Decreto dignità: così la lotta al precariato

DECRETO DIGNITÀ: è stato approvato dopo decine di anni il primo decreto non scritto da potentati economici e lobby.

È il primo decreto dopo tanti anni che mette al centro il cittadino, mette al centro gli imprenditori e i precari, giovani e meno giovani.

L’attività parlamentare è servita a potenziare ulteriormente il DL Dignità approvato senza l’apposizione del voto di fiducia. Un provvedimento che ha come obiettivo principale quello di rilanciare l’economia, attraverso il lavoro stabile.

Nel 2017 la gran parte dei nuovi contratti (l’84%) erano a termine. Percentuale che evidentemente ricomprende la maggior parte di abusi che creano precariato, una piaga per la nostra economia, mascherato da flessibilità. Contrastare il precariato significa dare sicurezza, aiutare le persone a formare una famiglia e poter acquistare tutti quei beni e servizi che, purtroppo, un lavoratore precario non può permettersi, rilanciando consumi interni e facilitando un progetto di vita familiare a lungo termine. Una società di questo tipo è la condizione ideale per fare impresa. È un’illusione, e questi ultimi anni lo hanno dimostrato, ritenere che il precariato sia un vantaggio per imprese e il sistema produttivo. L’obiettivo è quindi aggredire la precarietà e innescare meccanismi di incentivi che favoriscano lavoro qualificato, stabile e investimenti da parte delle imprese in capitale umano. Il terrorismo psicologico non basato su dati scientifici è inaccettabile. Sul punto infatti ricordiamo la stima fatta dalla Ragioneria dello Stato che in relazione agli sgravi previsti per assumere giovani under35 con contratto a tempo indeterminato, ha previsto ben 62.400 posti di lavoro in più da qui fino al 2020.
Ad ogni modo, vogliamo intervenire sugli incentivi per i contratti a tempo indeterminato e sul costo del lavoro anche nella prossima legge di bilancio. La conseguenza più logica sarà quella di favorire le assunzioni a tempo indeterminato, che diventeranno sempre più convenienti.
È falso che i vincoli al contratto a termine scoraggiano gli investimenti: gli investimenti dipendono da altri motivi, in particolare dai consumi e dalla domanda interna. L’obiettivo è rendere le assunzioni a tempo indeterminato il contratto più vantaggioso.
Nel decreto abbiamo previsto maggiori tutele per i lavoratori in somministrazione, cioè che hanno contratti con agenzie interinali. Abbiamo allargato anche in favore di quest’ultimi parte delle norme che saranno applicabili ai contratti a tempo determinato.
Abbiamo introdotto limiti al lavoro a tempo determinato in somministrazione. La normativa precedente non prevedeva limiti per questo tipo di contratti, che non venivano nemmeno conteggiati insieme al 20% dei contratti a termine che può fare una impresa. Con il Dl dignità sia i contratti a tempo determinato che quelli in somministrazione a tempo determinato non potranno superare il 30%.
Inoltre, siamo anche intervenuti sulla somministrazione fraudolenta che era stata depotenziata dal Jobs Act ed escluso lo stop&go, ovvero, i periodi di fermo che deve trascorrere tra un contratto a tempo determinato ed un altro.

Inoltre, i contratti a tempo determinato già esistenti, se vengono rinnovati, seguono le vecchie norme e si adeguano al Decreto Dignità dal 31 ottobre.

Per quanto riguarda invece i PrestO (introdotti in sostituzione dei voucher per evitare il referendum), abbiamo introdotto i correttivi necessari, impedendo gli abusi.

Nel decreto abbiamo anche messo un limite alle delocalizzazioni selvagge: quando si lascia campo libero alle multinazionali di poter venire nel nostro Paese, comprare le aziende a saldo con incentivi statali e poi spostare tutta la produzione all’estero, depredando proprio questo tesoro di conoscenze e competenze, non si sta facendo un buon servizio agli imprenditori italiani. La stretta alle delocalizzazioni selvagge è una protezione per gli imprenditori onesti e una dura sanzione per i “prenditori” che fanno concorrenza sleale.

Forse gli attacchi feroci di Confindustria sono motivati dallo stop alla pubblicità e sponsorizzazioni del gioco d’azzardo. La dipendenza da questo fenomeno si chiamerà disturbo da gioco d’azzardo e non la solita truffa semantica, “ludopatia” dato che giocare non è una malattia. E’ previsto l’obbligo di tessera sanitaria per azzardare con slot e Videolottery. Tutti i negozi che rifiutano le slot macchine o l’azzardo avranno il logo “no slot”. Abbiamo eliminato calcoli truffaldini sulle possibilità di vincite legate al gratta e vinci. Ci sono ormai troppe famiglie distrutte a causa del gioco d’azzardo. Tra slot online, slot sotto casa, la truffa semantica del gratta e vinci i miliardi che vanno nelle casse di queste società anziché nelle tasche di commercianti e artigiani sono diventati davvero troppi. Secondo una ricerca della Caritas di Roma i primi contatti con il gioco d’azzardo (soprattutto tra gli adolescenti) arrivano per l’80% dalla pubblicità in tv e per il 60% da quella su Internet.
Qualsiasi forma di pubblicità al gioco d’azzardo in Italia è morta e sepolta, esattamente come è stato fatto per le sigarette. Questa norma, oltre alla dignità, decreta anche civiltà. Potremo dirci orgogliosi di essere il primo Paese europeo a fare questa scelta di campo pionieristica.

Infine, abbiamo eliminato quelle misure per agevolare imprese e cittadini, spesso vittime di una serie di vincoli e pratiche burocratiche, come il redditometro, lo spesometro e lo split payment, che portano via tempo e li distraggono dalla loro attività.

Convenzione MIT Puglia per il Piano FSE

La convenzione stipulata impegna risorse pari a quasi 74 milioni di euro per l’infrastruttura ferroviaria, un piano di interventi fino al 2019 per ammodernare l’asset principale di ogni trasporto ferroviario: i binari e tutti i sistemi ad essi funzionalmente legati.

Con il concordato raggiunto a giugno che mette in salvo la società dal fallimento, questi interventi sono il minimo indispensabile per la sicurezza e certamente costituiscono soltanto il fondamento per ricostruire il rilancio del servizio: sono misure ancora poco incisive nella percezione dell’utenza ma importantissime perché sono i requisiti ineludibili per creare le condizioni di miglioramento dei servizi di trasporto.
Le risorse stanziate sono quindi sufficienti a coprire gli interventi necessari e più urgenti ma tanto resta ancora da fare.

La sinergia creata con l’acquisizione della società nella holding di FSI, Ferrovie dello Stato Italiano, ha permesso rapidamente di usare la conoscenza e il know how per implementare rapidamente dei miglioramenti: due esempi su tutti credo che vadano ricordati perché tanti cittadini ancora non ne sono consapevoli.
Il primo è la comunicazione dei sistemi sistemi informativi che permette finalmente di acquistare i biglietti e consultare gli orari delle FSE con le stesse modalità disponibili per Trenitalia, il suo sito web e l’app per smartphone.
La seconda riguarda la collaborazione di RFI e Italfer, le società che si occupano di infrastruttura ferroviaria e di progettazione, per programmare gli interventi sui binari presenti nella convenzione: l’installazione del sistema controllo marcia treno e l’automazione di decine di passaggi a livello. Sono interventi che elevano gli standard di sicurezza ai livelli della rete nazionale e permetteranno di avere tempi di percorrenza che renderanno finalmente attrattivo il servizio ferroviario togliendo automobili superflue dalle strade.

La convenzione è quindi una parte di un piano industriale quinquennale più ampio di sviluppo e rilancio della società che parte certamente dalla messa in sicurezza della infrastruttura grazie alla soppressione e alla automazione dei passaggi a livello, all’installazione del “sistema controllo marcia treno”, sui binari e sui treni, e prevede però anche un miglioramento del servizio attraverso l’acquisto di nuovi treni, l’aumento della velocità commerciale, l’elettrificazione di tutta la rete.

Il piano da oltre mezzo miliardo di euro ha mosso i primi passi con l’integrazione tariffaria dei servizi di FSE nella piattaforma di bigliettazione di trenitalia, con i servizi di trasporto anche la domenica, sebbene per ora ancora con autobus, ma pur sempre una novità rispetto alla desolazione degli anni scorsi.
Un miglioramento che riguarda la qualità del servizio per gli utenti/cittadini che ha avuto anche la testimonianza concreta dell’acquisto di 68 nuovi autobus e 5 nuovi treni etr nel 2018.
Non posso che esprimere soddisfazione dell’attenzione verso la clientela e la sicurezza confermati anche dalla soppressione dei passaggi a livello già in 8 Comuni. Insomma, tanti sforzi dovuti e tardivi per recuperare il tempo trascorso non solo per dare ai pugliesi e si tanti turisti sicurezza nel trasporto senza trascurare velocità, comfort, frequenza e convenienza. Ci vorrà ancora qualche anno per apprezzare questi risultati ma so che finalmente c’è una visione chiara che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ecco perché ancora di più ribolle il sangue dalla rabbia pensando quanti soldi publici sono stati sperperati in inutili consulenze e in altre “mangiatoie” a beneficio di pochi, lasciando i contribuenti senza servizi essenziali.

QUI la convenzione

Tragedia del Raganello

È incredibile come un piccolo torrente possa assurgere agli onori della cronaca nazionale… oggi a mente più fredda, con il pensiero di cordoglio ancora rivolto però alle vittime e ai loro familiari, posso dirvi qualcosa in più per esperienza personale dato che è un posto che ho visitato spesso negli ultimi 10 anni.

Scelte e coscienza presuppongono una base di informazioni complete e solide.

I percorsi di escursionismo sono divisi in 4 categorie secondo la classificazione del CAI (club alpino italiano):
T – turistico
E – escursionisti
EE – escursionisti esperti
EEA – escursionisti esperti con attrezzatura

Le gole del Raganello, pur essendo un luogo magico che prende il suo nome dall’ambiente incontaminato che permette ad una specie di rane di fiume di prosperare, rientrano nell’ultimo insieme, cioè sono un ambiente altamente pericoloso e da non sottovalutare.
Questa indicazione è riportata all’ingresso delle gole (che vedete nelle foto): anche non leggendole, chiunque di buon senso dovrebbe chiedersi come può, quello che sembra essere un rigagnolo, muovere massi di roccia giganteschi così imponenti…
Un luogo certamente non adatto ai minori o alla gita fuori porta di improvvisati escursionisti di città della domenica, che si avventurano magari non accompagnati da guide esperte, privi di attrezzature indispensabili come corde, scarpe adatte, torce, mute, caschi, moschettoni, gps, giubbetti…

Certamente le indagini faranno il loro corso e i sopravvissuti aiuteranno a capire dinamiche e responsabilità, ma quel che posso certamente affermare è che la montagna, come il mare, ha le sue regole, che devono essere conosciute e rispettate sempre. SEMPRE, perché la natura, in montagna e al mare, è meravigliosa ma non perdona negligenza, imperizia e imprudenza.

Era stata emanata l’allerta gialla per le condizioni meteo e averla ignorata è certamente un altro elemento che in quel contesto può fare la differenza…

Siamo sicuri che il turismo in Salento non decolla a causa dell’isolamento infrastrutturale?

Siamo proprio sicuri che il problema principale del turismo nel Salento sia l’isolamento dovuto a scarsità di infrastrutture e servizi di trasporto?
Questa è la situazione a Lido Conchiglie (Gallipoli) ma altrove ovviamente non è dissimile.
Le dune sono ogni anno più arretrate e martoriate, senza alcuna tutela (altro che piano coste dei Comuni che poi si lamentano quando del mancato ripascimento quando la spiaggia si riduce!), dai bagnanti che nelle spiagge libere (come accade a volte anche negli stabilimenti) con il loro incessante calpestio, appropriandosi di ogni angolo anche coperto da vegetazione con tende e asciugamani e sdraio corrodono e distruggono l’equilibrio ultracentenario di questi habitat delicatissimi che permettono di godere del paesaggio costiero…È facile indignarsi per il taglio degli ulivi secolari e non rendersi conto di quanto in prima persona saccheggiamo e distruggiamo l’ambiente circostante.

E nonostante già nel 2012 per legge tutti i Comuni avessero l’obbligo di raggiungere il 65% di differenziata, la migliore cartolina che lasciamo ai turisti è il tanfo nauseabondo di rifiuti indifferenziati che si ammassano in cassonetti stradali al sole da giorni, manifestando in superficie la stessa inadeguatezza che nel sottosuolo interessa gli scarichi fognari privi di adeguata depurazione e recupero delle acque.
E se tra qualche anno avremo un servizio di trasporto regionale delle fse efficiente, frequente e confortevole, integrato e intermodale, e non avessimo più le dune e le spiagge, avessimo ancora scarichi a mare senza depurazione e amministrazioni comunali fuorilegge senza alcuna propensione al riciclo dei rifiuti, a chi potremmo imputare la responsabilità di questo indicibile sperpero di occasioni di rilancio economico e occupazionale?

FSE: presto interventi del Governo per 40 milioni di euro

Da sempre come cittadino utente e poi per il ruolo istituzionale in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati, seguo attentamente lo sviluppo delle vicende che riguardano le Ferrovie del Sud Est.

Purtroppo la situazione di oggi è il risultato di almeno 20 anni di disinteresse della politica e distrazione di fondi pubblici ed è impossibile recuperare questo divario in pochi mesi. Oggi è ovvio sentire i turisti affermare che tale situazione è inaccettabile: probabilmente perché in tanti decenni di depredazione nessuno tra i lavoratori, gli utenti, i giornalisti e i sindaci sarebbe rimasto in silenzio come invece avvenuto in Salento. Eppure tutti sapevano o immaginavano quel che accadeva dietro le quinte! Quanto accaduto quindi sia da monito per tutta la società civile, l’opinione pubblica e gli amministratori degli enti locali: è un dovere morale e una responsabilità collegiale non tacere di fronte ai disservizi e alle frodi che portano vantaggi ad interessi particolari e privano la collettività di servizi pubblici essenziali pagati in massima parte con soldi pubblici.

Con questa premessa sul ruolo delle responsabilità per ciascuno di noi, è importante sottolineare che per il presente la direzione intrapresa dell’azienda è quella di un piano industriale che rilancia e sviluppa i servizi di trasporto in modo che siano sicuri, rapidi, confortevoli, frequenti e capillari con investimenti ingenti nel breve e medio termine.

Sono stati stanziati 40 milioni di euro nel piano operativo sicurezza per dotare del sistema scmt tutta la rete FSE, suddividendo la progettazione e la realizzazione in 4 lotti per procedere più rapidamente agli adeguamenti necessari anche con la collaborazione di Italfer, la società di progettazione di Rete Ferroviaria Italiana del gruppo Ferrovie dello Stato Italiano.
Per questi 4 lotti: ci saranno in sequenza le fasi di progettazione, gara d’appalto, aggiudicazione e esecuzione lavori con tempi tecnici incomprimibili. Aver cominciato gli interventi nella provincia di Bari, i cui cantieri cominceranno il prossima anno, è una necessità dovuta allo stato di maggior usura di quella parte di infrastruttura e quindi a maggior rischio.

Per l’elettrificazione e l’interoperabilità, cioè consentire a treni di altri operatori ferroviari di usare la rete FSE e viceversa permettere ai treni FSE di usare la rete RFI e quella di altre società ferroviarie, sull’intera rete sono stati pure già stanziati 130 milioni di euro. Finalmente oggi l’azienda garantisce le corse che domenica non c’erano, sebbene i tempi di percorrenza e comfort sono decisamente scarsi e hanno bisogno di qualche anno ancora per raggiungere gli standard. La Regione da questo punto di vista ha gli strumenti per programmare il servizio stanziando risorse per acquisto dei treni e per garantire corse frequenti. Gli orari e l’acquisto dei biglietti è integrato in quelli di trenitalia sebbene manchi ancora una app per l’acquisto e l’infomobilita in tempo reale che potrebbe essere realizzata immediatamente per limitare i disagi all’utenza dovuti a ritardi e carenze delle biglietterie.

Il mio impegno è quello di chiedere al Ministro di valutare la possibilità di dichiarare le tratte del FSE Maglie-Otranto e Martina Franca – Gagliano di rilevanza nazionale, come accaduto recentemente tramite decreto ministeriale alla tratta delle FSE Bari-Taranto. In questo modo si potrebbero usare fondi nazionali, per accelerare anche gli altri interventi indispensabili di cui ancora nessuno parla.
La politica deve avere una visione di lungo periodo e pensare ad almeno due linee di interventi per i prossimi 10 anni. In primis, è fondamentale riqualificare le stazioni cominciando dalle 18 principali: intervenire sui piazzali di scambio garantendo realmente l’intermodalità ferro-gomma, la realizzazione dei sottopassi per ricucire il tessuto urbano, colonnine elettriche per auto, parcheggi coperti per le bici, il rifacimento di marciapiedi e la rimozione barriere architettoniche per aumentare accessibilità e attrattiva delle stazioni.
Allo stesso tempo, è indispensabile procedere con un piano straordinario di soppressione dei passaggi a livello: sui 512 attraversamenti stradali presenti nei 474 km di ferrovia, ne restano da chiudere ancora 495 (90 privati, il resto pubblici). È già allo studio un’analisi del rischio per individuare un elenco di priorità, ma è importante stanziare già ora le risorse necessarie.

Anche sui passaggi a livello, a fronte delle decine di segnalazioni di cittadini e amministratori locali degli anni scorsi, l’azienda ha profuso energie negli interventi di miglioramento, raggiungendo risultati evidenti: al netto dei comportamenti errati degli automobilisti, il tasso di malfunzionamenti è paragonabile a quello della rete nazionale RFI. Addirittura in 8 Comuni la soppressione dei passeggi a livello è già pronta ma in 6 di questi gli amministratori non li chiudono pur avendo sottopasso già realizzato!

Ps: A vedere le reazioni e i comunicati dell’onorevole Palese e del cons. regionale Abaterusso possiamo dire che non c’è limite alla mancanza di vergogna…
Rocco Palese dimentica che per 10 anni la regione è stata a guida dell’on.Fitto mentre lui era presidente della commissione Bilancio in consiglio regionale, e in quel periodo come in quello vendoliano dei successivi 10 anni, in FSE avvenivano le ruberie, i disagi e i disservizi e la giunta che appoggiava non ha mai sollevato una eccezione o chiesto l’intervento delle autorità preposte (mit, corte dei conti, procura,…) per una verifica!
Il consigliere Abaterusso è, se possibile, ancora più scandaloso: dopo 13 anni di giunta di csx, in cui continuava la predazione delle FSE con la politica regionale che guardava altrove, rilancia l’illusione di uno slogan mediatico coniato anni fa dall’avv.Pellegrino, allora presidente della prov. di Lecce: quello della “metropolitana di superficie” invece di ciò che in tutto il mondo si chiama trasporto pubblico ferroviario regionale (non c’è alcuna area urbana metropolitana ma Comuni in 4 province e oltre 90 comuni sparsi in provincia di Lecce, ne tantomeno c’è un servizio che per frequenza possa essere paragonato ad una rete metropolitana).
L’idea della Metropolitana è così malsana che il filobus a Lecce è stato propagandato per anni con la stessa ingannevole dicitura, per un costo di 23 milioni di euro e 4 milioni di euro ogni anno di esercizio. Quindi “Metropolitano” forse è soltanto lo spreco che ci rende paragonabili agli scandali di Milano (inchieste per corruzione per Expo), Roma (inchiesta per corruzione di “mafia capitale”) e Venezia (inchiesta per corruzione per “Mose”).

E per evitare ulteriore disinformazione dovuta ad Orrori grossolani, caro Consigliere Abaterusso, FSE non sono una società di Trenitalia ma di Ferrovie dello Stato Italiano.

Alcuni chiarimenti in merito alla visita dell’azienda Tundo

In merito alla visita dell’azienda Tundo di cui ho scritto ieri sera, in meno di 24 ore ho ricevuto decine di messaggi di persone che mi segnalano contenziosi con l’azienda in diverse città di Italia per ritardo nel pagamento di 3,4 o 5 mensilità, di tfr e che tale comportamento sia frequente e ripetuto negli ultimi due anni.
Ovviamente, non potevo essere al corrente nel dettaglio di queste situazioni. Non ho motivi di dubitare che quanto riportato sia veritiero e mi auguro che i lavoratori abbiano presto quanto dovuto.

Certamente non è questo tipo di comportamenti che il m5s elogia o auspica, pur essendo consapevole dei problemi che gli imprenditori italiani attraversano.

Allo stesso tempo ribadisco che non siamo giudici, avvocati o sindacalisti ed è ovvio che aver visitato questa azienda, come tante altre, serve proprio per far emergere le criticità del nostro sistema economico.
La nostra azione in Parlamento e al Governo è sempre stata guidata nel metodo dal rispetto della legalità, dall’ascolto di tutte le parti e nel merito dal superamento della contrapposizione antistorica tra lavoratori e imprenditori, e orientata a favorire la difesa dei diritti dei lavoratori e per altro verso mettere in condizione gli imprenditori di non essere ostacolati dallo Stato con uno sbilanciamento eccessivo di adempimenti, burocrazia e controlli.

Il senso della visita e del post è evidentemente quello di auspicare che tutte le aziende possano rimanere in italia, competere senza scorrette discriminazioni e vantaggi, rispettando senza eccezioni lavoratori, le loro famiglie e i loro diritti.
La recente approvazione del decreto dignità va esattamente in questa direzione.

Chiarimento su incontro M5S con Coldiretti Lecce

In merito all’incontro tenuto ieri da alcuni parlamentari del M5S con la delegazione di Coldiretti Lecce, tengo a precisare che l’argomento di discussione è il documento riportato di seguito nelle foto.
In particolare, abbiamo convenuto della necessità di finanziare ulteriormente la ricerca e dare gli strumenti normativi, a livello nazionale, necessari a superare la crisi attuale e quella dei prossimi anni guardando ad un Salento che valorizzi le proprie peculiarità, il turismo, la tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Abbiamo convenuto l’utilità di un “contenitore” ordinario, la cui forma e il cui contenuto andranno stabiliti nelle sedi istituzionali preposte, dai colleghi delle commissioni competenti nel corso della legislatura, a seguito di un confronto istituzionale con tutti gli attori interessati all’argomento.
Il movimento 5 stelle è postideologico e per il ruolo istituzionale che rivestiamo, in quanto portavoce, siamo tenuti a dialogare con tutti.
Provare a etichettare questo confronto sulla base di opinioni personali o per le posizioni reciproche pregresse o ancora sulla base di altri argomenti che non siano nel merito del documento, sono inutili speculazioni dato che, ribadisco, non abbiamo discusso di trattamenti fitosanitari, del decreto Martina, di eradicazioni o altro.

Questa mattina visita alla azienda Tundo Vincenzo Spa: un esempio di buona impresa dal Sud.

Al termine dei lavori in aula parlamentare il tema del lavoro resta in cima agli intenti della classe dirigente. In qualità di vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, rientrato in Puglia nei giorni scorsi, ho approfittato della pausa estiva per fare visita insieme al collega Leonardo Donno alla Tundo Vincenzo Spa, l’azienda leader in Italia nel trasporto atipico. Una lunga chiacchierata negli uffici della sede centrale dell’azienda a Zollino, per discutere di impresa, obiettivi, investimenti e digitalizzazione. Un dialogo aperto che ci ha visto al tavolo con il proprietario dell’azienda Enrico Tundo e la moglie General Manager Maria Palma del Sole e tutto lo staff che opera nella macchina amministrativa di uno dei colossi italiani del trasporto su gomma di persone.
Gli imprenditori vogliono essere lasciati liberi di fare impresa e di competere con altre aziende ad armi pari: Tundo è uno di quelli che si è rimboccato le maniche ed ha raggiunto il successo dimostrando di essere capacità e competenza. Una testimonianza di buona impresa partita da sud, un’eccellenza verrebbe da dire, ma mi piace pensare che ce ne possano essere tante altre.
Un incontro, quello di questa mattina, pensato nell’ottica di un confronto reale e concreto e quanto mai raro, tra istituzione e imprenditore, l’uno davanti all’altro, al solo fine di discutere di impresa dentro l’impresa stessa. Un’occasione per toccare con mano la realtà aziendale e prendere coscienza delle reali problematiche con cui gli imprenditori in Italia si trovano a fare i conti tutti giorni. Split payment e burocratizzazione non sono sfuggiti al dialogo, anzi l’amministratore ha sottolineato che ha sostenuto negli ultimi anni grossi investimenti che ci hanno tenuto con il fiato corto a causa del nuovo regime di Iva che ha penalizzato le aziende in materia di liquidità, facendo riferimento allo Split Payment, introdotto dalla Legge 190/2014 (Stabilità 2015). Ci ha raccontato che a pagarne le spese sono in primis i lavoratori, ben 1200 quelli in carico alla Tundo Spa, che hanno patito qualche giorno di ritardo nell’erogazione degli stipendi. Situazione incresciosa anche dal punto di vista imprenditoriale fronteggiare i malumori di cui non sono responsabili ma che subiscono come conseguenza di scelte politiche che non fanno fronte alle nostre esigenze. Hanno fatto fatica a smaltire i contraccolpi di questa manovra fiscale e per fortuna sono ancora in piedi!

Lo abbiamo sostenuto prima ancora di andare al Governo e oggi ne abbiamo quanto mai prova che l’impegno messo in campo con il Decreto Dignità si muove nella giusta direzione: abbiamo abolito lo split payment, lo spesometro e redditometro. Aspettiamo la legge di bilancio per dare anche risposte attraverso risorse economiche. L’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi: ci sono aziende come questa che hanno la capacità di internazionalizzarsi e non delocalizzarsi. Dobbiamo sostenerle e metterle nelle condizioni di competere con lealtà.

La Tundo Vincenzo Spa, che in questi anni ha visto crescere in modo significativo le proprie attività, diffondendosi in maniera capillare sul territorio nazionale, nel 2016 ha mosso i primi passi anche all’estero, dov’è presente con la sua sede a York. Ma i progetti per il futuro sono tanti soprattutto in materia di innovazione tecnologica. L’azienda, che è in procinto di mettere su una branch per la ricerca e lo sviluppo, ha già investito in una piattaforma tecnologica di monitoraggio della flotta aziendale, sperimentando un sistema di tracciabilità del veicolo che migliora il livello di sicurezza degli utenti.

Sicurezza stradale. M5S: le nostre proposte per la sicurezza nelle Città

Trasparenza sulle spese derivanti dalle multe dei Comuni, via la patente per chi guida con lo smartphone, autovelox anche in ambito urbano e misure per la mobilità ciclabile come già sperimentato con successo in diverse città.

Sono queste le principali proposte parlamentari che discuteremo a Settembre in occasione delle modifiche al codice della strada in Parlamento con il supporto del Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sulla sicurezza stradale in ambito urbano.

I dati Aci-Istat che hanno visto nell’ultimo anno un +2.9% di morti da incidente stradale (3.378 nel 2017) dimostrano che siamo di fronte ad un fenomeno da arrestare immediatamente attraverso misure che invertano la tendenza.Secondo gli ultimi dati il 74% degli incidenti stradali avviene in ambito urbano, il 5,4% in autostrada ed il 20% in strade extraurbane. L’indice di mortalità colpisce prima di tutto i pedoni con un indice di mortalità di 3,1 morti ogni 100 incidenti, i motociclisti (1.6 morti ogni cento incidenti ) i ciclisti 1.6 (ogni 100 incidenti).

COSTI SOCIALI: Gli indicenti stradali hanno anche un grande costo sociale 19,3 i miliardi spesi nel 2017 (1.1% del PIL).

LE PRIME TRE CAUSE: Sono la distrazione (16% causato anche dalla guida guardando smartphone), rispettare semafori e precedenze (14,5%) e l’eccesso di velocità (10%).

ICT: M5S, finalmente puntiamo su Blockchain, anche per tutela made in Italy.

Grazie al vicepresidente Di Maio e al nostro governo l’Italia aderirà alla Partnership europea sulla blockchain: eravamo tra i pochi Paesi a non averlo fatto, rischiando di perdere l’opportunità di accedere ai finanziamenti che l’Unione europea destina allo sviluppo di questa tecnologia. Ora invece invertiamo la rotta e puntiamo su questa sorta di “notaio informatico” che registra in chiaro tutte le transazioni anche per applicazioni a tutela del made in Italy e della nostra filiera produttiva, come ha ribadito ieri al question time alla Camera il sottosegretario al Mise Andrea Cioffi.

Ora le nostre aziende potranno puntare con più decisione sulle sue potenzialità: potranno contare su un esecutivo che riconosce le opportunità legate alla diffusione della blockchain ed è al lavoro per mettere a punto una Strategia nazionale con il contributo di università, centri di ricerca, aziende e istituzioni

Il Movimento 5 Stelle ha sempre creduto nella possibilità di ricorrere a questa tecnologia, finora usata soprattutto per le criptovalute come il bitcoin, per democratizzare alcuni mercati e dunque a vantaggio dei cittadini. Un esempio è la nostra proposta, di cui Bruxelles ha già finanziato uno studio di fattibilità, di sperimentare la blockchain negli scambi di energia tra singoli consumatori-produttori, i cosiddetti prosumer, eliminando i costi connessi all’intermediazione degli operatori elettrici.

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