Ferrovie Sud Est e i treni venduti a Ferrovie del Nord: ancora ombre sui treni venduti.

Da fonti stampa si apprende che due treni “Atr 220” sembrerebbero stati acquistati senza regolare bando di gara dalla “Ferrovienord”,  costati 8 milioni di euro complessivi, circa 4 milioni cadauno, e sembrerebbero far parte della stessa commessa che ha portato all’acquisto degli “Atr 220” da parte di Ferrovie Sud-Est, ma costati meno della metà. Inoltre sembrerebbe che spesso questi treni tendono a non funzionare correttamente.

fse

Non molla la presa il M5S che, con una nuova interrogazione al Ministro dei Trasporti, chiede chiarezza sul comportamento di Ferrovie Sud Est, società controllata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ancora una volta finisce sui giornali per nuove vicende legate alla compra-vendita di treni.

FSE nasce per dare un servizio di pubblica utilità nei trasporti o per fare da intermediario nell’acquisto di treni poco funzionanti? Ancora grandi problemi con i treni di FSE e, ancora una volta a causa di gestioni poco trasparenti. E’ mai possibile che un’azienda che dovrebbe dare un servizio fondamentale per la cittadinanza acquisisca invece i “vizi” del lucro a tutti i costi degni del peggior privato?

Fra l’altro nella famosa inchiesta della Procura di Bari legata agli acquisti di treni da parte di FSE, è spuntata, secondo fonti stampa, anche una complessa vicenda sull’omologazione degli  “Atr 220” rimasti in Puglia, che potrebbe essere arrivata, secondo le tesi della magistratura, soltanto dopo l’acquisto dei treni da parte di Ferrovie Sud-Est.

Per questo con l’interrogazione si chiede se il Ministro Lupi sia al corrente e possa chiarire se l’acquisto dei treni da parte di Ferrovienord provengano dalla stessa commessa dei treni acquistati da Ferrovie Sud-Est e se tale compra-vendita di treni con fondi pubblici di 1,95 milioni di euro abbia prima portato in Puglia i mezzi e poi sempre con fondi pubblici  – con una spesa di 4 milioni di euro cadauno – siano giunti in Lombardia, per una spesa complessiva di quasi 6 milioni di euro cadauno di fondi pubblici per treni malfunzionanti. Inoltre, si chiede se i 27 treni acquisitati dalla commessa del 2008 da parte di Ferrovie Sud-Est  siano effettivamente tutti in Puglia oppure siano stati rivenduti altrove. Infine, si chiede al Ministro Lupi se i treni  “Atr 220” di proprietà delle Ferrovie Sud-Est che subiscono una verifica tecnica dei presupposti di sicurezza per la messa in esercizio dei rotabili, verifica posta a carico dei competenti uffici tecnici del MIT, abbiano ricevuto omologazione successivamente all’acquisto da parte di FSE e con quali fondi è stata effettuata questa omologazione.

Spesso si imputa al pubblico la causa dei disservizi, ma tale affermazione è sbagliata e infondata in quanto non è il “pubblico” a creare disservizi, ma molto più semplicemente sono le persone nominate dalla politica che vengono messe a capo della gestione di tali servizi che li rendono inefficienti. Per cui, si faccia pulizia e si dia spazio alla trasparenza, al merito e all’onestà e ad una gestione delle aziende dei servizi pubblici locali senza alcuno scopo privatistico e clientelare, solo in questa maniera tali servizi potranno essere veramente pubblici!

Acqua del Pertusillo: i Ministri intervengano!

Il lago artificiale “Pietra del Pertusillo” in Basilicata è un Sito di Interessa Comunitario e si trova nei pressi del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Il fiume Agri che alimenta l’invaso, è a sua volta alimentato da circa 650 sorgenti sotterranee. La funzione dell’invaso Pertusillo è quella di rifornire di Acqua due Regioni come la Puglia e la Basilicata per usci civili e irrigui. Da diversi anni si manifestano strani eventi all’interno dell’invaso che provocano una moria di pesci e diverse analisi di enti pubblici e cittadini privati portano a conoscenza della presenza di tracce di idrocarburi e metalli pesanti nell’acqua dell’invaso. Ho presentato una interrogazione i Ministri Galletti, Guidi, Lorenzin e Martina e chiede accertamenti e blocco delle concessioni di idrocarburi.

L’invaso del Petusillo costituisce una risorsa indispensabile per milioni di persone che ogni giorno utilizzano l’acqua in esso contenuta per usi civili e per l’agricoltura. Dopo opportuna potabilizzazione l’acqua viene servita alla cittadinanza di una regione a costante crisi idrica come la Puglia. La sua importanza è fondamentale perchè fornisce acqua che è sempre stata considerata di ottima qualità e che tutt’oggi beviamo perchè crediamo nella sua bontà. Ma da diverso tempo ci sono troppo minacce che circondano il Pertusillo e sono rappresentate principalmente dalle concessioni petrolifere che trivellano il suolo lucano a non molta distanza dal Pertusillo.

A prescindere che l’aver rilasciato concessioni per gli idrocarburi vicino ad un invaso fondamentale per milioni di persone sia stato un gesto di irresponsabilità inaudita, perchè il Governo Renzi continua a fovorirne le attività estrattive? Diverse analisi di privati cittadini ma soprattutto di Enti come l’ARPAB e l’AQP spa, testimoniano la presenza di tracce di idrocarburi e metalli pesanti, che seppur nei limiti consentiti dalla legge, costituiscono un segnale che dovrebbe portare tutti gli Enti e le Amministrazioni ad approfondire la vicenda nell’interesse di milioni di persone. Inoltre per metalli pesanti come il Bario, non vi è un vero limite sancito dalla legislazione italiana, e questa indeterminatezza, lascia purtroppo pensare.

Non possiamo sottovalutare il fatto che tutte le pratiche e tutte le caratteristiche degli elementi utilizzati per trivellare e per reiniettare le acque di strato nel sottosuolo, non siano pubbliche. Il Pertusillo è sacro e niente e nessuno ne deve minacciare, anche teoricamente, la salubrità dell’acqua contenuta all’interno.

Per questo nell’interrogazione si chiede se i Ministri siano a conoscenza dei fatti espressi in premessa e quali iniziative intendano adottare per accertare lo stato qualitativo dell’acqua dell’invaso del Pertusillo e il suo presunto inquinamento derivante dalle attività di estrazione e lavorazione degli idrocarburi e reiniezione delle acque di strato. Per questi motivi nell’interrogazione si chiede  quali iniziative i Ministri intendano adottare al fine di garantire la qualità dell’acqua degli invasi lucani – a cominciare dall’invaso del Pertusillo – e l’impiego per uso potabile e irriguo, se i Ministri Guidi e Galletti al fine precauzionale intendano promuovere una moratoria delle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi nella regione Basilicata. E ancora, quali iniziative intenda adottare il Ministro Galletti al fine di salvaguardare dall’impatto antropico il Parco Nazionale e il SIC del Pertusillo, nonchè le 605 sorgenti sotterrane. Se il Ministro Lorenzin, in via precauzionale, intenda intraprendere indagini a favore delle popolazioni servite al fine di accertare lo stato di salute e in fine al ministro Martina se in via precauzionale, intenda intraprendere indagini al fine di conoscere lo stato qualitativo dei campi irrigati con l’acqua proveniente dall’invaso del Pertusillo. Il Pertusillo è un bene comune che ci garantisce un diritto umano inalienabile ed imprescindibile. Guai a sottovalutarne l’importanza!

Liberi e pensanti: Taranto svegliati, Sindaco dimettiti!

ILVA1-700x360Mentre la nostra portavoce al Parlamento Europeo, Rosa D’Amato, presenta formale interrogazione sull’ennesimo (il settimo) decreto salva ilva  , mi sembra doveroso rilanciare il comunicato di coloro che vivono e lavorano a Taranto con il coraggio di alzare la testa contro i soprusi e gli abusi, di chi non vende la propria dignità e i propri diritti per un piatto di lenticchie, di chi è cosciente, si informa e non si rassegna

TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell’estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all’attività dell’Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.

Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell’indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l’Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).

Ricordiamo che dall’ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell’Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?

Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali. 

Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell’indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l’unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L’unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l’impiego di tutti gli operai dell’Ilva e dell’indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l’Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).

Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Torre Guaceto: replica all’ass. Giannini

 

L’Assessore regionale, invece di prendersela con chi ha da subito manifestato le problematiche di Torre Guaceto, dovrebbe pensare a non far inquinare ancora il parco marino a causa delle negligenze della Regione Puglia

 

Repgiovanni-giannini-690x280lica in coro dei portavoce parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle all’assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia Giovanni Giannini. A seguito dell’esposto del M5S, presentato in Procura per denunciare le irregolarità delle autorizzazioni regionali evidenziate anche dal Ministro dell’Ambiente, l’assessore Giannini accusa i 5 Stelle di “intervento tardivo”. Eppure, l’esposto in Procura è solo l’ultimo passo di un percorso di azioni coordinate sul territorio dal M5S che hanno evidenziato gli errori dell’amministrazione regionale: errori che stanno compromettendo lo straordinario sito di Torre Guaceto.

 

Torre Guaceto 2L’assessore Giannini si è finalmente accorto che la Regione, guidata dal centrosinistra, ha commesso gravi errori autorizzando lo scarico nel Canale Reale di Torre Guaceto ma, piuttosto che far mea culpa di questo scempio compiuto su un’incantevole area della nostra Puglia, ha trovato solo il tempo di esprimere battute poco opportune nei confronti di chi, a seguito di diverse iniziative ed atti parlamentari compiuti in questi mesi per la tutela dell’Area Marina Protetta, ha anche formalmente presentato un esposto in Procura contro la Regione per violazione della legge. Occorre ricordare al poco accorto assessore alle opere pubbliche che ci siamo occupati sin da subito del problema dello scarico nel Canale Reale effettuando diverse interrogazioni parlamentari e interessando il Ministro dell’Ambiente. In risposta ad una di queste, Gian Luca Galletti ha confermato tutte le preoccupazioni sollevate dal M5S, riconoscendo gli errori della Regione, tra cui la mancanza di una obbligatoria Valutazione di Incidenza Ambientale. Occorre, dunque, mettere in evidenza all’Assessore Giannini che la Regione Puglia continua a perpetrare soluzioni poco consone che potrebbero essere in contrasto con la legge.

Lo stesso Giannini, infatti, ha dichiarato che “la Regione ha dato da poco il via alla creazione di trincee drenanti, grazie alle quali, a meno del verificarsi di condizioni veramente estreme, i reflui già depurati che potrebbero finire nel Canale Reale, sarebbero veramente minimi”. L’Assessore sembra ammettere nuovamente, dunque, che qualora ci siano condizioni estreme, i reflui finirebbero abbondantemente nel Canale Reale e, quindi, nell’Area Marina Protetta. Ma anche qualora non vi siano condizioni avverse e la quantità di reflui scaricati fosse anche minima (eventualità tutta da verificare), vi sarebbe la concreta possibilità di un peggioramento della qualità dell’acqua dell’Area Marina Protetta.

I 5 Stelle invitano, pertanto, l’Assessore Giannini e la Giunta pugliese a leggere la risposta dello stesso Ministro dell’Ambiente all’interrogazione parlamentare presentata mesi fa dal M5S. “Il decreto ministeriale 4 dicembre 1991, istitutivo dell’Area Marina Protetta Torre Guacetoafferma Gallettivieta espressamente l’alterazione con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente marino”.

Pertanto invece di battute fuori luogo da parte dell’assessore, sarebbero auspicabili risposte in merito alla violazione evidenziata nell’esposto: la mancanza della obbligatoria valutazione di incidenza ambientale. All’Assessore Giannini ed alla Giunta di centrosinistra occorre ricordare che l’azione di tutela effettuata dal M5S, a differenza dell’abuso di potere e dell’omissione d’atti d’ufficio, non costituisce reato ne determina gravi danni ambientali.

Tempa Rossa: crescono i dubbi sulla sicurezza del progetto!

tromba-daria-taranto-300x248Le istanze del Comitato tarantino Legamjonici all’attenzione del ministro dell’Ambiente Galletti con una interrogazione parlamentare che pone in luce diversi aspetti relativi al “Rapporto preliminare di Sicurezza”

Con la sottoposizione a valutazione del “Rapporto preliminare di Sicurezza” da parte del Comitato Tecnico Regionale (CTR), in applicazione della legge 334/1999 e successive modifiche che recepisce la Direttiva Seveso su prevenzione e controllo dei rischi di incidenti rilevanti, il comitato tarantino “Legamjonici” ha divulgato informazioni relative alla presentazione di osservazioni sulla sicurezza legata al progetto “Tempa Rossa” a Taranto. In una prima fase, il CTR ha dato parere positivo al rilascio del “nulla osta di fattibilità”, con pesanti prescrizioni che pongono seri dubbi sulla sicurezza degli impianti previsti per il progetto. 

tromba-d-aria.ilva_.danni_A Taranto si sono già verificati tornado e trombe d’aria nel 2012. Cosa potrebbe succedere se questi si abbattessero sui serbatoi della raffineria di Taranto? Il Comitato Legamjonici ha giustamente fatto riferimento a queste situazioni nelle osservazioni presentate al CTR ed ai rischi di incidente rilevante che potrebbero verificarsi in seguito a forti eventi metereologici. Infatti, non è garantita la resistenza degli impianti ad una potenza del vento superiore ai 97,2 km/h. Basta pensare che una tromba d’aria di grado F2 è pari alla potenza di 180/250 km/h. E, dunque, in un territorio che ha già molti impianti soggetti a rischio di incidente rilevante dobbiamo aspettare che sia ancora il ‘destino avverso’ a determinare un incidente rilevante oppure già da oggi la politica può impedire che queste disgrazie possano accadere. Renzi ed Emiliano cosa dicono in proposito? Continuare a far finta di nulla, nonostante le evidenze, portando avanti il progetto Tempa Rossa ed aumentando i serbatoi di idrocarburi sul territorio rappresenta una incoscienza, una responsabilità fuori da ogni limite ma soprattutto un rischio preso sulla pelle dei tarantini.

Nell’interrogazione parlamentare si chiede al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti se sia a conoscenza dei fatti esposti e se possa riferire in che fase si trova la stesura del Rapporto definitivo di Sicurezza sul progetto “Tempa Rossa”. Inoltre, i 5 Stelle chiedono quali siano i tempi utili e definiti per legge per la presentazione agli organi competenti dello stesso rapporto, affinché si possa avviare la costruzione degli impianti e l’esercizio dell’attività.

danni-della-tromba-daria-allilva-di-tarantoBisogna far chiarezza su questo Rapporto definitivo di Sicurezza sui tempi e sulle modalità di approvazione. Se i rischi evidenziati sono reali, e non abbiamo dubbi che lo siano, non si può procedere con alcun ampliamento di attività legate alla raffinazione e allo stoccaggio di idrocarburi o al potenziamento produttivo dell’ENI a Taranto. Si tratta di una questione di buon senso oltre che di norme legate alla sicurezza: quella di tutti i tarantini ma, soprattutto, quella dei lavoratori. Non possiamo attendere che capiti un incidente annunciato. I partiti, ed in particolare il PD alla guida di questo Paese, ne saranno responsabili!