenti milionari senza bandi di gara, assenti i contratti di programma, previsti per legge, per gli aeroporti di Foggia e Grottaglie. Questi i punti cardine dell’interrogazione parlamentare, indirizzata al Ministro Lupi.

Bisogna chiedersi se gli aeroporti pugliesi siano gestiti in maniera corretta. I contratti di programma sono una condizione necessaria, assieme alla convenzione, per la concessione degli aeroporti. Per cui stupisce che questi, ad oltre 10 anni dall’affidamento, non siano rintracciabili per due dei quattro scali della Puglia. I contratti di programma sono stipulati tra l’Enac e le società di gestione e disciplinano il profilo tariffario, la realizzazione del piano degli investimenti e il rispetto degli obiettivi di qualità e di tutela ambientale. Mancando il contratto di programma sembra mancare anche quanto previsto dalla normativa vigente.

Anche la stessa convenzione non sembrerebbe essere rispettata. La Convenzione n. 40, infatti, disciplina i rapporti conseguenti all’affidamento della concessione ad Aeroporti di Puglia per la progettazione, lo sviluppo, la realizzazione, l’adeguamento, la gestione, la manutenzione e l’uso degli impianti e delle infrastrutture aeroportuali, comprensivi dei beni demaniali e prevede che la società di proprietà della Regione Puglia debba gestire ciascun aeroporto adottando ogni opportuna iniziativa in favore delle comunità territoriali vicine, in ragione dello sviluppo intermodale dei trasporti e ad assicurare lo svolgimento delle attività di aviazione generale comunque compatibili con l’operatività aeroportuale.

Ryanair_b737-800_nykoping_ei-csv_arp Inoltre, AdP S.p.A. deve provvedere ad erogare i servizi di propria competenza con continuità e regolarità, nel rispetto del principio di imparzialità e secondo le regole di non discriminazione dell’utenza. Se ciò che è scritto nei regolamenti, nelle convenzioni e nei contratti corrisponde al vero, viene normale chiedersi come mai John Alborante, sales & marketing manager per Italia, Grecia e Croazia per Ryanair, non sia mai stato informato dalla Regione Puglia o da Aeroporti di Puglia dell’esistenza degli aeroporti di Foggia e di Taranto, nonostante la Regione paghi ben 12 milioni di euro a Ryanair e dalle ultime fonti stampa si parla addirittura di 85 milioni di euro per i prossimi 5 anni, per scegliere la Puglia come meta di destinazione dei voli. Per non parlare delle mancate gare di appalto effettuate dal gestore, con cui AdP ha dato in gestione diretta diversi servizi. Servizi che si sono rivelati molto più costosi di quel che prevedono i prezzi di mercato. Sembrerebbe, quindi, evidente che ci siano aspetti su cui si debba fare chiarezza, verificando anche il rispetto della concorrenza reale tra gli aeroporti e il vincolo di non discriminazione dell’utenza. Il Ministro dei Trasporti Lupi chiarisca se Aeroporti di Puglia S.p.A. stia rispettando, prima ancora dei regolamenti e delle carte, la dignità della nostra splendida regione che merita un servizio efficiente e non le solite narrazioni in salsa vendoliana.

 

Tempa Rossa: il Ministro dell’Ambiente annulli le autorizzazioni VIA già rilasciate

stop-tempa-rossa-rossoIl progetto Tempa Rossa a Taranto è stato oggetto di una prima valutazione ambientale terminata nel 2011 e di un secondo provvedimento in merito all’assoggettabilità a VIA, terminato nel 2014. La normativa nazionale e alcune sentenze del TAR hanno ribadito che per un unico progetto imprenditoriale, occorre svolgere una Valutazione Ambientale, unica e complessiva degli impatti ambientali e questo non è avvenuto per il progetto Tempa Rossa alla raffineria ENI di Taranto.

La normativa sulla movimentazione e il riutilizzo delle terre e rocce da scavo, è alquanto confusionaria e in continuo cambiamento da parte del Governo centrale, tanto che anche nel famigerato “sblocca-Italia”, giustamente anche per questo ribattezzato <<sfascia-Italia>>, è nuovamente oggetto di cambiamento in quanto riguarda all’art.8 la disciplina semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto e la disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto.

stop-tempa-rossaSe poi si considera che i dati di caratterizzazione della contaminazione dei terreni nel perimetro della raffineria ENI, avvenuti in periodi differenti hanno evidenziato un incremento dei quantitativi di terreno contaminato inizialmente previsti, da 650 m3 a 30.000 m3 e pertanto, tali volumi rientrano nel computo totale delle terre da movimentare nell’ambito del progetto Tempa Rossa, possiamo arrivare a due deduzioni logiche: in primis, che l’inquinamento è aumentato nel sito di Taranto e, in secondo luogo, che la valutazione ambientale è stata rilasciata in presenza di dati non aggiornati e quindi non corrispondenti alla realtà dello stato di contaminazione.

A fronte di ciò, attraverso l’interrogazione si chiede di annullare e ripetere l’intera procedura di VIA tenendo presente tutti i fattori aggiornati. La città di Taranto dovrebbe essere bonificata dai veleni, invece il Governo Renzi, che persegue la politica legata ai fossili e addirittura di qualità scadente, continua ad agevolare e ad autorizzare impianti industriali che hanno impatti sull’ambiente circostante ormai saturo di inquinamento. Questo è ormai chiaro a tutti tranne che alla maggioranza di Governo. Invitiamo Renzi e i ministri, durante le prossima visite a Taranto, a rimanere ed interloquire con la cittadinanza informata, invece di scappare e offenderla come sono soliti fare con chi, legittimamente, contesta le politiche perseguite: senz’altro i cittadini avranno modo di illustrare l’assurdità di un progetto che condanna per l’ennesima volta, Taranto e i tarantini.

Cemerad: il caso all’attenzione del Governo!

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Chiediamo all’Esecutivo la bonifica del capannone di Statte, contenente 14.000 fusti di rifiuti pericolosi e abbandonato dall’incuria degli Enti locali. Il capannone di CEMERAD nel territorio di Statte, con il tetto in lamiera, situato a qualche chilometro dall’ospedale nord di Taranto, in cui sono stati depositati da venti anni all’incirca 14.000 fusti metallici contenenti anche materiali radioattivi, pericolosi e non meglio specificati è oggetto dell’interrogazione parlamentare ai Ministri Galletti (Ambiente), Lorenzin (Salute) ed Alfano (Interno).

Una minaccia costante alle porte di Taranto, dimenticata dallo Stato e gestita in modo discutibile dalla Regione e dagli enti locali. In un Paese normale, la bonifica di questo sito pericoloso si sarebbe dovuta attuare da molto tempo. Ma in Italia, e a Taranto in particolare, evidentemente le bonifiche non sono la priorità per le amministrazioni. Non sono bastati gli interventi della Magistratura né le inquietanti relazioni della Commissione Parlamentare sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti: a causa dell’immobilità del Comune di Statte, a cui è stata affidata la responsabilità del sito nel lontano 2000, il problema Cemerad sussiste ancora.

La responsabilità è anche le altre amministrazioni locali: da 14 anni a questa parte anche la Regione Puglia e la Provincia di Taranto hanno mostrato un interesse superficiale, se non inesistente. Sono stati erogati finanziamenti pubblici e realizzate proposte che, in realtà, si sono rivelate puri provvedimenti spot, tra l’altro mai portati a termine. Nella terra dove insistono Ilva, Eni, Cementir, gli inceneritori e le discariche di rifiuti speciali più grandi d’Europa, il problema Cemerad si sarebbe dovuto ritenere prioritario, a maggior ragione quando emergono inquietanti intrecci con la malavita, come documentato dall’inchiesta “La minaccia radioattiva alle porte di Taranto”.

big_3381-forestale-genericaGli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno realizzato un video che mostra una realtà impressionante, degna di un film dell’orrore: montagne di fusti accatastati l’uno sull’altro, in completo abbandono, con tempi di decadenza di 10.000 anni. I Ministri dovranno anche spiegare se ci sono stati collegamenti tra Agip nucleare, l’Enea di Rotondella, la criminalità organizzata campana, la massoneria e i rifiuti che venivano depositati nel capannone della Cemerad. L’interrogazione parlamentare chiede all’Esecutivo di risolvere definitivamente ed il più presto possibile la vicenda, bonificando il sito ed attuando le disposizioni vigenti in merito ai rifiuti radioattivi. Vengono richieste, inoltre, quali siano le responsabilità e le inadempienze delle amministrazioni coinvolte, i fondi pubblici stanziati e spesi realmente e gli interventi eseguiti o da realizzare a salvaguardia della salute dei cittadini. Non possiamo sopportare che tale indecenza, così rischiosa per i cittadini e per l’ambiente, possa continuare a sussistere nel territorio di Taranto: l’Esecutivo deve intervenire immediatamente.

Altri link utili

Disservizi al portale dell’automobilista: il ministro Lupi risponda

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Dopo il blocco del servizio telematico della Motorizzazione, chiedo un intervento del Ministero dei Trasporti a sostegno dei lavoratori e delle potenzialità dello stesso. A causa di problemi tecnici, nei giorni scorsi si è bloccato il servizio telematico fornito dall’Ufficio centrale operativo del CED della Direzione generale per la motorizzazione, che fornisce il servizio per il rilascio ai cittadini del rinnovo delle patenti di guida. Il problema è stato causato da un anomalo funzionamento de “Il portale dell’automobilista”. Disagi avvertiti anche dagli operatori accreditati del settore, impossibilitati a poter completare ed inoltrare le pratiche. Il M5S chiede chiarezza e soluzioni al Ministro Lupi tramite una interrogazione parlamentare.

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Il MoVimento 5 Stelle ritiene molto funzionale e un’ottima innovazione quella fornita dal Ufficio centrale operativo del CED. Il servizio ha ottimizzato e velocizzato le procedure, abbassato notevolmente i costi e ridotto l’enorme quantitativo di carta utilizzata con risvolti positivi, per l’ambiente e per tutti i cittadini che richiedono il rinnovo della patente di guida in tempi celeri. Nonostante ciò, questo servizio nei giorni scorsi si è bloccato, creando grandi problemi agli addetti ai lavori. Persino il servizio sostitutivo, appositamente pensato nei casi di problemi di accesso al portale, non ha funzionato a dovere. Il Ministro Lupi dovrà rispondere anche di questo e spiegare come mai il servizio sostitutivo rappresentato dal lavoro del call center non è stato all’altezza della situazione. Se il sistema informatico centrale ha dei problemi come possono i lavoratori impiegati nel call center risolvere al meglio le pratiche inoltrate dai soggetti accreditati? Inoltre, chiediamo di dissolvere ogni dubbio sull’impiego di società esterne e sulla tipologia dei contratti, perché riteniamo che la tranquillità lavorativa degli operatori telematici possa essere un aspetto in grado di migliorare il servizio offerto. Pensiamo, infatti, che il servizio offerto dal CED debba essere sostenuto ed incoraggiato da parte del Ministero, con adeguate risorse al dipartimento che eroga il servizio, in termini di personale e dotazione strumentale affinché, in futuro, non si ripetano queste problematiche. Lupi accantoni le attenzioni per le ‘grandi opere inutili’ e si concentri seriamente nei servizi ai cittadini.