Dorsale adriatica: occasione di coesione sociale, sviluppo sostenibile e occupazione

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Il Parlamento ha approvato anche la nostra mozione sul corridoio Baltico-Ionico: le ricadute positive in termini di infrastrutture, e pertanto di coesione sociale, sviluppo del turismo, scambi culturali, oltre che commerciali, saranno notevoli per il Paese e, in particolare, per le regioni del medio-basso Adriatico e dello Jonio, con effetti diretti sull’occupazione.
La nostra mozione, come ribadito in aula, impegna il Governo a promuovere, anche in Europa, ogni iniziativa volta ad ottenere il prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico lungo la direttrice Ancona–Pescara–Bari–Taranto–Lecce, con particolare attenzione all’intermodalità, e allo scopo di ottenere maggiore coesione sociale e uno sviluppo sostenibile nel rispetto della tutela ambientale e del paesaggio. Secondo i partiti, è importante costruire una grande opera per l’alta capacità per favorire una indefinita crescita economica. Sebbene, lo sviluppo delle reti e l’implementazione dei nodi e delle vie di collegamento tra Adriatico e Baltico consentirebbero di ridurre di circa quattro giorni i tempi di trasporto delle merci rispetto al tradizionale percorso via Rotterdam, riteniamo che la realizzazione di questa opera non può essere auspicata esclusivamente per rendere il nostro paese una piattaforma strategico-logistica per gli scambi commerciali tra Europa e Oriente. La nostra visione è un’altra: l’ammodernamento e l’adeguamento della citata direttrice ferroviaria deve garantire prioritariamente il diritto alla mobilità delle persone, gli scambi culturali, la sostenibilità ambientale e il turismo e non solo la crescita economica degli scambi merci. La mozione della classe politica dei partiti auspica grandi opere dove sovente si annidano sprechi, scempi ambientali e spesso anche corruzione. Proprio a causa dell’incapacità della classe politica dei partiti, le infrastrutture di trasporto delle regioni meridionali del paese, in particolare di Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria, versano in uno stato di forte degrado. Noi chiediamo la realizzazione anche delle opere di raccordo con le reti esistenti e di quelle telematiche perché una grande opera senza integrazione e potenziamento di quelle esistenti non può essere risolutiva.
I trasporti ed i collegamenti sono la base per lo sviluppo di territori a vocazione turistica, quali le regioni dei versanti adriatico e ionico che scontano un deficit infrastrutturale. A partire dal 2015 sarà operativa la macro-regione europea Adriatico Ionica, che rappresenta un’ottima occasione di integrazione europea tra i popoli.
Per questo la nostra mozione impegna l’esecutivo a individuare ulteriori risorse per l’Italia in attuazione della politica di coesione 2014–2020 per finanziare interventi di ripristino, ammodernamento e adeguamento della linea ferroviaria della dorsale adriatica, di implementazione e potenziamento dei collegamenti su ferro con i principali aeroporti e porti situati sulla medesima dorsale, nonché di implementazione e sviluppo della linea ferroviaria lucana.

ILVA: sulle anomale rilevazioni IPA chiediamo chiarezza al Ministro

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Dinanzi ai dati contrastanti tra la cokeria ed il confinante quartiere Tamburi di Taranto, ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente.
È di pochi giorni fa la notizia delle rilevazioni dei livelli di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, che sono cancerogeni), inquinanti tra cui si annida il pericolosissimo Benzo(a)pirene, delle centraline all’interno dello stabilimento ILVA di Taranto che riportavano dati inferiori rispetto a quelle registrate nel vicino quartiere Tamburi. Il Ministro dovrà spiegarne i motivi ai cittadini tarantini ma anche allo stesso sub-commissario Ronchi, il quale ha incredibilmente dichiarato che l’aria di Taranto è ‘buona’. Galletti non dovrà offenderà ulteriormente la nostra intelligenza, evitando di raccontarci che è solo una questione di spifferi o correnti d’aria. Gli stessi dati ARPA degli ultimi 9 mesi lo sconfesserebbero. La sopportazione ad una perenne presa in giro ha un limite anche per un territorio colonizzato e occupato forzatamente come quello di Taranto: tale limite è stato raggiunto e non può più esser tollerato. Dopo il regalo ottenuto dal Governo di centrodestra con la legge 155/2010 sulla liberalizzazione senza limiti di uno dei più pericolosi IPA, il benzo(a)pirene, i cittadini del territorio tarantino continuano ad ammalarsi ed a morire. Una conferma che giunge anche dal recente aggiornamento dello studio S.E.N.T.I.E.R.I. in cui si attesta che a Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale nonché si registra un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%.
Sulle rilevazioni all’interno dello stabilimento ILVA, vi è l’attenzione della stessa ARPA Puglia che, sul proprio sito internet, ha precisato che “sull’analizzatore IPA della stazione cokeria sono in corso ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici al fine di verificarne l’accuratezza.
Il Ministro non sia evasivo e non provi a convincerci che i livelli così bassi siano dovuti ai lavori per l’Autorizzazione Integrata Ambientale, quando l’ultima ispezione dell’ISPRA ha rilevato, per l’ennesima volta, la costante disattesa delle prescrizioni. Pretendiamo dal Ministero dell’Ambiente risposte esaurienti di fronte a questa situazione paradossale che ha conseguenze dirette e drammatiche sulla salute dei cittadini e dei lavoratori.
Il Ministro Galletti dovrà rispondere se, a fronte di quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito agli ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici sull’analizzatore della stazione “cokeria”, ritenga pienamente affidabile il sistema di rilevazione ambientale, ovvero quali provvedimenti intenda adottare se la presenza di margini di errore rendono inefficace il monitoraggio. Quali siano, alla luce dei molteplici rilievi sulla affidabilità delle rilevazioni effettuate presso lo stabilimento dell’ILVA di Taranto, le apparecchiature utilizzate, quale sia il loro grado di accuratezza e di sicurezza e quali attività di verifica siano state poste in essere da parte dei soggetti deputati al controllo ambientale, con riferimento a ciascuna delle apparecchiature citate e se possa indicare chi siano i soggetti che possono fisicamente avere accesso ai sistemi di rilevazione ambientale. Se, inoltre, condivida quanto sostenuto da ARPA Puglia in merito alle criticità e al nuovo apporto emissivo aggiuntivo che si avrebbe con la riattivazione delle batterie di forni a coke attualmente fermi e, a fronte di ciò, adoperarsi per impedirne la riaccensione. E, infine, se ritenga sufficiente, come metro di controllo dell’attività inquinante dell’Ilva, la sola rilevazione della qualità dell’aria attraverso i sistemi di rilevazioni ambientali attualmente utilizzati.
Qui il testo dell’interrogazione

Ilva: l’ennesimo provvedimento ad aziendam

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Dopo che il Governo, nella notte tra il 21 e il 22 luglio, ha presentato al Senato il maxiemendamento relativo all’Ilva sul decreto legge 91, il Movimento 5 Stelle risponde immediatamente chiedendo di non prorogare ancora la tutela della salute dei cittadini e proponendo la riconversione delle attività, la bonifica del territorio con i soldi di Ilva, la riqualificazione professionale del personale per garantire un reddito dignitoso ai lavoratori.
Il blitz del Governo Renzi inserisce nella conversione del decreto legge n.91 del 2014 recante “disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”, un’ulteriore modifica alle norme che riguardano l’ILVA di Taranto nonostante meno di una settimana fa, le stesse norme fossero state modificate ancora una volta da un altro decreto ad hoc per lo stabilimento siderurgico.
E’ incredibile che un provvedimento, che riguarda un argomento così importante come l’ILVA, venga inserito nel corso di una notte e a poche ore dalla scadenza per la presentazione di modifiche, senza alcun dibattito pubblico, durante la conversione di un decreto estraneo alla materia, nonostante un altro decreto per Ilva sia stato emanato solo qualche giorno fa. Il Governo continua a navigare a vista, disattende e proroga le altre norme che il medesimo esecutivo ha approvato con i decreti precedenti, come quello che prevedeva che entro il luglio del 2013, l’Italia si dotasse di una strategia nazionale per la filiera produttiva dell’acciaio.
In merito al maxiemendamento, riteniamo scorretto rendere prededucibili finanziamenti per una unica azienda rispetto alle altre, per questo, stiamo provando a modificare e migliorare un testo che, per l’ennesima una volta, favorisce unicamente una sola azienda e ignora i cittadini di Taranto, né ai lavoratori dello stabilimento.
Proponiamo la riconversione dello stabilimento in attività non inquinanti con il contributo delle amministrazioni interessate e delle associazioni, salvaguardando il reddito dei lavoratori e la loro formazione professionale, ribadendo il principio europeo di giustizia “chi inquina paga” prevedendo la bonifica, a spese dell’ILVA, dei territori inquinati, che hanno subito danni legati all’attività dello stabilimento. Per quanto riguarda la realizzazione del piano ambientale e gli interventi dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, il Governo continua ad prorogare e derogare, mentre noi presentiamo emendamenti volti ad accorciare i tempi di attuazione in modo da limitare gli effetti negativi per i territori interessati.
Il Governo, con l’appoggio di una maggioranza trasversale, da un lato prova a smantellare la Costituzione, e dall’altra dimostra ulteriormente che il suo interesse è legato unicamente alle imprese che la infrangono: evidentemente ciò che è urgente, cioè la tutela dei cittadini, dei lavoratori, della loro salute, del lavoro e dell’ambiente non è al centro dell’agenda dell’esecutivo.

Direttiva per controllo del territorio: Italia inadempiente!

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A tre anni dal suo recepimento con un decreto legislativo, mancano ancora dati e servizi da parte del Ministero dell’Ambiente. Ancora una direttiva europea la cui applicazione è disattesa dal Governo italiano. Si tratta della 2007/2/Ce denominata “Inspire” che istituisce una infrastruttura per l’informazione territoriale al fine di migliorare la qualità, l’organizzazione, l’accessibilità e la condivisione delle informazioni territoriali. Ciò per assistere le autorità preposte e definire, in maniera più puntuale, le politiche e le attività che possono avere un impatto diretto o indiretto sull’ambiente nonché per consentire ai cittadini interessati di accedere alle informazioni territoriali e ai relativi servizi. Le possibili applicazioni a beneficio degli italiani sono, infatti, notevoli: dal controllo del territorio alla verifica catastale degli immobili, dal monitoraggio ambientale alla fruibilità delle informazioni geomorfologiche e orografiche.
Sono dati che dovrebbero essere messi liberamente a disposizione di tutti per la consultazione e che costituiscono il prerequisito per dare impulso alla ricerca e all’innovazione, all’efficientamento della pubblica amministrazione e per aumentare la conoscenza in modo esponenziale
Ancora una volta l’Italia si distingue tra gli Stati membri dell’Ue, ovviamente in negativo. Nonostante la direttiva sia stata recepita con il decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 32, infatti, il Ministero dell’Ambiente designato quale autorità nazionale competente dell’implementazione di quanto previsto dalla direttiva non ha ancora dato responso sulla sua concreta attuazione.
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Come denunciato dalla comunità geomatica italiana, attraverso una campagna online, l’Italia non ha ancora implementato ed integrato nel portale europeo i metadati necessari, risultando tra i quattro Stati europei che ancora non rendono disponibili tali servizi nonostante siano trascorsi i 3 anni dalla scadenza del termine previsto dalla direttiva “Inspire”. Un ritardo ingiustificato vista la totale assenza del Ministro Galletti su tale argomento e ingiustificabile dato che l’Italia ha da anni implementato un catalogo di metadati (RNDT – repertorio nazionale dei dati territoriali) così come previsto dal codice dell’amministrazione digitale. Ci chiediamo cosa stia aspettando il Ministro a fornire tali servizi nonché come intenda ottemperare all’obbligo di implementazione e integrazione nel portale europeo di questi medesimi servizi, così da recepire finalmente questa utile direttiva europea.

Qui l’interrogazione presentata.

Dati e ricavi su multe trasparenti e online

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ROMA, 14 luglio – “Grazie all’approvazzione delle nostre due proposte non solo i cittadini potranno controllare online dove e come vengono comminate le sanzioni e come vengono reimpiegati i fondi derivanti dalle multe, ma i comuni dovranno rendere conto in maniera più stringente sul come spendono quei fondi”

Lo affermano i deputati del Movimento Cinque Stelle Michele Dell’Orco e Diego De Lorenzis Cittadino in commissione Trasporti commentando l’inclusione di queste proposte alla proposta di legge sul codice della strada.

“Gli Enti locali, infatti, annualmente dovrebbero inviare al Ministero una relazione sugli incassi derivanti dalle multe da autovelox da utilizzare, in misura non inferiore al 50%, per la messa in sicurezza stradale. Usiamo il condizionale perché, in realtà, molti comuni non inviano tale relazione e, inoltre, rispetto all’effettivo utilizzo di quei ricavi non c’è alcun controllo effettivo. Per quanto è dato sapere, in realtà i comuni potrebbero utilizzare quelle risorse per coprire i buchi di bilancio o per altre voci.
Chiediamo che questi dati siano pubblici e facilmente consultabili dal cittadino che potrà dunque verificare se la sua amministrazione distoglie fondi necessari alla sicurezza.

Riteniamo che tutte le informazioni relative alle infrazioni del codice della strada, eseguite dagli organi accertatori che svolgono funzioni di polizia stradale – Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza – non debbano solo essere comunicate in una relazione annuale al Ministero, ma siano disponibili e consultabili da tutti sul sito del Ministero e degli enti locali, aggregandoli su base geografica e filtrandoli per periodo. Il numero di servizi e di applicazioni sviluppabili dalla possibilità di fruizione di queste informazioni sono enormi”.

Mobilità urbana: le proposte del M5S all’Aci

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La mobilità urbana è un tema strategico per il Paese e lo è anche per il MoVimento. Politiche che si pongano l’obiettivo della sostenibilità sono la tappa obbligata per il rilancio dei nostri territori. Oggi si investe poco sul presente e il futuro città italiane. Una delle nostre battaglie e quella del taglio della spesa per le opere inutili e del trasferimento dei fondi destinati alle grandi infrastrutture al fine di utilizzarli per il rilancio dei territori urbani. Ce lo richiede la drammatica crisi economica, oltre al buon senso di rappresentanti attenti ai bisogni e al benessere dei cittadini.

Viviamo in un Paese che ha ridotto la spesa per la manutenzione ordinaria, vive di emergenze, si muove solo per progetti straordinari. L’elenco delle opere incompiute è sterminato, mentre rimangono fermi gli investimenti per la messa in sicurezza dei tratti pericolosi per la costruzione di linee metropolitane o tranviarie, i piani di rinnovo dei mezzi del trasporto pubblico, che al momento sono fra i più vecchi d’Europa con un’età media di 12 anni (il doppio rispetto agli altri paesi europei). Non è una situazione determinata dal caso. Paghiamo il prezzo di scelte sbagliate adottate in passato.

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Con la sola eccezione delle procedure di affidamento del tpl, sul resto dei temi lo studio della Fondazione Caracciolo è assolutamente in linea con il programma del MoVimento: il contenimento della domanda di mobilità privata, il rilancio del trasporto pubblico, la promozione degli strumenti di intelligent transportation system, la centralità della programmazione e della trasparenza del sistema, l’approccio integrato ai temi della mobilità, la sicurezza stradale, la scelta del lean design, la stabilità e la certezza di regole e finanziamenti.

Concordiamo con la necessità di allineare l’Italia alle quote modali europee per ridurre congestione, incidenti, emissioni, consumo di carburante. Restringere l’accesso alle aree centrali della città ai veicoli a motore deve indurre gli amministratori pubblici a trovare soluzioni di trasporto alternativo.

Siamo ovviamente favorevoli, alla necessità di promuovere l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici. Gli intelligent transportation system rappresentano forse la parte più consistente delle tecnologie per realizzare smart cities. Non esiste smart city senza smart mobility.

Essenziale è anche il ruolo della pianificazione, perché consente il controllo sugli investimenti e sulla validità delle scelte. Riteniamo che gli elementi imprescindibili della pianificazione siano: concertazione, metodo scientifico, trasparenza, approccio integrato, lean design, sostenibilità.

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Ancora, le cittadinanze di ogni centro urbano devono essere ascoltate e coinvolte a monte dei progetti, pena il rischio di trovare resistenze insuperabili a valle. Servono metodo, trasparenza e controllo diffuso dal basso. Là dove mancano questi presupposti si annidano facilmente sprechi e corruzione.

Specie in ambito urbano, le politiche per la mobilità devono integrarsi con l’urbanistica, le politiche per il lavoro e il commercio. Il pendolarismo è, ad esempio, la conseguenza di una inadeguata pianificazione delle aree urbane. Telelavoro, mercati a km0, sportelli on line sono strumenti che possono concorrere a ridurre la congestione tanto quanto le politiche per la mobilità. Paradossalmente, invece, nuove infrastrutture possono generare nuova domanda di mobilità.

Fine ultimo di queste politiche e della pianificazione deve essere quella di favorire pedoni, “pedali” e pendolari: per l’M5S la mobilità è a zero emissioni. Per realizzare questo obiettivo è necessario un cambio di passo: per vincere le resistenze a carattere locale bisogna incentivare la domanda di mobilità sostenibile e sensibilizzare gli utenti.

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Noi siamo pronti a fare la nostra parte per una mobilità sicura, sostenibile e all’altezza di un Paese che voglia restituire prestigio alle sue città, che sostituiscono un patrimonio da valorizzare. Con intelligenza.

Il direttore dell’Agid

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Come volevasi dimostrare il ministro Madia non ha annunciato a “Digital Venice” il nuovo direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale, come aveva promesso in risposta alla nostra interpellanza La nomina dovrebbe arrivare in settimana, tuttavia l’aspetto che desta la nostra perplessità è comprendere in base a quali criteri da 150 curricula si sono selezionati 5 candidati. La ministra dovrebbe rispondere a questo! La scelta non è effettuata in maniera meritocratica e trasparente nel metodo e nel merito: queste nomine non sono poltrone da regalare o da spartire, ma ruoli chiave per il futuro del nostro Paese e non possono sottostare a logiche oscure e incomprensibili.

Soppressione sedi distaccate TAR

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Venerdì scorso si è tenuto il consiglio comunale a Lecce in cui il sindaco ha convocato i parlamentari per esortarli ad opporsi alla soppressione delle sedi distaccate dei tribunali della giustizia amministrativa.
E’ ampiamente dimostrato che i commi 1 e 2 dell’art.19 del decreto 90, producono ingiustizia e non vanno nella direzione della semplificazione come prevede il decreto. Ribadisco che il problema non è sopportare maggiori costi per opporsi, ma di rinunciare ai propri diritti perché una parte sempre maggiore della popolazione non potrà permettersi di sostenere i maggiori costi dovuti alla soppressione delle sedi distaccate (che non sono succursali: ad esempio, Lecce e Catania hanno un carico di lavoro maggiore rispetto a Bari e Palermo rispettivamente).
Oggi in aula, come promesso, abbiamo presentato le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto legge n. 90 (riforma della Pubblica Amministrazione), secondo voi come hanno votato i partiti che sostengono la maggioranza? Cosa vota il PD delle belle parole e delle prese in giro? Cosa vi aspettate da coloro che volevano abbattere la serratura della Costituzione (art. 138)?
La riforma della P.A. non si può fare con decreti disomogenei che non hanno i requisiti di urgenza e di necessità (come prevede la Costituzione): questa è l’ennesima prova del Parlamento esautorato dalle sue funzioni (legislative) perché il metodo dei decreti e della fiducia sui decreti, di cui anche questo Governo sta abusando, è soltanto una privazione dei diritti dei cittadini italiani.

Eni e Tempa Rossa: l’era dei fossili è finita!

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TARANTO: IL PROGETTO ‘TEMPA ROSSA’ ALL’ATTENZIONE DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE GALLETTI

Dopo la petizione al Parlamento europeo del comitato cittadino “Legamjonici”, è la volta dei parlamentari 5 Stelle che presentano al Governi Renzi una interrogazione sul progetto che coinvolge Puglia e Basilicata

Un progetto che prevede l’estrazione di greggio dalla località “Tempa Rossa” in Basilicata che verrà trasportato tramite l’oleodotto a Taranto, in aggiunta a quello proveniente dalla Val d’Agri ma che, a differenza di quest’ultimo, non si conosce dove sarà raffinato. Sono, inoltre, previsti nuovi lavori nella raffineria del capoluogo tarantino dove si costruiranno due serbatoi da 180.000 metri cubi, verrà ampliato il pontile esistente per l’aumento del traffico di petroliere nel Mar Grande nonché costruite nuove linee e sistemi di pompaggio. Il “Tempa Rossa”, però, vede l’opposizione dei deputati 5 Stelle lucani e pugliesi, uniti per fermare quella che loro stessi definiscono “l’ennesima colonizzazione del territorio, con ricadute negative per i cittadini”. Con una interrogazione parlamentare, a prima firma del deputato salentino Diego De Lorenzis, il M5S chiede al Ministro dell’Ambiente Galletti di sospendere il progetto “Tempa Rossa”.

“Le due splendide regioni, Basilicata e Puglia, non possono continuare a pagare in termini ambientali e di salute, l’alto prezzo dovuto ad un modello di sviluppo ormai inconciliabile con i territori interessati – dichiarano deputati e senatori di Puglia e Basilicata del MoVimento 5 Stelle – Il Governo Renzi, al di quello Berlusconi che ha rilasciato il parere di compatibilità ambientale, continua a basare sulle fonti fossili le scelte in campo energetico. Un modello che ha risvolti terrificanti. Le criticità ambientali già presenti su questi territori – continuano i 5 Stelle – sono troppo preoccupanti per permettere di avallare l’espansione delle attività inquinanti della raffineria di Taranto, città simbolo del sacrificio insostenibile e disumano, per un presunto e mai verificato interesse nazionale. Non dobbiamo dimenticare gli altissimi rischi di incidente e l’effetto domino che potrebbe scaturire, per nulla considerati sia dall’ENI sia dall’allora Ministro Prestigiacomo”.

Criticità già evidenziate dal comitato cittadino “Legamjonici” che, in assenza di amministrazioni attente a questi eventi, ha presentato da tempo una petizione al Parlamento Europeo per una probabile violazione della direttiva “Seveso”. “Dobbiamo attendere che l’Ue apra una nuova procedura d’infrazione? – commentano i 5 Stelle – Oppure l’ennesimo incidente nella raffineria? Occorre ricordare che, nonostante le royalties dovute alle estrazioni petrolifere in Basilicata, queste non solo non hanno portato ricchezza e benessere sul territorio lucano, che rimane una delle regioni più povere d’Italia, ma ne stanno mettendo a repentaglio il delicato equilibrio ecologico. E rappresentano anche un grande rischio per la salubrità dell’acqua delle sorgenti, delle falde e degli invasi: la stessa acqua che serve a garantire l’approvvigionamento idrico potabile per le due regioni. Come per il gasdotto TAP e per le trivellazioni nello Jonio e nell’Adriatico – concludono i pentastellati – ci opponiamo fortemente al progetto ‘Tempa Rossa’, il cui greggio verrà stoccato franco frontiera, si sospetta per non pagare tasse. Chiediamo di cambiare radicalmente il modello di sviluppo per i territori interessati e di puntare immediatamente su una politica energetica basata su produzione diffusa dell’energia da fonti rinnovabili”.

Nell’interrogazione parlamentare, il deputato Diego De Lorenzis (M5S) chiede al Ministro dell’Ambiente Galletti in quali località verranno raffinati gli idrocarburi provenienti da “Tempa Rossa” e dove, invece, verrebbero smaltiti i rifiuti prodotti, i terreni ed i sedimenti contaminati movimentati dello stesso progetto. Oltre a rispondere su quali provvedimenti intende prendere il Ministero dinanzi all’inottemperante ENI sulle prescrizioni AIA impartite per la raffineria di Taranto, Galletti dovrà chiarire se la direttiva “Seveso”, sulla “valutazione di rischio di incidente rilevante”, sia stata violata o meno nonché l’assenza di uno studio sull’effetto domino dei due nuovi serbatoi. Infine, il Ministero dell’Ambiente dovrà esprimersi sull’opportunità di sospendere il progetto stesso.