Strada statale Bradanico-Salentina

Per questo asse viario c’è un forte interesse pubblico e del M5S: il collegamento tra i due capoluoghi di provincia, già previsto nel contratto Mit-Anas, é stato confermato da questo governo tra gli interventi prioritari e pertanto si procederà con le fasi indicate per la realizzazione del miglioramento dell’arteria.

Comprendo la frustrazione di chi ha ascoltato la politica discutere per anni, e decenni, ma ribadisco che il pregresso è ormai superato e presto i cittadini avranno la riprova che questo Paese non è affatto bloccato e che questa maggioranza conferma le opere utili ai cittadini che hanno diritto di vedere impiegati i soldi delle tasse in infrastrutture che migliorino la propria qualità della vita; per questo l’esecuzione dei lavori dell’Anas sull’importante arteria è stata sostenuta, ritenendo gli interventi da completare necessari e urgenti.

Le nostre strade sono troppo spesso delle giungle e non può vigere la legge del più forte.

Le nostre strade sono troppo spesso delle giungle e non può vigere la legge del più forte. La massima dimostrazione avviene ogni giorno davanti alle scuole, dove milioni di genitori si accalcano in auto per “accompagnare” i propri figli dando in molti casi un esempio di mobilità insostenibile che rende insicuri e insalubri i luoghi dove i più piccoli dovrebbero essere maggiormente tutelati.

Quale società costruiamo se ciò che insegniamo alle nuove generazioni è l’incoerenza dei loro genitori rispetto a ciò che apprendono a scuola? Eppure 20 anni fa quando le strade erano più pericolose e c’erano più incidenti (più del doppio), con un tasso più elevato di mortalità e di ferimento, era abitudine andare a scuola a piedi e giocare per strada. Sembriamo averlo dimenticato.

Crediamo di tutelare i nostri figli con una tonnellata di acciaio (alcuni potessero farlo li accompagnerebbero in Suv fino al banco), non rendendoci conto che quelle tonnellate di acciaio sono il pericolo da cui gli altri genitori difendono i propri figli: inconsapevolmente generiamo un circolo vizioso che è necessario interrompere.

Grazie alla sensibilizzazione di alcune associazioni (Fiab, Italian Cycling Embassy, Anci, Salvaiciclisti,…), dell’opinione pubblica attraverso la campagnadel Fatto Quotidiano, alle audizioni svolte in commissione IX alla Camera dei Deputati, finalmente con la legge proposta dal collega Senatore Agostino Santillo, il M5S deposita in parlamento una legge che obbliga i Comuni a introdurre delle misure di moderazione del traffico nei pressi degli edifici scolastici, al fine di avere maggiore autonomia e sicurezza per i ragazzi e minore inquinamento e congestione nelle città!

sicurezza circolazione scuole

SICUREZZA DELLA CIRCOLAZIONE IN PROSSIMITA’ DEGLI EDIFICI SCOLASTICIVi presento il mio disegno di legge in materia di sicurezza della circolazione in prossimità di edifici adibiti ad uso scolastico.Il nostro Paese ha il primato europeo del più alto tasso di motorizzazione, con 62.4 autovetture ogni 100 abitanti. Un fenomeno in costante crescita e che causa evidenti problemi nelle nostre città, compromettendone la vivibilità.L’inquinamento ambientale prodotto dal traffico è specialmente preoccupante in vicinanza dei plessi scolastici, per la concentrazione di auto negli orari di ingresso e uscita degli studenti.Il mio disegno di legge ha lo scopo di introdurre disposizioni nel nuovo codice della strada, volte a stabilire limitazioni alla circolazione stradale in prossimità degli edifici adibiti ad uso scolastico. Introduciamo il termine “strada scolastica” per denominare la strada in prossimità della quale si trovano questi edifici, che avrà la funzione di consentire la sosta, il movimento e le manovre connesse all’accesso alle scuole.In queste strade scolastiche quindi, per assicurare adeguate condizioni di sicurezza i comuni, mediante apposita ordinanza del Sindaco, dovranno adottare una di queste misure:• fissare un limite massimo di velocità pari a 30 km/h, • delimitare zone a traffico limitato prevedendo limitazioni più restrittive di eventuali zone a traffico limitato già esistenti;• delimitare aree pedonali.Misure molto importanti anche a tutela dell’incolumità dei nostri bambini e ragazzi, considerato il gran numero che viene coinvolto quotidianamente in incidenti stradali, che sarebbero evitabili con una maggiore responsabilizzazione degli adulti.

Publiée par Agostino Santillo sur Jeudi 18 avril 2019

TPL: con 3,7 miliardi per bus meno inquinanti parte guerra allo smog

Il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile da 3,7 miliardi di euro contenuto nel dpcm proposto dal ministro Toninelli e firmato dal presidente del Consiglio Conte, fa compiere un importante balzo in avanti alla mobilità e alla guerra allo smog nelle nostre città. Ridurremo finalmente l’età media del nostro parco autobus e di conseguenza l’inquinamento, sostenendo allo stesso tempo l’industria del settore.

Tra le novità di rilievo c’è l’obbligo di riservare al Sud almeno il 34% delle risorse stanziate e la possibilità di usare fino al 50% dei fondi concessi nel promo triennio per infrastrutture legate all’alimentazione alternativa, come i veicoli a metano, a idrogeno ed elettrici.

Le risorse, stanziate nell’arco temporale 2019-2033, saranno erogate ogni 5 anni in base a tre diverse graduatorie: 2,2 miliardi andranno alle Regioni, 1,1 miliardi ai comuni e città metropolitane con più di 100mila abitanti, e 398 milioni, tutti per il primo quinquennio, ai capoluoghi di provincia e città metropolitane ad alto inquinamento di PM10 e biossido di azoto.
Il rapporto MobilitAria 2019 appena presentato conferma l’allarme legato agli sforamenti dei livelli di polveri sottili nelle nostre città capoluogo e la necessità di puntare con la massima decisione sulla mobilità sostenibile, potenziando la ciclabilità e il trasporto pubblico locale.

Ferrovie turistiche: il vandalismo criminale e l’incuria della Regione

A seguito del furto nella stazione di Novoli di entrambi i radiatori dalla locomotiva BB 160, di uno dei due radiatori dalla locomotiva BB 162, di apparecchiature varie e arredi dall’automotrice Breda Ad 80 e dalla rimorchiata R 553, sono intervenuto per ribadire che il furto di componenti dai rotabili di rilevanza storica, tutelati dalla Soprintendenza e destinati a essere riqualificati in chiave turistica è un danno gravissimo ai beni storici del nostro territorio, lasciati alla mercé di tutti a causa dello stallo in Regione Puglia, che ancora non ha trovato la soluzione per la loro tutela e valorizzazione, considerato che la Regione non è riuscita ancora a trovare un accordo con la Fondazione Fs. Nel momento in cui il Parlamento riconosce il ruolo delle associazioni museali nella legge per il turismo ferroviario, è inaccettabile assistere a queste vicende: visto che l’alto potenziale turistico dei progetti che potrebbero interessare questi quattro rotabili, chiedo con urgenza lo spostamento dei mezzi presso la stazione di Gallipoli, unica al momento ad avere caratteristiche idonee per proteggere questi beni da successivi furti perché, visto anche quanto accaduto nello scalo Trenitalia di Surbo, dobbiamo impedire che tali azioni criminali accadano nuovamente.

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Rivoluzione per i Comuni che sperimenteranno soluzioni innovative per la mobilità urbana

A breve una grande rivoluzione nei Comuni che sperimenteranno soluzioni innovative per la mobilità urbana di “ultimo miglio” e che daranno ai cittadini uno strumento in più per evitare l’auto privata a favore della intermodalità.
– auto = + tpl + bici + pedoni
– congestione = + mobilità
– auto in sosta = + spazio per le persone
– inquinamento = + aria pulita
– stress = + sorrisi
– incidentalità = + sicurezza
– spese = + risparmi
– petrolio = + benessere

https://www.ilblogdellestelle.it/…/micromobilita-elettrica-…

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Su infrastrutture al sud e Alta capacità (o alta velocità di rete) Napoli-Bari(-Taranto/Lecce)

L’aggiudicazione del bando da 608 milioni di euro per un altro lotto della nuova linea Napoli/Bari (http://www.rfi.it/cms/v/index.jsp…) conferma, contrariamente a quanto dichiarato recentemente da alcuni esponenti politici, che c’è una grande attenzione del Governo e della maggioranza a colmare veloce il gap infrastrutturale del Mezzogiorno e alla realizzazione immediata di opere utili per i cittadini con l’apertura dei cantieri. Inoltre, vale la pena specificare che non è corretto dire che questa linea aumenti solo la capacità, cioè il numero dei treni che possono transitare in un’ora. Il progetto prevede la velocizzazione di una parte del tracciato esistente e la realizzazione ex novo dei tratti in variante per eliminare le pendenze eccessive e le curvature più strette, rendendo quindi possibile una velocità media di percorrenza che passa da 80km/h a 150km/h. Questo è una scelta progettuale che porta ben 3 vantaggi: in primis, avere una linea che possa continuare ad essere sfruttata anche dai treni regionali, interregionali e intercity, cioè non ad uso esclusivo dei freccia, con un impiego efficiente delle risorse; in secondo luogo, si dimezzeranno i tempi di percorrenza rendendo inutile l’uso dell’aereo e dell’auto, determinando quindi un incremento delle possibilità per raggiungere la capitale a prezzi accessibili e in modo eco sostenibile e infine questi enormi vantaggi si ottengono impiegando 1/4 delle risorse necessarie ad una linea dedicata che avrebbe reso impossibile interventi per il contemporaneo miglioramento della rete esistente per il trasporto regionale senza avere prezzi inaccessibili per il servizio freccia che avrebbe dovuto sostenere la realizzazione di una linea dedicata.

Inoltre, questa nuova linea veloce sarà implementata fino a Taranto, con raddoppio binari e ammodernamento tecnologico e fino a Lecce, già in parte realizzata attraverso soppressione passaggi a livello, ammodernamento tecnologico consentendo di andare a breve a 200 km/h tra Lecce e Bari (per ora fino a Brindisi).

Proprio la buona riuscita del commissariamento della realizzazione di questa opera, sta inducendo il ministro Toninelli a pensare di operare allo stesso modo per altre infrastrutture da realizzare, per esempio in Puglia, il raddoppio della linea adriatica Termoli e Lesina (che la Cgil confonde con la Napoli-Bari!), il nodo ferroviario di Bari Nord, la bretella all’aeroporto di Brindisi e altre opere che devono passare rapidamente dalla fase di progettazione a quella di cantiere!

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Proposta di legge delega di riforma del Codice della Strada

Il nostro codice della strada è stato varato nel 1992. Nel frattempo sono intervenute sentenze giurisprudenziali, innovazioni tecniche e tecnologiche, nonché mutamenti profondi nella società e nei comportamenti delle persone.
Il codice è così incentrato sull’uso dell’auto privata da non contemplare la mobilità in condivisione (car sharing e bike sharing, car pooling) e non prevede neanche i dispositivi di mobilità personale come i monopattini elettrici, gli attraversamenti pedonali luminosi.

I correttivi in questi 27 anni sono stati numerosi, ma non sempre hanno contemplato tutte le modifiche necessarie. D’altra parte, i cambiamenti apportati si sono stratificati rendendo a volte l’intero corpo normativo incoerente.
E’ necessario quindi rivedere l’intero impianto del codice della strada per semplificarlo, renderlo facilmente comprensibile e armonico. Bisogna anche sfoltire le norme contenute eliminando quelle superflue e lasciando a decreti e regolamenti di secondo livello molti dei dettagli tecnici. Questo permetterà una revisione agevole e rapida al passo con l’evoluzione delle tecnologie.

Con questa legge, individuiamo i criteri con cui delegare il Governo a scrivere un codice della strada a prova di futuro.
Solo in questo modo sarà possibile avere delle buone regole che siano aggiornate e valide per i prossimi 30 anni.
Aspetto il vostro contributo su Rousseau.

Intervista a TTS Italia sul Nuovo Codice della Strada

Qualche settimana fa ho rilasciato questa intervista sul ruolo delle tecnologie digitali nella mobilità e nei trasporti con riguardo anche alla sicurezza stradale e alle modifiche in discussione in queste settimane al codice della strada. Buona lettura.

De Lorenzis: “Digitale e tecnologie in aiuto alla sicurezza stradale. La nostra mobilità diventi veramente intermodale: car sharing, bici e pattini nel Codice della strada”

“Maggiore severità per chi usa lo smartphone alla guida, digitale in aiuto alla sicurezza stradale e nuove forme di mobilità sostenibile tra cui posti riservati al car pooling e sharing, regolamentazione dell’uso di pattini elettrici e hoverboard”. Sono queste le proposte più importanti secondo Diego De Lorenzis, relatore del pacchetto di provvedimenti attualmente all’esame di Montecitorio per il restyling del Codice della Strada. Il Vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera in questa intervista a TTS Italia dice anche “l’Italia deve contare su una reale intermodalità sia per i passeggeri che per le merci”.

La Commissione Trasporti della Camera ha cominciato l’esame di una serie di ddl che propongono modifiche al codice della strada. Quali sono le maggiori novità proposte?

Le proposte avanzate dai gruppi parlamentari affrontano temi molto diversi essendo il codice della strada una materia molto ampia. Ci sono certamente temi divisivi e altri su cui si può trovare larga condivisione; a tal proposito credo che una maggiore severità sull’uso degli smartphone e più trasparenza sui proventi delle sanzioni per la violazione delle norme del codice, la promozione verso nuove forme di mobilità sostenibile sono esempi di misure che potrebbero trovare l’unanimità del Parlamento. Ne sono previste tante altre su cui ci sarà un confronto ampio che prevede un ciclo di audizioni molto approfondito per recepire anche sollecitazioni e istanze ancora non ricomprese tra le proposte di iniziativa parlamentare. Il tema della sicurezza stradale è quello su cui c’è maggiore sensibilità, senza dimenticare la necessità di includere quelle soluzioni tecnologiche che le recenti innovazioni del digitale hanno comportato nei trasporti.

La circolazione su strada avrebbe bisogno di regole più snelle, mentre le tecnologie potrebbero supportare maggiormente la sicurezza di automobilisti e autisti. Che ne pensa?

La tecnologia ha senza dubbio avuto un impatto notevole su due fattori che incidono sulla sicurezza stradale: il veicolo e l’infrastruttura. Il fattore umano, i comportamenti degli utenti della strada, rimane la variabile che può ancora determinare una diminuzione considerevole della incidentalità stradale. Un insieme di regole più semplici certamente rendono la loro applicazione più immediata evitando lungaggini e incertezze, perché la stratificazione normativa e giuridica non aiuta la correttezza dei comportamenti e la certezza delle sanzioni in caso di violazione. C’è poi un tema di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per attivare quel cambiamento culturale indispensabile se vogliamo raggiungere l’obiettivo di avere zero vittime sulla strada, atteso che nel 2017 sono state 3.378 ed è un numero inaccettabile.

Il codice della strada andrà aggiornato anche in vista di una nuova concezione degli spostamenti. Come vede in Italia l’evoluzione del concetto di mobility as a service che sta andando per la maggiore in Europa e nel mondo?

È evidente che il passaggio dalla proprietà alla condivisione, dall’uso esclusivo al servizio, è un modello più efficiente di usare le risorse, intese non solo come utilizzo dell’energia impiegata per muovere i veicoli ma anche e soprattutto in relazione allo spazio urbano, ai tempi di percorrenza e all’economicità dei tragitti. Questa tendenza, che in Italia fatica ancora ad affermarsi, è un fenomeno esponenziale che diventerà dirompente nel breve periodo. Tale mutamento delle nostre abitudini e dei contesti urbani va governato e agevolato, promuovendo quelle norme ancora non previste nel nostro codice. Solo a titolo di esempio, l’ordinamento non prevede la possibilità per gli enti locali di riservare degli spazi alle auto in condivisione o non regolamenta ancora l’impiego dei dispositivi di mobilità personale come i pattini elettrici e gli hoverboard che oggi insieme alla mobilità pedonale, ciclistica e al trasporto pubblico sono componenti essenziali per garantire minor congestione attraverso una reale intermodalità.

Quali sono secondo Lei le azioni da mettere in campo per rafforzare la diffusione della smart mobility?

Bisogna agire su più fronti, magari prendendo spunto dalle migliori pratiche europee: le istituzioni pubbliche devono creare, attraverso la regolamentazione e risorse adeguate, il contesto per favorire e agevolare la trasformazione, aiutando la cittadinanza e le imprese a ridurre gli impatti del cambiamento che possono essere percepiti negativamente. La tecnologia però non può essere l’unico elemento su cui puntare, perché non sarà sufficiente la guida autonoma o l’alimentazione elettrica per avere città belle, sicure, decongestionate dal traffico. È indispensabile ridurre il tasso di motorizzazione, attuando una dieta del traffico per poter impiegare lo spazio pubblico in maniera più democratica: è necessario dare attenzione e dignità a quelle modalità che oggi spesso sono trascurate dalle amministrazioni come dal codice, per esempio la mobilità ciclistica atteso che un aumento dei ciclisti rende la città più sicura per tutte le categorie di utenti vulnerabili dai motociclisti agli anziani, dai pedoni ai disabili.

Si parla spesso dell’Italia come una piattaforma logistica naturale. Quali sono secondo Lei le misure da mettere in campo per supportare l’efficienza del trasporto delle merci?

Le indicazioni provengono certamente dalle associazioni di categoria  in un dialogo aperto e trasparente tra tutti i portatori di interesse della catena logistica: ci sono certamente interventi infrastrutturali per adeguare i binari ferroviari, i porti e gli interporti al treno europeo, e per garantire l’intermodalità reale e conveniente; altresì bisogna migliorare le operazioni di sdoganamento garantendo certezza dei tempi, orientare gradualmente le risorse dalla gomma alle altre modalità più sostenibili sulla lunga distanza e procedere anche ad un miglioramento delle condizioni del sistema per competere, come per esempio l’abolizione dell’obbligo del doppio macchinista sul trasporto ferroviario merci. Questo deve avvenire con un confronto costante, una pianificazione delle risorse chiara sia sulla parte di investimenti sia sulla manutenzione e l’efficientamento dell’esistente. 

Infine, questo governo è molto impegnato sul fronte della blockchain e intelligenza artificiale. Come è possibile secondo Lei accompagnare lo sviluppo di queste tecnologie nei trasporti?

Le modalità in cui la regolamentazione della tecnologia abiliterà nuove opportunità, migliorando i processi e aprendo a nuove occasioni sono praticamente innumerevoli e ancora tutte da scoprire benché alcune abbiano cominciato ad affacciarsi come sperimentazione e prototipazione. Per una volta il nostro Paese è finalmente all’avanguardia in Europa e questo deve porci in una condizione di leadership e di attrazione degli investimenti. Questo non solo mi rende infinitamente orgoglioso, ma assolutamente fiducioso in un cambiamento radicale dell’approccio che il regolatore, le istituzioni pubbliche, hanno verso la tecnologia e l’innovazione.