Scandalo FSE: il MIT scarica sulla Regione le responsabilità

treno-sud-est-martina-franca Una risposta deludente ed evasiva quella del sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro all’interrogazione parlamentare sullo scandalo dei treni comprati dalle Ferrovie Sud Est, pagati venti volte il loro valore. La Procura, sul caso, sta già effettuando delle indagini in cui sono indagati diversi responsabili interni alle FSE e anche responsabili di aziende di consulenza, con ipotesi di reato quali l’abuso di ufficio, truffa e corruzione. L’azienda dalla quale le Sud Est avrebbero prima venduto vecchie carrozze per poi riacquistarle ristrutturate a prezzi esorbitanti è la Varsa, società polacca, con responsabile legale un italiano, che sarebbe priva di una struttura aziendale e creata unicamente per ottenere fondi erogati dalla Regione e dall’Unione Europea.

Il dicastero gioca allo scaricabarile e non si assume alcuna responsabilità né per l’accaduto né per i mancati controlli. Siamo al ridicolo, se non fosse che di mezzo ci sono fondi pubblici sottratti ai cittadini per un’operazione che ha tutte le caratteristiche della speculazione. Il Ministero dei Trasposti non può limitarsi a richiedere una relazione all’Amministratore unico delle Ferrovie Sud Est, che è parte coinvolta nella vicenda. Il controllore, secondo il ministero, dovrebbe controllare se stesso? Siamo, piuttosto, dinanzi ad una probabile truffa, ad un abuso di ufficio con profili che fanno pensare alla corruzione di dirigenti e politici. Perché il Ministro Lupi non avvia indagini interne? Per non si vuol far chiarezza sulla vicenda?

Nell’interrogazione parlamentare, si chiede, inoltre, quali iniziative immediate il dicastero intenda intraprendere per evitare che aziende partecipate vengano coinvolte in operazioni finanziarie che portano ad una sottrazione indebita di denaro pubblico, anche attraverso le cosiddette “scatole cinesi”. Ma la risposta del Governo Renzi indica chiaramente che questo per l’Esecutivo non è una priorità.

Le FSE rappresentano un mezzo quotidiano di trasporto fondamentale per centinaia di migliaia di pugliesi. La reazione del Governo Renzi che, invece, di fornire elementi che chiariscano l’accaduto, limitandosi ad una generica intenzione di monitorare la questione, appare scandalosa come scandalosa è la gestione non trasparente della vicenda. Alle responsabilità governative vanno sommate, poi, quelle sicuramente più pesanti della Regione Puglia, l’ente esclusivamente competente delle risorse destinate alle Ferrovie Sud Est. È ridicolo che la Regione chieda il commissariamento di FSE, piuttosto sarebbe coerente pretendere le dimissioni da parte dell’assessore ai Trasporti. Sia dell’attuale Giovanni Giannini ma, ancor di più, del suo predecessore Mario Loizzo del PD, attuale consigliere regionale, ex segretario provinciale e regionale della Cgil ed alla guida dell’assessorato dal 2005 al 2010: ambedue gravemente colpevoli dell’assenza di vigilanza sulla vicenda. La vicenda, infatti, si è verificata proprio negli anni di governo Vendola quindi, delle due l’una: o la Regione ha dormito e si è fatta soffiare sotto il naso denari senza accorgersene, oppure qualcuno in via Capruzzi ha fatto ‘bingo’ con i soldi pubblici. Chi, poi, propone una commissione di inchiesta prima che si concluda il lavoro della magistratura è in cerca di facili consensi proponendo, proprio a chi doveva vigilare, di verificare perché dormisse o fosse complice di questo affare dannoso per le casse pubbliche. Il chiaro riferimento è alle dichiarazioni a Nicola Marmo (PDL-Forza Italia).

Accordo TISA: il Governo sia trasparente!

accordo-segreto-tisaNella giornata di mercoledì 17 dicembre 2014 l’organizzazione non governativa denominata “Associated Whistleblowing Press” ha pubblicato sul proprio sito web  dei documenti riservati provenienti dal governo statunitense afferenti all’accordo internazionale denominato TISA (Trade in Services Agreement) i cui negoziati, circondati dalla massima segretezza, sarebbero stati avviati nel marzo dello scorso anno tra gli Stati Uniti, l’Unione europea a altri 21 Stati

Se quanto contenuto nei documenti riservati, pubblicati anche da organi di informazione italiani come La Repubblica, fosse confermato l’accordo sarebbe, dopo il TTIP, un ulteriore attentato ai diritti fondamentali e all’esercizio di libertà civili in rete.

9645f-10477043_10202163943248729_1748037285433912165_nCon un’interrogazione abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio di fare chiarezza sul livello di coinvolgimento del Governo italiano nei negoziati in corso e sulla posizione del Governo in merito ai temi centrali dell’accordo: sovranità tecnologica, riservatezza dei dati personali, net neutrality. Attiveremo ogni iniziativa, anche con i colleghi portavoce europei, al fine di fare chiarezza su questo nuovo accordo negoziato nella massima segretezza e a danno dei cittadini europei e italiani.

Torre Guaceto: il governo certifica l’illegalità della Regione

Torre Guaceto 2Oggi in risposta ad una delle interrogazioni presentate per fare chiarezza sulla situazione drammatica di Torre Guaceto, il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, l’On. Velo, ha fornito risposte inutili impiegando il 90% del suo intervento per riproporre l’iter autorizzativo. Tuttavia, ha confermato che il provvedimento adottato per il “temporaneo” scarico dei reflui nella meravigliosa oasi naturalistica è illegale perché in contrasto con la legge istitutiva del parco e priva di documenti importantissimi per l’iter per il rilascio dell’autorizzazione amministrativa: quindi la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese hanno commesso un illecito e il Ministero ne è consapevole e sta a guardare!

I Ministri del Governo Renzi continuano a lavarsi colpevolmente le mani dei problemi che riguardano direttamente i Pugliesi ignorando proprio un Decreto Ministeriale che sancisce che la qualità dell’acqua dell’Area Marina non dovrebbe esser alterata in nessuna maniera e per alcun motivo.

Nel merito della risposta rimane ancor più deludente scoprire che il Ministero è consapevole che giorno dopo giorno la materia ambiente alla quale sono legate la salute e le attività economiche come il turismo e la pesca, viene posta in secondo piano rispetto alle scelte orribili che compiono le amministrazioni come la Regione Puglia che dimostra ancora una volta come i partiti e questi governi siano legati a un’idea di sviluppo letale tanto da ritenere che un gioiello come Torre Guaceto possa esser sacrificato.

Qui il video della vergognosa risposta!

Ci chiediamo se Emiliano nuovamente dissentirà dal suo partito e dal modo di gestire questa Regione guidata dal centro sinistra in modo vergognoso da oltre 10 anni, che con le proprie scelte, come quella su Torre Guaceto, ha dimostrato la sua totale incompetenza e la malafede nel tutelare il territorio e il mare pugliese.

Brindisi e il traghetto Larks all’attenzione del Governo

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Ho presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda, in seguito all’informativa inviata dalla Capitaneria di Porto di Brindisi. Partite, intanto, azioni civili sulla scorta di denunce presentate dai passeggeri

La scorsa estate, la tratta tra Brindisi e la Grecia è stata coperta dal traghetto “Larks”, della compagnia Egnazia Seaway. Il traghetto, costruito nel 1976, si è rivelato la causa di molti disagi arrecati agli utenti, non riuscendo a garantire i collegamenti tra Italia ed il Paese ellenico. Molte associazioni ed operatori del settore hanno raccolto le proteste dei viaggiatori, ma il 9 agosto centinaia di turisti sono rimasti bloccati a Brindisi a causa del grave guasto subito dalla Larks nel porto di Igoumenitsa: minori ed anziani fermi sulla banchina del porto brindisino senza ricevere assistenza.

La compagnia in questione ha violato il Regolamento Europeo, che impone l’assistenza a terra e prevede rimborsi nei confronti dei passeggeri, che non hanno potuto usufruire del viaggio pagato. Così, in seguito all’informativa inviata dalla Capitaneria di Porto di Brindisi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo brindisino, su una ipotesi di false informazioni fornite dal Comandante dell’imbarcazione sulla situazione della nave.

Il comandante del traghetto Larks, fermo in Grecia, sarebbe stato denunciato per falsa dichiarazione all’Autorità per aver comunicato un guasto non rispondente a quello effettivamente occorso alla nave ed anche un presumibile mancato rispetto delle condizioni igenico-sanitarie presenti sull’imbarcazione, nonché, un grave e mancato rispetto di quelle che sono le normative europee di settore. Con l’interrogazione parlamentare chiediamo, pertanto, al Governo quali misure intenda adottare per l’attuale situazione, connessa alle partenze nonché al rispetto delle normative, se intenda accertare ogni eventuale rapporto tra società, agenzie, tour operator ed enti coinvolti nella vicenda, senza tralasciare ogni ipotetico concorso di persone e, infine, se intenda disporre delle indagini preliminari, volte a ristabilire le esigenze di interesse sociale e di tutela della collettività.

Intanto, in merito all’accaduto, sono partite azioni civili sulla scorta di denunce presentate dai passeggeri anche su quello che è avvenuto successivamente la soppressione del viaggio Brindisi-Grecia.

Rifiuti a Lecce: Guido meglio si dimetta!

guidoL’inadempienza del membro della Giunta Perrone potrebbe costare oltre 300.000 euro per l’incapacità di risolvere i problemi della città. Il 65% di raccolta differenziata è ben lontano dai risultati leccesi 

La campagna elettorale non ha alcuna relazione con le mie dichiarazioni dato che nel M5S non si lascia una poltrona per un’altra come nei partiti. L’assessore, invece, di rispondere nel merito, trova finti pretesti per non raccontare la verità. Ancora pochissimo recuperato e riciclato in maniera virtuosa: il quantitativo di rifiuti che viene inviato a smaltimento è enorme. Ancor meno viene fatto per riduzione della la produzione dei rifiuti. Rispedisco al mittente le accuse dell’Assessore.

Premesso che, a tutt’oggi, vige la Determinazione del Dirigente Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia del 28 ottobre 2014, n. 225 che attesta a oltre 25 euro a tonnellata smaltita in discarica per il comune di Lecce, le trionfali dichiarazioni della Giunta Perrone, entusiasta di un misero aumento del 5% di raccolta differenziata, sono ovviamente esagerate, dato che anche per il Comune vale quanto stabilito dall’art. 205 del D.Lgs. 152/2006 ‘Codice dell’Ambiente’ che prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi: almeno il 35% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2006,  almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008 e almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012. Tale inadempienza ai cittadini leccesi e di tutti i comuni inadempienti in Italia, costa caro in termini ambientali ed economici.

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, nel 2008 ha ereditato dalla Giunta di cui era vicesindaco una raccolta differenziata al 14% quando avrebbe dovuto essere al 45%. Da allora, nei successivi 5 anni da Primo Cittadino l’aumento è stato di un irrisorio 2%. “Se nell’ultimo anno, previa verifica della Regione Puglia, è stato possibile aumentare di un ulteriore 5%, questo rende ancor più evidente l’immobilismo e l’inadeguatezza della Giunta che tenta di nascondersi dietro responsabilità proprie scaricate sulla Regione, seppur essa sia responsabile di una pianificazione impiantistica inadeguata. L’assessore Guido con il suo intervento manifesta la propria ignoranza e incapacità, dichiarando che l’azione della Giunta ha impedito l’applicazione dell’ecotassa: ha omesso quello che i leccesi avrebbero risparmiato qualora la Giunta fosse stata in grado di rispettare la legge, arrivando al 65% di raccolta differenziata a dicembre 2012, invece di un misero 22% due anni più tardi. Purtroppo, si racconta ai leccesi la realtà più comoda: i cittadini pagheranno l’ecotassa e se è vero che, anche quest’anno, sarà di 7,5 euro per ogni tonnellata non recuperata, è anche vero che se fosse rispettata la legge, il contributo sarebbe stato già dal 2013 pari a 1,875 euro a tonnellata.

Sembrerebbe questione di pochi euro, ma sul sito ufficiale della Regione Puglia, i dati pubblicati del 2013 per il Comune di Lecce confermano un conferimento a smaltimento di oltre 45.000 tonnellate, con medesimo andamento nei primi 6 mesi del 2014 (gli unici dati disponibili): si ha pertanto una spesa di sola ecotassa che, qualora fossero smaltiti in discarica, dovrebbe attestarsi a 340.000 euro, mentre con una raccolta differenziata almeno al 65%, come previsto dalla legge, il conferimento a smaltimento sarebbe stato di quasi 19.000 tonnellate con una spesa per l’ecotassa inferiore di 36.000 euro in un anno. Ciò significa che i cittadini di Lecce potrebbero pagare oltre 300.000 euro in eccesso, cioè quasi 10 volte di più di quanto dovrebbero, a causa di un’Amministrazione inefficiente e incapace, che non rispetta la legge e si avvale di proroghe! Per questo sarebbe il caso che valuti le proprie dimissioni. Un invito che rivolgo al Sindaco Perrone e all’Assessore Guido è quello di evitare narrazioni autocelebrative: dovrebbero essere contenti se oggi il M5S, con una cittadinanza attiva e informata, fa le pulci alle amministrazioni inadempienti come a Lecce. A questo proposito, ricordo che gli attivisti locali hanno avanzato la richiesta di discutere in Consiglio Comunale un ordine del giorno che prevede la mozione per ‘attuare tutte le procedure per far partire immediatamente la raccolta differenziata spinta porta a porta in tutto il territorio comunale’. Per risolvere il problema rifiuti servono, infatti, un cambiamento culturale che consideri i rifiuti come risorsa e una volontà politica determinata a raggiungere questo obiettivo: la strategia ‘Rifiuti Zero’, con una riduzione a monte della produzione di rifiuti, è ormai una prassi consolidata tra le amministrazioni virtuose, ma a Lecce come al solito, i ‘soliti’ invece di dare risposte per i problemi della città tergiversano con improbabili accuse.

Brindisi porto: rischio monopolio!

image015La compagnia armatoriale napoletana Grimaldi ha presentato una richiesta ad agosto per il rilascio della concessione demaniale marittima della zona portuale di Brindisi, unitamente al terminal passeggeri per la durata di venti anni. La Società ha specificato che la richiesta è dovuta al riconoscimento dell’esonero per tutta la durata della concessione, dall’obbligo del versamento dei diritti portuali.

Se la richiesta fosse accettata, il porto di Brindisi dipenderebbe, per quanto riguarda il traffico passeggeri e ro-ro, solo da un unico operatore. Un operatore che ha chiesto contestualmente al rilascio della concessione ventennale dell’intera area di Punta delle Terrare e delle strutture esistenti (rampe, banchine e prefabbricato), anche la necessaria autorizzazione di terminalista, e infine quella di impresa portuale. Con l’interrogazione parlamentare chiediamo al Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi quali iniziative intenda prendere in una fase importante di riorganizzazione amministrativa e logistica delle autorità portuali, considerando che, attraverso la situazione descritta, la nuova programmazione dei traffici sarebbe limitata, in quanto si potrebbe verificare la nascita di un nuovo monopolio nel porto di Brindisi che chiuderebbe le porte ad altre compagnie marittime.

TAP: la giunta Vendola continua la farsa


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Per i parlamentari pugliesi M5S, il centrosinistra pugliese nei fatti non ha mai condotto alcuna battaglia concreta contro il gasdotto, ritenuto inutile per la Puglia e l’Italia intera, e conferma il no al TAP a prescindere dalla località d’approdo

Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal Presidente Introna a seguito della conferenza di servizi presso il Mise, la giunta regionale ribadisce il “no” all’approdo a Melendugno ma un “sì” di fatto al progetto. Reputiamo ambiguo l’atteggiamento della Giunta regionale che sulle fonti fossili ha cambiato spesso le dichiarazioni pubbliche ma che non si è MAI opposta chiaramente con atti formali e costanti nel tempo. Come 5 Stelle ribadiamo una convinta opposizione al TAP in qualunque località.

Se la Regione Puglia voleva realmente negare il progetto del gasdotto TAP poteva impugnare la legge di ratifica tra Italia e Azerbaijan nonché l’articolo 37 dello ‘Sblocca Italia’ relativo ai gasdotti  Neppure sul decreto Sblocca Italia non si hanno ancora notizie di una impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale, nonostante le diverse dichiarazioni di esponenti di spicco di PD e SEL, rilasciate nelle settimane scorse in opposizione all’art. 38 sulle trivellazioni. E comunque nulla viene detto dai rappresentanti di centro sinistra sull’articolo 37 riguardante i gasdotti. Ricordiamo che qualunque approdo del TAP aggraverebbe comunque l’impatto di emissioni e paesaggistico sul territorio pugliese e, pertanto, che sia nel leccese o nel brindisino, il gasdotto è inaccettabile. Ai rappresentanti di centro sinistra, che forse per troppo tempo sono stati e sono in Parlamento in compagnia di Berlusconi e sodali, è doveroso ricordare che l’Italia non è un’azienda e i fatti hanno già dimostrato che la gestione del Paese secondo meri parametri finanziari è un suicidio. Il centrosinistra, infatti, auspica uno sfruttamento del territorio facendo largamente uso dei combustibili fossili mentre il consumo di gas è in forte calo in Italia ed il TAP non è destinato, peraltro, a fornire gas al nostro Paese ma al resto d’Europa. L’atteggiamento del centrosinistra pugliese, al di là degli slogan, delle promesse in campagna elettorale e delle finte battaglie locali non è affatto ambiguo se invece si guardano gli atti ufficiali nei quali la Regione Puglia si è espressa a favore dell’altro gasdotto che giungerà a Otranto, il Poseidon, e le altre richieste di autorizzazione a trivellare in terraferma regolarmente rilasciate con parere favorevole. Anche per questo fanno ridere, anche se sarebbe da piangere, le dichiarazioni di Blasi in quanto il PD governa a livello nazionale, regionale e anche in diverse province e comuni ed è lo stesso partito che ha inflitto moltissime ferite alla Puglia. I cittadini pugliesi sono stanchi di subire le scelte del PD su trivelle a terra, Ilva, Cerano etc.. Se Blasi è contrario alle nefandezze di Renzi e del sottosegretario De Vincenti (entrambi esponenti PD) e delle lobby dalle quali sembrano prendere ordini, strappi la sua tessera e si dimetta dal partito, giusto per coerenza”.

Quale l’alternativa secondo i 5 Stelle dunque? Per non dipendere dal gas di Putin o di qualsiasi altro dittatore, la strategia europea, italiana e pugliese dovrebbe puntare sull’autonomia energetica attraverso fonti rinnovabili distribuite e diffuse con impianti di piccola e media taglia e la riconversione energetica degli edifici,  progetti che genererebbero molti più posti di lavoro rispetto le opere che vertono sulle fonti fossili.  In un Paese civile si dovrebbe pianificare il futuro e non correre dietro all’interesse odierno delle lobby delle fonti fossili.

emiliano_620-defaultChissà cosa ne pensa Michele Emiliano ma soprattutto cosa farà concretamente per opporsi al suo partito sulla questione.

Vendita speculativa dell’Ilva: il governo pensi alla bonifica!

20141013_121416La priorità è la riconversione economica del territorio, chiudere le fonti inquinanti e garantire il reddito ai lavoratori.

Dopo le perizie epidemiologiche commissionate dalla Procura di Taranto e le conferme dello stato di gravità della salute dei cittadini testimoniate dall’aggiornamento dello studio SENTIERI, dopo l’ennesimo richiamo dell’Europa con il parere motivato e i ritardi nei pagamenti delle imprese e dei lavoratori, tra le stanze del potere e le pagine dei giornali spunta l’ipotesi di vendita dell’Ilva ad altri privati. In pole position sembra esserci il duo Arcelor Mittal e Marcegaglia che avanza proposte sull’ulteriore alleggerimento delle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e l’esclusione della bonifica a proprio carico. 

Nell’interminabile odissea Ilva giunge quindi l’ipotesi della svendita al miglior offerente, però purché sia amico. Tra ritardi nei pagamenti dei fornitori e futuro sempre più incerto, l’accoppiata Arcelor Mittal e Marcegaglia annusa l’affare e avanza proposte indecenti. Nonostante la proprietà privata, il Governo Renzi sembra voler agevolare il passaggio all’amica Marcegaglia nominata da questo stesso governo presidente dell’ENI, altra industria inquinante che infesta il territorio.

La Marcegaglia detiene molto potere a Taranto visto i possedimenti industriali e le gestioni di inceneritori ed altre aziende. Mettendo le mani sull’Ilva il potere che questa famiglia detiene sul territorio potrebbe aumentare a dismisura e in una città troppo spesso soggetta al ricatto occupazionale e, anche per questo, qualunque offerta che vada in questo senso è irricevibile.

Inoltre è fuori luogo pensare ad un’altra Alitalia, questa volta in veste siderurgica, con benefici ai capitani coraggiosi amici di amici e i debiti accollati allo Stato, cioè alla collettività, privatizzando i profitti e socializzando le perdite e i danni ambientali. Risultano  stucchevoli le dichiarazioni e gli intenti di voler ridurre ancor di più le già diluite prescrizioni dell’AIA, forse a questi signori che guardano il profitto prima di ogni diritto alla salute e al lavoro, stanno pensando che a Taranto ci sia ancora la disponibilità ad abbassare la testa. Questi territori e queste persone meritano dignità, salute, un futuro finalmente rispettoso dell’ambiente e delle generazioni future.

Con l’interrogazione parlamentare si cerca di fare luce sulla vicenda. Se il Governo si vuole attivare su Ilva, pensi ad una riconversione economica dell’intero territorio, chiudendo le fonti inquinanti e garantendo il reddito ai lavoratori invece di arrecare danni con ulteriori decreti che ci rendono oggetto di infrazioni comunitarie e perdurante inquinamento.

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/attivitaproduttive/2014/12/dopo-le-perizie-epidemiologiche-commissionate.html

Aeroporti di Puglia: qualcosa si muove!

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Dopo due interrogazioni, decolla una verifica da parte degli organi di controllo. E poi qualcuno dice che avere dei cittadini liberi nelle istituzioni è inutile!

Solo perché, pur stando nelle Istituzioni, ci manteniamo con le mani pulite e libere abbiamo la facoltà di fare domande senza riguardi per alcuno, chiedere conto della verità, non dover accontentare con riverenza il potente di turno, evitare di doverlo ringraziare magari ricambiandolo con qualche favore.

La prima interrogazione del 29 gennaio 2014 riguardava i compensi stratosferici dei dirigenti di Aeroporti di Puglia

La seconda interrogazione del 25 settembre 2014 invece si occupava di chiedere chiarimenti in merito alla correttezza della gestione degli aeroporti e il rispetto dell’atto di concessione che prevede non discriminazione dell’utenza e la concorrenza tra i 4 scali aeroportuali.

Ecotassa: i cittadini pagano il massimo per colpa della giunta Perrone!

Paolo_Perrone_SindacoIl Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi (cd. ECOTASSA), introdotta con la legge finanziaria del 1996, ha l’obiettivo di favorire la minore produzione di rifiuti e il loro recupero. Si applica in presenza di conferimento in discarica dei rifiuti provenienti da attività di bonifica e smaltimento. La Regione Puglia con determinazione del 28 ottobre 2014 impone il massimo dell’ecotassa al Comune di Lecce e ad altri 26 comuni salentini, 25,82 euro per ogni tonnellata smaltita a causa dell’incapacità del Comune leccese di raggiungere la percentuale di raccolta differenziata stabilita dalla legge del 65%.

Dopo le chiacchiere, i proclami e le promesse dell’amministrazione comunale di Lecce e della Giunta Perrone sulle vicende legate alla raccolta dei rifiuti urbani, la favole degli amministratori si scontrano con la dura realtà. Una realtà fatta purtroppo di esborsi da parte dei cittadini che dovranno pagare a causa della non volontà del Comune di Lecce di svolgere una corretta gestione dei rifiuti. Per la giunta Perrone, fare la raccolta differenziata è un optional non contemplato e questa scelta va a danno dei cittadini e dell’ambiente.

 ecotassaEppure la Regione ha dato diverse proroghe temporali per avere anche un minimo di incremento delle percentuali di Raccolta differenziata, ma il Comune di Lecce è stato in grado di mancare anche questo appuntamento! Si legge nella determina regionale che il Comune ha presentato l’istanza per avvalersi delle agevolazioni previste, per cui, però, non è stato possibile accertare l’effettivo raggiungimento in quanto lo stesso Comune non ha presentato la certificazione necessaria. Insomma, anche un minimo sforzo per raggiungere un piccolo incremento di raccolta differenziata è risultata un’impresa titanica per la giunta Perrone.

Ma facciamo due calcoli per vedere quanto presumibilmente costerà l’ecotassa ai leccesi nell’anno 2014. Dal sito istituzionale regionale di riferimento si apprende che tra gennaio e giugno del 2014, il Comune di Lecce abbia raccolto in maniera indifferenziata, senza una adeguata separazione dei materiali, quasi 23.500 tonnellate di rifiuti che dovranno essere quindi smaltiti. Quindi, per i soli primi sei mesi di attività, se tale quantitativo fosse smaltito, la somma da pagare extra servizio di raccolta è di circa 605.000 euro. Spese che dovranno pagare i cittadini leccesi e che si aggiungono al costo del già scadente servizio di raccolta dei rifiuti. Ma non è tutto poiché da giugno 2014 sembrerebbe che il Comune di Lecce non abbia più comunicato i dati della raccolta rifiuti alla Regione Puglia e quindi i dati sono assenti e quindi molto probabilmente questi costi di smaltimento, ed ecotassa in aggiunta, aumenteranno. Opacità, poca trasparenza, incapacità nell’effettuare una seria raccolta differenziata e il risultato è che i cittadini leccesi pagheranno di più un servizio già scadente.

guido_andreaDi fronte a tanto fanno realmente sorridere le fotografie dei membri della giunta che si fanno fotografare in questi giorni vicino a raccoglietori di rifiuti differenziati. Raccoglitori che sicuramente sono più efficienti della giunta Perrone ma che non sono la priorità prevista delle gerarchia dei rifiuti dalla direttiva europea 98/2008 in quanto prima di attuare una preparazione al riutilizzo e quindi al riciclo, si dovrebbe provvedere ad una seria riduzione a monte dei rifiuti prodotti e un riuso dei medesimi. Ce lo dice l’Europa ma anche il buon senso. Perrone e l’assessore all’ambiente Giudo continuino a farsi fotografare, tanto l’ecotassa non pagheranno loro, ma sfortunatamente tutti i cittadini leccesi.