Pass ZTL a Lecce: si rinunci a questo privilegio.

Il cosiddetto cambiamento dall’attuale amministrazione al momento si ferma alle parole: siamo in attesa che i consiglieri comunali e la giunta rinuncino al pass ZTL, dimostrando di saper rinunciare ad un privilegio e diano l’esempio utilizzando bici e mezzi pubblici per recarsi in centro.

Non serve modificare il regolamento, basta rinunciare come ha già fatto il consigliere comunale del M5S Fabio Valente. La lotta al traffico e il cambiamento culturale dovrebbe essere una priorità e i primi provvedimenti in questo inizio di consiliatura come la possibilità di parcheggiare lungo tutti i viali principali lungo la corsia preferenziale dei mezzi pubblici e la gratuità dei parcheggi durante i giorni della festa patronale non sono un grande esordio per avere una mobilità migliore in città.

La nuova maggioranza quando sedeva in consiglio comunale come opposizione, non rinunciò ai pass per la ZTL. Oltre alle lodevoli iniziative sui biglietti omaggio per le giostre e per lo stadio, saprà essere coerente e rinunciare ad ogni tipo di privilegio a cominciare dai pass per la ZTL?

Vaccini: obbligatorietà sbagliata.

I vaccini hanno salvato molte vite nel corso del tempo, tuttavia non si spiega logicamente l’obbligatorietà stabilita dal Governo, tra l’altro con un decreto che non aveva carattere di necessità e urgenza come prescrive la Costituzione e imponendo l’assurdo voto di fiducia senza adeguata discussione nel merito in entrambe le Camere. È assurdo che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in questi anni non ha mosso un dito sui tanti problemi della sanità e abbia aspettato l’ultimo periodo della legislatura per imporre l’obbligo di dieci vaccini, caso unico in Europa, sebbene non c’è alcuna epidemia che lo giustifichi!

Noi crediamo che una corretta informazione e le raccomandazioni sulle vaccinazioni sia il miglior metodo come dimostrato da esperienze internazionali per aumentare la copertura vaccinale: l’obbligo avrà l’effetto opposto, essendo vissuta dai cittadini come una imposizione o peggio una persecuzione. Sappiamo che il monitoraggio di chi non si vaccina, un percorso di informazione completa sui rischi e la più diffusa consapevolezza sono strumenti migliori di qualsiasi coercizione. Purtroppo nel nostro Paese c’è una informazione carente sui vantaggi e i rischi delle vaccinazioni. Altresì è evidente la mancanza dei “follow up” per segnalare le eventuali reazioni avverse. Questa situazione contribuisce a creare incertezze e timori verso i vaccini.

Se Emiliano non condivide la linea del Governo PD dia segni inconfutabili: in primis, strappi la tessera di partito, altrimenti sarà l’ennesimo finto disaccordo con il PD nazionale esattamente come ha già fatto su “Buona Scuola”, “Jobsact”, tribunali, gasdotti, trivellazioni e Ilva: una finta presa di distanza condotta unicamente per scalare il partito, ma che in realtà trova Emiliano esattamente in linea con il Governo nazionale. E in secondo luogo, se Emiliano è contrario al decreto, approvi la mozione dei portavoce del M5S in Regione per impugnare la legge alla Consulta.

Ciclovia Magna Grecia: Taranto esclusa.

 

La FIAB ha lanciato un appello per includere anche Taranto nel percorso della ciclovia della Magna Grecia.  Il tracciato designato fino a questo momento, arriva fino a Metaponto, non distante da Taranto.

Non condividere la proposta di FIAB di estendere la ciclovia della Magna Grecia fino a Taranto sarebbe un assurdo! Il capoluogo jonico non può perdere questa occasione proprio perché Taranto è stata una delle città più importanti della Magna Grecia. Ha anche il Martà, uno dei più importanti musei archeologici che ci sono in Italia. La città merita di essere parte della ciclovia: speriamo il Comune di Taranto, la Provincia e la Regione si attivino immediatamente affinché non venga persa questa incredibile opportunità.

Per i percorsi di Bicitalia (che rientrano nel circuito europeo Eurovelo), Taranto è tappa di diverse ciclovie, tuttavia il Comune non interviene per realizzare i percorsi: non ci risulta siano state intraprese iniziative per la realizzazione dell’altra ciclovia Francigena, da Londra a Brindisi, passando da Taranto.  Molti Comuni si sono attivati nonostante i finanziamenti statali siano un’elemosina rispetto agli interventi meritevoli nel nostro Paese. Se alla mancanza di lungimiranza del Governo centrale si unisce l’apatia di quello locale, c’è il rischio concreto che a Taranto non siano realizzate le ciclovie e che il capoluogo jonico sia  definitivamente escluso.

Le ciclovie sono uno strumento eccezionale per migliorare la mobilità e favorire il turismo sostenibile con l’impiego di risorse economiche molto contenute! Tra pochi mesi, quando saremo al Governo, investiremo finalmente le risorse necessarie per promuovere la mobilità sostenibile, anche attraverso le ciclovie, per rilanciare l’economia e affinché i cittadini e i turisti possano muoversi liberamente e in sicurezza godendo degli splendidi paesaggi che il nostro Paese offre.

Impianto di gas Lecce: confermati i nostri timori!

La risposta della società conferma i nostri timori: è una speculazione finanziaria. Anche se non verrà utilizzato per produrre energia elettrica ma lavorato per diventare biometano da immettere in rete, questa pratica permetterà alla società di incassare gli incentivi statali che possono essere monetari o di «certificati di immissioni di consumo» a seconda delle modalità di messa in rete.

La società conferma che l’obiettivo principale è produrre gas per prendere incentivi e non la trasformazione dell’organico nel miglior compost possibile. Non avevo avanzato alcuna ipotesi sull’utilizzo del gas ma dedotto giustamente che senza incentivi la società non avrebbe avanzato alcun progetto! Infatti la società non è interessata a commercializzare il materiale trattato, tanto da volerlo regalarlo agli agricoltori: strana forma di mecenatismo per un soggetto che per legge ha come unico interesse il profitto. Di società che regalano briciole per abbattere le resistenze dell’opinione pubblica ne conosciamo tante da Ilva a Tap. Inoltre, la qualità del digestato da anaerobico è inferiore a quella del compost prodotto unicamente con trattamento aerobico.

La società mente quando afferma che il trattamento anaerobico impedisce le emissioni odorigene: forse possono essere ridotte  ma come confermato dai molti esempi, analoghi a quelli proposto, anche gli impianti anaerobici emettono emissioni nauseabonde: insomma non è il motivo per preferirli a quelli aerobici.

La società dice di attenersi rigorosamente al piano regionale dei rifiuti urbani che prevede due ipotesi alternative: un impianto da 60 mila t/a oppure da 45 t/a, solo di verde e organico. Tuttavia la proposta di MetApulia prevede anche i rifiuti speciali che si sommano all’organico cittadino.

L’impianto non rispetta il piano regionale dei rifiuti per almeno 2 ragioni: tratterà anche 15.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali non previsti nel piano e questi si sommeranno all’organico per un totale di oltre 77.000 tonnellate all’anno. L’efficienza presunta legata alla proprietà privata si traduce per effetto di economia di scala solo in impianti sovradimensionati e produzione di gas come obiettivo principale!

Per dimezzare la tariffa sui rifiuti basta ridurre la produzione di rifiuti inutili a monte, attivare un’ottima raccolta differenziata prossima al 100%, rivendere il materiale (vetro, carta, plastica e metallo) e il compost prodotto con impianti di prossimità aerobici. Non abbiamo preclusione ideologica su impianto ma conosciamo pregi e difetti delle soluzioni possibili. Forse è la società a essere male informata e a credere che tutti i politici siano ignoranti e si possano raggirare con 4 chiacchiere da bar.

Impianto di Compostaggio Lecce: Meglio un impianto piccolo, aerobico e pubblico!

La MetApulia vorrebbe realizzare nel territorio comunale di Lecce un impianto anaerobico finalizzato alla produzione di biogas con successivo trattamento aerobico per la produzione di compost. Per i quantitativi trattati il nuovo progetto dovrebbe essere simile a quello presentato per la realizzazione di quello tra Lecce e Surbo che prevedeva 50 mila tonnellate annue da trattare.

Qualcuno vuole speculare sulle emergenze create ad arte! A Lecce e nel Salento c’è ovviamente necessità di realizzare un’impiantistica adeguata per il trattamento dell’organico, ma la proposta della MetApulia è irricevibile per 3 motivi! Innanzitutto, la scelta dell’anaerobico che dimostra l’interesse principale della società: una mera speculazione. Come in tutti i casi simili in tutta la Puglia avanzati da società analoghe, volta a prendere incentivi economici, cioè altri soldi delle tasse dei cittadini italiani, per la produzione di biogas e non risolvere il problema dei cittadini: la produzione di ottimo fertilizzante dai rifiuti organici.

Il secondo elemento ostativo, comune a tutte le proposte di questo tipo che conferma la speculazione, è la dimensione dall’impianto. Un impianto da 50 mila tonnellate annue è sovradimensionato per Lecce: l’idea nascosta ai cittadini è alimentare l’impianto anche con rifiuti provenienti anche da altri territori, riempiendo peraltro le strade di camion che compiono centinaia di chilometri con un aumento di traffico ed inquinamento; senza contare le “emissioni odorigene” che saranno tanto più forti quanto più grande sarà l’impianto.    

La legge prevede che i Comuni arrivino al 65% di raccolta differenziata nel 2012! Lecce con 20 anni di governo del cdx non è arrivata neanche al 50%.

Il terzo motivo è legato alla gestione privata: il gestore è interessato solo ai profitti e non ad un’efficiente raccolta di rifiuto organico con totale separazione riciclo di materia. Infatti queste società sottoscrivono con gli enti locali contratti del tipo “vuoto per pieno”: ogni anno l’Amministrazione paga una quota a prescindere dalla quantità di organico conferita e con le percentuali di differenziata ridicole e fuori legge il privato non ha alcuna spinta a migliorare il servizio. Insomma l’ennesimo annunciato profitto senza rischi per il privato e l’esborso inutile per i cittadini!

Speriamo che il nuovo sindaco di Lecce e degli altri comuni Pugliesi non caschino in questi tranelli e invece mettano in essere iniziative per ridurre la produzione dei rifiuti  – defiscalizzazione per gli esercizi che vendono prodotti sfusi, promozione di pannolini lavabili, incentivi per non somministrare acqua imbottigliata, compostaggio domestico – e risolvano presto il problema dei rifiuti con la costituzione di una società pubblica per la realizzazione e la gestione di un impianto aerobico di dimensioni adeguate che riesca a vendere il compost di ottima qualità ottenuto dagli scarti organici dei cittadini con una differenziata che nei Comuni virtuosi ha superato il 90%.

Aeroporto di Brindisi: errore strategico rinunciare alla ferrovia.

Il collegamento ferroviario con l’Aeroporto di Brindisi era previsto dal quadro programmatico progettuale “Collegamento ferroviario aeroporto di Brindisi-stazione ferroviaria di Brindisi”. Tuttavia nel Piano Regionale dei Trasporti (2009-2013) il progetto è stato affiancato da un’alternativa costituita dal sistema Automated People Mover.

La scelta del collegamento su gomma con l’aeroporto di Brindisi è insensato rispetto a quanto stabilito dal Piano Regionale dei Trasporti. Non è mai stato fatto lo studio di fattibilità sul collegamento ferroviario e sappiamo che RFI non è mai stata coinvolta per questa opzione come ci ha confermato il Ministero dei Trasporti rispondendo ad una mia interrogazione sul tema.

 Vorrei sapere in base a quali analisi tecniche e di costi/benefici questa scellerata proposta è diventata definitiva, dato che non è stato compiuto alcuno studio di fattibilità per valutare quale fosse la migliore tra le possibili opzioni. Non prevedere un collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi è assolutamente folle. Il problema per i pugliesi e per i turisti, è arrivare comodamente e in tempi certi e rapidi all’aeroporto e alle destinazioni turistiche. Il collegamento ferroviario risolverebbe queste esigenze ed inoltre diventerebbe un’alternativa valida all’impiego dell’auto: si contribuirebbe a ridurre il traffico veicolare su strada con benefici sia in ambito ambientale, per la minore produzione di emissioni, sia di diminuzione di rischio di incidenti stradali. Avrebbe poi l’effetto collaterale positivo di contribuire ad abituare i cittadini all’utilizzo dei mezzi pubblici: sia in ambito urbano e interurbano sia su lunghe percorrenze; si incrementerebbe la “domanda” di trasporti sufficiente per rendere economicamente sostenibili ulteriori corse di Trenitalia nei servizi a mercato come i freccia e per le FSE.

 

Nessuno può spiegare razionalmente questa scelta a maggior ragione perché il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Brindisi era già previsto. Viene il sospetto che ci siano interessi particolari da tutelare. Inoltre, nel 2011, l’allora candidata sindaco di Lecce ora assessore regionale, Loredana Capone, insieme a tutti gli altri candidati, ha sottoscritto un impegno con Confindustria-Lecce, affinché venisse realizzato il collegamento ferroviario: nonostante le sue deleghe alle attività produttive, al turismo ha ignorato deliberatamente la questione e tutta la politica ha poi scelto inspiegabilmente la soluzione peggiore ma continua a piangere un presunto isolamento regalando soldi alle compagnie aeree e a sperimentazioni improbabili come con i Frecciarossa.

La tanto sbandierata “cura del ferro” del Ministro Delrio non ha effetti in Puglia visto che ancora una volta la ferrovia viene sfavorita. La Puglia ha necessità di collegamenti capillari, efficienti e veloci e non dell’ennesimo servizio che sarà l’ennesimo prevedibile insuccesso con spreco di soldi pubblici.

Mitilicoltura nel Mar Piccolo: una risorsa da proteggere!

Tutelare il Mar Piccolo significa salvaguardare la storica produzione della cozza tarantina e soprattutto costruire il presupposto imprescindibile per rilanciare l’economia sostenibile del territorio. Gli operatori occupati nel settore sono 1.200, comparabili quindi con i numeri da grande industria; tuttavia gli enti pubblici, che potrebbero intervenire per la sua tutela, preferiscono ignorare i disagi di tanti lavoratori.

Il surriscaldamento delle acque, l’inquinamento provocato dall’arsenale della marina militare e dalla grande industria, gli scarichi dei #depuratori, la mancata approvazione del Piano Delle Coste da parte del Comune ed inoltre l’abusivismo e il racket estorsivo sono solo alcuni dei problemi che affliggono la mitilicoltura tarantina.

Il MarPiccolo è sempre stato il cuore economico e sociale di Taranto. Un gioiello bistrattato e abbandonato dalle amministrazioni e dai governi negli ultimi 100 anni. Per il Mar Piccolo bisogna agire subito: si deve valorizzare la mitilicoltura apportando anche nuovi modelli produttivi e sostenibili: si potrebbero sostituire le attuali retine in plastica con materiale compatibile con l’ambiente, grazie a finanziamenti pubblici. Si devono proteggere le preziose risorse naturalistiche esistenti, prima che sia troppo tardi: è necessario monitorare costantemente i Citri e la temperatura dei bacini; le numerose colonie di Cavallucci Marini e le altre specie protette devono trovare protezione nella laguna tarantina. Per questo la Marina Militare dovrebbe bonificare immediatamente l’affaccio sul Mar Piccolo e restituirlo alla città!

Tutto questo deve essere il frutto di una visione a lungo termine con una pianificazione in un’ottica di rilancio economico e sociale con produzioni di eccellenza e un turismo di qualità e sostenibile.

Wind Day: sequestrati in casa.

Durante i “Wind Days”, vengono adottate dall’amministrazione comunale alcune misure di limitazione del traffico e ai cittadini viene raccomandato di non svolgere attività all’aperto, in alcuni casi si consiglia agli asmatici, cardiopatici, bambini, anziani di consultare il proprio medico curante per consigli specifici. Tra gli altri, i parchi minerari dell’Ilva, sono una delle prime fonti di diffusione delle polveri sul quartiere Tamburi ed è previsto dalle prescrizioni che debbano essere coperti. Tuttavia, la prescrizione viene tuttora disapplicata.

E’ disumano che le amministrazioni pubbliche, pur di non bloccare la fabbrica della morte, impartiscano prescrizioni ai cittadini per diminuire gli effetti della diffusione delle polveri dell’Ilva. Il riconoscimento dei “Wind Days” rappresenta allo stesso tempo una vergogna ed una sconfitta dello Stato che non tutela gli abitanti.

La reclusione forzata dei cittadini dei Tamburi nelle proprie case e la giustificazione concessa di non mandare i bambini a scuola nelle giornate di “Wind Days” – nei giorni di apertura delle scuole – non sono solo provvedimenti raccapriccianti dal punto di vista umano, ma non risolvono nulla perché la causa principale non viene risolta: le fonti inquinanti provenienti dal siderurgico Ilva. Ancora oggi leggiamo provvedimenti in cui si rimanda la copertura dei parchi minerari che doveva essere realizzata entro il 2015. Ancora oggi, come succede da 15 anni, i politicanti dicono ai cittadini che presto i parchi verranno coperti: mentono sulla pelle dei persone e a Taranto si continua a morire.

“I “Wind Days” sono l’ennesima presa in giro frutto della politica di questo Governo di collusi con gli sporchi interessi di una fabbrica assassina. Preferiscono lasciare ammazzare i cittadini pur di non fare l’unica cosa logica che andrebbe fatta: fermo di tutte le fonti inquinanti, riconversione economica di Taranto attraverso un contratto di programma che coinvolga tutti gli attori istituzionali. Bisogna puntare su innovazione nella produzione, sul turismo sostenibile, culturale ed enogastronomico, sull’esportazione dei prodotti locali. Sono proposte che da anni il M5S avanza ma che questo Governo PD ha voluto sempre respingere.

Incidenti stradali: Potenziare il trasporto pubblico e la sicurezza stradale.

Sulla base dei dati trasmessi da polizia stradale, carabinieri e polizie municipali, l’Arem (Agenzia regionale per la mobilità) ha diffuso i dati dei sinistri stradali in Puglia.  Nel 2016 in Puglia gli incidenti stradali gravi sono stati 9.932, provocando il decesso di 254 persone e il ferimento di 16.768. è aumentato il numero degli incidenti stradali con morti e lesioni colpose, così come è cresciuto il numero dei feriti, dopo un decennio di costante riduzione complessiva.

Una strage! Ogni anno gli incidenti stradali gravi causano in Puglia centinaia di vittime e migliaia di feriti: nel 2016 sono aumentati rispetto al 2015. Se si pensa che solo nelle ultime 72 ore ci sono state 9 vittime della strada in Puglia, vuol dire che qualcosa non sta funzionando visto che i sinistri stradali provocano morti e feriti simili nel numero a quelli di una guerra.

Il 70,1% degli incidenti stradali si è verificato nei centri abitati, il 29% fuori dagli abitati e lo 0,9% lungo le autostrade pugliesi. Tra le principali cause degli incidenti ci sono la distrazione (e in particolare l’uso dei cellulari durante la guida) e l’eccesso di velocità.

Ci sono troppi mezzi privati in circolazioneDa quando sono in Parlamento ho avanzato continuamente proposte concrete per spingere sempre più persone a scegliere mezzi collettivi, condivisi e sostenibili al posto delle auto private: la promozione e lo sviluppo del trasporto pubblico locale attraverso misure di incentivo e gratuità, la possibilità di detrarre interamente il costo dell’abbonamento, l’ammodernamento e l’aumento dei mezzi pubblici grazie ad un aumento del fondo nazionale e il potenziamento del trasporto pubblico locale e regionale, l’elettrificazione delle linee, il trasporto di merci su rotaia e in ambito urbano interventi per favorire la pedonalizzazione, l’uso della bici, il car sharing e il car pooling nonche corsi di guida sicura!

È necessario aumentare i controlli stradali. Tuttavia la recente circolare del Ministro Minniti complicherà i controlli che saranno più inefficaci riducendo la prevenzione in quanto sarà più difficile indurre una moderazione generale dell’eccesso di velocità e la consapevolezza negli automobilisti di poter essere sempre controllati. Invece di risolvere questo problema, il PD nazionale ha approvato norme di facciata e inefficaci: l’istituzione dell’omicidio stradale e la celebrazione della giornata della memoria delle vittime della strada, lasciando nel cassetto tutte le nostre proposte.

Sicurezza Stradale e multe: accolte nostre proposte.

Grazie al lavoro del M5S sono state approvate tre importanti proposte sulla sicurezza stradale per i ciclisti e sui proventi delle multe. I nuovi dati ISTAT riferiti al 2016 confermano che gli utenti vulnerabili (pedoni e conducenti di veicoli a due ruote) rappresentano quasi il 50% dei decessi (1.618 su 3.283) dei sinistri stradali. In particolare i ciclisti sono la categoria più a rischio con 295 deceduti solo nello scorso anno (con un incremento del 9,6% rispetto al 2015).

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Finalmente sono stati approvati miei emendamenti <<salva ciclisti>> che possono concorrere alla diminuzione degli incidenti che coinvolgono i ciclisti. Adesso i Comuni potranno consentire alle bici l’uso delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici in modo che abbiano uno spazio idoneo senza dover circolare in mezzo al traffico troppo spesso disordinato e caotico in totale assenza di sicurezza. E ancora i Comuni potranno destinare ai ciclisti, in corrispondenza degli incroci con semaforo, il tratto iniziale della carreggiata, davanti alla linea dello stop degli altri veicoli, in modo da garantire loro una partenza in sicurezza allo scattare del verde.

In tema di multe stradali, invece, finora i Comuni mancano di inviare al Ministero le relazioni sui proventi derivanti dalle sanzioni stradali che dovrebbero specificare quali interventi di sicurezza stradale sono stati realizzati con i proventi stessi e quanto sono costati. Questo era reso possibile dall’assenza dei decreti attuativi, attesi da anni, con cui il Ministero dei Trasporti avrebbe dovuto definire le modalità informatiche di invio dei dati.

E’ finito lo scaricabarile tra Governo centrale ed enti locali. Spesso le multe stradali sono state usate dai Comuni per ripianare i buchi di bilancio. Con la nostra proposta approvata sarà obbligatoria la trasparenza sull’uso dei proventi derivanti dalle multe stradali che devono essere reinvestiti in sicurezza stradale. Un tesoretto che al 2015 ammontava a circa due miliardi di euro complessivi in tutta Italia.
Mi auguro che queste nostre proposte, entrate a far parte del testo di legge del Codice della Strada, siano mantenute anche nelle fasi successive dell’iter sia in Aula alla Camera che al Senato e che il PD collabori per l’approvazione della riforma prima della fine della legislatura.