SS 275: ritardi dovuti alle illegittimità.

Il ritardo nella costruzione della strada è dovuto solo alle plurime illegittimità e alla smisurata “fame” di imprenditori e politici che volevano un appalto sovradimensionato. Se tutto si fosse svolto in maniera trasparente, ascoltando i cittadini che per anni hanno informato su tutte le macroscopiche irregolarità, la strada, opportunamente rivista, oggi sarebbe realizzata.

Sono ridicoli coloro che hanno incessantemente sponsorizzato il vecchio progetto, incuranti delle evidenti illegittimità e delle esigenze del territorio: ora pretendono di rifilare un’altra amara ricetta, quando hanno già la paternità politica della “vergogna delle vergogne” e per questo dovrebbero mettersi da parte.

Noi non arretreremo di un centimetro sulle necessità che da tempo sono diventate urgenze: garantire la trasparenza e la legalità nei procedimenti, limitare il consumo inutile di suolo, promuovere la partecipazione delle comunità locali, procedere con la bonifica delle discariche e la messa in sicurezza del tracciato stradale esistente.

ZES: non si ragiona sui criteri.

Anche gli addetti ai lavori considerano prioritario capire il modello economico da perseguire con le ZES: i criteri che le disciplinano sono fondamentali, è mancata e continua ad essere assente una seria discussione su quale idea di futuro si voglia in Puglia. Pertanto, pensare che avere una ZES equivalga automaticamente a dare prosperità al territorio, è una mera illusione! Occorre pianificare come la ZES possa servire il territorio e non il contrario: i più grossi poli industriali pugliesi continuano tutt’oggi a sfruttare i territori, producendo inquinamento e disoccupazione: questo modello deve essere definitivamente abbandonato.

Appare evidentemente campanilistica la discussione dei partiti su quali comuni debbano rientrare nelle ZES: vogliono che continui l’attuale, ormai obsoleto, modello economico, che spartisce potere e incentivi agli imprenditori amici che finanziano campagne elettorali e promettono assunzioni per mantenere il consenso. A loro non interessano le alternative economiche basate su innovazione e sostenibilità che sono anche quelle a maggiore tasso di occupazione, professionalità più qualificate e stipendi più elevati.

Nel Decreto del Governo verranno individuati i criteri attraverso i quali si svilupperanno le ZES. Purtroppo sono passati quasi due mesi dalla scadenza dei termini dell’emanazione del decreto del Governo e i molti annunci sono stato puntualmente smentiti. È importante che vengano escluse dagli incentivi le industrie inquinanti, quelle deturpano il territorio e quelle che possano mettere in crisi le nostre produzioni eccellenti che contraddistinguono il made in Italy.

Chiusura centrale Cerano: follia aspettare il 2025!

Aspettare ancora per chiudere la centrale a carbone di Cerano rappresenta una follia. La Strategia Energetica Nazionale (SEN) è ancora basata su fonti fossili e non pone degli impegni precisi rimanendo più una dichiarazione di intenti che un documento strategico. Vuole scimmiottare il programma energetico del M5S perché non prevede azioni precise, scadenze e non definisce una visione chiara.

Il M5S chiuderà tutte le centrali a carbone al 2020 ma abbiamo obiettivi ambiziosi anche per smettere di usare petrolio e suoi derivati e il gas: ridurre i consumi e aumentare efficienza energetica in campo edilizio, elettrificare i trasporti, aumentare le applicazioni dell’idrogeno come vettore energetico, investire in ricerca e sviluppo sono le soluzioni per eliminare subito smog e inquinamento, veleni e malattie, rilanciando economia ad alto tasso di occupazione.

Anche il Governo finalmente smentisce lo stesso Pd regionale e le ipotesi fantasiose di Emiliano per giustificare TAP: non esiste alcuna “decarbonizzazione” di Cerano come non esiste quella di Ilva a Taranto. E allora a chi serve TAP se già oggi abbiamo il doppio del gas che utilizziamo e potrebbe essere usato per alimentare le centrali a gas, invece di quelle a carbone, che paghiamo comunque e che da anni il partito del petrolio tiene spente?

TAP sbagliato, nessuna strategicità.

L’ing. Elia sbaglia: TAP non è strategico per l’Italia. Ovviamente è di parte e forse sono più preoccupanti le affermazioni senza fondamento del prof. Boero. Il gasdotto non è affatto necessario. Questo Governo promuove le fonti fossili, come si evince anche dalla Strategia Energetica Nazionale che non ha alcun obiettivo chiaro sull’abbandono del petrolio e dei suoi derivati e persegue la terribile idea di trasformare l’Italia nell’hub europeo del gas. La SEN è una copia deformata del programma energetico del M5S, sbilanciata sul gas per giustificare TAP nonostante la nostra capacità di importazione del metano sia già doppia rispetto all’attuale fabbisogno.

TAP ci rende ancora dipendenti da Paesi politicamente instabili come Turchia e Azerbaijan, dove non esiste democrazia e i diritti umani e civili sono calpestati da dittatori. Quest’opera inoltre è al centro di uno scandalo di corruzione internazionale, segno tangibile che non risalta per trasparenza e strategicità.

Il gas non è sostenibile ma il meno dannoso dei combustibili fossili: è una risorsa limitata, destinata ad esaurirsi e la sua estrazione e combustione contribuisce ai cambiamenti climatici. Il suo uso dovrebbe prevedere una transizione che in Italia non è in atto.

Infine, una precisazione sulla sicurezza, per rettificare un altro errore grossolano in malafede: sono moltissimi gli incidenti che hanno riguardato i gasdotti negli ultimi anni e per TAP non è stata applicata la normativa sul rischio di incidenti rilevanti grazie al Governo che con l’ennesima forzatura ha impedito garanzie sulla sicurezza per i cittadini.

SS 106: Previsti lavori, ma mancano le risorse.

Il Ministro dei Trasporti ha risposto all’interrogazione sul dissesto stradale della SS 106 da Taranto a Ginosa che ho presentato a settembre 2017.

Il Ministro ha risposto che sono previsti lavori di miglioramento della sede stradale per 3 milioni di euro. Sarebbe un’ottima notizia se non fosse che tali risorse non sono ancora disponibili: l’intervento quindi al momento risulta solo in fase di progettazione.

L’intervento è previsto dal Contratto di Programma 2016 – 2020, firmato tra il Ministero e l’Anas. Tuttavia il Contratto di Programma è ancora al vaglio delle Corte dei Conti e dopo l’approvazione, dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. I cittadini pugliesi, lucani e i tanti turisti dovranno ancora attendere senza sapere la data entro cui i lavori inizieranno!

TAP: slogan per comprare il consenso.

Non si baratta salute, ambiente, futuro energetico per qualche discutibile intervento che non affronta seriamente questi temi. I problemi del Salento hanno bisogno di una pianificazione di investimenti e di azioni che vedano l’innovazione, la sostenibilità e la tutela ambientale come punti cardine di una strategia realizzata dallo Stato e dagli Enti locali; il resto sono slogan del Governo e di multinazionali dei combustibili fossili che vogliono comprarsi il consenso.

SNAM realizzerà l’interconnessione con 270 milioni di euro dei cittadini, TAP costruirà il gasdotto con 2 miliardi di euro della Banca Europea d’Investimento.

Deve essere chiaro a tutti che alcuni amministratori e il Governo si comprano il silenzio e il consenso. Uccidono il dissenso democratico con 55 milioni di euro, quando il gasdotto viene finanziato con oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici! Le tasse degli italiani usate per raggirarli e costruire un’opera dannosa.

Anche questa volta, gli amministratori locali e il Ministro dello Sviluppo Economico hanno perso l’occasione di discutere di risparmio energetico attraverso la riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica e privata, la produzione distribuita da rinnovabili diffuse in cui i proprietari degli impianti siano cittadini, amministrazioni e imprese, una tassazione su industrie inquinanti ed energivore che metta subito fuori mercato le centrali a carbone: solo queste sono proposte credibili per avere un risparmio sulla bolletta, un rilancio dell’occupazione e della ricerca, evitando danni alla salute e all’ambiente e diminuirebbe la dipendenza energetica da altri Paesi.

Ilva: bugie insopportabili.

Sono menzogne insopportabili. Calenda mente: non c’è alcuna cultura anti-industriale ma semplicemente un modello industriale obsoleto, costituito da altoforni, raffinerie, discariche, cementifici, inceneritori. È stato imposto e tutti i Governi, di centrodestra e centrosinistra, lo promuovono nonostante le morti ogni anno, i danni alla salute, all’ambiente e all’occupazione. Sono loro ad essere contro Taranto.

Il Governo sa che l’industria del futuro è quella dell’innovazione e delle economie sostenibili, tuttavia il PD, così come il centrodestra, non permettono all’innovazione di progredire e l’industria l’italiana rimane legata alle lobby antistoriche che ripropongono il passato.

Le dichiarazioni del viceministro Bellanova sarebbero esilaranti in uno spettacolo circense se non fossero gravissime per l’incarico istituzionale che ricopre. Per colpa del Governo non c’è ancora alcuna copertura dei parchi minerali, che nel migliore dei casi non avverrà prima del 2021: un ritardo di 6 anni rispetto all’autorizzazione rilasciata nel 2012, vergognosamente aggirata da oltre 12 decreti “Salva-Ilva”. Continuano a mentire senza il minimo pudore, mentre le persone si ammalano e muoiono: offendono e ricattano Taranto pensando che la cittadinanza sia ignorante e senza memoria.

Cerano: Governo e Regione ipocriti e criminali.

La centrale a Carbone ENEL di Cerano continuerà almeno fino al 2028, nonostante gli impianti sia al centro di diverse inchieste per presunti illeciti. Governo e Regione sono ipocriti e criminali. Non hanno vergogna: parlano di tutela della salute e dell’ambiente, di occupazione e di innovazione e poi, dopo tante favole, chiacchiere, slogan e promesse, autorizzano la centrale a carbone di Cerano, inquinante e antistorica a continuare ad avvelenare cittadini. Al Ministero della Salute evidentemente non interessa l’alto tasso di tumori nell’area di Brindisi.

Purtroppo non ci stupiscono questi ridicoli voltafaccia, a Roma come a Bari. D’altronde il PD è sempre il partito delle trivelle e dei decreti “salva-Ilva e ammazza-Taranto”, di quello “sblocca italia”, che cerca di giustificarsi proponendo soluzioni irrealizzabili come la conversione a gas di Cerano. Infatti, anche Emiliano non si è opposto al rilascio dell’autorizzazione.

Questi partiti ci costringono a rimanere schiavi di modelli di sviluppo ottocenteschi. Non c’è da stupirsi se tanti laureati emigrano: qui non c’è spazio per l’innovazione,  per alternative economiche alle industrie inquinanti. Solo il M5S ha già le proposte per un serio programma di Governo con cui cambiare direzione e il destino del nostro Paese.

ENI e CISA: aziende preistoriche!

Mentre ENI, attraverso l’esperienza della raffinazione del petrolio, incontra gli studenti a Taranto per il programma scuola-lavoro, CISA alla fiera Ecomondo di Rimini promuove progetti per l’educazione ambientale dedicata agli studenti.

E’ paradossale che queste aziende, insostenibili e inquinanti, formino gli studenti per inserirli nel mondo del lavoro. Le attività di CISA ed ENI, basate rispettivamente sullo smaltimento dei rifiuti e sulla lavorazione delle fonti fossili, non hanno alcun futuro e sopravvivono come dinosauri a causa dei partiti tradizionali.

Tra 10-15 anni non ci sarà spazio per queste attività: la raffinazione del petrolio sarà obsoleta perché la produzione dell’energia sarà basata sulle fonti rinnovabili; lo smaltimento dei rifiuti sarà minimo riutilizzando al massimo i materiali, quindi non occorreranno discariche, impianti di trattamento meccanico biologico e inceneritori.

Eni e CISA non hanno nulla da insegnare! Quale educazione possono trasmettere agli studenti se le loro attività sono ambientalmente devastanti? E’ evidente che è scopo di queste aziende vogliono ripulire la propria immagine cercando di far dimenticare i problemi di inquinamento che provocano ai cittadini.

Ai giovani serve una formazione verso le nuove economie sostenibili, l’economia circolare, l’innovazione e i settori del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. La formazione verso gli studenti deve avere l’obiettivo di prepararli al mondo del lavoro dandogli la possibilità di trovare in futuro un’occupazione stabile, etica e sostenibile!

Rifiuti Provincia di Taranto: disastro sulla pelle dei cittadini.

Dai dati del rapporto rifiuti urbani 2017 di ISPRA si evince che nel 2016 in Italia su un totale di 7.4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani smaltiti in discarica, ben 692 mila tonnellate sono state smaltite nella sola Provincia di Taranto.

Questi sono i risultati disastrosi di 20 anni di politica di centrodestra e centrosinistra. Il gran numero di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia ai gestori delle discariche, senza alcuna logica legata al fabbisogno territoriale, e le leggi regionali approvate che permettono ai rifiuti provenienti da altri territori di essere smaltiti nel tarantino, hanno determinato questo pessimo primato italiano. Stiamo parlando dei rifiuti urbani senza considerare l’impatto sul territorio, altrettanto imponente, dello smaltimento dei rifiuti speciali.

Purtroppo la situazione peggiorerà perché il Governo attraverso il decreto Sblocca Italia ha dichiarato strategici gli inceneritori che, potendo ricevere rifiuti da altre Province, aggiungeranno il loro effetto inquinante a quello delle discariche: perché sia strategico un impianto vecchio, antieconomico e inquinante come l’inceneritore dell’AMIU, lo sanno soltanto Renzi, il ministro Galletti ed il presidente Emiliano.

La legge italiana impone il raggiungimento del 65 % di raccolta differenziata al 31 dicembre 2012. Nel 2016 sono cambiati i criteri per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata che ne hanno incrementato ovunque il livello di qualche punto percentuale. Mentre il nord supera il 65% di raccolta differenziata, con una media nazionale è già oltre il 50%, la percentuale media della Provincia di Taranto è del 29,5%

I sindaci in passato hanno accettato supinamente questo scandalo e ne sono complici: la separazione della materia per il suo recupero è a livelli imbarazzanti oltre che fuori legge. Non si deve avere un alto livello di raccolta differenziata per moda o per vanto: recuperare materia ci permette di risparmiare le limitate risorse sul pianeta e non dover lasciare alle future generazioni discariche oltre che non avvelenare acqua terra e aria. Eppure molti amministratori e politici di professione, che si dicono esperti e capaci, non conoscono neanche gli obiettivi minimi che la legge imponeva di raggiungere 5 anni fa. C’è un evidente favoreggiamento improntato verso lo smaltimento.

Il costo medio del servizio rifiuti dei cittadini che vivono al nord è di 148,83 euro per ogni abitante, al sud si supera i 171 euro per ogni abitante. Differenziare premia i cittadini: dove le raccolte differenziate hanno superato gli obiettivi minimi imposti dalla legge, le tariffe per i cittadini sono minori rispetto a chi, come al sud, è ancora lontano da questi obiettivi. E’ la dimostrazione, certificata dai dati ISPRA, che perseguire le politiche di “strategia Rifiuti Zero”, cioè il recupero totale di materia, non solo salvaguarda l’ambiente e produce maggiore occupazione, ma fa risparmiare soldi ai cittadini.